`Fingerprints, Medicine´ // `Black Taper Taiga´

Autore disco:

P.A.F. // Black Taper Taiga

Etichetta:

New World Of Sound Records (USA) // Setola di Maiale (I)

Link:

www.barelyauditable.com
www.setoladimaiale.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2007 // 2008

Titoli:

1) to love you 2) blue plate special 3) nothing but time 4) free 5) passing days 6) you know 7) almost tree 8) lost in plain sight // 1) the wait 2) fandango 3) the night watch 4) closer 5) rat saga 6) stitches

Durata:

52:04 // 18:43

Con:

Scott Pinkmountain, Eric Carlosn, Gene V. Baker // Shawn Clocchiatti-Oakey, Matteo Perissuti, Stefano Giust

forme personali di cantautorato

x Alfredo Rastelli

Comune ai P.A.F. e ai Black Taper Taiga è una forma di cantautorato trasversale attraverso cui le due band si esprimono; non che siano equivalenti, in quanto sia la base di partenza sia il risultato finale sono molto diversi tra di loro, ma partono pur sempre da una certa tradizione cantautorale, anche se sviluppata in maniera personale. Entrambe le band poi brillano della luce di un leader carismatico, la cui influenza risulta determinante ai fini dell’economia globale: nientedimeno che Scott Rosenberg, l’amato sassofonista e compositore americano (qui in arte Scott Pinkmountain) per i P.A.F. e Shawn Clocchiatti-Oakey per i Black Taper Taiga.
“Fingerprints, medicine” dei P.A.F. è una raccolta di canzoni di elettrico folk-rock-country-blues, soffertamene diluito nell’iniziale to love you, solido nella seguente blue plate special, intimistica in nothing but time, imprevedibile in free; in ogni caso, una musica mai lineare ma al servizio dell’umoralità chiaroscura della voce e della chitarra di Scott Rosenberg … ops, Pinkmountain, al quale nemmeno una camicia di forza riuscirebbe a limitare la straripante vena artistica. Un po’ Crazy Horse, un po’ Come, un po’ Karate, ma tutto molto più schizofrenico. Niente male davvero.
Addirittura meglio fanno i Black Taper Taiga, straordinario trio di astratto jazz e avant rock, composto dall’eclettica voce del poeta cantante Shawn Clocchiatti-Oakey, già nei Those Lone Vamps, a metà tra Phil Minton e Demetrio Stratos (the wait), dalla chitarra avant di Matteo Perissuti e dalla batteria irrefrenabile di Stefano Giust, alle prese con numeri di alto livello (da ascoltare e riascoltare la perfetta fusione dei tre elementi in the night watch e rat saga). La forma canzone qui è solo toccata di lato, in quanto protagonista del disco è una sorta di improvvisazione canalizzata (fandango) verso un risultato ben definito, la cosiddetta quadratura del cerchio di una forma libera e indipendente di song. Ha una sola grande pecca questo disco: dura troppo poco. Veramente grande.


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Data Recensione: 29/5/2008

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