`Mnetha´

Autore disco:

India Von Halkein

Etichetta:

Trasponsonic (I)

Link:

www.trasponsonic.net

Formato:

CD-R

Anno di Pubblicazione:

2008

Titoli:

1) Mnetha 2) Dervish 3) Entropy 4) Still The Day 5) C H NO (CHO) 6) T-Tower 7) Āranyaka 8) Phantasmata

Durata:

47:09

Con:

India Von Halkein, M.S. Miroslaw, Ethan Varss, Gabriel L.B.

Stordente Ritualità industriale

x Marco Carcasi

Casa Trasponsonic procede spedita nella sua opera di annullamento della distanza fra cielo e terra.
Questo “Mnetha”, di India Von Halkein, è un incestuoso ed allucinato connubio fra estasi e perdizione (spesso convergenti...); sacra ritualità ed eccessi di parossismo intossicante.
Altezze vertiginose; sospensione e caduta libera. Le ali in fiamme.
L`esatto istante antecedente il divampar della prima scintilla, l`appuntamento imprescindibile con l`esplosione del bianco assoluto, questo; pare essere il punto di arrivo di tutta la produzione Trasponsonic (“Mnetha” ne è conferma...). Una concezione che unisce terra riarsa e schede madri incrostate, narcosi spirituale ed abissi drogherecci da fumeria d`oppio imparanoiata. Bellezza; visione.
Spunti ellittici etnici (in lungo ed in largo...), ombrosità dark/wave, scatafasci armonici fra prog in fase post-collasso e lisergia piana e distesa; qualcos`altro che dimentico.
Dell`altro; c`è sempre dell`altro.
Dalle parti indifferentemente degli SPK di “Zamia Lehmanni” quanto dei Suicide, Doors persi sotto la pioggia e Savage Republic, la scuola tutta di Los Angeles ed i Test Dept prima, molto prima della sbornia rave, Zoviet France e Rapoon senz`altro, ma anche This Heat e la claustrofobia dei primi Wolfgang Press, ed ancora, a ruota libera e briglie sciolte, i Quicksilver di Maiden Of The Cancer Moon e Calvary, Webcore; Oroonies e Talk Talk.
Ma sono soltanto indicazioni e pretesti di massima zoppicanti; India Von Halkein è ruggine che segna a fondo la materia.
Vocalità effettata/allucinata, penitenza tribale, circolarità digitalizzata ed abbandono ritmico romantico.
Camere, grotte, spazio, buio, luce improvvisa; Florian Fricke nell`interno copertina di “In Den Gärten Pharaos”.
Quello che non c`è più e quello che si immagina/si vorrebbe; esserci.
Āranyaka e Phantasmata sono luoghi che concedono spazio, infinito prima; costrizione e claustrofobia poi.
India Von Halkein è nube in continua lotta con il sole.
La pioggia poi.
E l`altezza anche in questo caso; c`entra di nuovo.


click to enlarge!click to enlarge!

click to enlarge!click to enlarge!
Data Recensione: 20/10/2008

`Boxer Rebellion´  

`Ash´ // `The Great Green´ // `Futuro Ancestrale´ // `Vostok: Remote Islands´  

`The Shadow Carvings And Other Short Poems´  

`Ottomani´  

`Galaterna´  

`Air Cake And Other Summery Occupations´  

`Rifugi´ // `Ellittica´  

`When The Crickets Sing´  

`The Air-Conditioned Nightmare´  

`Constellative Trio´  

`Ice Door´  

`What’s New?´  

`Tre storie per chitarra´  

`Drums & Octobass´ // `Always I Gnaw´  

`River Of January´  

`Escale´  

`Jalitah´  

`Catacryptico´  

`Farahser´  

`Qui´  

`Radici´  

`Temporal Waves´  

`For A Reason´  

`Where Songs Go At Night´  

`Vurga´  

`Chamber Music´  

`In The Grip´  

`Cello Unlocked´  

`Jack´  

`Domicide´  

`Infinity Avenue´  

`Regenprasseln´  

`Incanto´ // `Tracce´  

`Dreaming Of Horses Running In Circles´  

`Our Sea Lies Within´  

`Due´  

`Words´