`Quando sono assente mi manco (crisi d'identità contemporanee)´

Autore disco:

Giacomo Sferlazzo

Etichetta:

Frigorifero Produzioni, Edizioni De Dieux, I Figli Di Abele (I)

Link:

edizionidedieux.wordpress.com

Formato:

CD-R

Anno di Pubblicazione:

2013

Titoli:

1) Quando sono assente mi manco 2) Lenzuola polvere e caffè 3) Sfilano 4) Tu e io 5) La luce 6) Per l'ultima volta 7) Mi sono camminato addosso 8) Ciao ti ricordi di me? Sì ma non ricordo di me! 9) Ma dov'è? 10) Marzo 2012 11) La canzone dell'amore decadente 12) Ma che differenza c'è tra una caffettiera e me 13) Sole e baleno (inno anarchico)

Durata:

61:33

Con:

Giacomo Sferlazzo, Jacopo Andreini, Claudia Cancellotti, Piero Spitilli

garage’s revenge?

x Pietro Michele Romano (no ©)

Chi è Giacomo Sferlazzo? Vediamo di chiarirci le idee.
Se il ‘garage’ era (è) spesso rappresentato da una riproposizione più grezza e viscerale di materiali rock codificati e di classifica, il rapporto fra Sferlazzo ed i maggiori cantautori italiani è attitudinalmente lo stesso che c’era fra i gruppi garage e i gruppi rock di successo.
È così che ‘sfilano’ sotto le nostre orecchie Rino (La luce e La canzone dell'amore decadente), Lucio (Ma che differenza c'è tra una caffettiera e me), Guido (Ma dov'è?), Claudio e i Franceschi (Per l'ultima volta...), Paolo (Ciao ti ricordi di me? Sì ma non ricordo di me!), Gianfranco (Tu e io)… e molto altro.
Sì, e sempre con un tocco d’altro. Mi sono camminato addosso, ad esempio, ricorda un Francesco diverso, il meno conosciuto Currà, e l’impostazione della canzone è tale da far pensare a Grândola vila morena del portoghese José Afonso, molto nota per essere stata l’inno che diede avvio alla ‘rivoluzione dei garofani’ e poco nota – troppo poco, per la sua struttura ‘rivoluzionaria’.
La voce cavernosa – tipo un Bruce italiano... o Vasco… o Gianna… un’amica mi ha suggerito pure il nome di quello che cantava A chi e Angeli negri, e l’andazzo da cinico alla Piero fanno il resto.
Ma Sferlazzo non è propriamente un cantautore, se nelle sue canzoni testo, voce e musiche rivestono la stessa importanza. A questo proposito c’è un gruppo accompagnatore di spicco, nel quale due giocatori d’azzardo come Jacopo e Piero sono completati dallo splendido violino di Claudia Cancelloti, che sa spaziare con naturalezza dal folk al rock, passando per il jazz.
Sferlazzo vive in un crocevia di culture e di colori, qual è Lampedusa, e ne risente positivamente, dal momento che mentre tiene i piedi ben piantati nell’isola siculo-africana e fa sviaggiare il cervello nella vecchia e decadente Europa, il cuore pare sprofondare nel profondo sud del continente nero. L’intro al primo brano, di razza propriamente afro, e la coda reggae all’ultimo fanno pensare proprio a questo, a un viaggio dalla madre Africa alle soglie della liberazione rasta, passando naturalmente attraverso la diaspora del lavoro forzato e della schiavitù.
Chi è quindi Sferlazzo, finisco col chiedermi, una propaggine integra e selvaggia del cantautorato come le garage band lo erano del rock?
La risposta la troviamo forse nell’ultima canzone del disco, Sole e baleno, dove canta «…lasciami nella culla dell’utopia / lasciami nell’anarchia…». Più che un cantautore, o qualsiasi altra cosa, Sferlazzo è un anarchico e, come tale, guarda più alla sostanza che alla forma.


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Data Recensione: 14/4/2014

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