`In The Apartment House´

Autore disco:

Philip Corner

Etichetta:

Setola di Maiale (I)

Link:

www.setoladimaiale.net

Formato:

CD-R

Anno di Pubblicazione:

2017

Titoli:

1) Lovely Music 2) Chirographic 3) Satie’s 2 Chords Of The Rose + Cross 4) C Major Chord 5) Soloist Piece 6) Many Soloist Piece

Durata:

76:46

Con:

Philip Corner, Anton Lukoszevieze, John Lely, Nikos Veliotis, Phoebe Neville, Rhodri Davies, David Ryan, Andrew Sparling, Alan Thomas, Philip Thomas, Richard Benjafield

grande musica per orecchie curiose

ciccio lo piano (no ©)

Philip Corner è uno di quei compositori che fai prima a dire chi non è che non a raccontare chi è, comunque può bastare una parola: Fluxus (di cui fu uno dei fondatori). In pratica è uno di quei vecchi tromboni che non invecchieranno mai.
Il suo nome è, fuor di dubbio, uno dei più prestigiosi fra quelli presenti nel catalogo Setola di Maiale. Prestigio che, nell’occasione, è fatto lievitare dalla collaborazione del compositore americano con l’autorevole ensemble londinese Apartment House. Le aspettative non vengono deluse e le sei composizioni presentate sono di fattura elevatissima. Corner, a livello esecutivo, compare solo in due di esse: quando in Chirographic suona il gong (*) rafforzando la formazione del brano precedente (violoncello, violino, pianoforte + 2 clarinetti) [entrambi i brani sono stati registrati durante un concerto londinese del Giugno 1999] e quando in Satie’s 2 Chords Of The Rose + Cross duetta al pianoforte e alla voce recitante con Phoebe Neville. La parte del leone è chiaramente svolta dal violoncellista Anton Lukoszevieze, leader dell’ensemble e per vario tempo in forma stabile anche presso la formazione tedesca Zeitkratzer, che affronta in solitudine Soloist Piece mentre in C Major Chord duetta con l’armonica di John Lely. Many Soloist Piece è, come recita il titolo, una scrittura per più solisti.
Le composizioni di Corner sono chiaramente di tipo aperto, interpretabili dagli esecutori con un certo margine di libertà, e ci riportano a quella che è stata la musica contemporanea americana nella seconda metà del Novecento, minimalismo compreso. Particolare influenza, in questo autore dagli effetti fortemente drammatici, sembra poi aver rivestito la conoscenza della musica tradizionale coreana.
Può bastare.

(*) Così nelle note, ma secondo me il Gong di Philip Corner è nel primo dei due brani.


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Data Recensione: 1/10/2017

 

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