`Kintsugi´

Autore disco:

Marino José Malagnino

Etichetta:

Bandcamp (I)

Link:

malagninomj.bandcamp.com/album/kintsugi

Formato:

D

Anno di Pubblicazione:

2017

Titoli:

1) Trofobionti 2) O forse agrumi gialli 3) Rimembranze 4) I pensieracci del mattino 5) Lo scudo la spada 6) La cipolla pretestuosa 7) Avvolte

Durata:

33:34

Con:

Marino José Malagnino, Aldo Nozzolillo, Riccardo Dipaola, Ben Presto, Emanuele Bartolini

perché? Alcune riflessioni di ...

mario biserni (no ©)

Per la seconda volta non c’è titolo per il nostro top. In questo caso non c’è neppure un disco, ovvero non c’è in senso fisico, neppure scaricabile. “Kintsugi”, questo il titolo, esiste solo in streaming su Bandcamp e, in ogni caso, questa non intende essere solo una recensione ai nuovi sette brani di Marino José Malagnino ma qualcosa di più, una serie di considerazioni mosse dalla pseudo-intervista a Malagnino pubblicata due o tre mesi fa proprio su sabds-zine. Per cui ….
La prima volta che sentii fare il nome di Malagnino fu da parte di Vito Maria Laforgia che, in occasione della rassegna romana “Scatole Sonore” ci parlò di questo genio pazzoide (parole mie) attivo in terra di Puglia.
Poi vennero alcune recensioni e, soprattutto, il reportage di Alfredo Rastelli dalla rassegna pugliese “Ricercare la parola” del 2008, durante la quale Malagnino si esibì con Isobel Blank, e il “Tago Fest” dello stesso anno. In occasione di quest’ultima rassegna Malagnino presentò per la prima volta il suo progetto Psss Psss Pssss. Alessandro Frassanito della fromSCRATCH, di ritorno dalla rassegna, mi parlò in termini entusiastici del progetto e mi portò il disco registrato nell’occasione e io ne parlai in questi termini:
«… Psss Psss Pssss, uno dei vari progetti di Malagnino, prende nome dal fatto che lo stesso suggerisce ritmi e melodie bisbigliandoli nelle orecchie dei musicisti riuniti sul palco ed ingaggiati direttamente ‘in loco’. Il tutto può apparire come un gioco sociale, ma il metodo sembra in realtà inserirsi nella tradizione di quella conduzione ‘creativa’ e improvvisata che utilizza i musicisti a disposizione come fossero uno strumento - John Zorn, Butch Morris e Fred Lonberg-Holm tanto per non fare nomi - rispetto alla quale rappresenta però una deriva dalle caratteristiche prettamente ‘rurali’. L’attitudine rimanda comunque anche a musicisti come Cornelius Cardew e Terzilio Mancinelli, e specificatamente alle esperienze con la Scratch Orchestra e Insiememusicadiversa, soprattutto per quanto riguarda l’arruolamento ‘in loco’ dei musici da far suonare. L’esibizione di Malagnino all’ultimo Tago Mago è stata fra le più apprezzate, a detta di chi c’era, ma non è esattamente questo il nocciolo della questione. I tipi della Lepers hanno infatti registrato la performance e hanno immediatamente prodotto e distribuito, involtandoli su un foglio di carta come si fa con il pane fresco appena uscito dal forno, dei CD-R contenenti quella registrazione.
«Non riesco a focalizzare il significato di tutto questo: magari si tratta di un avvenimento epocale destinato a cambiare la distribuzione della musica o, viceversa, si tratta semplicemente di un avvenimento curioso. Pensateci un po' e, sempre che esista, trovate voi stessi una soluzione al quesito …».
In realtà avevo preso un abbaglio e Psss Psss Pssss, pur essendoci dei riferimenti ai nomi che avevo citato, era un progetto affatto diverso; soprattutto non si trattava di una conduzione orchestrale. Le cose mi si sono chiarite quando, nel 2009, ho assistito all’esibizione di Malagnino a Luminasio. Era come se avesse a disposizione un’orchestra di campionatori o, meglio ancora, una loop station, costituita però da esseri umani invece che da macchine. Un processo chiaramente inverso rispetto a quello dei futuristi. La differenza con una loop station stava proprio nel fatto non trascurabile che la musica non veniva prodotta attraverso delle macchine ma suonata da strumentisti in carne ed ossa (ci poteva quindi essere interpretazione da parte dello strumentista in relazione ai suggerimenti spifferati). Rispetto a una conduzione orchestrale c’era poi il recupero della fisicità, del movimento, dell’azione teatrale … e vedere Malagnino che correva fra un musicista e l’altro per suggerire la partitura era coinvolgente anche sotto l’aspetto emotivo oltre che sotto quello uditivo. È lì, a Luminasio, che mi sono reso conto di quanto quel progetto fosse personale se non, addirittura, innovativo. Ripensando poi all’esibizione del Tago Mago andava considerata la produzione, a fine concerto, dei CD-R. Un’esperienza, questa, che meriterebbe di essere studiata, approfondita e ripetuta.
Malagnino, forse stimolato dall’accoglienza positiva che il progetto aveva ottenuto, ebbe a quel punto l’idea, in parte balzana, di costruirci sopra un tour italiano da far seguire addirittura da un tour mondiale. Perché in parte balzana? Perché se il tour italiano era plausibile, e ha ottenuto buoni risultati, quello mondiale era pura follia. Il tour italiano era abbordabile dal momento che molti conoscevano già il progetto, sia per avervi assistito al Tago Fest sia attraverso il passa parola. Attraverso gli stessi meccanismi - alcune esibizioni, il passa parola e qualche disco - il nome di Malagnino era altrettanto ben conosciuto nel circuito underground. Quindi, se non di pubblico, l’attuazione del proposito era comunque destinata a ricevere un’accoglienza positiva presso la comunità dei musicisti.
Perché, invece, il tour mondiale era pura follia? Esattamente per gli stessi motivi. Come poteva pensare, Malagnino, di calarsi in realtà nelle quali era un perfetto sconosciuto e convincere le comunità musicali indigene ad assoggettarsi al suo progetto? Tenendo conto, anche, che le comunità artistiche sono quasi sempre conservatrici e guardano con malevolenza qualsiasi intervento esterno che sconvolga la stabilità degli equilibri già costituiti e rappresenti addirittura un potenziale pericolo per la già scarsa disponibilità delle casse locali? In pratica i musicisti locali vedono quelli che giungono da fuori come gente che va a rubargli il pane, assurdo ma spesso è così! Uno scultore delle mie zone, di fronte all’attività di un suo collega arrivato da fuori, si espresse proprio in questi termini.
È piena la storia di musicisti che sono partiti in cerca di fortuna e si sono ritrovati fuori dal loro continente, senza i soldi per tornare a casa, costretti a suonare agli angoli delle strade o a lavare i piatti per poter mangiare. Come poteva Malagnino pensare di poter portare a termine un’impresa di tali proporzioni? Un musicista come Paolo Angeli si è organizzato un tour mondiale, certo, ma lo ha fatto dopo anni di attività, dopo aver suonato varie volte all’estero, con alle spalle una nutrita discografia distribuita a livello mondiale, articoli e recensioni sulle maggiori riviste e alle spalle un’etichetta discografica come la ReR. E poi, soprattutto, suona da solo, non ha necessità di coinvolgere i musicisti locali dei posti in cui suona. Bob Corn, altro esempio, a suonato molto in giro per l’Europa e per gli Stati Uniti, ma in contemporanea ha organizzato concerti e tour in Italia per numerosi musicisti stranieri, stabilendo così i contatti necessari per poter organizzare i suoi stessi tour all’estero. Potrei citare altri casi simili.
Quindi, mi sembra chiaro, Malagnino ha pensato di poter saltare tutta una serie di passaggi partendo direttamente da quello che era il punto d’arrivo.
Ma il fallimento del tour mondiale non vuol affatto dire fallimento del progetto psss psss pssss, conclusione alla quale sembra essere giunto il musicista pugliese, che merita invece di essere portato avanti con tutto l’impegno possibile. Magari in modo diverso, consolidandolo a livello locale e nazionale, cercando di presentarlo ogniqualvolta se ne offra l’occasione, magari coinvolgendo quei musicisti non italiani che occasionalmente attraversano la penisola. Malagnino ha vissuto per un certo periodo a Pisa dove esiste una tradizione in fatto di musiche sperimentali e dove esiste, in tal senso, una rappresentanza musicale piuttosto attiva. Ha mai pensato di contattare quei musicisti per cercare di concretizzare qualcosa? Sono quasi certo che non lo ha mai fatto. Eppure quei musicisti sono in rapporti stretti con nomi che Malagnino conosce bene, come Jacopo Andreini, Stefano Giust, Patrizia Oliva …..
Il progetto andrebbe poi presentato con perseveranza alla stampa (che non vuol dire sands-zine e altri diciassette sfigati che come sands-zine hanno diciassette x tre lettori, bensì vuol dire alla stampa che conta) e andrebbe presentato ai discografici (sono sicuro che, seppur poche, esistano case discografiche interessate alla pubblicazione dei materiali targati psss psss pssss). Caso mai non esistono discografici che si accollano la promozione del progetto e ti danno anche diecimila euro, questo è sicuro ed è un proposito da archiviare. Questi non sono i tempi in cui la nobiltà si accollava il mantenimento degli artisti e oggi chi investe in musica lo fa unicamente perché può vederci un ritorno economico (la mia è una costatazione e non sono affatto un nostalgico delle caste nobiliari). Solo in tarda età qualcuno, tipo Monk o Moondog, ha trovato delle anime buone disposta a occuparsi di loro. Mario Bertoncini, un nome storico che è stato tra i fondatori del Gruppo d’Improvvisazione Nuova Consonanza, ha degli interessantissimi progetti fermi perché non trova chi li finanzia. Maria Monti, altro nome storico della musica italiana, ha in cantiere un disco fermo perché mancano i soldi per la sua realizzazione. Questi sono degli esempi per dire che oggi un musicista, soprattutto agli inizi, deve sbattersi di brutto se vuole affermarsi.
Credo che sarebbe come minimo criminale lasciar morire un progetto interessante come Psss Psss Pssss. Oltretutto Malagnino ha già costruito delle buone basi da cui proseguire. Non so se ha ancora voglia, interesse e possibilità di riprendere in mano la cosa, ma credo fermamente che andrebbe stimolato e aiutato a farlo.

Oggi, a distanza di qualche anno, in concomitanza con la pseudo-intervista che abbiamo pubblicato, Malagnino si ripresenta con alcuni brani ascoltabili su internet (ma già due anni fa aveva pubblicato quattro brani sempre su bandcamp, in quel caso erano però anche scaricabili). “Kintsugi”, titolo della raccolta, è un termine giapponese che indica l’arte di riparare la ceramica. Quindi, se il suo utilizzo ha un senso, dovrebbe stare a indicare un processo di riparazione che sembra voler andare oltre ai vecchi concetti di broken music e di destrutturazione. Si tratta di musica pop futuribile, chiaramente intesa secondo Malagnino, creata sia attraverso alcune collaborazioni reali (i nomi riportati sopra) sia attraverso l’utilizzo di numerose campionature rubate a Federica Maglioni, Vito Maria Laforgia, Chiara Giola, Enrico Siliotto, Flavio Vallone, Aldo Becca, David Lucchesi, Stefano Sperandii, Natalie Karen Perrotta, Denisa Elena Soldan, Alice Belluzzo e Massimo Ferrara, oltre ad alcuni frammenti ripresi dall’ultima performance live del progetto Psss Psss Pssss, realizzata a Giulianova (TE) l’11 Novembre 2011, utilizzati in Rimembranze e Avvolte.
Musica pop, dalle caratteristiche passionali, in quanto utilizza ritmi e stilemi riconducibili alla musica pop contemporanea.
I sette brani confermano da un lato le grandi qualità di Malagnino, la genialità dovrei dire, e il suo estro nel giocare coi suoni e dall’altro la sua impostazione frettolosa (la definirei del tutto e subito) e la svogliatezza rispetto agli approfondimenti.
Ho l’impressione che se non supererà questi impasse e continuerà invece a esibire l’atteggiamento snob del grande musicista al quale tutto è dovuto, senza concedere nulla a quella che comunque fa parte dell’industria dello spettacolo seppure in modo marginale, resterà sempre appannaggio di quattro sfigati mentre potrebbe aspirare a molto di più.
Come diceva De Niro in “Bronx”, cito a memoria, «non c’è cosa peggiore dello sprecare il proprio talento».


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Data Recensione: 8/2/2018

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