`Dalbukki´ // `White Room´

Autore disco:

Ge-Suk Yeo // Wittwulf Y Malik & Ge-Suk Yeo

Etichetta:

ART.CappuccinoNet.com (D/ROK)

Link:

art.cappuccinonet.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2005

Titoli:

1) Dalbuk 2) Bukki 3) Dalbukki 4) Time Sculptures I 5) Voice From Afar // 1) Entrance 2) Room I 3) Room II 4) Room III 5) Room IV

Durata:

65:51 // 44:38

Con:

Ge-Suk Yeo // Wittwulf Y Malik, Ge-Suk Yeo

Arte in tazza (con molto caffé e poca schiuma)

x e. g. (no ©)

Questi due deliziosi CD ci introducono nel mondo di Ge-Suk Yeo, una cantante, musicista elettroacustica e artista visuale coreana che divide la sua attività fra Amburgo e Seul. Spostatasi dalla Corea all’Europa per inseguire il fascino dell’opera lirica tedesca e italiana, ha studiato a Berlino in tal senso e ha sviluppato la sua voce verso le tonalità del soprano, e ha inoltre collaborato con numerosi musicisti dell’area sperimentale europea ed asiatica. Ma per ulteriori notizie su Ge-Suk Yeo, e per la sua discografia, rimando al sito ART.CappuccinoNet - qualcosa di diverso dal semplice sito di un’etichetta discografica - che è gestito da lei stessa. Questa recensione è infatti dedicata esclusivamente alle sue due più recenti pubblicazioni. “Dalbukki” è stato registrato in completa solitudine e, oltre alle acrobazie vocali manipolate elettroacusticamente, presenta numerose registrazioni d’ambiente quasi sempre catturate alla dimensione del quotidiano. Il brano che titola il disco, diviso in tre parti, è una parola composta dai nomi Dal (luna), Geobuk (tartaruga d’acqua dolce) e Takki (coniglio), trilogia di ‘personaggi’ caratteristici di molte fiabe coreane. È un pezzo eccezionale che mi ha ricordato il Robert Wyatt di Las Vegas Tango, seppure qui vi sia indubbiamente un maggior rigore, e il Bernhard Gal di “Bestimmung, New York”. Affascinante pure Time Sculptures I, una lunga esposizione fatta di linee ripetitive, che sembrano essere tutte di natura percussiva, ruotanti attorno ad una metronomica goccia di suono. In Voice From Afar i suoni percussivi, quanto mai eterei, sono infine miscelati con un intreccio di voci. “White Room” è invece un progetto, realizzato insieme al violoncellista Wittwulf Y Mali, che prevede un’entrata nella stanza e quattro tappe all’interno di essa. È qui più in evidenza la cantante affascinata dal mondo dell’opera lirica, anche se il suo mood espressivo è preservato dall’ingessatura, tipica di quel mondo, ed ha un preciso riferimento in certa arte free-form. E poi dalla sua parte c’è una elasticità paurosa, come appare evidente nei lamenti e sussurri, ai limiti del respiro, che rendono prezioso l’inizio di Room 2. La personalità di questa Lady è tale che si rischia di dimenticare per strada la presenza dello strumentista tedesco, e pure si tratta di una individualità altrettanto forte ed eclettica che, con le sue acrobazie dal taglio potente e drammatico, supporta ai limiti del non plus ultra i movimenti ondulatori della sua pard. Questi CD sono due piccole chicche all’interno di un catalogo quanto mai interessante. Magari ne riparliamo.
Chissà?


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Data Recensione: 25/1/2006

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