`Calce´ // `5 Haiku´


Autore disco:

Stefano De Ponti & Nina Haab // Glauco Salvo

Etichetta:

Sonnenstube (CH) , Kohlhaas (I) // Kohlhaas (I)

Link:

www.kohlhaas.it

Formato:

C D + Libro // LP

Anno di Pubblicazione:

2016

Titoli:

1) Le premier son qui vient 2) Il ronzio degli insetti 3) K’AN / Airy Abysmal 4) Spoken Stones 5) HSÜ / haunt of waiting and nourishment // 1) Haiku 1 2) Haiku 2 3) Haiku 3 – Haiku 4 4) Haiku 5

Durata:

42:33 // 24:12

Con:

Stefano De Ponti, Francesca Stella Riva, Elia Moretti, Eleonora Pellegrini, Noémie Kraken Mercay, k.a.n.a., Luc Vallet, Nina Haab // Glauco Salvo

due perle in un catalogo di alto livello

x laura bigiarini (no ©)

Ombre e luci dal panorama musicale italiano. In questo caso più luci che ombre.
Nella recente recensione agli ottimi dischi di Luminance Ratio e Luca Sigurtà mi esprimevo in termini pessimistici sulla situazione delle produzioni musicali in Italia. Non è che nel volgere di poche ore la situazione sia cambiata, ma alcuni squarci di luce fluttuano, a tratti e seppur rari, pure nel bel paese dove il sì suona (e il malaffare tuona). È il caso di questa splendida piccola etichetta che intende alla perfezione quella che pare essere la strada maestra nella produzione di supporti sonori in questa fase storica. Vivaddio, non so quanto la Kohlhaas tiri avanti perché funziona economicamente e quanto invece sia dovuto alla volontà, ai sacrifici e alla magnanimità del discografico che la dirige, fatto sta che sta producendo a un buon ritmo ottimi dischi dando voce e modo di farsi notare ad alcune di quelle meritevoli voci (che pur esistono anche fra le alpi e la punta sud dello stivale) senza che queste debbano per forza rivolgersi a canali esteri. Tempi moderni, stiamo a dire, dove una delle poche strade plausibili sembra essere quella di una produzione di oggetti, soprattutto vinili, in edizioni limitate riservate ai collezionisti e affidarsi poi al digitale per una più ampia diffusione. Una strada già tracciata da tempo, le grandi case produttrici emisero le banane e le cerniere di Warhol in edizione relativamente limitata, affidandosi poi alle ristampe più dozzinali per la diffusione più massiccia di quei dischi. Chiaramente la situazione non può durare così com’è e i vinili in edizione limitata dovranno assumere sempre più la forma di oggetti d’arte e da collezione, magari numerati a mano e firmati dagli artisti, e naturalmente lievitare di prezzo. Le uniche alternative mi paiono essere il digitale e la musica economica della Tepoj Majinarte Records, oppure i musicisti dovranno pagarsi i dischi di tasca, autoproducendosi, sfruttare il ‘crowdfunding’ o affidarsi a quei piccoli marchi che chiedono di versare l’obolo. Stop, non vedo altre soluzioni.
Alla Kohlhaas fanno anche di più, evitando di produrre artisti abbastanza noti per andare alla ricerca e alla valorizzazione di nomi semisconosciuti. Un po’ come hanno sempre fatto esploratori, ricercatori e sperimentatori che, nelle varie epoche storiche, hanno evitato il già noto per andare alla ricerca e alla scoperta dell’ignoto.
Un’altra caratteristica è l’adeguamento del supporto, che può essere in vinile, compact o nastro magnetico, alle esigenze dell’artista e alle caratteristiche delle singole realizzazioni. Se l’ultima pubblicazione della Kohlhaas che abbiamo recensito era su cassetta (vedi), quelle di cui mi appresto a scrivere sono rispettivamente su CD e su vinile.
Stefano De Ponti è un talento dalle mani d’oro. È il figlio (a)tipico di un’epoca nella quale l’immagine ha preso nettamente il sopravvento sul suono, riducendo quest’ultimo da soggetto a mero oggetto d’accompagnamento. De Ponti fa parte di quella schiera d’artisti che hanno dato al suono d’accompagnamento una sua dignità, elevandolo a livello dell’immagine stessa, staccandolo da essa o rovesciando addirittura quel rapporto di sudditanza che s'era formato. Sono nate così le soundtrack immaginarie, le landscapes immaginarie e le varie sonorizzazioni. Dopo averci trasmesso su supporto fisico alcune musiche scritte per il teatro (qui e qui) ci degna oggi di un’opera particolarmente significativa, in quanto realizzata in collaborazione con l’artista visuale svizzera Nina Haab. Il CD di De Ponti è infatti accompagnato ad un libro con testi e immagini, e difformemente dalle pubblicazioni in DVD questo permette di poter usufruire delle due parti sia indipendentemente l’una dall’altra sia in contemporanea.
“Calce” è un lavoro interdisciplinare ambientato nei vecchi forni da calce, da qui il titolo, situati presso la cittadina svizzera di Saint-Ursanne e oggi riciclati come centro culturale.
Accanto al libro, fatto di immagini e memorie, il disco leva la sua voce, fatta di sonorità a tratti ‘erculee’ e a tratti oniriche e dilatate, ma sicuramente mai imputabili di newageismo. “Calce” ha un andamento molto cinematico, e assomiglia più a un racconto che a una composizione musicale.
La prima parte (Le premier son qui vient / Il ronzio degli insetti / K’AN / Airy Abysmal) è quella musicalmente più energica: clangori industriali, dark-ambient, richiami quarto mondisti e musiche liturgiche si intrecciano e si miscelano in un pot-pourri dove le definizioni suoni d’ambiente, suoni per ambiente e suoni ambientati assumono un significato unico. Nella parte centrale del CD (Spoken Stones) la musica si fa più espansa, con la coltre di rumore che tocca prima un montaggio concretista per perdersi infine in una lunga coda evocativa trainata dalle note di un vibrafono. Il finale (HSÜ / haunt of waiting and nourishment), con una coda dai forti richiami felliniani, sembra giustappunto riservato ai titoli di coda.
Vedo il tutto come Stravinsky che guarda al free jazz (o come il free jazz guardato da Stravinsky).
Il vinile “5 Haiku” fa da contraltare a “Calce”: tanto quello è materico quanto questo è spirituale, delicato e silente. Glauco Salvo, l’autore, è la metà maschile dei Comaneci (avete fatto caso a quanto, negli ultimi tempi, s’è accennato al gruppo ravennate che va sicuramente considerato come una delle più importanti realtà musicali italiane di questo primo scorcio di millennio … altroché amenità da TV sorrisi e canzoni come Modà e Renga, che dio ci tenga!).
L’haiku è invece un componimento poetico giapponese nato nel XVII secolo e caratteristico per la sua sinteticità (Ungaretti, Saba e Quasimodo sono poeti italiani influenzati dallo stile Haiku).
Gli strumenti utilizzati sono un banjo, uno zither suonato con l’archetto e dispositivi di riproduzione del suono, mentre la registrazione è affidata ad Attila Faravelli.
Minimale (sia nel senso di ripetitivo sia in quello di riduzionista), cageano e meditativo, impregnato di filosofia zen, “5 Haiku” è la ciliegina sulla torta all’interno di un catalogo eccellente.
La Kohlhaas è perfettamente adeguata ai tempi che corrono, sia per quanto concerne il contenuto musicale delle sue produzioni, sia per quanto riguarda la loro confezione, sia per quanto riguarda le sue strategie distributive e, soprattutto, è perfettamente in linea con quanto viene fatto in campo internazionale nella produzione / distribuzione delle musiche sperimentali, artistiche, d’autore e di nicchia. Sicuramente si tratta di un buon approdo per quegli artisti italiani che non vogliono, o non possono, spostarsi all’estero per trovare qualcuno che li degni della meritata attenzione.
Una volta messe le mani su una pubblicazione della Kohlhaas sarà automatico collezionare tutto il catalogo, dacché ogni singola realizzazione possiede qualche particolare – nel contenuto sonoro e/o nella confezione – in grado di catturare la vostra attenzione.


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Data Recensione: 28/9/2016

`Calce´ // `5 Haiku´  

`Honey Ant Dreaming´ // `Reverie´ // `Warm Glow´ // `Bliss´  

`Silent People´  

`Circles Of Upper And Lower Hell´  

`A Tree, At Night´ // `Prima del terzo´ // `Heavy Nichel´ // `Taken From A True Story´  

`D’ora stella´  

`Witch´ // `The Golden Calf´ // `Il vespaio´  

`New York City´ // `Gaycre (2)´ // `Demain, c’est Paris-Roubaix´  

`Alegrìas y duelos de mi alma´  

`Reliquies´  

`Unbehagen´  

`Zero Brane´  

`Offshore Zone´  

`Volume 3´  

`Kali Yuga´ // `Le filtre à sons – Vol. 1´  

`ﺭﺍﺩﻳﻮ ﺇﺯﺩﺍﻍ´ // `Es Prohibido Cantar´  

`For Arthur Doyle´ // `Osing Trance – Musik Patrol´  

`Tape Crash #12´  

`Andante Plumbeo´  

`Flawless Dust´ // `Scenes From A Trialogue´  

`Dancing Trees´  

`Il Ballo dell’Orso´  

`Reverse Camouflage´  

`Carrion, My Wayward Son …´  

`Uno Todo Tres´  

`The Galilean Moons´  

`Črne Vode / Black Waters / Schwarze Wasser´ // `Let Them Grow´  

`Pow´  

`Place´  

`Dimensioni´ // `Parallelo´  

`Live At La Resistenza´  

`Spannung´  

`Drowning In Wood´  

`Malo´ // `Sacrée Obsession´  

`Veiled´  

`Cartridge Music (musica per testina)´ // `Nassau 1713´  

`Sensorium´  

`Zwischenbrücken´  

`Al-khīmiyya - الخيمياء´  

`Nox Lux´  

`Alchemy To Our Days´  

`Meeting Points´  

`Soundcards 01´  

`eXcavations´ // `Red Blue´  

`OU´  

`Olanda in Due (Live At NovaraJazz Italy 2015)´  

`Tapes Amateurs´  

`Super 8´  

`The Third Season´  

`A Path Made By Walking´  

`Glance And Many Avenues (Live At Apex, Göttingen 2013)´  

`Doropea´  

`Hotend – Do Tell Plays The Music Of Julius Hemphill´  

`Missa Brevis´  

`Tecniche Arcaiche live at Angelica´