Giovedi 10 Aprile 2008 ore 21:45    





Siamo uomini o caporali?
Ho visto più d’una volta i Pentolino’s Orchestra e non li ho mai visti fare lo stesso concerto… «Poca professionalità!!!» canterà il galletto di turno, magari senza neanche capire quanto ha ragione. Perché professionalità è sinonimo di ‘mestiere’ e Paolo Moretti (cantante e autore di tutte le canzoni) sembra completamente estraneo alle logiche del mestierante. Quindi la sua impostazione mentale non prevede quei concerti ‘rassicuranti’ e ‘preconfezionati’ nei quali il pubblico cerca la certezza di un’appartenenza e può dare sfogo alle sue frustrazioni ripetendo meccanicamente gli stessi gesti già collaudati ascoltando il disco nel chiuso della propria stanza. No, Paolo Moretti è un autentico outsider estraneo alle esigenze del mercato, alle mode ed a alle concezioni di una musica studiata sinteticamente a tavolino. È il volto emozionale della musica ad emergere, come è sempre successo per gli artisti che ho più amato… e me ne frego se Nick Drake non è probabilmente mai riuscito a fare un concerto degno di essere tale… quanta densità nelle sue canzoni. E così, come potrete capire anche dall’intervista, l’umore della serata è in grado di influenzare non tanto la qualità ma la direzione nella quale il concerto stesso va a (s)parare. Nella performance in Libreria, per esempio, abbiamo avuto a che fare con un Paolo Moretti piuttosto caustico, del tipo «Questo pezzo non lo sappiamo suonare…», «Questo pezzo dovrebbe finire in un altro modo ma ancora non sappiamo come…», «Qui sbagliamo sempre l’inizio perché è difficile», eccetera… In realtà, davanti ad un pubblico abbastanza numeroso rispetto alla capienza del locale, i Pentolini hanno fatto un ottimo concerto dal quale è emersa la loro anima più lisergica e barrettiana, forse non proprio onirica ma propensa comunque a ‘volare’ con una certa libertà. Il pubblico ha reagito positivamente sottolineando con applausi la fine dei singoli brani e chiedendo con una certa insistenza un bis che i tre (in realtà Paolo Pentolino) si sono sdegnosamente rifiutati di concedere. I Baby Blue, nell'intervista che ci hanno accordato, dicono: «Quello che ci interessa maggiormente è scrivere delle belle canzoni ed esporle in modo da non sacrificare un briciolo dell’emozione che potenzialmente contengono». Ho l'impressione che per Pentolino Moretti le cose stiano diversamente e abbia soprattutto a cuore di scrivere delle canzoni che piacciano a lui stesso, e nonostante ciò Happy As Mark Davies Smiles, Maccaroni & McEnroe, I Can Bark, Making A Mess, I’m Not This Kind Of Man, ****, Acid Boogie Girl e Carnival Dress hanno già l'impronta del piccolo classico e, quando esci dai concerti o dopo aver ascoltato il disco, ti tornano continuamente in mente e non puoi fare a meno di canticchiarle a lungo.



intervista a Paolo Moretti

Per prima cosa tre domande piuttosto futili: perché Pentolino? perché Orchestra? e perché "Perros"?
Perché Pentolino… bho, sai quando ti salta qualcosa in mente senza una logica apparente? Ecco, è andata così. Poi a posteriori le ragioni le ho trovate, il pentolino è un contenitore dove avviene una trasformazione, ci metti dentro della roba, somministri calore e la roba cambia aspetto. Non c’è logica, c’è analogia.
Orchestra perché ho iniziato da solo e mi piaceva l’idea di un orchestra composta da una sola persona... (qua la logica è andata a friggersi nel pentolino!) poi però pian piano sono arrivati anche gli orchestrali.
Perros è il titolo del disco che abbiam registrato presso lo studio di fromSCRATCH a Pontassieve (FI). Devi sapere che lo studio è in una casa colonica ed all’esterno ci sono due o tre gabbiotti con dentro cani da caccia. Siamo stati là per un mesetto ed abbiamo condiviso gli spazi ed i tempi con queste bestiole, io mi ci sono un po’ affezionato e così ho pensato di regalargli il titolo del disco… perché in spagnolo, bho mi suonava meglio che in qualsiasi altra lingua.

In seguito all’uscita del CD “Perros”, come si svolge il vostro live, in quanti siete, e chi suona cosa?
Questo è l’aspetto problematico della situazione… il disco l’abbiamo registrato in tre: io – chitarre, tastierine, percussioni, banjo e voce; Ugo – basso, chitarra elettrica e cori; e Mart – batteria e percussioni; e tre siamo anche dal vivo: io – chitarra e voce; Ugo alterna basso e chitarra; e Mart suona la batteria. Come puoi immaginare suonare in tre le canzoni di Perros non è cosa facile sia per il continuo cambio di sonorità che per il numero di parti da suonare, abbiamo dovuto ripensare gli arrangiamenti e le strutture… e se devo essere sincero non sono completamente soddisfatto, di alcune canzoni a cui tengo molto non abbiamo ancora trovato la chiave di volta e non siamo ancora riusciti a proporle dal vivo. Abbiamo bisogno di altri orchestrali…

Quale sarebbe il numero perfetto di componenti per poter dire ok!: l’orchestra è al completo?
...cinque. oppure quattro se il quarto è un muso!
Mah, non saprei, in realtà, anche se facciamo di tutto per non farci scoprire, siamo un gruppo rock e il rock si suona con basso chitarre e batteria, quindi di base ci servirebbe un bassista, perché Ugo suona sì il basso ma è un chitarrista e vorrebbe suonare il suo strumento. Poi però Pentolino’s Orchestra è un qualcosa di aperto e sempre in movimento, mi piace che sia così… Ovviamente non c’è un numero perfetto di musicisti per quest’orchestra, potrebbe essere interessante anche fare esperimenti con una sezione di ottoni e di archi…

C’è differenza a livello compositivo tra lo split “Ziu Zau” e il nuovo “Perros”, usciti a distanza di poco tempo? È cambiato qualcosa nel frattempo?
Le canzoni di “Ziu Zau” (split Pentolino/Littlebrown) sono stilisticamente più uniformi rispetto a quelle di Perros, sono tutte canzoni composte in un breve periodo di quattro cinque mesi tra il 2005 ed il 2006 e fanno tutte riferimento al cantautorato folk punk scarno lo-fi.
“Ziu Zau” doveva essere immediato, doveva essere un segno indelebile e puntuale della sorprendente coesistenza di due artisti con lo stesso nome e con lo stesso cognome (sì perché sia io Pentolino che Littlebrown di Treviso ci chiamiamo Paolo di nome e Moretti di cognome!!!) che conoscendosi per caso fanno un disco assieme.
“Perros” è diverso, ci sono canzoni nuove ma ci sono anche canzoni che suonavamo dal vivo già da tempo, si passa da atmosfere country al blues acido, dalla psichedelia fine ’60 al noise anni ’90, ci sono sia canzoni arrangiate e meditate che pezzi che ho registrato in presa diretta (bona la prima!) e stacchi di pochi secondi completamente improvvisati… in “Perros” ci sono un sacco di cose, volevo fare un disco vario, un disco che non sai cosa aspettarti dalla traccia che segue quella che hai appena ascoltato, volevo fare un disco che se ne frega di quello che va di moda adesso e penso che ci siamo riusciti in pieno.
Forse quello che è cambiato tra “Ziu Zau” e “Perros” è che da one-man-band Pentolino’s Orchestra sta diventando un gruppo vero e proprio, le canzoni le scrivo sempre io ma con la consapevolezza, se vuoi inconscia, che poi le suonerò e gli darò vita con Mart e Ugo.

Per quanto ne so il “Perros” è totalmente autoprodotto... Sei soddisfatto di come è venuto fuori?
Completamente autoprodotto non direi, cioè, bisogna capire cosa intendi… se ti riferisci al fatto che non c’è un produttore artistico allora sì, è totalmente autoprodotto. Perros è stato composto, suonato, registrato e mixato dalla Pentolino’s Orchestra senza l’interferenza di nessuno. Ma del resto non so se sarei capace di avere un approccio diverso alle mie cose. Ho bisogno di fare da me, se non ho il controllo assoluto non riesco a compicciare niente con le mie canzoni… e sì sono soddisfatto, davvero, anche a distanza di mesi ascolto il disco e mi piace, sono contento, secondo me è il disco dell’anno!

Musicalmente parlando quali sono le tue radici e quali quelle degli altri strumentisti che compongono il gruppo?
Ugo lo conosco da quando ho iniziato a suonare una decina di anni fa, io avevo il mio gruppo (Regolo Verdo) e lui suonava (e suona ancora) con Zenerswoon. Abbiamo fatto il Liceo negli anni ’90 e quelli son stati gli anni che ci hanno segnato maggiormente, lui nutre una profonda passione per i Motorpsycho ed io per i Sonic Youth. Veniamo da lì, dal noise rock.
Mart l’ho conosciuto tre anni fa, è arrivato a Firenze da Piacenza per studiare Geografia, è un po’ più giovane di noi e come batterista ha origini post-rock, in Emilia suonava con alcuni musicisti che adesso suonano nei Kobenhagen Store.

Assistendo ad alcuni vostri concerti ho avuto impressioni contrastanti, vedendovi passare da situazioni in cui avete coinvolto il pubblico nella performance invitandolo a suonare insieme a voi ad altre in cui vi siete comportati da autentici misantropi (rifiutando addirittura il bis)... a cosa sono dovuti questi sbalzi umorali?
È colpa mia, senza dubbio, e mi dispiace se qualche volta ci siamo comportati da misantropi… potrei stare ore a descriverti la mia fragilità psicologica, le mie insicurezze e le mie paure…
Quando suono vorrei riuscire a trasmettere qualcosa ma a volte sono impaurito, preoccupato di non riuscirci... se inizio il concerto con questi timori sicuramente non esce niente di buono... mi irrigidisco, mi estraneo e parto via come se il mio corpo fosse lì sul palco ed io galleggiassi due o tre metri sopra senza nessuna possibilità di controllo. È una sensazione bruttissima, quando mi capita voglio solo finire il più presto possibile.
Pensavo di chiedere a fromSCRATCH di pagarmi lo psicologo.

Attualmente stai collaborando alla registrazione del disco d'esordio di Gioacchino Turù... il tuo ruolo equivale a quello che un tempo veniva ricoperto dal produttore, o si tratta di qualcos'altro?
Per il carattere che ho io il produttore non potrei farlo per niente al mondo... con Gioacchino e la Morte mi limito a fare il tecnico che si intrufola tra i suoni e porta il suo contributo. Loro suonano ed io registro cercando di rendere il suono conforme al mio gusto già in partenza senza poi doverci lavorare troppo in fase di missaggio... così abbiamo fatto un po’ di esperimenti, registrazioni ambientali, microfoni puntati verso la finestra, fonti sonore riprese da stanze diverse e così via.

Non trovi nessuna difficoltà a lavorare con un musicista che fa un genere completamente diverso dal tuo?
Con loro no, con altri non saprei… poi io non penso mai ai generi musicali, ci sono cose che mi piacciono (poche) e altre che non mi piacciono (molte).

Attorno alla città di Firenze sembra gravitare una nuova scena musicale, dopo il silenzio seguito all'esplosione 'wave' degli anni 80... esiste qualcosa che unisce i vari gruppi di questa nuova scena ed esiste davvero una 'scena'?
Non lo so, penso che dall’interno sia difficile recuperare uno sguardo oggettivo sull’argomento.
Sono dieci anni che suono e intorno a me ho sempre trovato gruppi musicalmente affini, quello che è cambiato in questo periodo è che adesso è molto più facile produrre musica e ne segue un proliferare di gruppi ed etichette che sgomitano per guadagnarsi un briciolo di visibilità in più rispetto ai concorrenti... se questa la chiami scena allora sì c’è una scena, una brutta scena. Io non mi ci trovo tanto bene, alla fine siamo tutti degli sfigati che non riusciranno mai a campare di quello che fanno, è questo il problema secondo me.
Noi e qualche altro cerchiamo di comportarci diversamente, abbiamo anche creato una big band (Pentolino, Viva Muerte Candita, Samuel Katarro e Walking the Cow) perché pensiamo alla musica come a un qualcosa da condividere con gli altri, un'altra esperienza simile è quella di Firenze Città Fossile che coinvolge Miranda, Bud Spencer Drunk Explosion e Tribuna Ludu.

Pentolino’s Orchestra: solo musica? O in questo collettivo confluiscono altre forme artistiche?
Pentolino’s Orchestra è un gruppo musicale ma oltre a suonare faccio anche altre cose e questo spesso sconfina nell’attività musicale e caratterizza le nostre esibizioni dal vivo... disegno, scrivo, ho fatto alcuni video e anche cartoni animati. Chi viene ai nostri concerti oltre ai cd può anche acquistare dei magneti (quelli da attaccare al frigorifero, per intenderci) disegnati da me.