sinistri / starfuckers    di alfredo rastelli




Baby, baby, I've been so sad since you've been gone
Way back to New York City
Where you do belong
Honey, I missed your two-tone kisses
Legs wrapped around me tight
If I ever get back to Fun City, girl
I'm gonna make you scream all night

Honey, honey, call me on the telephone
I know you're movin' out to Hollywood
With your can of tasty foam
All those beat up friends of mine
Got to get you in their books
And lead guitars and movie stars
Get their tongues beneath your hood

Yeah! You're a star fucker, star fucker, star fucker, star fucker, star
Yeah, a star fucker, star fucker, star fucker, star fucker, star
A star fucker, star fucker, star fucker, star fucker star (1)


PROLOGO
Nell’articolo sui Klaxon Gueule uscivo allo scoperto ed ammettevo di considerare gli Starfuckers il top in assoluto. Niente di più vero e mi consola il fatto di non essere il solo. Attestati di stima li ritroviamo praticamente un mese sì e l’altro anche; dalla celebre fanzine americana Bananafish a, ultimo, il quotato James Murphy di Lcd Soundsystem.

EPILOGO
Partiamo dalla fine: gli Starfuckers non esistono più, o meglio non si riconoscono più in questo nome. Lo ha sostituito la ragione sociale ‘Sinistri’, mutuato dal disco che forse più di tutti li ha resi celebri. Dal punto di vista sostanziale ciò non cambia le carte in tavola. I Sinistri proseguono di fatto l’esperienza degli Starfuckers rappresentandone quindi lo sviluppo naturale. Prima di addentrarci nello studio del nuovo corso della band è bene ripercorrere la strada che li ha portati da gruppo garage punk ad essere il punto più avanzato del rock.

TUTTO IL RESTO.
La storia della loro nascita è di quelle che abbiamo già sentito mille volte: ragazzi che cercano nel punk e nel rock, un loro modo di esprimersi, la propria strada, il presente e forse il futuro (a discapito del no-future). Dobbiamo risalire alla metà anni ottanta quando cinque ragazzi della lunigiana (Manuel Giannini, voce e chitarra; Roberto Bertacchini, batteria; Gianni Ginesi, chitarra; Gianfranco Verdaschi, chitarra e Paolo Casini, basso), dediti alla reinterpretazione di classici di gruppi come Stooges, Velvet Underground, Suicide e MC5, vengono contattati da Claudio Sorge che li vuole per la sua etichetta. La band allora aveva solo un demo di poche canzoni, alcune delle quali confluiranno nell’esordio discografico, e quelle cover che, insieme ad altre, gli garantiranno la partecipazione a svariate compilation a partire dagli inizi degli anni novanta. Al principio di quel decennio infatti gli Starfuckers escono allo scoperto con la pubblicazione dell’lp “Metallic Diseases”, disco certamente derivativo ma riuscito. Banalizzare in questo modo gli inizi del gruppo significa anche ingiustamente ridimensionarli: riascoltato oggi il loro primo lp dimostra qualità e freschezza che al giorno d’oggi molti gli invidierebbero.

“Metallic Diseases” (Electric Eye, 1990) è un disco sporco, malato, acido, suonato e cantato benissimo. È un tributo al rock più sanguigno, al garage, al punk, alla musica lisergica e al gruppo che meglio tutto ha rappresentato tutto questo: gli Stooges. Le canzoni sono scandite da pochi accordi reiterati, da una sezione ritmica solida e da chitarre graffianti: western man ricorda la death valley ’69 dei Sonic Youth (pezzo che in seguito gli Starfuckers coverizzeranno e che indurranno gli stessi autori del brano ad ammettere la superiorità della versione degli Starfukers sulla loro); the right side ruba il riff ai Twighlighters; cold white cancer è attraversata da una tempesta di elettricità mentre il tutto deflagra nel finale con l’infernale flower lover in cui fa capolinea il sax devastante di Paolo Vasoli; la voce in tutto questo procede calma e distaccata (fattore che verrà accentuato in futuro), scandisce, in un recitato svogliato, i testi alla maniera di un Iggy Pop ormai alla frutta e intento a sparare le sue ultime cartucce.
“Metallic Diseases” rappresenta certamente un riepilogo di quello che gli Starfuckers sono stati agli esordi, azzera le loro istanze e li ripropone per un futuro all’epoca impensabile.

Il successivo mini-lp, “Brodo di Cagne Strategico” (Electric Eye, 1991) è il primo vero grande disco degli Starfuckers sebbene la sua uscita sarà determinante soprattutto per le sorti della musica nazionale. È infatti un disco capitale per l’Italia la cui influenza si rifletterà su tutto il decennio successivo. Innanzitutto segna la svolta della lingua da quella inglese a quella italiana. All’epoca nell’underground nostrano, quello che diventerà poi ‘il rock in italiano’ nell’infelice connotazione che verrà dato al movimento, nessuno osava tanto. Dopo di loro tutti canteranno nella propria lingua madre tra cui i Massimo Volume che fecero di quel parlato/declamato introdotto da Manuel Giannini anni prima, il loro marchio di fabbrica. Gli Starfuckers sono stati degli anticipatori, tuttavia le loro strade con il circuito nazionale si incroceranno solo in pochissime ma fondamentali occasioni: la produzione e la co-produzione rispettivamente del primo e del secondo disco dei Massimo Volume ad opera dello stesso Giannini e qualche evento dal vivo.
In “Brodo di Cagne Strategico” sono presenti alcuni elementi di continuità col passato (il recitato, l’uso del sax che diventa predominate, la rilettura di cold white cancer, rinominata per l’occasione freddo bianco cancro), ma è un lavoro che continua ed evolve il suono di “Metallic Diseases” anche se non al punto da anticipare le cose straordinarie che realizzeranno da “Sinistri” in poi.
Nel frattempo sono cambiate anche le influenze, risalenti adesso più che mai anche al freejazz, al noise e alla no wave. “Brodo di Cagne Strategico” è diviso in due parti, un lato ‘zero’ e un secondo lato ‘zero zero’; il primo di questi è occupato da due brani significativi: saturazione è un manifesto rumorista sia a parole che a fatti, mentre freddo cancro bianco rileva una delle presenze ed influenze più costanti nel disco ovvero il free jazz. Il sax di Paolo Vasoli (di marca colemaniana) scorazzerà infatti in lungo e in largo e in questo pezzo specifico affoga il suono in una oscura e malata atmosfera newyorkese mentre la voce di Manuel descrive disturbanti scenari sessuali. Il secondo lato invece è dominato da brevi takes sperimentali: il connubio chitarra/sax di calma piatta, la ripresa di saturazione parte II e la conclusiva strategie operative. Tra queste trova spazio la no wave da incubo di conseguenze. Il riferimento nel titolo a “Bitches Brew” di Miles Davis sarà più chiaro solo se riletto alla luce di quello che verrà in seguito.
Tra questo disco e il successivo passano all’incirca tre anni in cui gli Starfuckers si fanno notare per alcune partecipazioni ad importanti compilation: la già citata “death valley 69” nel tributo ai Sonic Youth (2); grado zero con il campionamento della telefonata in cui le brigate rosse annunciavano la morte di moro (3); mechanical man dal tributo a Charles Manson (4); la cover dei Beatles “dear prudence”, importante per i motivi che vedremo tra poco (5).

Tra “Brodo di Cagne Strategico” e “Sinistri” c’è uno scarto di non poco conto e quindi si rende necessario analizzare le vicende che intercorrono in questo periodo; dopo il 1991 il gruppo cambia: Verdaschi lascia e Paolo Casini muore; al loro posto, Mauro Vasoli, già presente in “Brodo di Cagne Strategico”, diventa una presenza stabile al basso ed entra in scena anche Alessandro Bocci ai giradischi, miscelatore, sintetizzatore analogico e audiometro, la cui prima partecipazione è appunto nella rilettura della dear prudence dei Beatles.
Dicevamo del ruolo determinante giocato da “Brodo Di Cagne Strategico” nell’ambiente musicale italiano; “Sinistri” invece abbatte i confini nazionali per diffondere il culto anche all’estero. È il disco che li farà conoscere e li proietterà tra i più importanti musicisti internazionali. Con “Sinistri” inizia un percorso che porterà la band a realizzare una triade di dischi fondamentali: seguiranno “Infrantumi, il disco della svolta, e “Infinitive Sessions” le cui idee resistono tuttora nel lavoro della band.
In “Sinistri” (Undergrund records, 1994) c’è il tentativo, del tutto riuscito, di rendere l’avanguardia rock. Sono stati i primi a farlo e anche quelli che l’hanno fatto meglio. L’intenzione di “Sinistri” è quella di riassumere entro sette brani alcune della più significative tecniche compositive di questo secolo, serialismo minimalismo, jazz modale, musica aleatoria, concreta, elettroacustica e indeterminata rendendo tali tecniche assimilabili alle strutture elementari e ripetitive del rock and roll. Un riff ripetuto su un ritmo semplice e costante e nello stesso tempo praticabile a livello esecutivo da musicisti volontariamente o involontariamente dotati di scarso bagaglio tecnico. Con queste parole gli Starfuckers esponevano in modo limpido il concetto alla base di “Sinistri”. Un’idea semplice ma rivoluzionaria.
Fin dall’iniziale derivazione/attesa salta all’orecchio lo stile tagliente della chitarra di Giannini che diventerà di lì a poi un marchio di fabbrica oltre che essere ulteriormente sviluppato nei dischi successivi. Come leggerete nell’intervista che seguirà, “Sinistri” nasce dall’assimilazione e l’interessamento verso le istanze musicali più avanguardiste e sperimentali, da Cage a Stockhausen e Miles Davis, di cui gli Starfuckers ci daranno un’interpretazione assolutamente originale e ‘rock’. L’innesto di Bocci risulta determinante ampliando il ventaglio di strumenti e di suoni ai servigi del gruppo: 251.infinito, con la partecipazione anche di Francesco Nervi al didjeridoo, prende le mosse da una progressione jazz ma raggiunge un climax indefinibile paragonabile a detta loro, e non si fa fatica a crederli, all’immagine di un’astronave esplosa alla deriva. In primo luogo è solo un piccolo frammento di pianoforte ma resterà a lungo impresso nella mente dell’ascoltatore. Con mutilati vi sarà istantaneamente chiaro a chi i Massimo Volume debbano gran parte del proprio suono; zentropia gioca con i silenzi, è ancora indeterminata ed aleatoria, John Cage il riferimento; Ordine pubblico è definitivamente rock. Il disco si chiude poi col botto: macrofonie la è un capolavoro totale, una piccola sinfonia contemporanea ricavata dai suoni parassitari, cioè quei suoni creati nell’atto stesso di suonare. In tutto questo i testi di Giannini, taglienti e spogli, regalano alcune delle più belle liriche mai ascoltate. La ristampa del disco, pubblicata nel 1999 ad opera dalla personale Lessness, contiene altre due perle: un estratto di quindici minuti dal vivo nel 1995 e quattro studi (su un’intervista) II che continua il discorso musicale di macrofonie la.
La bellezza del disco conquisterà anche oltreoceano e l’americana Drunken Fish pubblicherà un singolo con due pezzi di “Sinistri”: ordine (ovvero ordine pubblico ) e derivazione/attesa.

Dopo “Sinistri” il gruppo subisce un’ulteriore ridimensionamento di line up. Rimangono solo in tre: Manuel Giannini, Alessandro Bocci e Roberto Bertacchini. Tre come un classico trio rock, con l’elettronica che sostituisce il basso. Cambia anche qualcosa nel suono. Il disco nato da questo split, ”Infrantumi” (Lessness / Drunken Fish,1999), rappresenta un punto cruciale nella carriera del gruppo. Sarà un disco che detterà le coordinate per lo sviluppo dei lavori successivi. Da qui si svilupperà la tecnica chitarristica che porterà Manuel Giannini a rivelarsi uno degli innovatori più intriganti dello strumento; stesso discorso vale per Roberto Bertacchini, semplicemente straordinario alla batteria. “Infrantumi” è sfuggente; nei sui infiniti silenzi diventa puro rumore bianco ma percepito stavolta a livello mentale e non uditivo. Un disco che si presenta come un monolito ma che a discapito dell’apparente rigorosità rivela all’ascoltatore attento un mondo infinito di suoni e particolari. Gli Starfuckers sezionano e destrutturano la musica, spezzano il tempo ricomponendolo in maniera asincrona e non metrica. Eliminano e sottraggono suoni alla musica come un nastro che al contatto con le mani si smagnetizza, tutto in modo non deciso ma solamente ‘successo’, accaduto. Adesso Manuele con le parole sibila e la sua voce si inserisce nel tessuto sonoro come un vero e proprio strumento. Anche i testi si adattano alla musica e come questa, sono destrutturati e in forma di cut up; a livello di contenuto sembrano più esistenziali e introspettivi. La lezione di macrofonie la e l’uso dei suoni parassitari ritorna anche in questo disco: gli Starfuckers diventano una sola cosa con l’ambiente circostante.
Al disco partecipano oltre a Gianni Ginesi, anche un bel po’ di membri di Massimo Volume e un cerchio finalmente si chiude.
“Infrantumi”, in definitiva, instaura un processo di trasformazione rock che si completerà col successivo lavoro. Quanto più la musica si riduce all’osso, quanto più si libera dagli orpelli e diventa essenziale, allora si sarà avvicinata all’essenza vera del rock. Gli Starfuckers diventano così un definitivo power trio.
Il disco garantisce alla band il raggiungimento di uno status che pochissimi altri al giorno d’oggi sono riusciti ad ottenere. Da questo momento la loro storia raggiunge anche contorni epici: al Link di Bologna, nell’ambito della manifestazione “Distorsione”, gli Starfuckers si esibiscono in un concerto maratona della durata di cinque ore, suonando, ininterrottamente, dalle undici di sera all’alba. Da questo show sarebbe dovuto uscire un doppio disco live sempre per la Drunken Fish ma un difetto di registrazione manderà tutto a monte. Vengono poi invitati dai Sonic Youth (che li ringrazieranno più volte della loro presenza) ad aprire i loro concerti italiani e lo stesso succede con i Sun Plexus in Francia. Desteranno la curiosità di Lydia Lunch che domandò chi fosse quella band che suonava come in un ‘eterno soundcheck’, definizione poi ripresa dagli Starfuckers per un brano di “Infinitive Sessions”.
Ancora tra il 1999 e il 2001 partecipano a tre magnifiche compilation, due italiane e una straniera, con brani inediti fantastici; in “Tracce” (6) con rogi, in “Atomic Milk Throwers” (7) con linda lovelace e in “i am a pothographer” (8) con 30.0 31.0

Nel 2002 è la volta di “Infinite Sessions” (Dbk Works), disco che sviluppa ulteriormente lo studio sul tempo, l’asincronia e le ritmiche non metriche. Stavolta però oggetto della destrutturazione e dell’analisi del trio è la musica nera, nelle sue forme primitive di blues, rock e funk: il Miles Davis elettrico (prima metà ’70), Sly & The Family Stone, James Brown o Jimi Hendrix forniscono nuovi spunti che vengono uniti alla mai sopita passione per Cage, Stockhause e il free jazz. Manuel Giannini rispolvera il wah wah e viene recuperato l’accompagnamento improvvisativo tipico del funk, il vamp, che subisce il trattamento-Starfuckers. Il disco può essere idealmente diviso in tre parti: la prima che comprende blues off, drive on, off blues, la seconda rappresentata lunga eternal soundcheck (un estratto dal concerto che indusse la Lunch a coniare questo titolo) e una terza con funked x e vamped x , i pezzi più vicini al suono attuale. Manuel Giannini, Alessandro Bocci e Roberto Bertacchini per la prima volta si ritrovano in completa solitudine, si chiudono a riccio per dar vita a un disco sanguigno e terreno. Le chitarre di Giannini sono uno spettacolo, la batteria di Bertacchini raggiunge livelli impressionanti e Alessandro Bocci diventa più essenziale che mai prendendosi un grosso spazio soprattutto nella parte centrale costituita da eternal soundcheck, elettronicamente oscura e ulteriormente di rottura.
Il disco purtroppo viene distribuito malissimo ma non impedirà di estendere il culto degli Starfuckers anche all’estero. I Matmos infatti campioneranno, senza riportarlo nei credits, alcune parti di batteria di “Infinitive Sessions” per il loro “The Civil War” (2004); un comportamento doppiamente scorretto alla luce del no copyright che da sempre contraddistingue le uscite degli Starfuckers.

Nel 2003 infine, la decisione di cambiare nome e di adottare al suo posto il moniker di Sinistri dal loro primo capolavoro internazionale.
Di fatto le cose non cambiano: i Sinistri continuano sulla scia di quello fatto nel passato. Solamente, se vogliamo, ne allargano le prospettive arrivando addirittura a sdoppiarsi: dal vivo assumono infatti la dicitura di Sinistri++ accogliendo il manipolatore elettronico Dino Bramanti (che parteciperà anche alla registrazione del nuovo “Free Pulse”). Nella dimensione live i Sinistri sperimentano e sviluppano la loro ricerca musicale e sonora sullo spazio circostante. Esemplare il modo in cui lo fanno: dal vivo suonano in pratica in una location separata dal palco (lo scorso novembre a Bologna hanno suonato in un bagno) con due telecamere fisse che attraverso due apparecchi televisivi in b/n trasmettono le immagini nella sala dove è presente sia il pubblico che Dino Bramanti intento a riprocessare il suono in real time. Una dissociazione tra la volontà del musicista e la musica stessa che viene qui portata alle estreme conseguenze. Di questa esperienza, a monte del processo di elaborazione di Bramanti, vengono pubblicati in formato mp3 sul sito dei tu’m (9) e dell’etichetta di Punck, la ctrl+alt+canc (10), alcuni estratti da queste esibizioni live. I primi pezzi della nuova avventura però sono usciti nel 2003 e nel 2004; il primo in mp3 per la interessantissima “Allegorical Power Series” (11) dell’etichetta americana Antiopic (in pratica una serie di compilation che hanno raccolto il meglio della musica avant mondiale) e il secondo per la compilation “Cottage Industrial vol.3” (12) (cd di cui trovate la recensione all’interno di sands-zine) in cui figura anche un altro gruppo italiano, gli OvO. Tutti brani, questi, che anticipano il nuovo corso e che, oltre ai già citati legami col passato, contiene anche una novità dal punto di vista teorico (e pratico).
All’inizio del 2005 arriva finalmente il nuovo “Free Pulse” per la benemerita etichetta svedese Häpna che, dopo il tentativo di produrre già “Infinite Sessions”, riesce adesso nell’intento di licenziare il nuovo lavoro del gruppo italiano. Il disco, come già detto, prosegue sulla scia di “Infinite Sessions” affiancando alla ritmica di impronta nera, quindi il funk, il blues e il rock, lo studio sulle possibilità dello spazio, concetto tipico della musica bianca. Nell’intervista che segue potrete sapere di più della nascita del disco; qui resta il tempo per sottolineare come “Free Pulse” si presenti compatto come “Infrantumi” e tellurico come “Infinite Sessions”. L’elettronica di Alessandro Bocci è più presente e lega in maniera determinante i suoni della chitarra e della batteria che sono, una volta di più, un puro spettacolo uditivo. In ampstone ritorna anche la voce mentre si registra il primo assolo post-“Metallic Diseases” della storia del gruppo, in holes in between, bellissimo pezzo con una parte centrale contrassegnata appunto da un limpido e lineare nonché atipico, per loro, assolo di chitarra.
“Free Pulse” è il degno successore dei dischi che lo hanno preceduto e come quelli è l’ennesimo capolavoro della più grande ‘rock’ band degli ultimi anni.
Capirete che non è stato facile parlare dei Starfuckers/Sinistri, per la consapevolezza, la preparazione, lo studio e l’approccio oserei dire filosofico che c’è dietro le loro spalle: mai come questa volta le parole migliori sono quelle che gli stessi autori ci danno e quindi invito tutti gli interessati a visitare il loro sito www.sinistri.org nonché a leggere l’intervista con Manuel Giannini.


(1) testo di star fuckers di M. Jagger/K. Richards
(2) da “Gioventù Sonica”, lp pubblicato dalla Electric Eye, 1990
(3) da “Punto Zero Vol.7”, lp, Toast, 1992
(4) da “Comin’ down fast”, 10’’ Helter Skelter, 1996
(5) contenuta nel cd allegato a Bananafish number eleven, 1993
(6) “Tracce”, compilation pubblicata dalla Wallace, 1999
(7) “Atomic Milk Throwers”, Snowdonia, 1999
(8) “i Am A Pothographer”, Plain, 2001
(9) the raum bathroom report exc #1 da “Soundtrack”, compilation scaricabile dal sito www.tu-m.com
(10) the raum bathroom report exc #2 da www.ctrlaltcanc.tk
(11) New York pulse, mp3 contenuto nel volume VII della serie, dicembre 2003, www.antiopic.com
(12) Norway Pulse dal cd-r -r uscito per la Humbag, 2004