`You’re Either Standing Facing Me Or Next To Me´ // `Yurako´ // `My Lord Music, I Most Humbly Beg Your Indulgence In The Hope That You Will Do Me The Honour Of Permitting This Seed Called Keiji Haino To Be Planted Within You´

Autore disco:

Keiji Haino & The Hardy Rocks // Seiko // Keiji Haino

Etichetta:

P-Vine Records (J) // Infogarage (J) // Black Editions (USA)

Link:

p-vine.jp/artists/haino-keiji-the-hardy-rocks
keijihaino.bandcamp.com/album/my-lord-music?

Formato:

CD, LP // CD // 2LP

Anno di Pubblicazione:

2022

Titoli:

1) Down To The Bones 2) Blowin’ In The Wind 3) Born To Be Wild 4) Summertime Blues 5) Money (That’s What I Want) [solo nel CD] 6) Two Of US [solo nel CD] 7) (I Can’t Get No) Satisfaction 8) End Of The Night 9) Black Petal 10) Strange Fruit 11) My Generation // 1) Breath 2) Eyes 3) Hearts // 1 - 9) senza titolo

Durata:

50:39 // 65:57 // 64:36

Con:

Keiji Haino, Shingo Naruke, Toshihiko Katano, Masami Kawaguchi // Keiji Haino, Okinawa Electric Girl Saya // Keiji Haino

dedicato ai fan di haino keiji

x mario biserni (no ©)

Haino Keiji, dall’ultima recensione che gli abbiamo dedicato ad oggi, ha come sua consuetudine pubblicato una quantità spaventosa di dischi. Sono consapevole che l’asso giapponese ha una nicchia di fedeli estimatori che ne acquistano LP, CD, MC, DL e quant’altro indipendentemente dalle recensioni e fregandosene altamente dal giudizio espresso in esse (sia che provengano da celebri super star come Mister Scaruffi sia che provengano da emeriti sconosciuti come il sottoscritto). È per questa ragione che cerco di limitare le recensioni ai suoi lavori ma anche, motivo non secondario, per evitare di trasformare sands-zine in una fanzine haino-dipendente. Però talvolta non resisto al richiamo del cuore e, di fronte ad alcune pubblicazioni particolarmente interessanti, eccomi pronto a tessere le lodi dello sciamano che vien da oriente e non monta destriero. Un rimasuglio di pudore mi sconsiglia però di parlare delle collaborazioni con i Sumac e con Jim O’Rourke, tutti doppi LP, del cofanetto quadruplo insieme a Peter Brötzmann o di quello doppio insieme ai Faust (tutti dischi comunque degni di nota).
Ho preferito concentrarmi su collaborazioni più nuove, underground e/o particolari come quella che ha dato vita a “You’re Either Standing Facing Me Or Next To Me”.
C’erano una volta gli Aihiyō, formazione a tre specializzata nel rifacimento di vecchi brani, ripresi essenzialmente dalla tradizione pop nipponica, con Masami Kawaguchi alla chitarra basso, Ikuroh Takahashi alla batteria e Keiji Haino alla chitarra e canto. Dopo lo spostamento di Haino all’armonica e voce e di Masami Kawaguchi alla chitarra, e la sostituzione del batterista Takahashi con Katano Toshihiko, il trio, nel frattempo diventato quartetto per l’ingresso del bassista Naruke Shingo, ha cambiato il nome in Haino Keiji & The Hardy Rock e ha alzato il tiro dedicandosi alla rilettura di brani ben più famosi attinti dal calderone di mezzo secolo di rock internazionale. Titoli come Blowin’ In The Wind, Born To Be Wild, Summertime Blues, Money, Satisfaction e My Generation si presentano da se. Quelle proposte da Haino & Co sono versioni giapponesizzate, brutalizzate, ingerite e poi vomitate, passate al tritacarne e mondate da ogni accenno di ruffianaggine melodico-popular. Sicuramente mal digeribili per una larga fetta del pubblico. Stando così le cose, e ben conoscendo l’attitudine del giapponese nel trattare le cover, ero estremamente curioso di vedere come si sarebbe comportato al cospetto di Strange Fruit, una delle canzoni più belle di tutto il Novecento, che solo una mente criminale potrebbe decidere di portare al massacro. Non credo ai miracoli, ma qualcosa di simile dev’essere successo nel cervello della furia nipponica se gli è mancato il coraggio di brutalizzare il classico di Billie Holiday allo stessa maniera degli altri brani. Haino si è avvicinato a Strange Fruit con circospezione, con delicatezza, in punta di piedi, e la sua versione a cappella di questo classico è sussurrata, più che cantata, a dimostrazione che anche i samurai hanno un’anima.
In un primo tempo avevo pensato di inserire in questa recensione “Concert à Luz – 2009” accreditato al trio Marteau Rouge (Jean-Marc Foussat, Jean-François Pauvros & Makoto Sato) & Haino Keiji, ma in direzione d’arrivo ho deciso di sostituirlo con il più fresco “Yurako” (traducibile con pleasure) del duo Seiko (traducibile con spirit). Si tratta di una collaborazione fra Haino (voce, percussioni, flauto etnico e hurdy gurdy) e una giovane musicista che si fa chiamare Okinawa Electric Girl Saya (voce, synth, campana tibetana). “Yurako” è un autentico spaccato della società giapponese, con le sue contraddizioni e le sue schizofrenie, al cui interno elementi altamente tecnologici si sviluppano accanto ad aspetti sostanzialmente primitivi. Suoni onomatopeici, che fanno pensare ad ambientazioni naturaliste, fanno da contraltare a violente scariche elettriche così come nenie infantili si scambiano il testimone con depravate urla guerresche. Scampoli di improvvisazione primordiale convivono con elementi di musica spaziale. La strumentazione, di concerto, comprende flauti di legno primitivi e campane tibetane, strumenti a percussione, strumenti tecnologici arcaici (hurdy gurdy) e moderni (synth).
Il terzo titolo della recensione, a proposito di hurdy gurdy, riguarda un doppio LP registrato in concerto a Los Angeles nel 2019 totalmente suonato su questo dinosauro della musica meccanica. Il disco compendia tre CD registrati in studio e dedicati da Haino allo studio di questo strumento (pubblicati su P.S.F. e Tokuma). È incredibile come la mano del giapponese, all’apparenza brutale, riesca a piegare il suono di uno strumento tendenzialmente assai rigido.
Da notare che in nessuno dei tre dischi Haino suona la chitarra, strumento che solitamente viene associato alla sua persona.
Se siete interessati a un bel poker cercate infine di ritracciare “Whenever Wherever Quietly Plotting So That It Can Keep On Becoming (Resonating)”, un sette pollici pubblicato dalla Sub Pop per il club dei singoli nel quale Haino si cimenta al saz (un liuto della Turchia).

Prossimi top: “Le Jardin Sonore” // “Tuscany Music Revolution” dei Sonoria // TMR; “Spiralis Aurea” di Stefano Pilia; “Twofold” // “Made Out Of Sound” // “Decameron” di Onno Govaert & Verhoeven / Serries // Chris Corsano & Bill Orcutt // Philipp Schaufelberger & Pierre Favre; “Orchid Music” // “Green Album” di Juraj Kojš // The Vegetable Orchestra; “Ossi – Album Su Lp” di Ossi; “Monk On Viola” di George Dumitriu; “Ornettiana” di Monica Nica Agosti – Shapex; “Transient” // “Herbstreise” dei Clairvoyance // Nicola Guazzaloca & Gianni Mimmo; “Trónco” dei Trónco; “Mycelium” // “The Asocial Telepathic Ensemble” degli Spill // Autori Vari; “Tales From An Underground River” degli Open To The Sea; “Perlée De Sève” di Roxane Métayer; “Sonatas & Interludes” // “Concord” // “The Time Curve Preludes” di Agnese Toniutti // Phillip Bush // William Duckworth ...


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Data Recensione: 24/6/2023

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`Conjugate Regions´  

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`Black Holes Are Hard To Find´  

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`The Soundtrack Of Your Secrets´  

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`Landscapes And Lamentations´  

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