tepuy – el mundo perdido    di e. g. (no ©)




Aparaman_Tepuy
Se esistono ancora luoghi definibili misteriosi a causa del loro assetto naturale, cioè indipendentemente dall’intervento di esseri viventi che ne hanno cambiato l’equilibrio com’è il caso di Nazca e Stonehenge, e quindi luoghi come l’Ayers Rock o l’Himalaya dello Yeti, luoghi la cui aura di mistero non proviene dal futuro, cioè non è trasmessa da ipotetiche civiltà superiori appartenenti ad altri universi attraverso segnali di varia tipologia, bensì è retaggio di un passato che precede la comparsa stessa dell’uomo sulla Terra, se esistono tali luoghi, i Tepuy venezuelani ne rappresentano indubbiamente l’essenza. A partire dal nome attribuitogli dagli abitanti originari di quei luoghi, ovvero dagli indios Pemón, che viene tradotto con un improbabile montagna, quando in realtà quegli altopiani attraversati da profondi cañon non hanno affatto l’aspetto della montagna come viene comunemente intesa, piuttosto si tratta di altipiani rocciosi che a volte appaiono vrstiti da un cappello o da una corona di nubi.Sir_Arthur_Conan_Doyle Queste ‘mesas’ erano considerate dagli indios come luogo di residenza degli spiriti, e in questo senso si ripete una storia vecchia di secoli, quella delle alture deputate ad ospitare 'dei e spiriti', basti pensare all’Olimpo dei greci e ai monti sacri di numerosi altri popoli (una interessante ricerca sulla sacralità delle montagne è quella di Edwin Bernbaum nel libro “Le Montagne Sacre del Mondo” pubblicato da Leonardo, documentato con splendide immagini, nel quale è scritto: ’Talvolta una montagna è sacra proprio perché è situata ai confini del mondo conosciuto, in un territorio di imperscrutabile mistero lontano dal centro di ogni cosa’).
La storia recente dei Tepuy è legata a tre personaggi leggendari: Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930), James Crawford (Jimmie) Angel (1899-1956) e Aleksandrs (Alejandro) Laime (1911-1993).

Sir Arthur Conan Doyle è ben conosciuto come l’inventore di Sherlock Holmes ma, oltre alla serie sul famoso detective, ha scritto anche altri racconti fra i quali “The Lost World”. Doyle rimase talmente colpito dalla descrizione dei Tepuy che, pur non avendoli mai visti, decise di ambientare questo racconto in uno di essi, esattamente nel Roraima.edizione_storica_di_The_Lost_World La storia narra di una spedizione che parte alla ricerca di un fantomatico ‘mondo perduto’ e lo trova in questo altopiano, isolato dal resto del pianeta, dove vivono forme di vita incredibili da immaginare, come varie specie di dinosauri e tribù di uomini primitivi. “The Lost World” fu scritto nel 1912, trent’anni prima che nascesse Michael Crichton, e nel 1925 divenne noto nella riduzione cinematografica di Harry Hoyt. Il film di Hoyt è un classico che ha precorso le tecniche di utilizzo degli effetti speciali, ed ha ispirato numerose altre opere quali lo stesso King Kong. Una seconda celebre versione cinematografica del testo di Doyle, questa volta con il sonoro, fu fatta nel 1961 da Irwin Allen.

Jimmie Angel era un pilota nato nel Missouri che, negli anni Trenta, si spinse a sorvolare i Tepuy alla ricerca del mitico ‘El Dorado’. Inizialmente agì come pilota di un tale J.R. McCraken, il quale aveva sentito dire di un’intera montagna d’oro al confine fra Venezuela e Brasile. McCraken conobbe Angel nel 1921 e gli pagò un anticipo di $ 5,000 che il pilota utilizzò per comprarsi un piccolo aereo.Jimmie_Angel_e_Marie I due atterrarono nei Tepuy e sembra che trovarono una piccola quantità del metallo prezioso. Angel tornò a sorvolare i Tepuy a più riprese, anche abbagliato dai riflessi rossastri delle acque dovuti alla forte quantità di tannino, ma non trovò mai l’oro. Nel 1935 riuscì a farsi finanziare le ricerche dalla compagnia “Case Pomeroy” e fu in tale occasione, il 25 di Marzo, che avvistò una formidabile cascata (ma alcuni sostengono che l’avesse individuata già nel 1931). Nel 1937 tornò nei Tepuy, con la moglie Marie Sanders e un tal Joe Meacham, e atterrò nel plateau dell’Auyán-Tepuy, dal quale la cascata si getta nel vuoto. I tre, impossibilitati a riprendere il volo per problemi tecnici, discesero dall’altopiano a piedi cercandosi un passaggio fra le ripide pareti rocciose e, dopo 11 giorni di viaggio nella foresta pluviale che si stende alla base dei Tepuy, riuscirono a tornare nel mondo civile. Angel tornò ancora su quei monti e nel 1942 si perse nella giungla, purtroppo si persero anche alcuni aerei militari destinati al suo salvataggio e il governo venezuelano, che lo ritenne responsabile di ciò, lo espulse definitivamente dal paese come elemento indesiderabile ('persona non grata').Alejandro_Laime La cascata si è in seguito rivelata come la più alta del mondo, con i suoi quasi 1000 metri, e seppure fosse già conosciuta dagli indios con il nome di Parekupá-merú venne ribattezzata Salto Angel in onore del pilota. Dopo la morte, avvenuta a Panama per un incidente d’atterraggio, il suo corpo venne cremato e, in rispetto alla sua volontà, le ceneri vennero disperse proprio negli effluvi della ‘sua’ cascata.

Aleksandrs Laime raggiunse il Venezuela dalla natia Lituania, sembra, nel 1940. Nel 1947 si trasferì nella zona dei Tepuy dove visse in una capanna, descritta come una biblioteca stracolma di libri, fino alla sua morte avvenuta nel 1993 (alcune fonti parlano del 1994). In tutti quegli anni ha esplorato quel mondo compiendo ricerche e raccogliendo dati. Si devono ai suoi racconti e ai sui disegni le più moderne leggende circa la presenza di forme di vita preistoriche in quegli altipiani. Considerato in vita come un eremita pazzoide, un visionario farneticante, un ciarlatano, un nazista in fuga, dopo la morte è stato rivalutato (e quando mai non succede) e molti luoghi (accampamenti e punti panoramici) sono stati dedicati alla sua inusuale ed ermetica figura.

Oreophrynella_quelchii Se non proprio dinosauri sono sicuramente molte le forme di vita animali e vegetali endemiche dei Tepuy, ed ancor più numerose sono le rocce che gli elementi naturali hanno scolpito donandogli le forme più svariate. Fra l’Oreophrynella quelchii (un rospo grande come l’unghia di un pollice) e rocce chiamate la ‘tartaruga’ o la ‘sentinella’ l’unica differenza sta nelle dimensioni e nel fatto che il primo si muove e le altre no, se non sollecitate da una buona dose di fantasia. Perché con l’aiuto di quelle che sono nubi, viste dabbasso, ma per chi si muove nei plateau sono nebbia, e con l’aiuto di qualche additivo, magari anche solo alcolico, non è difficile far volare l'immaginazione. L'aria magica del luogo invita a farlo.

Ma, geologicamente, cosa sono e come si sono formati i Tepuy? Bella domanda. L’altipiano si è formato già prima che il grande continente del Gondwana si spaccasse per dare vita a quelle grandi piattaforme di terra emersa conosciute come Africa e Sud America. Durante il processo di separazione si crearono nel plateau numerose fenditure che, con la successiva erosione delle acque, divennero dei profondi cañons ricoperti dalla lussureggiante vegetazione della foresta pluviale.

un_disegno_di_Laime Come fare per visitare questo affascinante ambiente conosciuto anche come ‘Gran Sabana’ (da non confondere con Sabana Grande che è un quartiere commerciale di Caracas)? Altra bella domanda. La visita ai Tepuy è una delle cose meno facili che esistono e richiede due elementi fondamentali: tempo e denaro. La cosa buffa è che i due elementi sono inversamente proporzionali e più tempo uno ha a disposizione e meno denaro gli serve. Per un gruppo numeroso la visita ai Tepuy è logicamente più economica, dal momento che alcune spese vengono a dividersi. Così è per chi vuole veramente conoscere e comprendere questo posto ancora così selvaggio e in parte inesplorato, mentre per chi intende limitarsi a qualche giorno di permanenza in un villaggio turistico, con visita al Salto Angel rinchiuso nelle viscere di un piccolo aereo, le cose sono chiaramente più semplici. Il periodo migliore per andare è la stagione delle piogge, da settembre a dicembre, perché gli spostamenti via fiume sono favoriti e perché alcuni spettacoli naturali, come le numerose cascate, sono ben più apprezzabili. Logicamente le escursioni in foresta o negli altipiani richiedono l’utilizzo delle esperte guide Pemón. E tenete sempre conto che in una zona di frontiera come questa i figli di buona donna sono molto più numerosi dei santi.

La mia visita risale a quasi quindici anni fa, non esistono appunti e quindi devo appellarmi alla memoria e alla fantasia, che come già detto è ben facilitata dalle caratteristiche del luogo, oltrecché a quanto scritto da altri. Le parole che leggerete sono quindi il frutto di esperienze personali, di testimonianze raccolte su libri, guide e quant’altro e di pura invenzione. D’altronde in luoghi come questi una ‘verità’ non esiste, e se interrogherete mille persone per avere un'informazione state pur certi che vi daranno mille risposte diverse. Ognuno si crea le sue idee, le sue informazioni, i suoi orari e i suoi percorsi. Questa è la frontiera, una zona non stabile in continuo movimento, e quello che ieri era vero oggi non lo è più.
Il punto di partenza è Ciudad Bolívar, la capitale del grande sud situata sulla sponda meridionale dell’Orinoco, raggiungibile da Caracas in aereo o più economicamente in autobus (il viaggio dura circa 10 ore). Al tempo della mia visita (1992) la città era piena di scritte inneggianti alle ragioni della causa araba. Quello venezuelano è un mondo, e un modo di vedere, completamente diverso da quello europeo, ma è impossibile non intuire dietro ad esso la rabbia di chi subisce ormai da anni lo strapotere neocoloniale e la prepotenza della superpotenza nordamericana.The_Lost_World_di_Harry_Hoyt Povero Venezuela, potremmo dire parafrasando Laurie Anderson, così lontano da dio e così vicino agli Stati Uniti d’America. Solo tre anni prima a Caracas c’era stato il ‘caracazo’, una rivolta popolare esplosa a causa di un esoso aumento nel prezzo del pane. Mi raccontavano dei venezuelani che, a un certo punto, erano gli appartenenti alle stesse forze dell’ordine a far saltare i lucchetti nelle porte dei negozi per creare, attreverso i saccheggi, un deterrente in grado di incanalare e stemperare la furia dei rivoltosi. Fu così che i commercianti pagarono il conto anche per la classe politica dirigente che, invece, rimase tranquillamente al suo posto.
Ciudad Bolívar, amichevolmente detta ‘el Bolívar’, è comunque una piccola cittadina più vivibile della capitale. Situata in un punto in cui l’Orinoco attraversa una strettoia, ed è impressionante attraversare il fiume in battello e sentirne l’immensa forza, originariamente venne chiamata Angostura (strettoia) e fu poi ribattezzata con il suo nome attuale perché Simon Bolívar vi fissò il suo quartier generale durante la fase finale della guerra d’indipendenza.The_Lost_World_di_Harry_Hoyt E fu ancora a Ciudad Bolívar che, nel 1819, si tenne il congresso che diede vita alla Gran Colombia, repubblica pan-latinoamericana che comprendeva Venezuela, Colombia ed Ecuador. A Ciudad Bolívar è bene fare gli acquisti necessari per il proseguimento del viaggio, perché mentre alcune cose è bene portarsele dall’Italia (scarpe da trekking, mantella per la pioggia, un fornellino a gas, una lampada a pile…) altre è preferibile acquistarle in loco. Indispensabile è l’amaca, con relativa zanzariera, e utili possono rivelarsi anche un machete e un coltello a serramanico. È bene fare attenzione alla funzionalità e non all’aspetto di tali oggetti: l’amaca, per esempio, è consigliabile di grandi dimensioni e in stoffa compatta (potete trovare tutto presso una mesticheria ben fornita). Prima di lasciare la ‘ciudad’ è bene fare anche una piccola scorta di cibi in scatola e/o liofilizzati. Infine, ma questo al ritorno, presso alcuni gioiellieri di Ciudad Bolívar si possono acquistare piccole pepite d’oro ad un prezzo abbordabile. Da El Bolívar, andando verso sud-ovest, c'è una strada che costeggia l’Orinoco fino a raggiungere, in una mezza giornata d’autobus, Puerto Ayacuchu, capitale dell’amazzonia venezuelana vera e propria. Inutile dire che anche questo itinerario rappresenta un mondo carico d’interessanti visioni ed esperienze.

The_Lost_World_di_Irwin_Allen Per quel che riguarda i Tepuy è invece quasi indispensabile muoversi via cielo. Da Ciudad Bolívar piccoli aerei portano ai villaggi da cui può essere effettuata la visita al Salto Angel: Canaima e Kamarata, rispettivamente poste a nord-ovest e a sud-est dell’Auyán-Tepuy. Entrambi i luoghi sono attrezzati turisticamente, con strutture più (Canaima) o meno (Kamarata) complesse. L’amaca, o una tenda, vi permetterà di evitare le grinfie di tali strutture. Personalmente non sono stato a Kamarata e, quindi, posso solo dire di Canaima che è posta sulla riva di una splendida laguna, nella quale si gettano in cascata le tumultuose acque del Río Carrao (un affluente del Río Caroní, che a sua volta è un affluente dell’Orinoco). Da ‘El Bolívar’ si viaggia su un piccolo aereo che sorvola una savana selvaggia con solo qualche insediamento sparso. L’atterraggio, con in bella vista il fronte del salto Hacha attraverso il quale il Río Carrao si getta nella laguna, è spettacolare. A Canaima non si sta male e sono possibili numerose escursioni per le quali, visti i prezzi, è bene aggregarsi in gruppi piuttosto numerosi. In questi luoghi la principale via di comunicazione è l’acqua (o, per piccoli tratti, la savana in fuoristrada, a cavallo o con carrozze trinate da trattori), ed è per via d'acqua che potete raggiungere i posti di maggior interesse.The_Lost_World_di_Irwin_Allen E la meta massima di chi giunge in questo villaggio non può essere che la risalita del fiume Carrao e del suo affluente Chúrun, due o tre giorni di navigazione su piccole barche a motore, fino a giungere alla base del leggendario Salto Angel. Si viaggia con tutt’intorno il maestoso scenario dei Tepuy (che spesso hanno la cocuzza coperta di nubi), attraverso i flutti dei tumultuosi corsi d’acqua e circondati dalla foresta pluviale. Si vive quotidianamente fra suoni e visioni inedite, con animali assurdi, nidi di uccelli che pendono dai rami degli alberi come prosciutti, formiche grandi quasi quanto la locomotiva di un trenino da modellismo e piante d’appartamento che, in questo loro ecosistema, hanno il fisico di veri e propri alberi. Durante la notte la musica cambia rispetto al giorno e, mentre le lucciole lampeggiano i loro messaggi e un coro di ‘sapos’ sembra un latrare di cani, conviene rannicchiarsi fra amaca e zanzariera per proteggersi dai ferocissimi jején e puri puri. La visione del salto è qualcosa di stupefacente, e confrontare direttamente i mille metri del salto con i piccoli aerei da turismo in volo panoramico rende in modo incredibile l’idea delle proporzioni.1937_Marie_Sanders_nel_Auyán-Tepuy Due ore di cammino in foresta portano alla base della cascata, ma quando ci sono andato io era il periodo di secca e sono rimasto quasi deluso dalla poca acqua che cadeva. Poi ho capito che la caduta da quell’altezza faceva sì che l’acqua si nebulizzasse. Bastava però dare tempo alla stessa di raccogliersi e, poco più a valle, c’era già un grosso torrente che scorreva con forza poderosa. Tutte le compagnie che effettuano quest’escursione hanno, dislocati lungo il percorso, accampamenti organizzati per cucinare e per dormire (naturalmente in amaca), quindi nel prezzo è compresa anche la parte culinaria (almeno accertatevi che lo sia).

L’altro grande percorso attraverso l’habitat dei Tepuy è quello che da Ciudad Guayana porta verso il sud, a Santa Elena de Uaran. Arriverete così ad uno sputo dal confine con il Brasile, e nella città di Santa Elena già se ne respirano i sapori, che può essere raggiunto e superato per proseguire, attraverso la 174, fino a Boa Vista e Manaus. Ciudad Guayana è raggiungibile, in circa un'ora e mezza di autobus, direttamente da ‘El Bolívar’.1937_i_coniugi_Angel_e_Joe_Meacham_tornano_alla_civiltà La città è dislocata nella sponda sud dell’Orinoco, nel punto in cui il Rio Caronì si getta su di esso. In realtà la città è rappresentata dall’unione di due località piuttosto distinte: la più caotica San Felix, sulla sponda orientale del Caronì, e la più moderna Puerto Ordaz, sulla sua sponda occidentale. I venezuelani continuano a considerare i due centri come entità separate. Ciudad Guayana è la porta d’accesso anche per raggiungere Tucupita, la cittadina che si apre su quell’immenso dedalo di canali che è il delta dell’Orinoco, un ambiente selvaggio e visitabile solo per via d'acqua che rappresenta un altro continente a se stante.
La strada che da Ciudad Guayana porta a Santa Elena, circa 10 ore di tragitto, dopo El Dorado entra nella Gran Sabana vera e propria, che poi percorre da nord a sud. Qui le fermate sono indicate non tanto per centri abitati quanto per chilometri (il bivio per El Dorado è segnato come Km 0). Sono possibili numerose soste per visitare luoghi spettacolari e corsi d’acqua con numerose cascate, nei cui pressi è sempre possibile fare un buon bagno:Alejandro_Laime_al_Salto_Angel_(2°-da_sinistra) Salto El Danto (Km 120), Salto Kawi (Km 195), Salto Kama (Km 202), Quebrada Pacheco (Km 273), il centro termale Balneario Suruapé (Km 244), Salto Yuruani (Km 246) e Quebrada De Jaspe (Km 273). Al Km 250 si trova San Francisco De Yuruanì, il punto di partenza per l’ascesa al Roraima (il Tepuy sul quale è ambientato “The Lost World”), che è situato ad oriente della strada ed è fiancheggiato del suo gemello Tepuy Kukenán. Come in tutti i territori Pemon è obbligatorio prendere una guida. Partendo a piedi da Santa Elena l’ascesa è di tre-quattro giorni. La prima parte del percorso, percorribile anche in jeep, porta al villaggio di Paratepui. Si tratta della parte più faticosa da affrontare in quanto presenta numerose erte. Da Paratepui si attraversa poi un altopiano di praterie fino alla base del Roraima, dove è bene trascorrere qui la notte per salire nel Tepuy al mattino presto, ed è questa una bella camminata che può svolgersi fra arcobaleni e piogge d’argento, ma può essere anche resa inquietante da incontri indesiderabili, come quello con un temibile ‘serpiente de cascabel’. L’ultimo tratto è percorribile in due-tre ore ed è molto leggero, al di la delle apparenze, perché si sale dolcemente in una fenditura ombreggiata della roccia fino a raggiungere il plateau della maestosa sierra.
Come si tocca il plateau si resta colpiti dalle fenomenali forme scolpite dagli elementi, come quelle di una incredibile tartaruga di roccia appollaiata su un birillo, di roccia anch’esso, relativamente più piccolo. Si cammina in questo paesaggio brullo fino al salire della bruma, quando tutto assume un aspetto magico e irreale. Allora questo insondabile mondo di pietra sembra improvvisamente animarsi. Tutte quelle forme, dapprima così immobili, prendono vita e il plateau si popola di fantasmi. Un gruppo di ricercatori ti sfila a pochi metri di distanza come se si trattasse di una congrega di spettri diretti ad un sabba, e tutte le altre forme che ti circondano sembrano muoversi circospette portandoti direttamente dentro al romanzo di Doyle. E allora capisci cos’è, al di là della bramosia d’oro, ad aver fatto ritornare su queste mesas Jimmie Angel tutte quelle volte. E capisci anche perché Aleksandrs Laime abbandonò la civiltà per vivere in queste foreste come un eremita. E capisci come il mistero può entrare a far parte della tua realtà quotidiana. Il Roraima, tornando alla realtà, è anche il punto d’incontro di ben tre confini, quelli che dividono Brasile, Venezuela e Guyana.

Lungo la statale, al Km 147, c’è una deviazione che porta verso occidente, attraverso una strada sterrata, fino al piccolo villaggio indio di Kavanayen. Da qui è possibile visitare altri salti d’acqua di notevole fascino quali il Karuai-Meru e Chinak-Merù (noto anche come salto Aponguao). Ma, soprattutto, da Kavanayen parte un sentiero che, in circa una settimana di cammino, porta a Kamarata.
Rio_Carrao
Consigli di percorso: per chi ha poco tempo a disposizione è bene affrontare singolarmente le piccole tappe, sfruttando per gli spostamenti i piccoli aerei locali. Per chi ha invece molto tempo il percorso consigliabile è il seguente (se si è in gruppo prendendo guide e mezzi e se si è soli aspettando le occasioni per aggrupparsi ad altri): la prima tappa è necessariamente Canaima, raggiungibile in aereo da Ciudad Bolívar, ed arrivati a Canaima si prova a trattare per raggiungere via fiume Kamarata, magari in più tappe e con visita al Salto Angel. Da Kamarata si può organizzare l’ascensione dell’Auyán-Tepuy e, se non si è già vista, l’escursione al Salto Angel, e poi raggingere a piedi (una settimana) Kavanayen, da qui si raggiunge la statale della Gran Sabana e la si percorre a piccoli tratti verso sud, fino a Santa Elena, e poi verso nord fino a tornare a El Bolívar (o a Ciudad Guayana), naturalmente fermandosi nei luoghi di maggior intresse e deviando per l'ascesa al Roraima. un gruppo di più persone, per percorrere quest'ultimo tratto, può anche noleggiare un fuoristrada. Il periodo migliore per andare è circa a metà Dicembre, in modo da sfruttare la fine delle piogge nella risalita dei fiumi e in modo da trovarsi nella zona del Roraima all’inizio delle stagione secca, che è il momento migliore per effettuare la salita su quel plateau. Ma si tratta di programmi affidati al caso e alla fortuna e, se volete fare veramente una visita ai Tepuy veramente accurata, calcolate una permanenza di qualche mese. Come già detto si tratta di una zona di frontiera e ciò che è vero oggi non lo è più già da domani. Naturalmente può esservi di ausilio una buona guida turistica e, nonostante abbia poi i difetti tipici di tutte le guide, la “lonely planet” mi è sembrata essere particolarmente accurata e dettagliata.


Il reportage fotografico che si apre a catena partendo dal murales di Simon Bolívar è relativo alla mia visita dei Tepuy, le immagini sono state passate allo scanner direttamente da vecchie diapositive e non sono certo di alta qualità, ho tuttavia deciso di inserirle perché rappresentano un documento piuttosto importante. Si tratta di un album di circa ottanta scatti e la sua visione è quindi riservata solo ai più pazienti. Le immagini, nell’ordine, si riferiscono a Ciudad Bolívar, a paesaggi aerei ripresi durante il volo verso Canaima, a Canaima, all’andata, visita e ritorno dal Salto Angel, all’ascesa al Roraima e al plateau del Roraima stesso. Una documentazione fotografica di più alta qualità potete trovarla nel sito personale di Tullio Bernabei

Altri link in cui si possono trovare alcune delle più spettacolari immagini del Salto Angel sono:
www.trekearth.com
home.att.net
www.gironet.nl
travelsense.igougo.com
sluiter.geog.uu.nl
www.viaggiareliberi.it
www.teaser.fr
www.embavenez-paris.com
www.euskaweb.com
min.ecn.purdue.edu
www.alpi-group.com
members.cox.net
viaggiareliberi.it



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