i bassotti    di e. g. (no ©)





Alla fine del 2007 la collana "I bassotti" (edita dalla Polillo Edizioni) ha festeggiato la 50ª uscita, un numero considerevole che testimonia il successo di pubblico ricevuto dalla serie, e approfittiamo dell'occasione per dare un'occhiata panoramica ad una raccolta che ci auguriamo essere ancora ben lontana dalla sua conclusione. La collana è dedicata alla pubblicazione di gialli del periodo d'oro, cioè scritti intorno alla prima metà del '900, che erano da ormai da tempo fuori catalogo o addirittura non erano mai stati pubblicati in Italia. Un'autentica collezione di 'invisibili'. Il lavoro di ricerca e di riscoperta è veramente inappuntabile e lascia intravedere, oltre a quello dell'editore, lo spirito dell'appassionato, tanto che ci sentiamo di perdonare anche alcuni piccoli (e insignificanti) refusi rinvenibili in dosi molto diluite. A questo punto il lettore si chiederà: «Perché dedicare un articolo di sands-zine a questa collana che si occupa di riportare alla superficie materiali così lontani nel tempo?» La risposta è semplice e si basa sulla constatazione degli stretti legami che ci sono fra il giallo moderno e le musiche contemporanee. Si tratta innanzi tutto di legami temporali e/o d'ambientazione, ma anche di un intreccio che è venuto a crearsi attraverso le riduzioni cinematografiche di questi racconti e le loro colonne sonore. E poi c'è il ritmo della scrittura, sempre vibrante ed emozionante ed a volte 'catastrofico', un ritmo estremamente musicale e legato senza alcun dubbio ai suoni della contemporaneità. Per non dire della visionarietà di alcune pagine che anticipa di mezzo secolo più d'una musica ascoltata negli ultimi cinquant'anni.
L'idea iniziale era quella di fare delle recensioni più lunghe per ogni singola pubblicazione e proprio a tale scopo avevo preso degli appunti, ma ho infine deciso di lasciare questi appunti così com'erano in origine, brevi flash scoordinati con appena qualche correzione apportata all'ultimo minuto. Ho però aggiunto dei pallini che indicano il gradimento personale per ogni libro nell'ordine che segue:
() indispensabili
() approfondimento quasi obbligatorio
() ulteriore approfondimento e
() solo per completisti.
Chiaramente questa classificazione rappresenta il mio gusto personale ed il nostro lettore potrà trovarla più o meno di suo gradimento, ma penso in ogni caso che possa rappresentare un buono stimolo per iniziare la scoperta di questa eccellente collana. Il resto verrà in seguito da sé.


1 – “I delitti di Praed Street” di John Rhode (1928)
Il primogenito della serie è un piccolo gioiello. Più che dal movente (svelato comunque fra le righe fin dalle prime pagine) e ancor più che dalla scoperta del’assassino (la cui individuazione è conseguente alla rivelazione del movente) la lettura è resa avvincente dalla scrittura fluida di Rhode. Il racconto si divide in due parti ben distinte: nella prima l’attenzione è catturata da una serie di omicidi preannunciati da un gettone d’osso che riporta sopra un numero romano progressivo e che viene fatto recapitare alla vittima; la seconda è un thriller basato sul duello all’ultimo sangue, una specie di resa dei conti finale, fra due vecchie conoscenze che finiscono con il rappresentare il ‘bene’ ed il ‘male’, e va sicuramente notata l’abilità con la quale lo scrittore riesce a istillare nel lettore un senso d'empatia nei confronti di quest’ultimo. ()

2 - "L’ospite invisibile" di Gwen Bristow & Bruce Manning (1930)
Otto personalità del bel mondo di New Orlenas si vedono recapitare un telegramma nel quale vengono invitati ad un ricevimento. Giunti nel luogo della festa scoprono di essere ostaggi di un misterioso anfitrione che comunica con loro attraverso un apparecchio radio e scommette con loro che riuscirà ad ucciderli tutti senza utilizzare altri strumenti che quelli messigli a disposizione dal carattere degli stessi ospiti. Chi riuscirà a batterlo avrà naturalmente salva la vita. È un giallo dai risvolti psicologici che si svolge in un ambiente chiuso e dalle caratteristiche tipicamente orwelliane. Volendo potete trovare in queste pagine un collegamento con episodi deteriorati dello spettacolo contemporaneo quali “Il grande fratello” o “L’isola dei famosi”. Si dice che anche un classico della letteratura gialla, qual è "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie, sia stato scritto dopo che l'autrice aveva letto "L'ospite invisibile". ()

3 – “Morte a vele spiegate” di C. P. Snow (1932)
Ancora un ambiente chiuso, com’è quello in cui si ritrovano sette amici che fanno una gita un barca. Uno di loro viene trovato morto mentre è al timone e tutto potrebbe far pensare al suicidio, ma… A risolvere il caso è una tipica figura di ‘ragionatore’, il funzionario statale Finbow, che viene convocata da uno dei sette per rimettere meticolosamente a posto tutti i tasselli del puzzle… Molto ben congegnato anche se, forse, risulta un po' troppo macchinoso; e difatti l’autore, oltre che scrittore, era anche un ricercatore scientifico. ()

4 – “L’uomo con la mia faccia” di Samuel W. Taylor (1940)
Pensate di rientrare a casa una sera come le altre e trovare un vostro doppio seduto al vostro posto, con vostra moglie ed i parenti a spergiurare che lui è il vero e voi siete il falso... pensate che pure l'amato cagnolino non vi riconosca... è l'inizio di un incubo popolato dalla paura. Questo racconto, scritto mentre la cappa della guerra oscurava ancora il cielo, decreta la fine del giallo classico e la nascita del thriller moderno. ()

5 – “Il caso dei cioccolatini avvelenati” di Anthony Berkeley (1929)
I membri di un 'Circolo del Crimine' sono chiamati a fare luce in un caso irrisolto e, dopo aver svolto le opportune indagini, si riuniscono ed espongono a turno la propria tesi. Il racconto, molto originale nella struttura, soffre leggermente il suo stato di ‘giallo a tavolino’, dove il ragionamento raffredda ogni tipo di tensione. ()

6 – “Il problema della cella N. 13” di Jacques Putrelle (1905)
Un uomo scommette che riuscirà ad uscire dalla cella di una prigione, ed il libro è basato sugli stratagemmi messi in atto al fine di vincere la scommessa. Abbastanza singolare, ma non sono riuscito ad appassionarmi alla sua eccessiva impostazione 'matematica'. ()

7 – “La belva deve morire” di Nicholas Blake (1938)
Nella prima parte del libro, scritta in forma di diario, il protagonista dichiara che ha deciso di uccidere un uomo, si tratta del pirata della strada che ha investito il suo figlioletto per poi darsela a gambe levate. E tutta questa sezione del libro è dedicata alla ricerca del pirata che il protagonista documenta attraverso un diario. La seconda parte si svolge poi in forma di thriller, mentre la terza e la quarta assumo i contorni classici del giallo. Se dovessi pensare di farne un film lo affiderei a tre registi diversi: un indagatore dell’animo umano come Scorsese andrebbe benissimo per la prima parte, De Palma per la seconda ed un classicista del giallo come Alfred Hitchcock per la terza. L'autore del racconto era irlandese e non è pensabile che Joseph O'Connor abbia scritto "Il rappresentante" senza conoscere queste pagine. ()

8 – “Il volo delle 12,30 da Croydon” di Freeman Wills Crofts (1934)
Si tratta di una 'storia gialla al rovescio', dove l'assassino è noto fin dall'inizio mentre il lettore (che è quasi portato a simpatizzare con esso) è tenuto sul filo del rasoio dall'individuazione delle smagliature che permetteranno alla giustizia di farsi strada nella rete del delitto perfetto. Un vecchio e ricco ex-industriale muore in aereo mentre questo sta atterrando in Francia, tutto potrebbe far pensare ad un decesso per cause naturali ma l'autopsia decreta una morte per avvelenamento. Nel secondo capitolo viene introdotto il nipote del vecchio mecenate, con le sue difficoltà economiche dovute alla crisi e il suo proposito di assassinare lo zio al fine di ereditare una cifra in grado di risolvere i suoi problemi. Il delitto viene studiato fin nei minimi particolari e l'alibi sembra veramente a prova di bomba (quando il vecchio muore il nipote si trova in crociera nel mediterraneo), ma come spiegherà l'ispettore French negli ultimi capitoli ci sono delle stonature che lo mettono fin dall'inizio nella giusta pista. ()

9 – “Il morto che non riposa” di Guy Cullingford (1953)
Sotto l’apparente suicidio dello scrittore Gilbert Worth c’è qualcosa di oscuro, e la stessa vittima rimane sospesa in un simulacro di vita alla ricerca della verità che, sola, potrà infine dargli pace. È così che finisce per apprendere molto di più sulle persone che lo circondano di quanto avesse appreso in tutto il corso della sua vita, fino alla scoperta finale dell’inattesa verità. Un libro fantastico ed originale per idee e svolgimento, con una morale finale estremamente interessante che porta la stessa vittima a non condannare la mano dell’assassino. Sotto il nome maschile dell’autore si cela in realtà la scrittrice Constance Lindsay. ()

10 – “Il dramma di Corte Rossa” di A. A. Milne (1922)
Un investigatore per caso che si improvvisa Sherlock Holmes (con tanto di Watson a fare da aiutante) alle prese con un delitto dalle motivazioni inspiegabili. Ogni supposizione crolla di fronte all'evidenza dei fatti e solo alla fine è possibile risalire all'equivoco che non permetteva di disbrigare la matassa. “Il dramma di Corte Rossa” è l'unico giallo scritto da Allan Alexander Milne che, comunque, si è cimentato anche in altri generi con un certo successo. ()

11 – “Delitto a Middle Temple” di J. S. Flechter (1918)
Non capita a tutti i libri di venire sponsorizzati da un capo di stato, e “Delitto a Middle Temple” ricevette la benedizione del presidente americano Woodrow Wilson. Contiene una serie di intrecci tipici del romanzo classico, e il tutto è comunque ben congegnato e presenta elementi e soluzioni che quotidianamente ritroviamo anche nella giallistica contemporanea. Un uomo viene trovato ucciso e la ricerca dell’assassino permette di togliere il coperchio ad una pentola piena di misteri. I personaggi finiscono per rivelarsi intrecciati in un incredibile groviglio di vicende passate; e solo il districo di quel groviglio permetterà di giungere alla verità. ()

12 – “Il dardo piumato” di D. & H. Teilhet (1936)
La decaduta nobiltà mitteleuropea, con i suoi tic e le sue fisime, vista con occhi americani. La prima è ben rappresentata dall'investigatore, il barone viennese Franz Maximilian Karagoz von Kaz, ed i secondi dagli autori di questo giallo, marito e moglie, che con quella figura diedero vita al loro personaggio più famoso e singolare. Eccessivo e ironico, il racconto vede il singolare nobiluomo alle prese con alcuni omicidi commessi con una particolare pistola ad aria compressa che spara un mortale dardo piumato. Lo scenario è quello delle isole Hawai, e il tutto è caratterizzato da un'azione che raccorda le storie di spionaggio, di traffici illeciti e di misteri archeologici. ()

13 – “L’enigma dei tre omini” di John Franklin Bardin (1946)
“The Deadly Percheron”, mal tradotto come “L’enigma dei tre omini”, è un giallo incredibile. Le disavventure del protagonista seguono uno schema che definirei a scatole cinesi, con ripetuti colpi di scena ed un continuo senso di irrealtà. Semplicemente splendido. ()

14 – “L’omicidio è un affare serio” di Francis Iles (1931)
Un medico decide di assassinare la moglie ed organizza il piano perfetto. Un libro alla ‘Delitto e castigo’, nel quale si sa dall’inizio chi è l’assassino e la suspense sta nel seguire la messa in opera del delitto ed i ghirigori seguiti dal colpevole per sfuggire alla giustizia, fino all’imprevedibile finale. L'autore altri non è che l'Anthony Berkeley già autore de “Il caso dei cioccolatini avvelenati” e, in seguito, di quel "Il sospetto" che verrà ripreso da Hitchcock in un celebre film. ()

15 – “La compagnia dei distratti” di Robert Barr (1906)
Brevissimo racconto dai tratti surreali. Non è un vero e proprio giallo, quanto l'enigma intorno ad una grande truffa che appare tanto ben congegnata quanto improbabile. Veramente un piccolo gioiello. ()

16 – “Il segreto delle campane” di Dorothy L. Sayers (1934)
Un cadavere sfigurato e con le mani mozzate viene trovato in una tomba non sua. A risolvere il mistero è l'investigatore lord Peter Wimsey, figura creata dalla giallista Dorothy L. Sayers. "Il segreto delle campane" è un libro complesso e articolato che sembra, più che un giallo novecentesco, un'appendice del romanzo ottocentesco. in realtà si tratta di più racconti in uno, accanto alla vicenda principale c'è infatti una descrizione minuziosa dell'ambiente in cui si svolge, la paludosa pianura dei Fens dove l'autrice aveva trascorso l'infanzia, con le sue tragedie e catastrofi naturali. E c'è pure una storia delle tradizionali sfide campanarie, con didascalie al principio di ogni capitolo che spiegano minuziosamente lo svolgimento dei concerti per campane. Aggiungete a tutto questo una trama singolare e imprevedibile e l'iscrizione del libro alla lista dei grandi gialli è inevitabile. Se altri numeri della serie stupiscono per la loro modernità questo conquista con il suo gusto retró. ()

17 – “Il visitatore che non c’era” di Fredric Brown (1950)
Doc Stoeger - accanito bevitore, giocatore di scacchi e appassionato conoscitore dei libri di Lewis Carroll - è proprietario del giornale locale nella provinciale Carmel City. Si cruccia continuamente perché la routine della piccola città non offre mai una vera notizia da pubblicare, ma quel giovedì sera qualcosa era destinato a cambiare.... un piccolo gioiello surreale paragonabile a film come “Fuori orario” e “Tutto in una notte”. ()

18 – “L’uomo nella cuccetta N. 10” di Mary Roberts Rinehart (1909)
Quando si dice che piove nel bagnato… vi è mai capitato di chinarvi a raccattare una moneta che v’è caduta e nel fare quel gesto vi cade tutto ciò che avete nelle tasche, mentre recuperate il tutto battete la testa, per massaggiarvi il punto traumatizzato date poi una gomitata in un occhio ad una signora accorsa in vostro aiuto, e così di seguito neppure foste Mr. Bean… questa sembra la sorte destinata al protagonista de "L’uomo nella cuccetta N. 10". Ma sullo sfondo si svolgono vicende ben più oscure di quello che l’apparenza lascia intendere. Alcuni capitoli sono da manuale del brivido e il tutto si lascia leggere con piacere nonostante una certa aria da foulleton. ()

19 – “C’è un cadavere dall’avvocato” di Michael Gilbert (1950)
Il racconto risale al tardo periodo dell’epoca d’oro ed è ambientato in un’Inghilterra che si sta pian piano riprendendo dal trauma della guerra. La vicenda si svolge intorno ed all’interno di uno studio legale e non manca né la suspense del poliziesco né l’ironia della prosa inglese. Il primo capitolo, dove viene descritta una riunione sociale e dove vengono presentati tutti i protagonisti, è un esilarante esempio in tal senso (con riferimento all'ironia). Michael Gilbert, l’autore, era lui stesso un avvocato e questo lo porta ad usare talvolta dei termini specialistici che possono creare qualche difficoltà di lettura per i non addetti ai lavori. ()

20 – “Niente orchidee per miss Blandish” di James Hadley Chase (1939)
Grandissimo noir ante litteram, con tanto di legame affettivo che viene a crearsi fra la vittima e il suo carceriere. Alcune caratteristiche 'splatter' ne fanno materia che vedrei ben trasposta in ambito cinematografico sotto la direzione di Quentin Tarantino. Potete benissimo iniziare da questo classico senza tempo il vostro viaggio alla scoperta dei 'bassotti'. ()

21 – “Il caso del sette del calvario” di Anthony Boucher (1937)
«Si avvertono i lettori che concepiscono un giallo come un puzzle e una sfida di tenere d'occhio solo i personaggi contrassegnati con un asterisco; gli altri sono solo delle necessarie comparse». In questo avvertimento iniziale, stilato dall'autore, è racchiusa tutta la filosofia del racconto, che si compone attraverso una serie di dati da incastrare alla perfezione l'uno con l'altro. Poco importa, quindi, dire degli strani omicidi che avvengono all'interno di un'università californiana come poco importa dire dello strano simbolo che li contrassegna... o almeno così sembra, e la soluzione del rebus viene infine spiegata fin nei minimi particolari dal meticoloso professor John Ashwin in una riunione a cui partecipano tutti i protagonisti (quelli rimasti ancora in vita, s'intende!). ()

22 – “La strana fine di Mr. Benedik” di Philip MacDonald (1930)
Uno dei racconti più strani e particolari, insieme a “La compagnia dei distratti”, dell'intera serie. Innanzi tutto il libro inizia con l'epilogo e termina con il prologo. Poi è suddiviso in tre rulli: il primo ed il terzo sono a loro volta divisi in scene che hanno un riferimento temporale (tipo "Giovedì, 28 marzo - dalle 9,00 a mezzogiorno") mentre il secondo è una raccolta di documenti e lettere. Il libro narra dell'ingegnoso metodo messo in atto da Mr. Benedik per portare la sua società al di fuori della crisi che l'attanaglia. Alla fine di ogni scena c’è un breve commento del narratore alla stessa, un po’ come avveniva nei vecchi teleromanzi. Buoni, cattivi, pavidi e impavidi, seppure volutamente estremizzati e resi con caratteri quasi fumettistici, sono sempre caratterizzati da una profonda umanità. Un racconto divertente e commovente allo stesso tempo. ()

23 – “Morte al pub” di Ngaio Marsh (1940)
Classico delitto che avviene in presenza di tutti i protagonisti senza che, apparentemente, nessuno lo abbia commesso. Oltre che nel movente la soluzione sta nell’arma del delitto (veleno), ovvero nel modo in cui quest'ultimo viene somministrato…. ()

24 – “Undici calze di seta” di Craig Rice (1942)
Ambientato nella Chicago degli anni ’30, leggermente successiva a quella immortalata da Brian De Palma ne “Gli intoccabili”, dove nei locali si aggirano variegati esemplari della razza umana. Lo strangolamento di un nano - grande imbonitore del pubblico di un night club ma praticamente inviso a tutti coloro che lo circondano - con un cappio formato da undici calze di seta è circondato dal mistero. La sparizione del cadavere, che viene poi ritrovato nel suo letto, e altri due delitti perpetrati con lo stesso sistema infittiscono il mistero, ma alla fine la soluzione è la più ovvia possibile, e l’omicidio si rivela addirittura come un atto di giustizia…. ()

25 – “Delitti di Natale
Prima raccolta di fine anno dedicata alla festività natalizia che, logicamente, fa da sfondo a tutti e 16 i racconti. La palma del migliore va a "Di ritorno per Natale" scritto da John Collier e pubblicato per la prima volta nella raccolta "Francies and Goodnights" (1951). Si tratta di una specie di "Delitto e castigo" concentrato in sole sette pagine. Poi metterei il delizioso "L'impronta dell'assassino" di Cornell Woolrich (1943), "Statue di cera" di Ethel Lina White (1930), "La vigilia di Natale del Maggiordomo" di Mary Roberts Rinehart (1941), "Serenata per un assassino" di Joseph Commings (1957), "Una Tragedia Natalizia" di Agatha Christie (1932) e "Una buona bevanda calda" di Marjorie Bwen (1928). Ne "L'impronta dell'assassino" si dimostra come una serie di circostanze casuali possono ben portarti sulla sedia elettrica o, in ogni caso, cambiarti la vita. Ethel Lina White si conferma con “Statue di cera” regina del brivido: alcune persone che avevano trascorso la notte in un museo delle cere erano state trovate morte per arresto cardiaco, l'opinione degli esperti le riteneva vittime della suggestione ma l'opinione comune era di ben altro avviso; una giornalista decide di passare la notte nel museo per cancellare ogni dubbio al proposito e le premesse sono tutto un programma. Il commovente "La vigilia di Natale del Maggiordomo" è dedicato al tema dello spionaggio durante la seconda guerra mondiale. La_signora_scompare_di_Hitchkok "Una buona bevanda calda" narra dei limiti estremi ai quali può portare un'eccessiva dose di gelosia. "Serenata per un assassino" è il classico delitto della camera chiusa, con la neve natalizia che mostra solo le impronte della vittima... delizioso il dialogo finale: «Più tardi, uno psichiatra disse a Banner: ...è davvero schizofrenica. Un altro psichiatra lo interruppe: In questo particolare caso, credo che il termine più preciso sia dementia praecox. Banner agitò la sua grossa mano macchiata davanti ai due e borbottò: Signori, io direi che è semplicemente matta». Per quanto riguarda la Christie è stato scelto un racconto nel racconto, con protagonista una Miss Marple decisamente forcaiola: «Io non sono d'accordo con i moderni scrupoli umanitari a proposito della pena capitale». Questi i migliori, ma anche gli altri scritti selezionati per la raccolta si lasciano leggere con interesse e piacere. ()

26 – “Charlie Chan e la casa senza chiavi” di Earl Derr Biggers (1925)
Sullo sfondo del misterioso assassinio di un uomo dal dubbio passato si consumano passioni e traffici più o meno illeciti. Lo scenario è quello di Honolulu, autentico crocevia di razze e di espedienti («John Quincy ebbe la sensazione di essere stato proiettato in un disegno futurista»), e il protagonista più singolare è l’ispettore di origine cinese Charlie Chan che semina saggezza orientale a piene mani («Il destino ha molto da fare, e l’uomo può far molto per dargli una mano»). Imprevedibile negli intrecci e nelle soluzioni e brillante nello sviluppo delle vicende amorose, il libro si conclude con la definitiva maturazione di uno dei protagonisti che le tragiche vicende stimolano proprio ad affrontare un percorso di liberazione dalla vita ingessata vissuta precedentemente nella ‘puritana’ Boston («La mamma capirà. Sa che sono un Winterslip vagabondo. E noi, quando siamo vagabondi, lo siamo davvero.»). Confesso che più di un passaggio mi ha fatto commuovere, ma forse sto invecchiando. ()

27 – “Assassinio nel labirinto” di J. J. Connington (1927)
«Un momento, dottore. Prima che sposti qualcosa, voglio scattare una o due foto. Non c'è nulla di meglio di una registrazione permanente come documentazione per il futuro». Cronologicamente, con riferimento alla sua pubblicazione, è uno dei primi polizieschi che leggo in cui viene fatto uno specifico riferimento all'uso del mezzo fotografico. Per il resto si tratta di un giallo piuttosto classico, dalla soluzione forse anche prevedibile, dove due fratelli vengono assassinati quasi contemporaneamente all'interno di un labirinto di siepi. I sospettati vanno ricercati sia all'interno della famiglia sia all'esterno, fino al tragico finale e all'ultimo capitolo dedicato alla ricapitolazione della vicenda fatta dall'investigatore. Da manuale è il primo capitolo, ambientato all'interno del labirinto, in cui si descrive l'omicidio e la fuga dell'assassino 'visti' attraverso le orecchie di un'involontaria e spaventata testimone. La figura dell’investigatore è comunque un po’ troppo quella del genio assoluto, che fa muovere i protagonisti a suo piacere come fossero pedine su una scacchiera. ()

28 – “La signora scompare” di Ethel Lina White (1936)
Da questo splendido thriller è stato tratto l'omonimo film di Alfred Hitchkok. Di ritorno in treno da un piccolo centro di montagna dell'Europa continentale, una giovane turista inglese assiste alla scomparsa di una sua compatriota e, denunciato il fatto, si rende conto che tutto viene coperto da un muro di omertà, in uno sviluppo che è un vero incubo. Fa da contorno al racconto una scrittura fluida ed avvolgente con piccole perle letterarie come: «…ma, sinceramente, devo dirti come la vecchia signora che aveva visto una giraffa per la prima volta: Non ci credo» oppure «Io faccio l'ingegnere, qui da queste parti. Sto costruendo una diga sulle montagne. Bravo. Io, invece, non faccio niente». ()

29 – “La morte cammina per Eastrepps” di Francis Beeding (1931)
Un autentico classico costruito intorno ad alcuni inspiegabili delitti che si susseguono nella località balneare inglese di Eastrepps. Imprevedibile fino alle ultime pagine, dalla morale del libro traspare anche la condanna della pena di morte e la critica all’affidabilità delle cosiddette forze dell’ordine. ()

30 – “Il mistero del menu francese” di H. C. Bailey (1935)
Che legame c'è fra la scomparsa di un pittore bohemienne, alcuni gioielli trafugati dall'appartamento di una nota famiglia benestante parigina e strani riti che avrebbero luogo intorno ai dolmen della Bretagna? Questo poliziesco, tratto da una fortunata serie di racconti che hanno per protagonista il medico/investigatore Mr: Fortune, si sviluppa ai confini del mistero esoterico e del filone demoniaco, in una logica dove il confine fra il bene e il male può apparire nebbioso soprattutto se a dover giudicare è una mente malata di eccessivo protagonismo. ()

31 – “La rossa mano destra” di Joel Townsley Rogers (1945)
Incredibile racconto che fa leva sul terrore e su equivoci che possono far credere al lettore di essersi perso fra i misteri del paranormale. Una vicenda criminosa banale, tipo quella descritta dai fratelli Cohen in "Fargo", innesta una serie di reazioni a catena raccontate da un giovane medico newyorchese che rimane involontariamente coinvolto nella vicenda. E il senso di panico irrazionale determinato dall’irrealtà della situazione resta tale anche quando, nel finale, la vicenda viene ricondotta nei limiti della logica. Un autentico classicoooo!!!!! ()

32 – “Delitto al concerto” di Cyril Hare (1949)
Il racconto verte sullo strangolamento di una violinista avvenuto nel suo camerino poco prima dell’inizio di un concerto. I pezzi che compongono l’architettura dell’arcano sono cesellati alla perfezione in una sorta di gioco matematico che va a discapito del movimento. ()

33 – “Occhiali neri” di John Dickson Carr (1939)
Dei cioccolatini misteriosamente avvelenati vengono venduti nella pasticceria di una cittadina inglese e tutti sospettano di una ragazza un po’ fuori dalle righe appartenente ad una ricca famiglia del luogo, ma come sempre la verità sta dove meno te lo aspetti. A risolvere il caso sono chiamati l’ispettore Elliot ed il gigantesco dottor Gideon Fell. Ben congegnato e con alcuni spunti notevoli, anche se nell’insieme scorre con troppa lentezza. ()

34 – “Orme sul ponte” di Ronald A. Knox (1928)
Due cugini sono in vacanza su una canoa, ma mentre uno dei due abbandona momentaneamente la discesa del fiume per recarsi a sostenere un esame la canoa viene finisce alla deriva con una avaria e senza che il corpo dell’altro canoista venga ritrovato né a bordo né nel tratto di fiume dove dovrebbe trovarsi in caso di annegamento… e pensare che fra pochi giorni avrebbe ereditato una cospicua somma che adesso andrà tutta nelle tasche del cugino sopravvissuto…. ()

35 – “L’uomo che non doveva vivere” di Geoffrey Household (1939)
Un giovane aristocratico inglese appassionato di caccia grossa viene scoperto nell’atto di puntare un fucile a cannocchiale contro la roccaforte di un dittatore europeo. La sua sorte pare segnata, ma riesce miracolosamente a sfuggire ai suoi aguzzini. A questo punto inizia una sfida fra preda e cacciatore che non avrà termine neppure con il rientro in patria. Un grande libro fra thriller e spionaggio dove nella figura del dittatore (il libro venne scritto nel 1939) è chiaramente individuabile quella di Hitler. Uno come De Palma potrebbe ricavarci un film con i fiocchi (in realtà esiste già una versione cinematografica del 1941 diretta da Fritz Lang, titolo italiano “Duello mortale”). ()

36 – “I due ciechi” di Baynard Kendrick (1943)
L’ex presidente di una società, fallita già da sei anni, precipita da una balconata dei suoi vecchi uffici. Alcuni particolari fanno ritenere falsa la pista del suicidio ed i sospetti si concentrano sul figlio delle vittima, ma... A districare il rebus viene chiamato l’investigatore cieco Duncan Maclain che deve frugare nel torbido del passato, quando la società era ancora attiva e quando in un ‘incidente’ la vittima stessa era rimasta priva di vista… Classico giallo dalla soluzione apparentemente impossibile, ma forse un po’ troppo macchinoso nei suoi meccanismi e nella ricombinazione finale dei tasselli. ()

37 – “Maschera Bianca” di Edgar Wallace (1930)
Un quartiere londinese popolato da delinquenti, malfamati, truffatori, filantropi, ladri gentiluomini e dal diavolo in persona. L'accoltellamento di un uomo, inspiegabile perché avvenuto davanti a più testimoni, fra i quali un poliziotto, che non hanno visto l'assassino. Alla fine tutti i frammenti finiscono però al proprio posto dove, con il senno del poi, sono sempre stati e risulta che l'assassino è l'unico ad aver avuto, seguendo con attenzione la narrazione, la possibilità materiale di commettere il delitto. L'autore è considerato uno dei massimi giallisti di tutti i tempi e, a ben vedere, ciò è ben giustificato dalla maestria della sua scrittura e dall'abilità con cui tiene in mano una storia basata fin dall'inizio ed unicamente sugli equivoci, fino alle estreme conseguenze di un finale nel quale l'ispettore crede che l'assassino soffra di un difetto di pronuncia. ()

38 – “Come in uno specchio” di Helen McCloy (1950)
Questo capolavoro è stato scritto da quella che viene considerata la più grande giallista americana. Ambientato nell’America del primo dopo-guerra, fra college e pensioni per sole donne ed in una New York che sta pian piano ritornando ad una vita normale. Il libro si sviluppa come una storia del soprannaturale, e tale rimane più o meno fino alle battute finali. Ma cosa si nasconde dietro l’apparente caso di Doppelgänger che coinvolge l’insegnate di disegno Faustina Crayle (notare come il nome citi deliberatamente il ‘Faust’)? La scrittura, tipicamente femminile, scivola come l’olio sull’acqua e mantiene sempre alta la tensione. Un racconto dai tratti surreali che vedrei bene utilizzato per una sceneggiatura di David Lynch. ()

39 – “Uno della famiglia” di Christianna Brand (1946)
Nella dimora di campagna di Sir Richard, dove lo stesso vive con la seconda moglie Bella, incombe ancora l’ombra di Serafita, prima moglie del ricco proprietario ormai scomparsa da alcuni anni. Nell’anniversario della sua morte è tradizione che i discendenti (in pratica i nipoti) si rechino tutti dal nonno per ricordare la vecchia signora. Così vengono ad incontrarsi i cugini Claire, Peta e Philip, oltre alla moglie di quest’ultimo con la figlioletta e ad Edward, che è nipote da parte di Bella. Ma Philip ha una storia con la cugina Claire, e il vecchio viene ucciso, se pure l’assassino tenti di far credere che il decesso è avvenuto per cause naturali. Fra gli altri alla villa c’è anche Stephen, il giovane legale del vecchio di cui Peta è innamorata. Ma l’assassino non può ingannare l’ispettore Cockrill e la storia evolve verso un’imprevista ‘redenzione’. Il libro mostra anche il decadimento della classe agiata inglese (Philip è un medico di condotta, Peta un’infermiera e Claire una giornalista) e in ciò vi sono senza dubbio alcuni cenni autobiografici dell’autrice. I personaggi sono tratteggiati in modo delizioso, soprattutto la fantastica figura di Peta… e sullo sfondo incombe il dramma della guerra. ()

40 – “Morte al telefono” di Elizabeth Daly (1944)
Nei pressi del palazzo in cui vive una facoltosa ma modesta famiglia newyorkese vengono trovati degli enigmatici SOS indirizzati ad un famoso investigatore dilettante. Mentre sullo sfondo si svolge la grande tragedia della guerra, all'interno della ricca residenza hanno luogo fatti non meno tragici per la cui risoluzione è necessaria tutta l'intuizione e la pazienza di Henry Gamadge. Forse un po' troppo macchinoso nelle premesse e pedante nel finale, quando all'investigatore servono ben quattro capitoli per spiegare al tenente di polizia Nordhall la meccanica dei fatti. ()

41 – “Il pappagallo bianco” di Mignon Good Eberhart (1933)
Un giovane ingegnere americano, di ritorno dalla Russia, fa sosta in un albergo della costa azzurra. Siamo fuori stagione e l'albergo, dove sono presenti pochi ospiti, ha un aspetto sinistro. L'equivocità del luogo aumenta con l'avverarsi di alcuni misteriosi omicidi... Tranne in concomitanza con gli omicidi e nel travolgente finale il libro si trascina con poco ritmo, minato dal vezzo, tipico della scrittura femminile, di soffermarsi con dovizia di particolari sull'aspetto fisico e sul look dei protagonisti. Tutto ciò, unito ad una trama che mette in primo piano i risvolti sentimentali, mi fa credere che possa essere apprezzato più dalle lettrici che dai lettori. L'autrice, del Nebraska, è soprannominata l'Agatha Christie americana a causa della sua copiosa produzione. ()

42 – “Altri delitti di Natale
Seconda raccolta a tema che, come la prima, presenta alti e bassi, seppure mostri forse una maggiore omogeneità. Pollice quasi verso per “L’enigma del canto di natale” (1958) di Baynard Kendrick (banalmente intrippato in aria di guerra fredda e caccia alle streghe) e “Un lieto fine” (1916) di Raymund Allen (troppo specialistico perché legato alla logica delle mosse in una partita a scacchi). Fra i vertici invece ci sono il commovente “La mattina di natale” (1950) di Margery Allingham (nel cui sfondo si staglia nitido il tema della solitudine nella terza età), “L’espresso delle 4,15” (1867) di Amelia Edwards e “Un paio di scarpe infangate” (1919) di Lennox Robinson (che virano decisamente in direzione dell’oscuro e del paranormale), “La sorella Bessie” (1949) di Cyril Hare e “Di Spada” (1938) di Selwyn Jepson (nei quali la punizione è racchiusa nel delitto stesso) e il frizzante “Il natale di Ballerino Dan” (1932) di Damon Runyon (quasi un’impro dal sapore jazzy: «Questo Ballerino Dan è un bel ragazzo che appare sempre ben vestito e viene chiamato Ballerino Dan perché è un asso a ballare con le pupe nei night club e in altri posti simili». E poi ci sono un episodio di Simenon con Maigret ed uno della Christie con Poirot. ()

43 – “Assassinio all’università” di Thomas Kyd (1946)
I un’aula dell’università un professore viene ucciso durante una lezione senza che nessuno abbia apparentemente visto nulla… Le indagini si rivolgono verso il corpo insegnanti e verso gli stessi studenti e sono ostacolate dal riserbo con cui gli attriti interni all’ambiente vengono affrontati da tutti i protagonisti. Fino all’epilogo, quando fra falsi allarmi e false piste emerge chiaramente che il professore ha avuto soltanto quello che meritava… Uno di quei gialli nei quali l’assassino è quasi approvato in quanto vendicatore di un’ingiustizia subita (ne abbiamo avuto anche di recente uno splendido esempio con “Una donna segnata” di Håkan Nesser). ()

44 – “Tre donne in abito da sera” di Helen Reilly (1941)
«Irene, chiamò ansiosamente. Non vedo lo scheletro. Forse è nell’armadio, disse Cora Hewlitt con una risatina…». Questa battuta estrapolata dalle prime pagine, all’apparenza insignificante, racchiude nella realtà l’essenza di tutto il libro. La protagonista abbandona un’insostenibile vita coniugale ed ottiene dal marito l’accondiscendenza al divorzio. L’uomo, quando sembra che il procedimento sia avviato alla conclusione, ritira la sua promessa e ricatta la ex moglie affinché ritorni con lui. In quella stessa occasione, una serata di beneficenza organizzata da una signora dell’alta società, l’uomo viene misteriosamente ucciso davanti a tutti mentre è impegnato su un palco ad esibirsi in qualità di mago. Altri omicidi e/o tentativi di omicidio turbano la ristretta cerchia dei protagonisti. L’ispettore McKee, incaricato delle indagini, è costretto a scoperchiare un vespaio ronzante al cui interno tutti sono amici e allo stesso tempo nemici, e l’incredibile intreccio di interessi e di passioni che ne deriva fa si che tutti siano in qualche modo coinvolti nella vicenda con le proprie colpe e con numerosi scheletri da nascondere nell’armadio, ben al di là di quella che poi risulterà essere la mano dell’assassino. Un grande giallo a dispetto della complessità degli intrecci che richiede un certo impegno nella lettura, anche perché ogni singolo periodo è importante nella comprensione dell’insieme. ()

45 - "Il coltello nella schiena" di Anthony Wynne (1934)
Un uomo viene ritrovato morto accoltellato sulla spiaggia e la presenza di sangue sotto il corpo rivela che è morto nello stesso luogo in cui è stato ritrovato. Ma non ci sono segni che rivelano come il suo corpo possa essere giunto fin lì e neppure segni del passaggio dell'eventuale assassino. La scoperta del colpevole sembra quindi legata alla rivelazione di questo mistero. "Il coltello nella schiena" è uno di quei gialli classici che scorrono lenti e quasi tediosi fin quasi alla soglia della conclusione, per acquistare infine ritmo nelle ultime pagine quando il detective di turno (in presenza di tutti i sospettati) smaschera l'assassino e rivela il mistero relativo alla mancanza di tracce nei pressi del cadavere. ()

46 - "Una carrozza nella notte" di Richard Austin Freeman (1905)
Due storie parallele... almeno così sembra all'inizio, ma sono comunque prevedibili gli sviluppi. È uno di quei gialli basati sulla ricostruzione di un puzzle, attraverso la sistemazione dei vari pezzi che sono le prove, in grado di mostrare un risultato già noto fin dall'inizio. "Una carrozza nella notte" gioca più sulla tensione psicologica che sul ritmo, ed alla fin fine risulta essere anche piuttosto datato quanto a scrittura. ()

Duello_mortale_di_Fritz_Lang 47 - "Il corpo nell'armadio" di Rufus King (1929)
Una signora chiama la polizia perché ritiene che il marito sia in grave pericolo e, mentre il poliziotto la sta ascoltando, il corpo dell'uomo viene scoperto nell'armadio. Con risvolti psicologici un po' alla Colombo, per una trama interessante ma non avvolgente. ()

48 – “L’enigma dell’alfiere” di S. S. Van Dine (1929)
A dispetto di alcune disquisizioni ‘matematiche’ un po’ pedanti, che inceppano inevitabilmente la lettura, si tratta di un racconto piuttosto intrigante e ben congegnato. La narrazione è fatta in prima persona da un testimone, amico dell’investigatore principale, e può far pensare ad un serial killer ante-litteram. In realtà tutto torna poi al suo posto, movente compreso, e il libro si sviluppa nello stile del giallo classico. La schiera dei sospetti si assottiglia, man mano che questi vengono strappati via come i petali di una margherita, fino al sorprendente e imprevedibile finale. ()

49 – “I fatali 5 minuti” di R. A. Walling (1932)
Uno di quegli intrighi nei quali nessuno parla perché tutti hanno da nascondere qualcosa e solo la mente glaciale dell’investigatore Tolefree riesce infine a sciogliere la matassa. Un giallo classico ricco di colpi di scena che si fa leggere in modo avvincente. ()

50 – “I delitti della camera chiusa
Dopo le due antologie dedicate ai delitti natalizi, piuttosto esaurienti sull’argomento, a chiusura del 2007 è uscita questa raccolta dedicata a quei delitti avvenuti in ambienti all’apparenza chiusi o comunque non raggiungibili dall’assassino. Come nelle precedenti raccolte il livello è altalenante, ma almeno quattro racconti si segnalano per un standard davvero eccelso: “La 51ª stanza sigillata” di Robert Arthur Jr., dove più che i meccanismi del delitto sono veramente esilaranti le motivazioni e l’epilogo, un vero spettacolo nello spettacolo; “Il terzo proiettile” di John Dickson Carr, con la narrazione che costruisce un intrigo veramente ben congegnato; “Il sogno” di Agatha Christie”, giochetto d’equivoci che dovranno essere smascherati da Hercule Poirot; “La foglia di tè” di Edgar Jepson e Robert Eustace, piccolo gioiello apprezzabile sia per l’atipica soluzione sia per lo sviluppo della storia in sé, nel cui svolgimento vengono messe a dura prova le classiche gerarchie dei sentimenti. ()



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