marco becker (intervista)    di e. g. (no ©)





Coloro che leggono sands-zine sanno benissimo quanto riteniamo che le ‘arti’ del fare musica e del fare fotografia siano oggi correlate. Non è certo quantificabile l’importanza che l’immagine fotografica ha rivestito nella promozione di musicisti e concerti e nella confezione dei supporti fonografici, eppure pare enorme. È difficile pensare un disco come “London Calling” dei Clash senza le foto di Pennie Smith, e non è cosa verificabile ma comunque plausibile che senza quelle icone l’immaginario provocato dal disco sarebbe stato affatto diverso. E pensate allo stretto legame con l’ambiente musicale avuto da grandi fotografi quali David Bailey, Robert Mapplethorpe e Giuseppe Pino? Oppure all’importanza rivestita da libri come “Fotostoria del Jazz” di Joachim-Ernst Berendt? Ed alla musicalità dei libri fotografici “The Americans” di Robert Frank e “New York”, “Rome”, “Moscow” e “Tokyo” di William Klein (autentiche sinfonie)?
Appare quindi logico che il nostro ‘cocktail’, da sempre attento alla promozione dei giovani talenti in ambito musicale, si ponga lo scrupolo di fare altrettanto per quanto riguarda quelli che sono i loro corrispettivi nel settore delle arti fotografiche, in special modo quando questi sono direttamente legati alle musiche che trattiamo. E la figura di Marco Becker è direttamente legata alla musica ed a tutti gli aspetti delle attività culturali contemporanee in genere, potete ben capirlo leggendo l’intervista che segue o andando a rivedere i suoi reportage sulle ultime due edizioni del “BääFest” che a suo tempo abbiamo pubblicato.
I suoi scatti (essenzialmente in bianco e nero) si distinguono per l’intensa espressività e il suo nome si segnala già, nonostante la giovane età, per l’encomiabile equilibrio raggiunto fra professionalità e ispirazione poetica.
Ma sentiamo cosa dice lui stesso a proposito dello spirito che lo anima e anche a proposito di altri temi relativi al fare fotografia oggi.


Da quanto tempo ti occupi di fotografia e in particolare di fotografia in ambito musicale?
Ho cominciato ad interessarmi alla fotografia dal 1999 circa. Un paio d'anni dopo ho abbandonato la facoltà di architettura per studiare e diplomarmi alla C.F.P. Bauer di Milano come Fotografo. A marzo/aprile del 2006 ho cominciato a fotografare una serie di concerti partendo con il Rockit Mag Party al Rainbow, in cui suonavano tra gli altri Offlaga Discopax e Baustelle. Ho molti amici che si occupano direttamente o indirettamente di musica e sono sempre stato a contatto con questo mondo in diversi modi: come fan!, suonando/cantando e facendo qualche volta fotografie live/promo a gruppi di amici. Da marzo /aprile 2006 ho preso la cosa più seriamente.

Noi scribacchini ci illudiamo sempre di sapere tutto e invece la realtà è ben diversa… ho sempre pensato che il tuo rapporto con la musica fosse unicamente quello dell’appassionato e/o del fotografo, e invece suoni e canti? Fai parte di qualche gruppo? E che tipo di musica fate?
Sono ormai quasi dieci anni che non faccio parte di una band. Cantavo soprattutto, tendenzialmente in rap e su base rock. Nella band più seria di cui ho fatto parte, in cui tutti gli strumentisti erano bravissimi, facevamo una specie di ’nu-metal’ ispirato soprattutto a gruppi come Korn (primo disco) e Deftones, sia per l'uso della voce che per i rabbiosi ed esplosivi crescendi, con un chitarrista che avrebbe però voluto suonare solo Slayer e Death/Black metal e un bassista dal suono funky, originale e prorompente, come se Les Claypool dei Primus suonasse i Pantera..! Questo per dare un'idea delle maggiori influenze e lo stile. Su questa base cantavo in inglese dei testi astratti e personali. In un'altra band invece, decisamente più scanzonata, facevamo improvvisazione. Io ‘suonavo’ la batteria, c'erano due chitarre, la voce, la tromba e il vino...ne veniva fuori un delirio di suoni ispirati soprattutto dal noise e dai rumoristi giapponesi. Questi sono, fra gli altri, i progetti più importanti.

Torniamo alla tua attività di fotografo, fai foto soltanto in relazione alla musica o svolgi questo tipo di attività anche in altri ambiti?
Faccio il fotografo di matrimonio come lavoro ‘part-time’ e da qualche tempo sto cercando un'agenzia di cronaca a Milano. In generale l’ambito dove cerco di esprimermi è nella fotografia di reportage, la quale poi spesso sfocia o si identifica anche nella fotografia di paesaggio.

Entriamo ora più nel merito della tua attività: fotografia digitale o fotografia tradizionale, da che parte ti schieri?
Ho conosciuto la fotografia come una cosa un po’ magica, dove l'immagine scattata si rivela solo dopo lo sviluppo e ogni fotogramma è prezioso. Questo credo influenzi parecchio il modo di fotografare e questa è per me LA fotografia, nella quale la sua caratteristica più importante, ovvero la capacità di bloccare l’istante, viene maggiormente enfatizzata.

Quindi non usi attrezzature digitali? Non credi che, almeno per quanto riguarda sia le prime fasi del processo fotografico (cioè l’inquadratura e lo scatto) sia il risultato finale, il digitale abbia raggiunto oggi dei livelli di qualità piuttosto ottimali?
Penso che dipenda dall'ambito in cui viene usato.
Per il mio modo di fotografare preferisco la pellicola. Forse perché mi permette di mantenere il mio giusto rapporto con il soggetto e perché sento di valorizzare di più ogni scatto riflettendo di più: il progetto fotografico è così innanzitutto un’idea, che dopo aver sviluppato le pellicole si palesa.
Per quanto riguarda la stampa finale, anche qui mi sembra migliore l'analogico: per la profondità dell'immagine, per i colori, le sfumature e lo sfocato, e soprattutto per il b/n. La nitidezza è a favore del digitale (su macchine costose però); però anche qui, io questa supernitidezza la trovo piuttosto fredda e piatta, preferisco l'irregolarità della grana del film.
Insomma, io preferisco la pellicola però uso ampiamente anche il digitale, dipende cosa devo fare. È facile ad esempio che per la sua comodità e velocità, o per mia pigrizia o per risparmiare, finisco con l'usare il digitale, consapevole del risultato che otterrò.
Oppure, se dovrò mandare foto in tempo reale in redazione è evidente che non potrò lavorare in pellicola.
Sono dei mezzi differenti e come tali li uso. Il digitale ha secondo me un modo di utilizzo che lo avvicina alla ripresa video, e quindi non è come la fotografia classica. Comunque immagino di dover capire ancora molte cose su questo mezzo relativamente recente (e che io stesso posseggo da poco tempo).
Per il momento vedo che ha aumentato moltissimo la quantità di fotografi sulla piazza ma penso anche che in generale si sia abbassata la qualità della Fotografia. Spero sia solo una fase di passaggio.

Più o meno le stesse motivazioni presuppongo che ti facciano preferire il bianco e nero al colore?
Adoro il b/n perché va all'essenza delle cose, alle sue forme. Paradossalmente, togliendo dice e rivela molto più del colore.
La fotografia, e il b/n in particolare, sono per me ricerca e pura libertà di espressione.

Mi piacciono in particolare quei b/n molto sgranati, nascono esclusivamente dall’esigenza tecnica di utilizzare pellicole a grana grossa in situazioni con carenza d’illuminazione o sono anche il frutto di una precisa ricerca estetica?
Uso pellicole ad alta sensibilità, 1600 iso con il colore e 3200 iso anche ‘tirato’ con il b/n, per non usare il flash e mantenere intatta l'atmosfera. Per i concerti ho spesso questa necessità perché fotografo soprattutto piccole bands in piccoli locali. Ma come pellicola b/n generica uso comunque una 400 iso la quale mi permette di far fronte a quasi ogni situazione e ha una grana evidente che si combina perfettamente con l'atmosfera poco definita che voglio creare. Del resto il bello del b/n è proprio anche la grana che contribuisce all’aspetto pittorico e surreale dell’immagine.

In uno dei primi articoli fatti per sands-zine stendevo un parallelo fra i sistemi di registrazione dell’immagine ed i sistemi di registrazione del suono… gli obiettivi venivano paragonati ai microfoni, il corpo macchina al registratore, il laboratorio fotografico allo studio di registrazione… sei d’accordo ed, eventualmente, hai qualcosa da aggiungere a tal proposito?
Si, sono d'accordo. Entrambi i sistemi sono figli del progresso tecnologico che da più di un secolo ha cambiato il mondo dell'arte. Ciò che ora fa la fotografia un tempo era compito della pittura mentre la musica esisteva solo nella sua esecuzione. Nella tecnologia c'è invece il presupposto del concetto di riproducibilità dell'opera d'arte che mette in discussione il valore di unicità dell'opera stessa, a cominciare con la fotografia, in cui la riproduzione è parte integrante del suo processo (qualcosa dalla scuola mi ricordo!).
Per quanto mi riguarda il parallelo mi interessa però soprattutto sul piano creativo.
Le sensazioni che accompagnano la composizione e l'esecuzione di uno scatto e quelle che provavo nel comporre ed eseguire musica sono infatti molto simili. L'armonia, la tensione e soprattutto il ritmo...sono sempre tali.. Forse dico una cosa banale visto che sempre di espressioni artistiche si tratta, però sento queste cose in modo molto netto.

Prevedevo la tua risposta, ma ti ho fatto egualmente la domanda perché questa prelude a quella successiva… nello stesso articolo di cui ti ho detto mi ponevo infatti una domanda alla quale non trovavo una risposta logica: nonostante i due sistemi siano figli dello stesso progresso tecnologico la fotografia, oltre ai vari utilizzi applicati, è ormai riconosciuta da tempo come forma d’arte pura ed ha un numero piuttosto consistente di estimatori, con numerosi circoli di fotoamatori, musei, mostre e concorsi (che spesso si avvalgono di finanziamenti pubblici) mentre la registrazione continua ad essere soprattutto un’arte applicata, e anche personaggi autorevoli che si occupano di musica (o di ‘sonologia’) continuano a considerare la registrazione dei suoni prodotti da un ruscello (magari lo stesso la cui ripresa fotografica campeggia in qualche museo) come una cosa senza senso… a meno che non vengano associati a qualche immagine od a qualche documentario… senza parlare del pubblico che magari acquista la riproduzione di quella foto ma, tranne rari casi, non comprerà mai quella registrazione… Secondo te qual è il motivo di questo handicap?
Una domanda complessa, difficile per me da rispondere...
Direi innanzitutto che per entrambi i mezzi non è sufficiente registrare un evento per farne automaticamente un'opera d'arte: per rendere un'opera diversa da un documento è necessaria una contestualizzazione.
Rispetto all'esempio che fai la fotografia parte però probabilmente avvantaggiata perché per l'uomo l'immagine prevale sul suono (immaginiamo, ricordiamo per immagini, ecc..).
La fotografia è inoltre una rappresentazione codificata della realtà, basata sulla prospettiva rinascimentale, che noi culturalmente abbiamo imparato a leggere e abbiamo assimilato. Ma la fotografia non è la realtà. Un suono riprodotto può essere invece del tutto simile se non uguale all'originale: se non è personalizzato, esso è innanzitutto un semplice documento.
Poi ci possono essere senz'altro molte altre motivazioni, forse anche di tipo culturale, ma comunque, pur non essendo un esperto, mi pare che la tecnica di cui parli sia stata usata anche proficuamente. Penso alle avanguardie degli anni 70. Di fotografie di natura e di appassionati del genere ce ne sono invece a non finire, ma quali foto sono davvero esposte in un museo?

Beh, qui non sono d’accordo con te… anche una registrazione non è la realtà tanto quanto non lo è una fotografia… cambia a seconda del tipo di microfoni utilizzati e di come vengono posizionati… e poi possono essere filtrati dei suoni e/o tagliati degli altri… e, come nella fotografia, può esserci una ‘preparazione’ del soggetto o dell’oggetto che si va a riprendere… quindi, al pari della foto, anche una registrazione viene in ogni caso personalizzata dal suo autore… ci sono fotografi che si sono appostati per giorni e giorni per attendere la luce o la situazione ideale ed altri che hanno messo in gioco la vita per ottenere una ripresa nella giusta prospettiva, ma questo si è verificato anche nella registrazione dei suoni… penso ad esempio all’ex Cabaret Voltaire Chris Watson che ha studiato dei particolari marchingegni per inserire un microfono dentro ad un nido di vespe o per calarlo nei pressi di un gruppo di leoni….
Onestamente non saprei bene cosa aggiungere…credo di non essere io il più adatto a rispondere a questa domanda. A proposito invece delle preparazioni di cui parli, devo dire che mi interessano relativamente poco al fine di valutare un’opera perché penso che per quanto impegnative queste possano essere, alla fine il risultato potrebbe comunque essere terribile se anche le idee che lo accompagnano lo sono.

A proposito di contestualizzazione ti pongo un altro quesito… quando e fino a che punto la manipolazione dell’immagine - sia a livello del soggetto da fotografare, sia a livello di stampa e/o di elaborazione digitale – è accettabile…. Mi spiego meglio, qualche tempo fa mi sono imbattuto in una polemica a proposito di foto che (all’interno di riviste turistiche e/o ambientaliste) presentavano ambienti paradisiaci laddove la realtà era ben diversa, e in quell’occasione si ventilava l’ipotesi che le immagini in questione, falsificate ad hoc, rasentassero la truffa… restando legati all’ambiente musicale è sempre più facile vedere musicisti fotografati in pose e situazioni assolutamente innaturali… esistono un codice o dei parametri, riguardo a ciò, o tutto è demandato al gusto ed al giudizio del pubblico?
Posso dirti quello che so e ciò che penso, ma onestamente non conosco con precisione le regole che senz'altro ci sono anche se credo parecchio interpretabili. Farei senz'altro una distinzione netta tra un'immagine giornalistica/documentaristica e tutto il resto. Per sua stessa definizione questo tipo di fotografia non la si può cambiare di significato, facendo magari scomparire o aggiungendo cose o persone. La si può lavorare come in camera oscura, variando quindi luminosità e contrasto, anche solo di parti della foto.
Questo è il tipo di fotografia che faccio io: mi interessa lo scatto e poi raffigurare al meglio ciò che è stato.
Di fotografia pubblicitaria e simili non mi sono mai occupato, o meglio non tanto da trovarmi a dover dare una risposta a questi problemi.
Ti racconto un aneddoto, giusto per buttare carne al fuoco(!):
una band mi ha chiesto una fotografia live da mettere all'interno del loro primo ep: dopo diverso tempo che avevo in casa il cd stampato mi sono accorto che in realtà due immagini quasi uguali erano state messe insieme in una foto sola, in modo da avere tutti i musicisti rappresentati al meglio. Per un immagine di cronaca o reportage questo non sarebbe stato ammissibile...ma la foto è in questo caso all'interno di un prodotto artistico e quindi penso che ci possa stare. Almeno credo...

E rispetto alle didascalie cosa mi dici? In linea di principio penso che un’immagine dovrebbe ‘parlare’ da sé, ma in alcuni casi è inevitabile utilizzare un commento scritto… Quando ed in quale forma pensi che questa opzione debba essere utilizzata?
Credo sia raro che un'opera parli da sola in modo davvero esauriente. Io cerco sempre luogo e anno di realizzazione dello scatto. Spesso queste informazioni sono necessarie e sufficienti per interpretare la foto. Poi a me non dispiace nemmeno, se è necessario, che ci sia anche una brevissima spiegazione dell'immagine, la quale può apparire come un titolo. Dipende da foto a foto e da fotografo a fotografo. L'importante è sforzarsi di fare arrivare il proprio messaggio, se le foto non sono abbastanza buone andrà meglio per le prossime.

A proposito di foto non buone, non credi che troppo spesso, pur di mettere un’immagine, vengono utilizzate delle foto pessime o niente affatto significative? In tal caso non sarebbe meglio lasciar correre?
Sì, sono d’accordo. Penso che dovrebbero essere pubblicate molto meno foto ma davvero buone.
Poche foto pubblicate su un giornale avrebbero un forte impatto sul lettore e richiederebbero una precisa scelta, motivo questo forse, tra gli altri, per cui non si fa.

Insisto sul tema dell’artefazione, e in questo caso mi riferisco alle possibilità offerte dall’elaborazione digitale che, a meno che il mondo non inizi a camminare all’indietro, andranno senz’altro a migliorare…. Non c’è il rischio di una perdita di manualità e professionalità da parte della nuova generazione di fotografi? Mi spiego meglio: dal momento che certi difetti e/o vizi dell’immagine possono essere tranquillamente corretti con il computer, non è che al momento della ripresa si sorvolerà su quegli accorgimenti necessari ad ottenere una buona immagine fin dalle premesse?
Oggi i mezzi del fotografo sono nella maggioranza dei casi sia la fotocamera che il computer. Nella professione del fotografo quest'ultimo rimpiazza di fatto spesso, come tu dici, degli accorgimenti che un tempo si dovevano prendere prima dello scatto. Ogni fotografo ha però esigenze e necessità differenti. La cosa importante è secondo me conoscere a fondo i propri strumenti, in modo da sapere come affrontare al meglio ogni fase della realizzazione di uno scatto. Comunque, computer o non computer, la prima regola per imparare a fotografare è scattare, scattare e scattare... e se una foto non dice nulla non c'è niente da fare, non ci sarà mai un computer capace di cambiarla.

Suoni ed immagini fissati su supporto sono entrambi figli della meccanizzazione, come abbiamo già specificato, e forse deriva anche da ciò lo stretto rapporto che c’è sempre stato fra industria discografica e fotografia… infatti, oltre a firmare reportage dai concerti e campagne pubblicitarie, molti fotografi (anche grandi nomi) hanno realizzato le immagini utilizzate nelle confezioni di innumerevoli dischi. Pensi che un cambiamento radicale nella distribuzione e nell’ascolto della musica, con prevalenza di iPod e sistemi simili, possa incrinare in modo grave tale rapporto, che per alcuni fotografi rappresenta anche una buona fonte di lavoro?
Sul piano della promozione di un disco o una band non credo ci sarà mai un incrinazione di questo rapporto: l'immagine è un mezzo primario in questo senso. Sul piano artistico invece, la dove la fotografia e l'immagine contribuiscono a creare e diffondere la cultura e la conoscenza musicale con copertine e illustrazioni all'interno degli album, qui potrebbe effettivamente esserci un cambiamento dovuto ai nuovi sistemi audio, sia sul piano culturale che della professione del fotografo. Stiamo attraversando un tempo di grossi cambiamenti in campo musicale, credo lungi dall'essere terminati. Penso però che l'artwork di un album, la cui realizzazione è determinata dagli stessi musicisti, sia ancora un valore aggiunto di grande importanza, capace appunto di stimolare la cultura musicale.

Torniamo un attimo su aspetti più personali legati alla tua attività: quali sono i soggetti o le situazioni che preferisci fotografare?
Non c'è un soggetto o una situazione che preferisco fotografare...queste cambiano sempre e ce ne saranno sempre di nuove. Ci sono piuttosto soggetti e situazioni che ritorno sempre a fotografare: manifestazioni, eventi, concerti, centri sociali, strade, città, il rurale, la natura.
Le situazioni e i soggetti cambiano ma l'oggetto delle mie foto è sempre lo stesso: l'uomo, rispetto a se, a me, agli altri, all'ambiente e alla società.

Ci sono fotografi conosciuti che senti vicini alla tua sensibilità o che hanno in qualche modo ispirato il tuo modo di fotografare?
Direi innanzitutto Henri Cartier-Bresson e ogni fotografo dell'agenzia da lui creata, la Magnum. Mi viene in mente poi Luigi Ghirri, fotografo concettuale di eccezionale sensibilità, morto prematuro una quindicina di anni fa. Adoro la sua espressione del paesaggio e il modo in cui usa il colore. Ti consiglierei, visto il tema, di dare uno sguardo alle sue fotografie riguardanti la musica.
In generale però mi ispiro a tutto e non solo a fotografi. Assorbo, copio e prendo qualcosa da tutto e tutti! Guardo attentamente ogni foto, del fotografo famoso così come del dilettante, e poi rimescolo e rielaboro il tutto.

Ed ora la classica domanda del cavolo ma fatidica: se tu venissi incaricato di salvare una sola foto dal rogo, quale salveresti?
Una foto precisa non so proprio indicartela. Potrebbe essere una fotografia di Salgado, in cui viene espressa la dignità dell'uomo e del suo lavoro. Se però con questa domanda intendi più semplicemente conoscere la mia fotografia preferita, allora forse ne sceglierei una di Cartier-Bresson.

Dal momento che sands-zine è essenzialmente una rivista di musica devo anche ripetere la domanda virandola verso il settore dei suoni, quali sono invece le cinque canzoni (o se preferisci i cinque dischi) che salveresti?
Qui ti rispondo direttamente per quelli che sono i ‘miei’ 5 dischi, quelli che ho senz'altro consumato di più:
Nirvana - Bleach (1989)
Deftones - Around The Fur (1997)
Napalm Death - Fear Emptiness Despair (1994)
Quicksand - Slip (1993)
Carcass - Heartwork (1993)

Ti ringrazio anche a nome dei nostri lettori
Grazie a te per l'interesse e lo spazio che mi hai dedicato e per avermi dato l'occasione di riflettere su temi per me nuovi.


Immagini:

1) Marco Becker: “Autoritratto, Agosto 2007”
2) Marco Becker: "Sesto San Giovanni (MI), Giugno 2006 - Presentazione piano di riqualificazione dell'area ex fabbriche Falck a cura di R. Piano"
3) Marco Becker: "Milano, Alessio, 26 anni, tecnico luci - Dalla serie Euro Mayday 007"
4) Marco Becker: "Milano, Maggio 2007 - Baretto al C.S. Leoncavallo"
5) Marco Becker: "Milano, Marzo 2004 - Stazione Centrale"
6) Marco Becker: "The Death of Anna Karina live @ MIAMI festival - Milano, Giugno 2006"
7) Marco Becker: "Milano, Ottobre 2004 - Via Dante"
8) Henri Cartier-Bresson: “Dietro la stazione di Saint-Lazare - Parigi, 1932”
9) Luigi Ghirri: “Nogara, bar della stazione, 1989 – da Profilo delle nuvole”
10) Sebastião Salgano: “Minatori di carbone, Dhanbad, Bihar State, India, 1989 – da Workers”
11) Nirvana: “Bleach” (è uno dei dischi preferiti di Marco Becker, per restare in tema l’immagine di copertina è un negativo di Tracy Marander che all’epoca era la ragazza di Kurt Cobain)


Riferimeti web :

www.marcobecker.go.to



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