Stefano Giust (intervista)    di Andrea Ferraris





’Stefano Giust, batteria, percussioni elettroniche, composizione. Nato il 22 marzo 1968 ad Unterseen in Svizzera, vive oggi a Pordenone. Autodidatta poco ortodosso, a quattordici anni inizia a registrare la sua musica con il progetto sperimentale solista Opera che pubblica in quegli anni con l'etichetta Old Europa Cafe AVS. Ad oggi ha registrato oltre cinquanta album a suo nome e come co-leader, in ambito improvvisativo, avant-jazz e di musica elettronica… ha suonato con Dominik Gawara, Daniele Pagliero, Roy Paci, Fred Casadei, Sakis Papadimitriou, Giorgia Sylleou, Gianni Gebbia, Carlo Actis Dato, Luc Ex, Jacopo Andreini, Bartolomeo Sailer (Wang Inc.), Luca e Alessandro Cartolari, Mat Pogo, Andrea Biondello, Giorgio Pacorig, Fabio Sfregola, Luigi ‘Lullo’ Mosso, L. P. Young, Ivan Pilat, Sergio Fedele, Vito Maria Laforgia, Giuseppe Mariani, Andrej Bako, Karen O'Brien, Gareth Mitchell, Andy Diagram, Michel Le Maigne, Sergio Cacherano Staropoli, Luciano Caruso, Edoardo Ricci, Stefano Bartolini, Gianni Lenoci, Norontaco Bagus Kentus, Marcello Magliocchi, Igor Alban Chevalier, Michele Brieda, Roberto Ottaviano, Domenico Caliri, Lorenzo Commisso, Marco Crestani, Alessandro Boscolo, Walter Belloni, Valeria ‘Zazie’ Martini, il poeta Federico Tavan; con i gruppi Le Bambine, Orbitale Trio, Gbur, Margine, Kongrosian Trio, Ipersensity, Babelis Project, Nudocrudo, Maisie, Trio Solzenicyn, Roy Paci’s Furious Alchemy Collective 2005, Suonimmagine, Papiers Collés, i londinesi Rediffusion e DIN-Collective, Squame, Skinstrings…etc’
Credo che questo piccolo estrapolato dalla biografia di Giust dovrebbe automaticamente destare l’interesse di un qualsiasi appassionato di musica, ma se la pillola non bastasse ancora credo che sia utile sapere che il nostro è il ‘boss’ della Setola di Maiale. Se siete nuovi all’etichetta credo che sia importante sapere che affrontando ‘musiche non convenzionali’ a 360° la cdr label annovera in catalogo lavori di gente come Roy Paci, Gianni Gebbia, Anatrofobia e Gareth Mitchell che per chi non lo ricordasse aveva inciso sia con Philosopher Stone che con gli AMP. Ma essendo Giust iperprolifico, anche per ciò che concerne le risposte, non mi dilungherò ulteriormente visto che lui vi dirà tutto quello che volete sapere e di più.

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Tredici anni di Sertola di Maiale sono tanti davvero soprattutto se si valuta la vita media di un’etichetta indipendente. Per altro fra i nomi ci sono Carlo Actis Dato; Anatrofobia, Roy Paci, Gianni Gebbia, Gareth Mitchell (Philosopher Stone/Amp)…un curriculum di tutto rispetto. Tu che ne pensi ora? E quali sono i tuo ‘figliocci preferiti’ (visto che esistono che tanto i preferiti esistono sempre)?
Tredici anni di Setola di Maiale significano circa 100 dischi, 90 musicisti e 30 formazioni coinvolti, 3 festival. Soprattutto rappresentano l'utopia di produrre del materiale audio-video ben fatto senza essere una etichetta discografica nel senso comune del termine: è un network di musicisti con cui negli anni ho suonato dal vivo e/o registrato dischi e da cui sono nati altri dischi paralleli... Dicevi della vita media di una etichetta: forse perchè non è il rapporto con il denaro e le vendite a sostenere Setola di Maiale, ma solo l'amore per un certo modo di pensare e fare musica. Le tirature sono limitate e per questo i costi sono contenuti. Il capitalismo mi fa una sega! Perchè stampare 500/1000 copie se non c'è un pubblico che li acquisterà? Gli artisti che nomini sono solo alcuni dei talenti del catalogo setolare: a me piace davvero tutto il materiale stampato fino ad oggi, dischi anche diversi, ma accomunati da un'urgenza tutta contemporanea verso la musica improvvisata, l'elettronica, la sperimentazione. Forse uno dei dischi a cui sono più affezionato è la compilazione con quasi 6 ore di musica, con i suoi 62 brani estratti da altrettanti dischi setolari, che da', come ha scritto Pierantonio Pezzinga di Intersezioni/Esperienze Musicali Contemporanee - che lo ha inserito tra i migliori dischi usciti nel 2005 - un notevole spaccato del lavoro fatto in tutti questi anni. Penso che il pubblico dovrebbe accorgersi che anche in Italia ci sono musicisti incredibili, che non scimmiottano proprio nessuno. E che dischi fanno! Ma se non se ne curano, proprio non so che farci, di certo continuo per la mia strada! Dura arrivare così alla fine del mese!

Ho notato che tu sei coinvolto nella maggioranza dei progetti dell’etichetta…ma hai inciso anche per altri vero? Ti autoproduci per scelta perché in precedenza hai avuto pessime esperienze?
Come musicista sono presente in quasi metà delle produzioni del catalogo. Mi è capitato di incidere per altre etichette (la più conosciuta è forse la Old Europa Cafe, ma parliamo di oltre 20 anni fa!) e devo dire che fortunatamente non ho avuto per questo delle cattive esperienze, ma negli ultimi 15 anni non ho mai spedito un master a nessuno per farmelo produrre. Potrei cominciare ora! Battute a parte, ho davvero molti progetti e non mi va di passare 3/4 del mio tempo a fare pacchetti per cercare una etichetta che mi stampi un disco: quel che mi è sempre importato nella mia vita è fare musica e registrarla, produrla come voglio, mandarla a chi mi va, quando mi va. Così facendo non dipendo dal mercato e nemmeno dalle riviste musicali. Ho idee piuttosto radicali in merito... Penso che un musicista è libero quando può produrre e confezionare tutta la sua musica, a prescindere da tutto! È un'idea un po' romantica e sicuramente c'è un prezzo da pagare: oltre alla poca promozione e visibilità, c'è la conseguente fame... altro che fama... Comunque la mia è solo una opzione, fanno bene i musicisti a cercare etichette e promozione, ci mancherebbe...

…più che romantica direi che è molto più radicale di quelli molti gruppi ‘punk’ (o come tali ‘supposti’…). Eppure non pensi che sia il pubblico jazz (in senso molto ampio) che quello ‘sperimentale’ che sarebbe il più interessato a ciò che suoni/produci, sia il meno attento verso il modo in cui ti proponi ( se sì da cosa pensi che dipenda?)?
Qualcuno direbbe che i sentieri nuovi non sono facili come quelli già battuti. L'ortodossia pretende un certo modo di fare e di porsi e queste cose a me non importano. Per rispondere alla tua domanda: il pubblico del jazz (in senso molto ampio) o della musica sperimentale in generale è, anzitutto, pubblico! In quanto tale è persuaso a fare delle scelte, così come accade per il pubblico del pop o altro. Per questo esistono i clichè, gli stereotipi, i generi: si vendono bene!. Siccome poi, anche i musicisti sono a loro volta pubblico, anch'essi amano inserirsi nelle categorie, e il cerchio si chiude. Come sai, Setola persegue musiche che non sono convenzionali e quindi è tutto più difficile, per definizione. Ma ci sono anche altri fattori che rendono difficile la vita di questa ed altre realtà analoghe: per esempio che i soldi che la gente ha per comprare dischi, alla fine del mese, non son tanti; che il tempo a disposizione per cercare della nuova musica (etichette discografiche, musicisti...) non è mai abbastanza. E poi c'è internet! C'è davvero tantissimo da ascoltare, e alla fine bisognerebbe semplicemente riconoscerlo: là fuori è pieno di musica stupenda ma non la conosciamo e non sappiamo da dove cominciare per conoscerla...è disarmante. Stando così le cose diventa facile dar credito a quel che ci racconta la nostra rivista preferita e tutti ne hanno almeno una, a parte io, immagino. Nella sostanza è la testata a fare il suo gioco, proponendo un musicista piuttosto di un altro. E poi la gente ama comprare prodotti industriali, vuole un cd industriale, vuole la riproducibilità industriale dell'arte! Vuole trovare il cd sotto casa (certo che è comodo, non dico il contrario). È evidente che qualcuno ha ripetuto alla gente che la musica si presenta in un modo soltanto! Insomma, non è una questione puramente musicale, magari lo fosse. Le multinazionali decidono: hanno detto niente vinile e tutti a fare cd, un intero mondo che si trasforma...chi è che comanda ora? Sembra pure che piaccia avere in casa dei dischi che hanno tutti, meglio ancora se hanno un qualche pedigree. Anche il pubblico del jazz o della musica contemporanea non fa eccezione e delega ad altri l'opportunità di vagliare i propri ascolti. Molto spesso non vedo differenze tra l'adolescente appiccicato a MTV intento ad idolatrare il beniamino di turno e certi fruitori - chiamiamoli così - di musiche - chiamiamole così - colte. Un altro problema è che queste musiche non sono proprio cose facilissime, hanno un loro perchè, e quindi il lavoro di divulgazione dei giornalisti diventa incredibilmente importante, nella misura in cui viene in aiuto all'ascoltatore/compratore (soprattutto se non si sono letti un po' di libri)...ma così il rischio è che il divulgatore diventi indottrinatore! Riconoscere una cattiva penna è sempre un bene e questo è un'altro buon motivo per conoscere la storia della musica, colta o popolare che sia. Alla fine però penso serenamente che sia nell'ordine delle cose che certe realtà possano esistere anche lontane dai riflettori, dai media, dai denaracci; se queste realtà si pongono come delle alternative, beh devono esserlo per davvero! Il mondo così com'è non va bene affatto, da sempre la gente è manipolata e raggirata, assopita, annientata. Se vogliamo essere rivoluzionari in qualche modo, cominciamo a chiederci chi siamo e cos'è che ci serve veramente, forse così tutti questi logo che ci circondano, li strapperemo finalmente via a morsi!

Tu nasci come batterista, batterista jazz? Hai studiato percussioni, hai fatto il conservatorio o anche in questo hai avuto un percorso anomalo?
Sono autodidatta. Quando ero bambino cercavo di imparare a suonare la batteria su un set autocostruito con vari bidoni: suonavo sulla musica che registravo da alcuni programmi radiofonici, qualche anno dopo giocavo sulla musica dei dischi che acquistavo. L'unico stage che ho voluto fare è stato molto tempo fa con Han Bennink, circa tre ore veramente istruttive. Nella mia formazione di musicista hanno avuto tantissima importanza la letteratura sulle problematiche della musica contemporanea; la storia della musica scritta da vari autori ed anche alcune biografie di musicisti sono molto interessanti; l'ascolto della musica classica e del jazz, ma anche i gusti di quando ero un ragazzino che amava il rock, l'hard core, la no wave, l'industrial music. Oggi come batterista mi piace considerarmi semplicemente un improvvisatore. Comunque, escludendo il progetto in solo chiamato Opera, con cui ho prodotto i miei primissimi lavori sperimentali (tutti pubblicati dalla Old Europa Cafè tra l'84 e l'88) i primi gruppi in cui suonavo la batteria erano di rock radicale: tra questi Le Bambine, con cui ho pubblicato tre dischi molto diversi e fatto un sacco di concerti.

Come sono nate le tue collaborazioni on Gebbia o con musicisti come Roy Paci? O anche Margine (nella quale erano coinvolti i fratelli Cartolari degli Anatrofobia) che soprattutto in “Esplendor Lunare” per quel che mi riguarda è uno dei pezzi da novanta del tuo catalogo? E con gli stranieri?br> Con Roy Paci ci siamo incontrati agli inizi del '98. Lui aveva un duo (Hajjaj) con Fred Casadei al contrabbasso: era venuto a sapere di Setola di Maiale e di una registrazione di musica improvvisata in cui ero coinvolto, con batteria, basso e tromba...questa formazione lo aveva incuriosito. Dopo averlo ascoltato ci siamo risentiti e abbiamo deciso di trovarci e registrare insieme con un quintetto: altro non era se non Hajjaj sommato al mio gruppo di allora Orbitale Trio (batteria, sax baritono, chitarra elettrica). Venne fuori così il disco Orbitale Trio meets Hajjaj, tutt'ora disponibile. Abbiamo suonato insieme anche l'anno scorso nel suo progetto Furious Alchemy Collective, un gruppo fantastico con Gianni Gebbia, Mat Pogo, Carlo Actis Dato, Luc Ex, Jacopo Andreini, Bartolomeo Sailer e Giorgio Giovannini. In quella occasione ho conosciuto Gianni, ma naturalmente conoscevo già il suo lavoro... ci siamo scambiati un po' di dischi e quest'anno, a febbraio, mi ha chiamato per registrare qualcosa insieme: è nato così “Duets”, un disco con 15 brani di musica improvvisata suggeriti da altrettanti simboli grafici, registrati di getto in un pomeriggio.
Margine è stato un progetto di improvvisazione che includeva in pratica tutti e tre gli Anatrofobia, infatti nei lavori che abbiamo prodotto ci sono due batterie, ad eccezione di “Esplendor Lunare”. Nel '97 mi avevano spedito delle loro registrazioni, io avevo contraccambiato, ci siamo piaciuti ed abbiamo, negli anni a seguire, inciso quattro lavori insieme. Due sono però fuori catalogo, erano cassette i cui master originali sono andati compromessi. Con gli stranieri la cosa si fa un po' lunga... Posso dirti dell'ultima collaborazione con i Rediffusion, che sono un duo londinese di musica elettronica d'improvvisazione, ovvero Karen O'Brien e Andrej Bako, che suona tra l'altro stabilmente con Nicolette, ex cantante dei Massive Attack. kongrosian_trio A metterci in contatto è stato un amico musicista che abbiamo in comune, che sapeva esserci una similitudine nella nostra ricerca per una musica elettronica di improvvisazione (in questi progetti utilizzo dei pads elettronici). Così ci siamo conosciuti prima del loro tour italiano ed abbiamo finito con suonare insieme quelle stesse date... è nato così il disco “Live in Turin '04”. Poi nel 2005 li ho raggiunti per due settimane a Londra, dove abbiamo fatto parecchie date e registrato il disco “Live at Resonance” 104,4 FM, trasmesso in diretta via internet dalla storica radio sperimentale gestita dal London Musicians' Collective, dove ho anche presentato il lavoro di Setola di Maiale. In queste occasioni abbiamo suonato tutte le date in quartetto con Gareth Mitchell, ma anche in quintetto con il trombettista Andy Diagram, fedele collaboratore di David Thomas.

Credo che tu ti sia riuscito a togliere un bel numero di soddisfazioni…ma con chi altro vorresti registrare?
Una cosa bellissima quando si è coinvolti nella musica improvvisata, è che si conoscono un gran numero di musicisti con i quali ci si confronta, si scambiano idee e soprattutto si crea insieme della musica. Penso che sia più facile suonare con un gran numero di musicisti se sei un improvvisatore piuttosto che un musicista esclusivo di rock o altro... Comunque suonare con gli artisti che abbiamo citato fino ad ora (e tutti gli altri!) è una esperienza bellissima, anche umanamente! Nei gruppi di improvvisazione, mi interessa moltissimo mettere insieme musicisti che non abbiano vie di fuga, nel senso che se questi hanno un background non comune tra loro, è più difficile scivolare in certi stereotipi di musica improvvisata, se questa è totalmente libera e volutamente non organizzata... Mi chiedi con chi altro vorrei collaborare? sono così tanti gli artisti che mi piacciono che abbozzare una lista è veramente impossibile! In tutti questi anni qualche soddisfazione l'ho avuta sì, ma ti dirò invece delle mie insoddisfazioni: le guerre, lo squallore della politica globale e nazionale, l'elite che controlla il mondo, il divismo, il qualunquismo, l'avidità, l'arroganza... oppure mi infastidiscono cose più frivole: ad esempio i gruppi pop anglosassoni o il famoso Free Music Festival, messo in piedi da qualche impero economico ignorante: uno sfregio a quanti realmente sono coinvolti nella free music e nei festival di musica libera! Similmente succede con Il Grande Fratello che ora non è più cosa di Orwell... o come le missioni di pace che invece sono missioni di guerra... per quanto mi riguarda sono tutti crimini nei confronti della cultura, mirati alla soppressione del pensiero critico, alla mistificazione favorevole al pensiero unico. Ma a tutto questo odio è meglio rispondere con l'amore, che da sempre è l'espressione più rivoluzionaria (e non serve essere dei freaks per affermarlo).

…beh se non sei stato freak…hai un background da c.s.a. o anarchico? Te lo chiedo perchè a leggere molte delle risposte che dai è una sensazione molto forte.
Come ho detto prima, non amo le etichette, di nessun tipo, quindi ritenermi anarchico mi starebbe stretto, piuttosto mi diverte la definizione di anarcoide. I centri sociali li frequento quando capita di suonarci, nella mia città non ci sono...comunque difendo eccome la possibilità di crearli! Non sempre però condivido l'uso che se ne fa. Alla fine penso solo che non è il caso di mettere la testa sotto la sabbia, è molto importante informarsi di come stanno le cose sul nostro pianeta. Le possibilità ci sono: giornalisti indipendenti, internet, scrittori, letteratura... si tratta poi di prendere una posizione, tutto qua. Usare la propria testa mi pare importante quanto l'uso delle gambe, perciò usiamola! Se per me l'unica fonte di informazione fosse la televisione o i quotidiani, allora è pacifico che subirò una manipolazione. Ci sono tante informazioni documentate che non possono lasciare indifferenti. Nel film “Matrix” si parlava di una pastiglia per vedere il mondo come realmente appare: assunta la quale nulla sarebbe tornato com'era... È una ottima metafora: quella pastiglia si chiama informazione. Nel mondo, meno di 400 persone hanno il denaro equivalente di tutti gli altri abitanti messi insieme... non si riesce neppure ad immaginare delle cifre del genere: insomma non serve essere comunisti o anarchici per vederci qualcosa di semplicemente disumano, no? Penso pure che il nostro sistema di vita sia intollerabile, non solo insostenibile. Bisognerebbe sapere chi stiamo ascoltando quando siamo davanti alla tv, altrimenti finiremo con l'applaudire qualcuno che meriterebbe tutt'altra attenzione!
Viviamo in un caos che qualcuno ci organizza per bene... Ma non serve opporvi violenza, solo la consapevolezza di ciascuno di noi spazzerà via tutta questa porcheria...In altre parole sento molto il valore della libertà individuale. Un ricercatore contemporaneo che ho trovato molto stimolante da leggere è l'inglese David Icke, oppure la rivista indipendente “Nexus” che, a fronte di una grafica poco gratificante, diffonde notizie interessantissime...

Riesci a vivere di musica? Come riesci a conciliare tutto quello che fai ora?
Vivere di musica improvvisata e d'avanguardia è assai difficile! Ci si ritrova davvero fuori dagli schemi: non essendo musica commerciale il pubblico è sfortunatamente poco e questo significa subire delle penalizzazioni economiche: in particolare in Italia dove non ci sono soldi; gli organizzatori non ne hanno, i festivals sono al verde, i locali e i club non investono in queste musiche, il denaro pubblico messo a disposizione dalle istituzioni è praticamente nullo. Le conseguenze di tutto questo si possono immaginare facilmente... quindi ai musicisti non rimane che arrotondare insegnando musica o suonando in altri progetti più convenzionali, etc. Io non arriverei a fine mese se non facessi anche il grafico free lance (la grafica è la mia seconda passione). Essere coinvolti in queste musiche non è uno scherzo... ma è sempre stato così e la storia della musica è lì a ricordarlo! Ho rifiutato alcuni ingaggi in gruppi molto noti che mi avrebbero permesso di guadagnare dei bei soldacci a fine mese, ma avrei finito col trascurare la mia musica e Setola di Maiale. In generale le cose un po' cambierebbero se i media dedicassero più attenzione a queste musiche ed ai suoi musicisti, ma quando lo fanno preferiscono parlare della scena di New York o di Tokyo... quindi è una vera fortuna trovare persone come te che se ne occupano... evviva!

…beh diciamo che te la sei guadagnata sul campo…



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