`PopeWaffen´ // `Come ho imparato a volare´

Autore disco:

Ezramo, Robair, Fenech & Büchler // Ezramo

Etichetta:

Corvo Records (D)

Link:

www.corvorecords.de

Formato:

LP

Anno di Pubblicazione:

2010 // 2011

Titoli:

1) Easter Sunday Raid 2) Deserto nella buia notte blu 3) Sibilo canino 4) Stellvertreter Zum Stellwerkdreher 5) The Creator Has A Masterplan 7) Hitodama 8) Crepare di Maggio // 1) Les Jeux Sont Faits 2) Larve giovani 3) Un pianoforte solitario 4) Dreaming In The Cocoon 5) Last Canone Before Flying 6) Singing In The Night Of The Resurrection

Durata:

28:00 ca // 27:00 ca

Con:

Alessandra Ezramo, Gino Robair, David Fenech, Wendelin Büchler, Argo Ulva // Alessandra Ezramo

il re è nudo

x e. g. (no ©)

Sarebbe buon costume, quando si trattano dei musicisti per la prima volta, riuscire a dare delle coordinate ben precise. Ma se il re è nudo anche il sottoscritto in questa circostanza lo è. In parole povere non ne so una fottuta minchia. Non so neppure se “PopeWAFFEN” (da qualche parte riportato come PopeWAFFEN!) è solo il titolo del disco o anche il nome del quartetto (qui addizionato dal trombettista Argo Ulva) che lo ha registrato. Le poche cose che so provengono quasi interamente dalle brevi note leggibili sul sito della Corvo Records alle quali rimando il nostro lettore.
Quasi interamente, ché Gino Robair da quando ha collaborato con Tom Waits lo conoscono anche i lettori delle riviste per l’infanzia. Il francese David Fenech, poi, è noto per aver riportato ‘in vita’ il grande Ghédalia Tazartès e, sicuramente lo ricordate, abbiamo anche pubblicato su sands-zine la traduzione di una sua intervista a quest’ultimo. Ma riguardo agli animatori del progetto (Alessandra Ezramo e Wendelin Büchler) è quasi buio completo. I due fanno di frequente coppia (sicuramente a livello artistico e forse anche nella vita) e su internet ho trovato anche traccia di una loro collaborazione con Xabier Iriondo. Sicuramente i due sono amanti del vinile, dal momento che al momento hanno deciso di pubblicare i loro materiali in questi due LP ben confezionati ed in tiratura molto limitata (rispettivamente a 500 e 300 copie).
Sulla musica: improvvisazione radicale non idiomatica, un settore nel quale stanno forse uscendo un po’ troppe cose, interpretata ai massimi livelli. Quello che più mi piace in questo tipo di lavori è l’intercambiabilità dei ruoli e l’incertezza nella quale viene precipitato l’ascoltatore, dal momento che non si è mai sicuri su chi ha prodotto quello o quell’altro suono. Potresti prendere uno dei migliori dischi d’improvvisazione radicale non idiomatica e ascoltarlo per una vita intera, e alla fine moriresti con il dubbio su chi e come ha fatto quel dato effetto acustico. Certo già con la new thing si poneva il quesito dell’intercambiabilità dei ruoli, o meglio dell’annullamento di vecchie categorie come sezione ritmica, sezione fiati, strumenti solisti eccetera. Ma comunque un tamburo restava tale e restava tale anche un sax. E un gruppo restava in ogni caso composto da enne entità ben distinguibili. Qui le varie personalità sono davvero fuse a formare un’entità unica e, anche senza considerare le possibili manipolazioni elettroniche o d’altro tipo, un tamburo può essere suonato con l’archetto e una tromba può essere percossa come un tamburo. Siamo veramente agli antipodi di una sinfonia di Beethoven, dove ogni nota ed ogni strumento stavano al proprio posto. Siamo nel regno dell’informale.
In “Come ho imparato a volare” non ci sono invece dubbi, dal momento che Ezramo è protagonista unica, ma rimane comunque l’indecisione su come sono stati prodotti i suoni, sull’uso di campioni, loop e/o basi di vario tipo e su quello che viene effettivamente ‘suonato’. Dubbi sul fatto che si tratti di un’Italiana d’origine, visto il nome e il titolo del disco, non dovrebbero invece essercene, seppure come molti di coloro che voglio sperimentare in materia di suoni abbia dovuto migrare nella più ricettiva Berlino (o magari è nata da quelle parti, figlia di migranti). Le sue collaborazioni vanno da Domenico Sciajno ai Bron Y Aur, passando per Edoardo Marraffa, Fred Frith, Luca Venitucci, AMP2, Rinus Van Alebeek, Christian Wolfhart, Jon Raskin e altri. Nel disco fa uso di voce, piano, zither, armonica a bocca, campane e registrazioni concrete. Impro elettroacustiche si alternano a intermezzi pianistici e a nenie vocali, fino alla superba marcia finale, sorretta da una musica bandistica e da varie registrazioni effettuate a Castellaneta di Taranto durante la settimana santa. Come voce, Ezramo mi sembra un incrocio fra Diamanda Galas e Julie Driscoll.
È tutto, a voi la mano.


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Data Recensione: 5/6/2012

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