`Days Before The Rubbery´ // `Blind Alley´ // `Analogic Signals From The Sun´


Autore disco:

Dogs In A Flat // In My June // Maya Galattici

Etichetta:

Garage (I)

Link:

www.garagerecords.eu

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2011

Titoli:

1) Peggy's Night 2) And So The Story Starts 3) Diamon Age 4)Old Dirt Road 5) Houses 6) Falling Down 7) Sam Radio Star 8) Steel Horse 9)Broken Bones 10) Raised On Radio 11) Neither Up Nor Down12)Shine // 1)Day Parade 2) Damned 3) Blind Alley 4)Washing Machine 5) 5 o'Clock 6) Family Tree 7) Thirty 8) Nothing Last Until 9)In Memory Of Grace 10) Leave Me Alone // 1)The Girls Are Waiting 2) Green Green Town 3) Mechanical Cock 4)Our House is Burning Down This Summer 5) Sad & Tired 6) Wake Up 7) Mrs Death 8) Razored Bird 9)Sweet Honey

Durata:

Con:

Michele Scarpulla, Lisa Cappellazzo, Jordan Buttignol, Federica Capra, Patrizio Pellizzon // Paolo, Ricky, Laura // Marco Pagot, Alessandro Antonel

made in Treviso

x Alberto Carozzi

Ci sono le band emergenti e ci sono le etichette emergenti. Garage records è un'etichetta emergente che pubblica dischi di band emergenti che gravitano intorno al Garage studio di Ruggero Pol, forse anche quello emergente, imboscato nella provincia trevigiana, chi sa quanto emergente. Scemenze a parte, l'etichetta è attiva da un annetto e per ora si occupa di prodotti locali, coi pro (ha le sembianze di un dinamico laboratorio creativo, si può parlare di prodotti “fatti in casa”) e contro (la cerchia rischia di essere un po' ristretta) del provincialesimo. I gruppi in questione hanno poco a che fare l'uno con l'altro, ma rappresentano comunque tre distinte declinazioni dell'immaginario rock.

Dogs in A Flat: dubito che questo lavoro entrerà prepotentemente nelle enciclopedie del rock, ma sono convinto che i cinque si son divertiti parecchio a realizzarlo, omaggiando in lungo e in largo i propri miti (provo a indovinare: Bonnie Prince Billy, Cowboy Junkies, Low, Walkabouts..). Il rischio, quando ci si diverte, è di farsi prendere un po' la mano, e in effetti, il difetto di questo disco è la mancanza di un certo rigore stilistico che ne definisca un valore artistico. Una regia un po' più severa avrebbe potuto garantirlo, magari scartando due o tre pezzi di troppo per valorizzare i buoni spunti che non mancano, o limitando un citazionismo fin troppo autoreferenziale. Sempre che si ambisca ad andare oltre una dignitosa musica da intrattenimento.

Sembra rispondere ad una maggiore urgenza espressiva l'album degli In My June, trio folk darkeggiante che mette insieme due metallari e una violoncellista classica. I toni sono costantemente cupi, spesso ruvidi, qua e là incazzosi (Thirty) ma più generalmente malinconici. Blind Alley è scarno fino al midollo, e fa della coerenza la sua bandiera. Punta dritto allo stomaco, anche se il colpo non affonda, se ne sente il riverbero, probabilmente è caduto da un'altra parte. Da aggiustare voce e scrittura, per il resto una strada interessante.

Bersaglio centrato infine per i Maya Galattici. Arrivano dall'apprezzata esperienza coi Chinaski per dire la loro sulla canzone pop psichedelica. Potrebbero essere una di quelle oscure band dimenticate da dio negli anni sessanta, sempre pronte a riservare un ghigno sornione dall'alto del loro mondo parallelo. Si affezionano alle settime aumentate che piacciono tanto a Wayne Coyne e ne fanno buono e largo uso. Spudorata elettronica vintage, polposi riff di basso filtrati dal sempiterno fuzz, acida voce sdoppiata su intervalli spaesanti intorno ad arpeggi che indugiano sospesi nel vuoto. Pare che Syd Barrett sia dietro la porta a vigilare su queste suggestioni da passaggio in India con l'astronave. Qualcosa mi dice che ascolterò a lungo quest'album, un autentico gioiellino adatto a divenire oggetto di culto. Qualcosa di simile in Italia almeno per l'imprevedibilità l'han detta i Micevice, che continuano a venirmi in mente mentre ascolto pezzi come Sweet Honey e Our House Is Burning Down. Tutta un'altra grammatica, sia chiaro, ma parlano la stessa lingua. Alieni.


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Data Recensione: 2/8/2012

`Artists´  

`The Calendar´  

`(Per la) Via di casa´  

`Dannato´  

`карлицы сюита´  

`Zen Crust´  

`Seven Songs For A Disaster´ // `Keep Your Hands Free´  

`Tape Crash #8´ // `Version d’un ouvrage traduit´  

`More Lovely And More Temperate´  

`Monktronik´  

`Lo gnomo e lo gnu´  

`Cagna schiumante´  

`Lottoventisette´  

`in BLOOM´  

`Exploding Views´  

`L’arte della fuga´  

`Venezia non esiste´  

`And The Cowgirls Kept On Dancing´ // `Rotations´  

`TH_X´  

`Solo Flutes´  

`Lingue di fuoco´  

`Hoe Alles Oplost´  

`Matter´ // `Folklor Invalid´  

`The Cold Summer Of The Dead´  

`Canzoni in silenzio´  

`Pinarella Blues´  

`Miserabilandia´  

`Etude Begone Badum´ // `Bone Alphabet´  

`Automitoantologia (1983-2013) – 30 anni di ritagli, rarità e inediti´  

`Era una gioia appiccare il fuoco´  

`Nothing Changes No One Can Change Anything, I Am Ever-Changing Only You Can Change Yourself´  

`Reuze Reuze´  

`Goodmorning Utopia´  

`You Wait To Publish´  

`Birch´  

`Due´  

`Esco un attimo´  

`In Case We’ll Meet´ // `LEM´  

`Quellgeister #1´  

`The Space Lady’s Greatest Hits´  

`Entomologia´ // `Peyrano´  

`Kopfüberwelle´  

`About Farewell´  

`17 Clips´  

`4 Corners´  

`Fuori´  

`Road Works´  

`Man Overboard´  

`Tangeri´  

`Θεόδωρος´  

`Super Human´  

`Hyaena Reading in concerto – Viterbo 14 Marzo 2014´  

`Hipsters Gone Ballistic´  

`LOL-a-bye´ // `Prendi fiato´  

`Tecniche arcaiche´ // `Prima di qualsiasi altra cosa allora si perderà´  

`Self Portrait In Pale Blue´  

`Mikan´  

`The Jackals´