`L’oreficeria´

Autore disco:

Davide Viviani

Etichetta:

autoprodotto (I)

Link:

www.facebook.com/VivianiDavide
davide-viviani.tumblr.com/

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2017

Titoli:

1) E a tutto quel mondo lì 2) Agua 3) La creatura banale 4) Salomon David 5) Litania della città alta 6) Nella colza 7) Lu porcu meu 8) Leashed

Durata:

30:25

Con:

Davide Viviani, Alessandro Asso Stefana, Marco Parente

with a little help from my friends

x claude mac gregor (no ©)

“L’orificeria” di Davide Viviani segue di ben sei anni il suo disco di debutto “Un giorno il mio ombrello sarà il tuo”. Solo mezz’ora di durata per otto canzoni in sei anni non fanno certo gridare allo scandalo dell’iperproduzione, malattia che affligge buona parte della scena musicale indipendente (italiana e non). Ad aiutarlo ci sono Alessandro Asso Stefana, anche in veste di produttore artistico, e Marco Parente (che possiamo finalmente riascoltare alla batteria e percussioni, strumenti dietro ai quali aveva iniziato giovanissimo nei seminali Fondo 13). Due presenze di lusso e significative, queste, che finiscono per portare acqua azzurra e chiara a canzoni che già di base brillano per la loro limpidezza. Perché quello di Viviani è un mondo drakeiano, che però va a collidere con le pagine più pure del nuovo folk made in USA. Una strumentazione scarna e qualche effetto, che mai si accumulano in situazioni sovraffollate, e una voce che narra in confidenza situazioni e stati d’animo sempre in grado di catturare emozioni, questo è e, seppure la somiglianza con Lolli e De Gregori possa a tratti apparire ingombrante, Viviani si staglia come un gigante sopra la moltitudine che affolla l’attuale scena cantautorale italiana. Per quanto riguarda De Gregori, in particolare, gli orfani di quello scarno ed ermetico cantautore che pubblicò l’album della pecora potrebbero trovare in “L’oreficeria” un buon palliativo alle delusioni prodotte successivamente dal menestrello romano. Basta però che venga abbandonata la lingua madre per intonare testi in dialetto bresciano o in lingua inglese, in Salomon David e Leashed, che le suggestioni si spostano dalle parti della musica tropicalista brasiliana o dei nuovi outlaw del country. Fra i non pochi pregi di Viviani, in conclusione, c’è anche quello dell'artista in movimento. A questo punto la domanda logica è: verso dove? Verso un futuro radioso, vogliamo augurarglielo!


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Data Recensione: 10/12/2017

 

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