`tl;dl´

Autore disco:

Vonneumann

Etichetta:

Link:

Formato:

CD + libro

Anno di Pubblicazione:

2017

Titoli:

1) Too 2) Long 3) Didn’t 4) Listen

Durata:

55:24 + 14 pg

Con:

Vonneumann + Roberto Acciaro, Giuseppe Calamia, Kiyane Di Nicola, Nicola Giunta, Salvatore Piras, Franz Rosati, Andrea Mazzei, Ascanio Borga, Alessandro Calbucci, Marco Caccialupi, Andrea Cerrato, Stefano Ficagna, Sara & Cristian Morini

x detto vicedomini (no ©)

Vonneumann è una realtà in movimento.
Vonneumann ha le idee chiare e cerca di dribblare le difficoltà che attanagliano il mondo della produzione e della distribuzione, anche quello del diy, e lo fa in modo non so quanto originale e/o funzionale, ma sicuramente particolare: edizioni ultra-limitate riservate a coloro che sono iscritti alla sua mailing list.
Così “tl;dl” non finirà a invecchiare in qualche scaffale in attesa di essere (in)venduto o in qualche cassetto in attesa di essere (non)distribuito. So bene che il problema generale è grande, è quello di una produzione in eccesso di merci inutili mentre la maggior parte della popolazione mondiale non ha il minimo necessario per vivere, e la soluzione di Vonneumann è relativa e limitata al suo piccolo mondo, comunque si tratta di un segnale importante, perché sta ad indicare che in un mare di indifferenza qualche piccola goccia d’acqua ha una propria consapevolezza.
Partiamo quindi da questo presupposto: “tl;dl” è un disco povero.
Però, pur nella sua povertà di base, si tratta di un disco estremamente ricco. Ad iniziare da una confezione che, insieme al CD, contiene anche un breve racconto.
È un disco pieno di trabocchetti, da studiare ancor più che da ascoltare. Prendete ad esempio i titoli dei quattro brani e provate ad assemblarli: formerete la frase Too Long, Didn’t Listen (che è poi il titolo del disco mentre quello del racconto è ovviamente “tl;dr”, cioè Too Long, Didn’t Read).
Le sorprese maggiori vengono però proprio dall’ascolto, sarebbe un peccato dare retta al titolo, di brani che dietro un’apparenza monolitica racchiudono numerose sfaccettature con altrettanto numerosi richiami alla storia del rock (e non solo). A Saucerfull Of Secrets, avrebbero detto i quattro di color rosa. Quattro scrigni pieni d’oro, direbbe invece Long John Silver.
Se l’idea di circondarsi d’amici e quant’altro, per dare vita illustre alle quattro lunghe improvvisazioni, fa pensare ai primi Red Crayola, sono proprio le cadenze incalzanti dei primi Pink Floyd interstellari, quelli con il Signor Barrett in cabina di pilotaggio, e quelle minimali dei Neu a essere ricordate dall’inizio di Too. Il brano sembrerebbe svilupparsi, come da copione, in una sinfonia di colori psichedelici, senonché precipita poi in un finale informale che può far pensare agli indimenticabili AMM.
È su tali basi che si sviluppa poi Long, musica cosmica su ritmi lenti corroborati da flash noise sullo stile dei primi Earth o di certe cose dei Melvins. Il brano evolve poi in un finale dove bordoni minimalisti vengono miscelati con soluzioni dissonanti e free.
In Didn’t il ritmo torna ad essere meno lento e meno secco, ma la vera particolarità sta in un nugolo di suoni esotici, autentiche cineserie, frammisti a suoni concreti. Ancora una volta, più o meno a metà del brano, si cambia però tono e il tutto si trasforma in una ballata alla quale, per essere classica, manca solo la presenza della voce.
Chiusura in bellezza con Listen, dove un minimalismo alla Conrad risolve infine in una giungla di percussioni tribali e selvaggie.
Così, mentre il sipario si chiude su un palcoscenico surriscaldato, non ci resta che pensare alla prossima (s)volta, Vonneumann permettendo.


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Data Recensione: 1/4/2018

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