`Boxer Rebellion´

Autore disco:

Looty Trio

Etichetta:

Aut Records (D)

Link:

www.youtube.com/watch?v=enEUskRbqx4&list=RDenEUskRbqx4&start_radio=1
www.youtube.com/watch?v=IiYoyQlFWXk&list=RDenEUskRbqx4&index=2
www.youtube.com/watch?v=QfXdx01TnLM&list=RDQfXdx01TnLM&start_radio=1
www.youtube.com/watch?v=hPPuC2QeQQA&list=RDhPPuC2QeQQA&start_radio=1
www.youtube.com/watch?v=GNoWUP9h1DY&list=RDGNoWUP9h1DY&start_radio=1
www.youtube.com/watch?v=o7TU9PXfz6E&t=462s
www.youtube.com/watch?v=h_shZ1AwPds&list=RDh_shZ1AwPds&start_radio=1&t=79s
www.youtube.com/watch?v=7fyufPkXLbs&list=RD7fyufPkXLbs&start_radio=1

Formato:

LP + DL

Anno di Pubblicazione:

2023

Titoli:

1) Boxer Rebellion 2) White Lotus 3) Armant 4) Gun Dog / 1) Einerline 2) Ca De Bou 3) Yellow Lotus 4) Bouncer 5) Mass Individualism / 1) On A Thread 2) March For Nature II 3) Hammer Nagel Leiter

Durata:

39:54 + 12:39

Con:

Seastian Strinning, Marc Unternährer, Valeria Zangger

ritorno al passato

x mario biserni (no ©)

L’avevamo lasciato che giocava in solitario all’interno dell’Esterliturm, una torre in cemento alta 50 metri situata nei pressi di Lenzburg, e lo ritroviamo alla guida di questo ottimo Looty Trio. Mi sto riferendo a Seastian Strinning, tenorsassofonista che fa danzare le note sulle orme dei Rollins e degli Ayler, disceso a suo tempo dalla natia Svezia per riscaldare il cuore al numeroso pubblico di jazzoili che popola i quattro cantoni transalpini. Il trio in questione ha un’anima antica che si manifesta nella sua struttura acustica come nell’utilizzo del basso tuba (strumento in auge ai primordi del jazz e in seguito sostituito dal più comune contrabbasso). A dar manforte al sassofonista sono schierati Valeria Zangger alla batteria e Marc Unternährer al basso tuba, entrambi di nazionalità elvetica ed entrambi coinvolti, come d'altronde lo stesso Strinning, in numerosi altri progetti (2henning, Pierre Favre DrumSights, X-Elle, Cantio Antiqua, TOW Orchestra, Chicago Luzern Exchange, Potsa Lotsa Plus, Martin Streule Jazz Orchestra, Momentum, London Jazz Composers Orchestra, Happy End, Kaiserbuck, Der Grosse Bär, Martin Streule Jazz Orchestra, Alt F4, Anemochore, Blindflug, Fischermanns Orchestra, Tree Ear, Urs Blöchlinger Revisited e altri ancora).
La Zangger sa sviluppare un suono molto melodico ma, all’occorrenza, è pure in grado di prodursi in autentici tour de force (Gun Dog e Bouncer).
A fare da spartiacque fra le invenzioni di Strinning e della Zangger c’è il brontolio del basso tuba. Anche Unternährer è comunque allergico ai ruoli predefiniti e, particolarmente in On A Thread e March For Nature II, l’ingombrante basso tuba viene liberato dal rigido ruolo di rifinitore ritmico per fare da contrappunto al sassofono in veste di secondo strumento a fiato.
Pubblicato in un vinile con 9 brani, e durata di 39 minuti, chi acquista “Boxer Rebellion” ha diritto alla scheda per il download di una versione digitale contenente ben tre brani in più (per un totale di oltre 12 minuti di musica aggiunti).

Come sempre in vista della primavera approfitto di questo spazio per segnalare alcune opere discografiche particolarmente significative pubblicate nel corso del 2025.
In ambito mainstream spicca il nome della spagnola Rosalía, già segnalata in occasione del disco precedente (“Motomami”), e del suo monumentale “Lux”. “Lux” è un’opera pazzesca che vede coinvolta la London Symphony Orchestra, diretta da Daníel Bjarnason, e si avvale di collaborazioni del calibro di Björk, Guy-Manuel e Caroline Shaw. Il disco, nel quale vengono utilizzate ben 13 lingue, è dedicato al misticismo femminile nell’ambito di varie culture ed è un concentrato di stili musicali che vanno dall’Hip Hop alla tradizione operistica, in un’incredibile miscela di antico e moderno che riesce a spingersi oltre, verso il futuro. È un’opera che vola alta, e che ha giustamente ricevuto il plauso della critica musicale, tanto che in una classifica dei dischi dell’anno stilata sulla base di tutte le varie playlist risulta essere il disco più votato.
Spostandocmi in un settore più consono a sands-zine, quello delle pubblicazioni più underground, segnalo ben tre dischi che reputo imprescindibili, e mi dispiace constatare che il riscontro critico nei confronti di tutti tre è stato molto tiepido anche da parte di quelle riviste che, almeno sulla carta, parrebbero più interessate a tale ambito.
In prima posizione “Mestizx” di Ibelisse Guardia Ferragutti & Frank Rosaly. Boliviana, lei, e portoricano, ma con un periodo di gavetta passato a farsi le ossa in quel di Chicago, lui, entrambi sono attualmente colonne portanti della scena New Wave of Jazz olandese. I due (voce, tastiere, percussioni e chitarre e batteria e percussioni) hanno realizzato uno splendido esempio di arte contaminata dove nuove forme di jazz e di rock vanno a incontrare le loro tradizioni latino-americane e amerinde. Danno manforte ai due alcuni strumentisti (legati in particolare alla scena jazz di Chicago): Chris Doyle, Ben Lamar Gay, Matt Lux, Rob Frye, Mikel Avery, Daniel Villarreal, Bill MacKay, Viktor Le Givens, Avreeayl Ra, Fredy Velásquez e Guilherme Granado. Fra i link trovate un collegamento diretto alla registrazione di uno splendido concerto tenuto dai due, più altri tre strumentisti, al Bimhuis di Amsterdam. Le loro giungle sonore sono talmente micidiali, e coinvolgenti, che si può pure perdonare alla Ferragutti un eccessivo istrionismo.
La sound-artist franco-belga Roxane Métayer realizza, con “Chȇnes”, il vertice di una decina di produzioni, spalmate nel corso di un lustro, tutte di notevole livello. Un violino trattato con tecniche estese, una voce che sembra arrivare attraverso il sonno, piccole percussioni, suoni materici e voci provenienti dal mondo animale, reali o fittizie che siano; e nessuno di questi suoni viene utilizzato come sovrastruttura, come semplice decorazione, mentre tutto è essenziale nella strutturazione dei cinque brani che compongono il disco. In Chȇnes” la Métayer si distingue per un minimalismo rigoroso che non si basa sull’utilizzo di poche sonorità, o sulla ripetizione delle stesse, quanto sulla loro ineluttabilità nella realizzazione dwlle sue architetture sonore.
Fanalino di coda, ma imprescindibile quanto gli altri, è “Laini Tani” di Nadah El Shazly. Lei è di nazionalità egiziana, seppure faccia base in Canadà, e a suo credito sono stati fatti i nomi di Björk, Nico, Annette Peacock e Kamilya Jubran. Personalmente non trovo molta attinenza con questi artisti, che sono stati citati per descrivere la sua musica, e le mie sensazioni corrono piuttosto all’Arooj Aftab di “Vulture Prince”. Dall’imparentamento fra jazz e musiche arabe all’utilizzo dell’arpa quale strumento di primaria importanza, sono molti gli elementi che accomunano le due donne. Un disco precedente, comunque ben accolto dalla critica, lamentava a suo discapito una eccesso di eterogeneità. “Laini Tani”, viceversa, mostra un’uniformità davvero sorprendete. Fluido ed etereo, le sue nenie arabeggianti sembrano fondere in una nuova lega Cocteau Twins e Portishead. La strumentazione, oltre all’arpa, è fatta di contrabbasso, tastiere, percussioni, artifizi elettronici e, soprattutto, Hydraulophone. Come nel caso di “Mestizx” uno dei link da accesso ad un video che riporta integralmente alla registrazione di un concerto torinese dell’artista cairota.
Un altro link è relativo alla performance di Rosalía, e Björk ai BRIT Awards. Gli altri link sono relativi aal Looty Trio che è comunque il soggetto della recensione.

Prossimi top: “Extended II – For Strings And Piano” // “Duo” // “Black Forest Diary” // “Irrlicht” di Daniel Studer // Monchocé & Studer // Kimmig, Studer & Zimmerlin // Umiak; “Crescent” di Kamala Sankaram; “Vittorio Nistri – Filippo Panichi” di Filippo Nistri & Filippo Panichi; “Akystret” di Ypsmael; “Kronblade” // “Cuore Esicasta” di Irene Bianco // Casa; “First Recordings” di Lhasa De Sela & Yves Desrosiers ...


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Data Recensione: 9/3/2026

`Boxer Rebellion´  

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