`L'Ombra di Mezzogiorno´

Autore disco:

Enomisossab

Etichetta:

Ants (I)

Link:

www.silenzio-distribuzione.it/ants.htm

Email:

Formato:

CD-R

Anno di Pubblicazione:

2008

Titoli:

1) L'elefantessa e la leonessa matta 2) El Mantra 3) Co Coron Fon Fin Fun 4) Crushed By The Wheels Of Industry 5) L'Ombra di Mezzogiorno 6) 4 e 33 7) Propaganda Due 8) 4 e 33

Durata:

51:27

Con:

Simone Basso, Efix Puleo, Elena Saccomandi, Marco Rubino, Saverio Miele, Roberto Leardi, Franco Gullotta, Luca Miti, Alessandro Cerratti

al top della sperimentazione vocale

x e. g. (no ©)

Uno scaracchio mandato in loop che fa da sfondo allo ‘scat’ di una voce androidea: così inizia il secondo CD di Enomisossab, al secolo Simone Basso, un tipetto dotato di un'ugola in grado di spaccare le rocce. Le sue corde vocali vibrano come stanghette di un diapason sollecitate con un martello pneumatico. El Mantra, un brano scritto insieme a Fausto Balbo, è un capolavoro pregno d'ossessione, e l’interpretazione di Simone Basso è di quelle che mettono i brividi; su un compatto accompagnamento d’archi il cantato pare raccogliere tutta l’esperienza wave, da quella dark a quella industrial; si tratta di un'autentica bomba al vetriolo e caso mai non riusciste ad apprezzare il carattere 'impostato' del cantante non preoccupatevi, serve solo la pazienza di attendere fino a farci l'orecchio. Co Coron Fon Fin Fun è un susseguirsi di sketch e di primo acchito si distingue per la riuscita contraffazione del suono di una batteria ottenuto usando la voce, mentre Crushed By The Wheels Of Industry, dove viceversa compaiono delle vere percussioni, è un blues come potrebbe farlo Nick Cave se non fosse diventato quel tronfio polendone da teatro che ben conosciamo. Con L'Ombra di Mezzogiorno torniamo nell’ambito della classica canzone di ascendenza wave; tutto regolare e poco da segnalare se non fosse per i rivoli di voci che nella seconda parte del brano si rincorrono e si intrecciano in una polifonia dal sapore cibernetico. Propaganda Due riprende un tema del primo disco, è una specie di zapping nelle frattaglie della memoria, con la voce che raccoglie vari luoghi comuni sopra un bordone di risonanze che scorre nel sottofondo. A racchiudere quest’ultimo brano come parentesi ci sono due versioni di 4 e 33!?!! Non so se il riferimento a Cage è 'casuale', dal momento che i due brani poco raccolgono dall’originale cageano, ma è difficile pensare che lo sia. Credo semplicemente che Simone Basso abbia interpretato l’originale scrittura cageana nell'unico modo possibile, cioè quale contenitore vuoto da riempire, e così facendo ha fatto un deciso passo avanti rispetto alla numerose riprese di 4 e 33 che abbiamo più o meno recentemente ascoltato (fa eccezione una incredibile versione del brano fatta qualche anno fa da CM Von Hausswolf). L’arrangiamento dei due ‘ripieni’ è di Luca Miti e, solo per quanto riguarda il secondo, di Alessandro Cerratti. Resta da dire, e v’ho già accennato, dello scoglio rappresentato da una voce tipicamente impostata, scoglio comunque aggirabile e/o scavalcabile anche perché, statene pur certi, c’è meno seriosità in Simone Basso che in decine di quei gruppi pop/rock che, nonostante siano formati soltanto da ragazzotti sbarbatelli, saccentoni e presuntuosi, si prendono pericolosamente sul serio.


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Data Recensione: 19/12/2008

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