`Caves´

Autore disco:

Riccardo Dillon Wanke

Etichetta:

Sedimental (USA)

Link:

www.myspace.com/rdwmusic

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2008

Titoli:

1) e 2) Join 3) Caves 4) Jest 5) Old Man

Durata:

45:35

Con:

Riccardo Dillon Wanke, Giuseppe Ielasi

Un ottimo esordio

x Salvatore Borrelli

Riccardo Dillon Wanke lo ritroviamo al suo disco d'esordio su Sedimental, dopo averlo conosciuto nel collettivo Medves del 2004, insieme a Belfi, Rinaldi, Pilia e Ielasi. Le fonti matrici di questo lavoro impeccabilmente deciso sono chitarra (elettrica e acustica) e sassofono (che compare nell'ultima parte di Jest nelle sembianze di un manufatto inclinato tra disarticolazioni e rimbrottii free-noise). "Caves", sulla carta, potrebbe essere un'estensione della musica neo-psichedelica a carattere riduzionista (David Maranha e Manuel Mota o Rafael Toral) o appartenere ad un revival post-kranky come molta musica esistente negli ultimi anni (Kaijo, Seht) ma per quanto mi riguarda, "Caves" è apparentato più a musicisti come Harold Budd o James Tenney o Phill Niblock che ai neo-minimalisti o neo-riduzionisti dell'ultima ora. Le parentele col etichette quali Cold Blue appartengono allo spirito complessivo del disco, che talvolta naviga dalle parti di "Happy days" di O'Rourke, come nel caso dell'introduzione e qualche altra dalle parti dei dischi in coppia di Richard Youngs. Qualche volta, come in Jest, si sentono delle ventate basinskiane, dei loop assai vicini a quelli della disintegrazione, ed a cui evidentemente rimandano per omaggiare. La traccia che preferisco è l'ultima perché è forse l'unica posta sull'esterno, e quindi sbocciata, a differenza degli altri quattro movimenti che è come se implodessero senza mai prendere una forma precisa. L'attitudine di "Caves" è solitaria e metapsichica, si basa su semplici contrapposizioni tonali ripetute e scandite da piccoli grappoli di corde pizzicate con oggetti, archetti e dita e nella sostanza italica ricorda molto spesso il lavoro di Stefano Pilia, che a differenza di questo appare più transitivo e meno calcolato. L'atmosfera che potrebbe sembrare quieta, liberatoria e per certi versi zen, non è affatto così rassicurante come sembra (e con quei rintocchi di corde, sembra una campana cimiteriale) né il disco è così semplice e libero, come si potrebbe credere ad un primo inattento ascolto. Più che improvvisazione tra queste note c'è parecchia composizione, e non si tratta solo di quella composizione scritta su carta, ma di quel tipo di lavoro che implica molta spazialità e parecchia libertà di risonanza e di movimento, così come una certa regolarità nel far uscire dai suoni solo l'aspetto asciutto e necessario, andando in una direzione precisa. C'è memoria e solitudine: più si va avanti e più il disco è attraversato da foschie, nebbie e rumori quasi sussurrati che in brevi pennellate si fanno materia immaginaria e vista trasognata. La copertina del disco ne indica lo spirito: una soggettiva dietro un reticolato: molto spazio, corpi vicini e distanti e mobili o immobili che non si toccano ma che potrebbero benissimo figurare come immagini di un “Music for airports” e dietro, dietro questa barriera, forse ancora più isolato, bloccato, o immobile, il suo autore, che vede e traduce e sapientemente miscela questa desolazione. Tutto sembra intoccabile, e frutto di un effetto greve quanto definitivo. Si tratta di un esordio importante e di un disco importante (e crudele)... il suo autore è da tenere d'occhio e se ne aspettano le prossime mosse.


click to enlarge!click to enlarge!
Data Recensione: 4/1/2009

`Depth Sounding´ // `quando ero un bambino farò l’astronauta´  

`Songs from The Eternal Dump´  

`Cosa potrebbe accadere´  

`Avrei Dovuto Odiarti´  

`The Night Of The 13th’ Moon´  

`10, A Brokken Records Special Edition´  

`OAK´  

`Octo´  

`fourtyfour fiftythree´  

`Antinodal´  

`IMAfiction: Portrait # 01 - # 10´  

`Placid´  

`Music For Cat Movies´  

`Air Skin Digger´ // `Sidereal Deconposition Activity´  

`Milano´ // `Sinking Into A Miracle´  

`Light From Another Light´  

`Drift´  

`Repeat Please!´  

`Sum And Subtraction´ // `2. Akt´ // `Utopia´  

`Metaphysics Of Entropy´  

`Chambery´  

`Flares´  

`OPS…!´  

`W´  

`Live At Kühlspot´  

`22:22 Free Radiohead´  

`Dance Mystique´  

`Diciotto´ // `Em Portugal!´ // `A Pearl In Dirty Hands´  

`Livebatts!´  

`Doublethink´  

`Explicit´ // `Clairvoyance´  

`Gratitude´  

`Kalvingrad´  

`Damn! Freistil-Samplerinnen 4 + 5´  

`L’inottenibile´  

`Four Waves´  

`Beats´  

`Vostra Signora Del Rumore Rosa´  

`777+2 Per Aspera Ad Astra´  

`Emblema´  

`Tajaliyat´  

`Moondrive´  

`Collected Wreckages´ // `Shallow Nothingness In Molten Skies´ // `Blind Tarots´  

`Selected Works For Piano And/Or Sound-Producing Media´  

`Triad´ // `Mokita´  

`Syria´  

`Humyth´  

`La spensieratezza´  

`Come tutti gli altri dei´  

`The Cold Plan´  

`Jukebox all’idroscalo´  

`Beautifully Astray´  

`Pulsioni oblique´ // `For Anita´ // `Musica per camaleonti´  

`Leaking Words´