`The Webster Cycles´ // `Occasional Music´

Autore disco:

Steve Peters

Etichetta:

Cold Blue Music (USA) // Palace Of Lights (USA)

Link:

www.coldbluemusic.com
www.palaceoflights.com

Email:

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2008 // 2007

Titoli:

1) The Webster Cycles // 1) Paris, once 2) Ancestral Memory 3) Planctus 4) Courtship Rituals 5-6) Suspennded Sentence / Auto de Fé 7) Unchained 8) Circular Lullaby 9) Two Rivers

Durata:

29:47 // 70:30

Con:

J. A. Deane // Robin Holcomb, Steve Peters, Steven Miller, Jonahan Baldwin, Tom Guralnick, John Bartlit, Kevin Campbell, Tim Forrest, Erin Joose, Melissa Schussler

minimalismo evoluto: doverosi recuperi

x e. g. (no ©)

Fermi da tempo in uno scaffale e inascoltati arrivano adesso fra le grinfie del nostro recensore, in tempi ormai vacanzieri, questi due CD dei quali uno almeno appare indispensabile all`ascolto. Non sto a tediarvi citandovi le indubbie qualità di Steve Peters, un autore che ormai dovreste conoscere, e passo difilato a “The Webster Cycles” che esce nella serie di mini CD in digipack pubblicata dalla Cold Blue. Il contenuto è un lungo brano concepito per una combinazione di strumenti a fiato o voci, e qui presentato in una versione per sei tromboni. Si tratta di un brano dall`ampio respiro dedicato a Stuart Dempster, e si sente perchè il mood è quello tipico del trombonista deeplisteningoso, con quelle note tenute tanto a lungo da diventare friabili, quasi fossero sfoglie di pietra arenaria. Sicuramente si tratta di un ottimo lavoro, seppure la sua monoliticità renda un po' faticoso seguirne passo a passo gli sviluppi. Inconveniente dal quale “Occasional Music” è totalmente esentato, comprendendo nove brani di natura varia, ed eseguiti con strumentazione varia, composti fra il 1984 e il 2003 e destinati ad accompagnamento sonoro per alcune coreografie e/o film. Sia nella strumentazione utilizzata (gamelan, suling, ocarina, vari tipi di strumenti a percussione...) sia nel mood appare chiara l'influenza delle culture mesoamericane e indonesiane, con punti di riferimento più recenti nella 'fourth world music' di Jon Hassell e nel minimalismo evoluto di Peter Garland. Il risultato è insieme strabiliante, affascinante e delizioso. So benissimo che al momento avete altro per la testa, ma appuntatevi comunque questo titolo e, magari a Settembre, fateci un pensierino.


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Data Recensione: 13/10/2009

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