`The Modern Expressing Machines Of Revolutionary Youth Laboratory´

Autore disco:

The M.E.M.O.R.Y. Lab

Etichetta:

D-trash (CDN)

Link:

www.memorylab.info
www.dtrashrecords.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2009

Titoli:

1) Cambia 2) A Bad dream 3) Divine eating 4) Mind rape 5) Another Nail in the cross 6) My little world 7) To go all the way 8) Mother’s womb

Durata:

?

Con:

Marc Urselli, the Old Nick

?

x Andrea Ferraris

A proposito di fuga di cervelli, di risorse e di come l’erba del vicino sia sempre la migliore, ecco qui un vecchio progetto che vede coinvolto Marc Urselli, fonico e produttore italianissimo ed ormai di stanza a New York dove ha registrato una montagna di dischi o fatto da fonico live per gente come John Zorn, Lurie Anderson, Lou Reed, Les Paul tanto per citare alcuni dei nomi più conosciuti. The M.E.M.O.R.Y. Lab si compone esclusivamente di Urselli alle tastiere, sintetizzatori, campionatori ed elettronica e di Nicola Curri alla voce, ora io sto diventando sempre più vecchio e rincoglionito, ma oltre che giornalista di Flash metal, mi pare di ricordare che “Nic” Curri c’entrasse in qualche modo con qualche vecchia impresa del giro hardcore trash metal del Bel Paese, ma sono passati troppi anni perché mi ricordi con esattezza quale. Fatto questo piccolo excursus liberiamo il campo da ogni equivoco dato che questo disco con il metal non ha nulla a che fare, al più con il rock, quello elettronico. Parlando di rock e di elettronica non si possono non menzionare Nine Inch Nails, Young Gods, Ministry, Pigface, Laibach e Skinny Puppy e direi che nel genoma di questo disco e nel DNA di Marc Urselli o direttamente o indirettamente ci sono tutti e contestualizzato a dieci anni fa questo disco fa la sua porca figura, anzi sorprende costatare che molte delle tracce tutto sommato reggono bene lo scorrere del tempo anche oggi, infatti qualche buona intuizione e una buona rimasterizzazione hanno fatto si che i The M.E.M.O.R.Y. Lab non risultino troppo anacronistici. Il misto di italiano ed inglese utilizzato da Curri per le liriche, oltre che ai gruppi menzionati fa pensare anche ai primissimi Disciplinatha, ma più per una questione di suono del testo e di metrica, non certo per la musica che in questo caso è più atmosferica quando si muove sul morbido e parecchio più dura quando ci va giù duro, ma in questo senso credo che il giochino di Urselli di comprimere a dovere il pezzo là dove serviva abbia aiutato parecchio alla differenziazione. Tracce che mediamente si stabilizzano su una durata media di quattro minuti, mid-tempo e casse in quarti che hanno fatto da sempre la gioia di Reznor e di gente che qui da noi seguiva etichette come la Submission o la Minus Habens, certo, il tutto però spostato ad una generazione successiva quando suoni ed estetica stavano cambiando. Come dicevo prima è interessante vedere come gli anni siano passati più velocemente per certe tracce a piuttosto che per altre, ma in fin dei conti non è diverso dalle dinamiche di vita normali, tutti invecchiamo a velocità diverse, anzi questa cosa potrebbe essere una buona prova del fatto che pur mantenendo uno stile piuttosto uniforme, Curri ed Urselli erano riusciti a diversificare sufficientemente o pezzi di questo disco. Un lavoro molto di genere e che risulta/va molto legato al periodo a cui apparteneva, ma con parecchi spunti molto interessanti, infatti sarebbe stato curioso vedere come si sarebbe evoluto il discorso se i due avessero avuto la possibilità di lavorarci con costanza anche successivamente.


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Data Recensione: 16/2/2010

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