`Tube Overtures´

Autore disco:

Gutta Percha

Etichetta:

The Land Of (GB)

Link:

www.thelandof.org

Formato:

CD-R

Anno di Pubblicazione:

2010

Titoli:

1) Little House On The Restored Prai 2) In The Kangaroo's Pouch 3) It's Depressing Seeing Pipes, But They Are There (Which Makes It More Depressing) 4) Parking Lot Island 5) Garage Door Eclipses Another Day 6) An Unauthorized Survey Of Gargame 7) The Homesick Caddie 8) Detoured Highway To Heaven

Durata:

70:30

Con:

Ryan Hibbett, Brent Hibbett

la bellezza del silenzio

x Matteo Uggeri

Tra i tanti pregi che hanno le releases di The Land Of (artwork e packaging perfetti, belle idee di fondo, ottimi suoni, autori da scoprire…) c’è quello di inviare press sheet che sembrano far parte dell’album stesso, non fosse altro per la cura con la quale sono confezionate. Anche in questo caso, come per il precedente Ryonkt, la scheda stampa consiste in un sottile foglio a quadretti, minuto, sul quale sono stampate delle sintetiche note che riportano un commento sull’album il quale costituisce una chiave della sua lettura assolutamente calzante.
«Tube Overtures first reminded me of nights when I was a kid. I had a room in an unfinished basement of my parents home and on the other side of the basement was where, my father, an architect, would spend many late night TV on a B&W set.»
Mentre le leggevo pensavo a come la situazione descritta fosse stata anche mia: l’udire il suono di sottofondo, quasi impercettibile, confuso, dissolto, di un televisore nella stanza accanto, ed il suo confermare la rassicurante presenza dei miei genitori, svegli, nella casa. Come il disco riesca nell’intento di riprodurre la sensazione legata ad una situazione del genere è per me un mistero. L’idea di base è folle e geniale: suonare con una tromba pocket (quindi dal suono un po’ sordo) dei vecchi temi di sigle TV, e poi aggiungervi altri layer di suoni sottilissimi.
Trovo estremamente difficile descrivere questa musica, un misto di field recordings certo, ma come registrati a distanza siderale (immaginatevi un opposto dell’heavy metal de “La selva” di Lopez), con qualche linea di synth o tromba altrettanto flebile, lontana, quasi priva di armonici. Fruscii. Una serenata suonata nella notte, in un luogo lontano. Qualche drone a bassa fedeltà.
E tanto silenzio. Tanto vuoto. Tanta bellezza.
Rompe purtroppo l’incanto la tastiera un po’ insistente e tanto prog in Detoured Highway To Heaven, davvero inspiegabilmente tesa e troppo spacey per amalgamarsi con il resto, con tanto di finale Wagneriano del tutto fuori posto. Per chi può, meglio programmare il CD affinché si fermi un passo prima.

Il disco, nella sua versione ufficiale, è contenuto in una bella scatola di legno, di Staaplaatiana memoria.
Fenomenali anche i titoli, insolitamente ironici per un disco di questo stampo (date un occhio a quello del brano 3, fenomenale): me li vedrei molto di più in un disco dei Nomeansno.


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Data Recensione: 9/6/2010

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