`Native Aliens Ensemble´

Autore disco:

Native Aliens Ensemble

Etichetta:

Trytone (NL)

Link:

www.trytone.org

Email:

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2017

Titoli:

1) O Treze 2) Olha Quem Veio De Lá 3) At The Border 4) Ballad In Maracatu 5) For Nenê 6) Druktemaker 7) Catira 8) Akmens, Asmens, Dens, Zibens 9) Alien King

Durata:

38:16

Con:

Renato Ferreira, Yedo Gibson, Laura Polence, George Dumitriu, Miguel Petruccelli, Jan Willem van der Ham, Gábor Hartyáni, Onno Govaert

un disco riuscito pur senza strafare

x violetta manzini (no ©)

In Olanda i vecchi Bennink, Mengelberg, Breuker e Altena hanno saputo seminare, e i risultati si vedono oggi nel fervore di una scena che a distanza di anni rimane vitale e attiva. È così che l’Olanda continua a funzionare anche come richiamo per quei musicisti interessati all’improvvisazione e alla sperimentazione che, nati in altre parti del globo, confluiscono in quel lembo di terra per poter dare una fisionomia alle loro idee. Questo ensemble, ad esempio, pur facendo base fra i canali, i tulipani e i mulini a vento, è guidato dal multistrumentista brasiliano Renato Ferreira e annovera, nel totale di ben otto componenti, la presenza di solo due elementi autoctoni (l’oboista Jan Willem van der Ham e il batterista Onno Govaert). La provenienza degli altri è distribuita fra Sud America (Yedo Gibson e Miguel Petruccelli, oltre al capoccia) ed Europa dell’Est (Laura Polence, George Dumitriu e Gábor Hartyáni). Un così ampio ventaglio apre a una musica dalle numerose influenze, a partire da quella di ritmi tipicamente collegabili al folklore brasiliano. Su queste, fondamentali, si innestano quelle provenienti dalla tradizione jazz e/o dalla musica colta europea (nelle note diramate dai promoter vengono citati Louis Andriessen, Alban Berg, Egberto Gismonti e Hermeto Pascoal). A volte basta poco per dare alla musica quel tocco di originalità in grado do coinvolgere l’ascoltatore: un sax baritono utilizzato in funzione ritmica, un’inattesa linea melodica lasciata alle corde del violoncello, uno scivolone nella cacofonia o un’improvvisa deviazione scat della voce (bravissima Laura Polence che sa passare con nonchalance dalla classica canzone alla sillabazione in stile Maggie Nicols). I Native Aliens Ensemble non intendono certo cambiare il corso della musica, ma riescono sicuramente a divertirsi e, ancora più importante, divertono anche noi.


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Data Recensione: 20/2/2018

`Amphibian Ardour´ // `Gleadalec´ // `Emerge´  

`Quadrature´  

`Lo stretto necessario´  

`Food Foragers´  

`AB+´  

`Disappearing´  

`Porteremo gli stessi panni´  

`Words Delicate Flight´  

`The Irresistible New Cult Of Selenium´  

`Floatin’ Pieces´  

`Girovago´  

`Un tempo, appena´  

`Inscapes´  

`Ortiche´  

`Maledette rockstar´  

`Exuvia´  

`Le nuvole si spostano comunque´  

`Magic Pandemonio´  

`Omaggio a Marino Zuccheri´  

`Gamelan – Coming & Going´  

`Succi con ghiaccio´  

`Si rompe il silenzio nel giardino delle mandragole´  

`Hide & Squeak´  

`Neve´  

`Kintsugi´  

`Tell No Lies´  

`Cronache carsiche´  

`Piccola Orchestra Artigianale degli Improvvisatori di Valdapozzo´  

`Cascata´ // `Plancton´  

`Lighthouse´  

`Hawkward´  

`Innlaandds´  

`Francesco Serra´  

`Homo Ebetis´  

`Fear in the corner - prova aperta´  

`Flow´  

`L’oreficeria´  

`La rete di Indra´  

`Classified´  

`Schwingende Luftsäulen´  

`Manifesto della chimica romantica´  

`AMAS´  

`武士´  

`Piramidi´  

`Wet Cats´  

`One Single Sound´ // `Open To The Sea´ // `Grandpa´  

`Peakock Eyes´  

`Cordonbleux At Nof´  

`Oxyoquet - El Volcán Silencioso (Piezas En Cadencia I-XII)´ // `Kio Ge´ // `Ore´  

`Nafta´  

`Qualcosa mi sfugge´  

`First Metheoretical Bulletin´  

`Nuevo Mundo´  

`One (For [Your Name] Only)´ // `Double Sun´