`Milano´ // `Sinking Into A Miracle´

Autore disco:

Sparkle In Grey // Amor

Etichetta:

ADN, Stella*Nera, Moving Records, Grey Sparkle (I) // Night School (GB)

Link:

adnrecords.com/
nightschoolrecords.com

Formato:

CD // LP, CD

Anno di Pubblicazione:

2018

Titoli:

1) Milan Subhuman 2) Milano da bere 3) Mevlano 4) Bring Me To The Bank 5) Costituzione 6) Parlare col liquido 7) tremendous Risk For Mr. Formigo 8) I Love Milan (Not Paris) 9) Luci a San Siro 10) FHS (Pt. 1) 11) FHS (Pt. 2) 1) Phantom’s Of The Sun 2) Glimpses Across Thunder 3) Full Fathom Future 4) Heaven Among The Days 5) Truth Of Life

Durata:

62:44 // 39:35

Con:

Franz Krostopovic, Cristiano Lupo, Metteo Uggeri, Alberto CarozziSmone Riva, Reem Soliman, Il Lorenz, Olivia Uggeri, Bob Corn, LucijaKrostopovic, Pierre Baudry, Codazzi // Luke Fowler, Michael Francis Duch, Paul Thomson, Richard Youngs

trasgressioni

x mario biserni (no ©)

Sono quasi certo che più di un fan del gruppo milanese rimarrà perplesso di fronte al nuovo disco. Non si tratta tanto dell’avere dedicato il disco alla propria città, ché in molti altri ci sono già cascati, e se gli chansonnier ci hanno fatto una capocchia come un cestone raccontandoci le magagne e le bellezze di Parigi c’è anche un certo Lou Reed che ha firmato i suoi capolavori sia narrando della sua città sia narrando di città altrui (“New York” e “Berlin”). È piuttosto la materia sonora che lascerà interdetti, l’essersi sporcati con cover di Jannacci, Vecchioni e Cole Porter, e ancor più gli scivoloni nell’un tempo odiato jazz. Un amico qualche tempo fa mi faceva notare la differenza fra i termini fan (che deriva da fanatico) e supporter (che vuol dire sostenitore). Se ho dato sopra la visione del fan cercherò ora di dare quella del supporter, che dovrebbe essere dettata più dalla logica e meno dalla passione. Gli Sparkle alle prese con un tema che li coinvolge molto direttamente, quello della loro città e quindi di ‘una cultura’, lo affrontano con discrezione, senza faziosità e con un taglio indubbiamente cinematografico. Non so cosa il gruppo intende rappresentare, ma quella che ne esce non è più la Milano che parla meneghino di Maria Monti, di Milly, di Jannacci e dei Gufi. Certamente quella vecchia città del cabaret e dei navigli è impressa nel suo DNA ma la Milano di oggi è una città multietnica e poliglotta. Lo dimostra il fatto che l’unica canzone realmente cantata, le cover di Jannacci e Vecchioni sono l’una recitata dalla voce di Bob Corn e l’altra resa in versione strumentale, lo è in lingua araba da una cantante egiziana (Mevlano). D’altro canto anche gli Sparkle In Grey, nonostante i richiami a Throbbing Gristle e And Also The Trees, non sono più gli stessi, e il clima mediterraneo sembra aver apportato nel loro DNA consistenti mutazioni. Mi soffermerei un attimo anche su strategie distributive che rappresentano sempre più una norma volta ad allettare verso l’acquisto di un disco. Oltre alla edizione più povera il CD viene infatti venduto in due diversi pacchetti, il primo dei quali comprende sia un miniposter 24x24 con riprodotta la cover art sia un secondo CD, “Migrant Constitution”, a edizione limitata e numerata, con art work differente da copia a copia. Questo secondo CD è costituito musicalmente da una suite di musica concreta con voci e suoni registrati da Matteo Uggeri al parco Trotter e con arredamento di suoni strumentali dei quattro Sparkle (Carozzi, Krostopovic, Lupo e Uggeri). L’altro pacchetto è ancor più lussureggiante e contiene anche una copia in vinile nero del singolo “Mevlanian Ears”, uscito più o meno in contemporanea con il CD, con su un lato Mevlano e sull’altro l’inedita Vulcanian Ears registrata in collaborazione con Le Forbici Di Manitù (Deborah Arnold, Vittore Baroni e Manitù Rossi). E, per finire con la cronaca, c’è da aggiungere che l’edizione del singolo destinata a essere venduta autonomamente era in vinile arancione.
Sono sicuro che, al momento di scrivere una storia del gruppo, nessuno spaccerà “Milano” come il loro capolavoro (“Mexico”, secondo me, rimane tale), ma sono altrettanto sicuro che verrà valutato come il loro disco più particolare e strano (a meno che, in futuro, gli Sparkle non intendano superarsi in tal senso).

Quanto a stranezze uno che non ce le ha mai risparmiate è lo scozzese Richard Youngs, basti pensare allo straordinario “House Music” del 1997, nel quale suonava oggetti strutturali, d’uso domestico e/o d’arredamento della sua abitazione, o al (secondo me poco riuscito) disco punk “Everything” registrato insieme al trio quasi familiare dei Flexibles. Eppure la deriva dance alla quale approda insieme al gruppo Amor era imprevedibile, e ancor più imprevedibile lo è un gruppo che lo vede affiancato dal contrabbassista norvegese Michael Francis Duch, lo ricordiamo all’interno degli splendidi Lemur, da Luke Fowler dei Vitamin B12 e da Paul Thomson dei Franz Ferdinand. Fin troppo facile, ascoltando la musica dei quattro, risalire alla new wave danzabile dei Talking Heads. La realtà è molto più articolata e sfaccettata, e scava nel passato fino alla pulsazione cardiaca di Heaven Among The Days (che sembra sottratta a Take A Heart). La musica dance sperimentale viene smontata e rimontata dai quattro, con la voce amorfa e indolente di Richard Youngs a fare da sfondo in primo piano. Amor si trova lì, in una linea immaginaria sulla quale Nick Drake incontra la disco music. Anche in questo caso la strategia di vendita punta su tre diverse edizioni: il classico vinile nero, un vinile orange in edizione più limitata e un terzo vinile trasparente con allegato un CD che raccoglie i primi due EP pubblicati dai quattro.


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Data Recensione: 26/3/2019

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