`The Treasures Are´ // `Up And Out´ // `The Balderin Sali Variations´

Autore disco:

Harri Sjöström & Guilherme Rodrigues // Sjöström, Wachsmann, Gordoa, Bauer & Narvesen // Autori Vari

Etichetta:

Creative Sources Recordings (P) // Amirani Records (I) // Leo Records (GB)

Link:

www.creativesourcesrec.com
www.amiranirecords.com
www.leorecords.com

Formato:

CD // CD // 2CD

Anno di Pubblicazione:

2019

Titoli:

1 – 20) Treasures I – XX // 1) Up And Out - One 2) Up And Out - Two 3) Up And Out - Three 4) Three Draft Pistons // 1 - 7) Balderin Sali 1 - 7 / 1 - 6) Balderin Sali 8 - 13

Durata:

52:17 // 66:04 // 133:45

Con:

Harri Sjöström, Guilherme Rodrigues // Harri Sjöström, Philipp Wachsmann, Emilio Gordoa, Matthias Bauer, Dag Magnus Narvesen // Matthias Bauer, Emilio Gordoa, Teppo Hauda-aho, Veli Kujala, Paul Lovens, Libero Mureddu, Dag Magnus Narvesen, Evan Parker, Harri Sjöström, Sebi Tramontana, Philipp Wachsmann

la vitalità della musica improvvisata

x mario biserni (no ©)

Harri Sjöström, ultrasessantenne sassofonista finlandese, si è fatto le ossa negli anni ’90 all’interno di alcune formazioni guidate da Cecil Taylor, per poi fare preenza in ensemble straordinari quali Quintet Moderne e Sestetto Internazionale. (*)
In “The Treasures Are” incrocia sax soprano e sopranino con il violoncello del portoghese Guilherme Rodrigues, a rinverdire una tradizione di duetti che va da quelli (sensazionali e storicizzati) fra il compianto Julius Hemphill e Abdul Wadud a quelli (più recenti e sorprendenti) fra Gianni Mimmo e Daniel Levin. Nelle 20 miniature, raramente i treasures si dilungano oltre i tre minuti, i due offrono un elaborato che può sembrare frammentario ma risulta estremamente intenso. Il treasure va però letto al singolare, come un’unica suite ricca di spunti melodici e timbrici, nel cui contesto i due musicisti hanno l’opportunità, pienamente raccolta e sfruttata, di estrarre le varie anime dai rispettivi strumenti e di offrire una serie di impasti come solo due chef d’alta cucina riescono a concepire. Senza trascurare mai né la delicatezza né l’impeto.
Nell’ensemble Up And Out, combriccola nordica che comprende anche il contrabbassista tedesco Matthias Bauer, il batterista norvegese Dag Magnus Narvesen, il violinista inglese Philipp Wachsmann, e fa eccezione nella presenza del vibrafonista messicano Emilio Gordoa, il gioco degli incastri è più semplice e più complesso allo stesso tempo. Più semplice perché la tavolozza dei colori a disposizione è maggiore e più complesso perché più elevato è il numero dei colori e più complicata appare l’operazione atta a delineare un puzzle dalle fattezze logiche e ben definite. I cinque non sembrano comunque avere particolari problemi d’intesa, e i loro arti si muovono come tentali di un’unica piovra. Il grosso del lavoro è anche qui espresso in una suite in tre parti, registrata in concerto e accreditata come composizione istantanea ai 5 strumentisti. A margine un brano firmato dal solo Wachsmann e basato sulle annotazioni di Duchamp a proposito della sua opera “The Large Glass”. Da un ensemble formalmente tradizionale (ricalca quello del dolphiano “Out To Lunch” con il violino al posto della tromba) esce fuori un disco niente affatto usuale, nel quale la musica non si sviluppa per fraseggi condotti al di sopra di un ritmo ma procede per pennellate, in un continuo alternarsi di impasti volto a mutare il colore dell’insieme. Più che a un dipinto sembra di stare dinnanzi a uno schermo dove le immagini provenienti da più proiettori variano seguendo il gioco delle somme-sottrazioni. In Three Draft Pistons è invece avvertibile una strutturazione delineata a priori.
Il doppio CD “The Balderin Sali Variations” è il compendio di una manifestazione tenutasi a Helsinki nei giorni 8 e 9 Settembre del 2018, all’interno della quale si sono esibiti i 5 componenti di Up And Out più altri 6 musicisti (fra i quali nomi di grido storici come Paul Lovens e Evan Parker). Nell’occasione si assiste a una scomposizione che interessa non solo la materia sonora ma pure gli ensemble dal punto di vista strutturale. Solo il primo e l’ultimo brano sono infatti suonati da un Tutti Orchestra, mentre altrove l’insieme si scompone in quintetti (2), quartetti (3), terzetti (3) e duetti (3). La logica, noterete, è quella resa popolare da Derek Bailey con la sua Company. Le varie formazioni presentano tutte ampi motivi d’interesse, sia nei momenti più (relativamente) tradizionali sia negli squarci più avventurosi, e l’insieme ci offre uno spaccato piuttosto completo su quella che è la musica improvvisata post-free. Il Patron dell’evento è stato logicamente Harri Sjöström.

(*) Faccio una precisazione necessaria per giustificare i flash insistenti su Sjöström, dovuti al fatto che è l’unico musicista presente in tutti e tre i dischi ed è inoltre lui che mi ha fatto pervenire due di essi. Tutti i musicisti coinvolti sono però invariabilmente degni di menzione.


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Data Recensione: 6/12/2019

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