`Harraga´

Autore disco:

Al Mustaqil

Etichetta:

Afoforo Music Club, Stella Nera, Dethector (I)

Link:

afoforomusicclub.bandcamp.com/album/al-mustaqil-harraga

Formato:

CD. DL

Anno di Pubblicazione:

2020

Titoli:

1) [Israeli forces attack gaza] 2) (in lingua araba) 3) [Nancy Natali] 4) Yapisal Olarak iflas eden borçlar 5) (in greco) 6) [Imed Soltani] 7) 17 kanak 8) [Spartaco Amerigo Massimo Philanselmo Anfibiano Monterosso 9) Don’t Hush Now 10) [Giacomo Sferlazzo] 11) (in greco) 12) (in greco) 13) [Ali Bousselmi] 14) (in arabo) 15) [Israeli forces threathen unarmed palestinian civilian 16) (in greco) 17) [Monica Scafati] 18) (in arabo) 19) [Erwan Naour]

Durata:

47:54

Con:

Jacopo Andreini, Amy Denio, Valentina Bellanova, Christos Barbas, Hilary Binder, Rafael Bord, Raphael Anker, Giulio Marino, Nancy Natali, Imed Soltani, Scott Rosemberg, Giacomo Sferlazzo, Ali Boosselmi, Ahed Tamimi, Monica Scafati, Erwan Naour

un Andreini situazionista

x mario biserni (no ©)

Al Mustaqil, volendo scriverne alla buona, è l’ultimo progetto dell’eclettico Jacopo Andreini. In realtà è molto più di un progetto: Al Mustaqil racchiude tutta una vita, se non un intero universo. All’autore piace parlare di rebetiko metal dubstep, in realtà fra i colpi di fucile israeliani sparati sui palestinesi a Gaza, sui quali si apre il CD, e la voce recitante di Erwan Naour degli Les Hurlements d’Léo, posta in chiusura, c’è tutta l’esperienza di vita dell’Andreini musicista e attivista, rinforzata dalla presenza di tanti fra quelli che ne hanno condiviso e ne condividono le rotte. L’unico brano del disco è, tecnicamente, un montaggio di frammenti (una ventina fra parti suonate, registrazioni d’ambiente e interventi recitati). Il tema centrale è quello del diritto a muoversi, da parte degli esseri umani, senza le costrizioni imposte da confini e frontiere. Harraga, il titolo, è un termine arabo che significa coloro che bruciano le frontiere e si riferisce in particolare a quegli immigrati clandestini che bruciano i propri documenti per rendere problematici i tentativi di rinvio ai paesi d’origine (il tutto espresso molto sinteticamente, ma su internet potete trovare delucidazioni ben più dettagliate a proposito del termine harraga). I riferimenti del disco sono essenzialmente diretti all’area mediterranea, riproposta simbolicamente in una mappa allegata al CD (nella quale Andreini sposta la “Barbarie Mediterranea” , che nelle mappe antiche indicava genericamente le regioni del Nord Africa, lungo il Litorale Pontino), area mediterranea che rispetto al tema emi-immigrazione è al momento una zona piuttosto calda, oltreché vissuta dall’autore in prima persona (ma il tema è comunque più generale e ha sicuramente un carattere globale, basta dare un occhio a quanto accade lungo le frontiere meridionali degli Stati Uniti). È un tema che si presenta come coronamento finale a secoli di ruberie, colonialismi e neo-colonialismi; secoli su secoli che hanno trasformato il globo in una polveriera sempre più prossima all’esplosione. Andreini, a rinforzare l’intervento di musicisti amici come Amy Denio, Valentina Bellanova, Christos Barbas, Hilary Binder, Rafael Bord, Raphael Anker e Giulio Marino, utilizza una vasta gamma di strumenti – anche fatti costruire appositamente con materiali di recupero come pezzi di navi tunisine affondate a Lampedusa, una panchina di Atene, uno spalletto di ponti olandese e pietre di mare - e varie registrazioni d’ambiente. La distribuzione è organizzata in forma di CD, file digitale e/o T-shirt (comprensiva del codice per scaricare il CD). Concomita con il CD un singolo con un frammento tratto da esso (Don’t Hush Now di Hilary Binder) e l’inedito Barbarie Digitale (con il ney di Valentina Bellanova), distribuito ai concerti sotto forma di flyer (sempre con l’amato-odiato codice). “Harraga” è uno di quei dischi militanti - come lo erano i “Rag Baby” di Country Joe, le notizie da cantare di Phil Ochs, i dischi giornale dei Crass, i dischi del Canta Cronache, quelli di Enzo Del Re e quelli di Pino Masi - dei quali si sente sempre la mancanza.


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Data Recensione: 29/9/2020

`Materia´ // `Triptych (Tautological)´  

`Beyond The Tranceries´  

`Don’t Worry Be Happy´  

`Infected Burst´  

`Tracce XX´  

`Spime 2019´  

`The Hovering´  

`Canto Fermo´  

`Anasyrma´  

`Live´  

`Colmorto´  

`Vocabularies´  

`Blue Horizon´  

`Namatoulee´  

`Passato, presente, nessun futuro´  

`Liquid Identities´  

`Out For Stars´  

`Collera City´  

`Harraga´  

`Rumpus Room´  

`CEPI Meets HIC´  

`Prèludes´  

`The Last Five Minute´  

`Left Hand Theory (Live At Il Torrione)´  

`Collectable Items´  

`Duos & Trios´  

`Sleepless Nights / Lysergic Mornings´ // `Impressioni organizzate di ansie liquide´  

`L’inizio della neve´  

`Another Year Is Over, Let’s Wait For Springtime´  

`Memory Loss´  

`Other Colors´  

`Ebbs And Flow´ // `Staggered Twisted Angled´  

`Live In Pisa´  

`Fellini 100 I Compani 35´  

`The Whole Thing´  

`Composition O´  

`είμαρμένη´ // `Kaczynski Tape Sessions – The Commercial Tape´  

`Awake´ // `Timewise´  

`Wood(Winds) at Work´  

`Poem Pot Plays Pantano´  

`Celante´  

`Busy Butterflies´  

`The Next Wait´  

`Devotion´ // `Kammern I-V´ // `As If You Were Here´ // `Glassware´ // `Kimmig – Studer - Zimmerlin And George Lewis´  

`Live At B-Flat´  

`Sul Filo´  

`Colorless Green Ideas Sleep Furiously´  

`D C´  

`Kaczynski Tape Sessions – The Urban Tape´  

`Laylet el Booree´  

`La Louve´  

`Suites And Seeds´ // `Extended ● For Strings And Piano´ // `Zeit´  

`Dropping Stuff And Other Folk Songs´  

`Amore per tutti´  

`Live At Torrione Jazz Club´  

`The Treasures Are´ // `Up And Out´ // `The Balderin Sali Variations´