`Different Roots´

Autore disco:

Rodrigo Faina And Change Ensemble

Etichetta:

Red Piano Records (USA)

Link:

www.redpianorecords.com
rodrigofaina.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2021

Titoli:

1) Opening 2) Deep, Dark and Blue 3) At Night 4) A Room Full Of People 5) An Installment Of Time 6) If I’m To Live 7) Deep, Dark and Blue (alternate version) 8) Dreams (bonus track)

Durata:

49:27

Con:

Fanny Alofs, Marieke Franssen, Ilse Eijsink, Lars Wouters, Paul van deer Feen, Kees Krabben, Iman Spaargaren, Nils van Haften, Stefanie Liedtke, Marc Marc Kaptijn, Gerard Kleijn, Erwin ter Bogt, Vitor Belmonte, Daniel Quiles Cascant, Dave Kutz, Guillermo Celano, Folkert Oosterbeek, Clemens van der Feen, Marcos Baggiani, Jasper L Clercq, Nina Hitz, Rodrigo Faina + (su Dreams) Metropole Orkest diretta da Jules Buckley

un disco inconsueto

x mario biserni (no ©)

Rodrigo Faina, chitarrista e compositore argentino residente in Olanda, esordisce discograficamente per Red Piano Records, marchio newyorchese con in catalogo vari dischi di Ran Blake, con una manciata di pezzi affidati all’esecuzione del collettivo di ampie dimensioni Change Ensemble, inducendo così il sottoscritto ad alcune considerazioni iniziali a proposito della composizione orchestrale.
La musica per grosse formazioni strumentali vive da tempo uno stato di crisi, affossata da varie picconate, in primis l’affermarsi di un’elettronica che permette a piccoli organici, quando non a singoli musicisti, di ottenere sontuosi effetti sonori. In secondo luogo i costi, soprattutto quelli legati alle esecuzioni pubbliche, non hanno certo favorito la permanenza in auge delle big band. Infine, quando si dice che sul bagnato, è sopraggiunto anche il covid ad affossare temporaneamente anche le più piccole formazioni (nella recensione ho omesso di scriverlo, ma il disco solista di Iztok Koren che abbiamo fatto top è proprio figlio del periodo di cattività vissuto dall’autore a causa del virus).
Detto ciò è facile intuire che “Different Roots” è un disco inconsueto e coraggioso, e le cose inconsuete e coraggiose sono sempre apprezzabili indipendentemente dalla loro qualità che, nell’occasione, è comunque più che apprezzabile.
Lo Charge Ensemble è un’orchestrina di chiara impostazione jazz, quattordici componenti su ventidue suonano infatti strumenti a fiato, ci sono poi un batterista, un pianista, un chitarrista e una cantante. Solo tre sono gli archi – violino, violoncello e contrabbasso, e infine c’è lo stesso Faina alla direzione e alla seconda chitarra. I componenti sono tutti giovani strumentisti che fanno base intorno ai canali della città olandese (qualcuno lo abbiamo già incontrato in qualche altra circostanza). Quel che appare chiaro da subito è l’assenza di congegni elettronici, gli strumenti più moderni utilizzati sono la chitarra elettrica e il rhodes, e neppure di tavoli da set elettroacustico. Se sperimentazione ci deve essere, e c’è, viene lasciata unicamente in mano alla sensibilità compositiva dell’autore.
La scrittura di Faina, tendenzialmente drammatica e ispirata agli anni della sua adolescenza in Argentina, in primo luogo fa riferimento logicamente al tango. In secondo luogo, vista la struttura dell’ensemble e la natura degli strumentisti coinvolti, è il jazz a debordare da questi solchi (tipicamente di stampo jazz sono gli a solo di flicorno e sax soprano in At Night e If I’m To Live). Si captano però anche influenze derivate dalla classica moderna, dalle musiche per il cinema e perfino dal rock (vedi la devastante chitarra elettrica di Celano in A Room Full Of People).
La breve introduzione è seguita da cinque brani, in tre dei quali l’autore utilizza dei testi, recitato o cantati, tratti da opere di Borges e Cortazar. In Deep, Dark and Blue è invece possibile udire la splendida voce della Alofs fondersi con il chorus strumentale. Di quest’ultimo brano, al fine di rimpolpare l’altrimenti esiguo minutaggio del CD, viene poi offerta una seconda versione.
Sempre allo stesso scopo il disco presenta infine una settima composizione, giustamente inserita come bonus dacché proviene da una diversa fonte sia come esecuzione sia come registrazione: Dreams, a differenza degli altri brani, viene infatti suonata dalla prestigiosa orchestra radiofonica olandese Metropole Orkest.

Prossimamente: “Spoken” di Gijs Levelt; “The Complete Yale Concert, 1966” di Milford Graves & Don Pullen; “A Few Steps Beyond” di Gianni Lenoci; “Thing Music” di Erin Demastes; “Zacharya” degli Uassyn; “Jar’a” di Paolo Angeli; “Altbüron” dei The Workers; “Microstorie” degli St.ride; “Sleeping Beauty” del Srdjan Ivanovic Blazin’ Quartet; “Dawn Ceremony For Dreadful Days” dei Tikkun; “Two Sing Too Swing” degli Sparkle In Grey …


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Data Recensione: 13/7/2021

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