`Unstable Friends´

Autore disco:

Bob

Etichetta:

&Records (CDN)

Link:

www.actuellecd.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2003

Titoli:

1) Love Is… 2) Be Aware 3) Buffer Zone 4) Light Bulb 5) Bank of Life 6) Puffy Face 7) RCA Strangers 8) Wait for Me 9) The Scratch 10) Landscape of Panic 11) Don’t Make Me Over

Durata:

45:40

Con:

Michel F. Coté, Eric Bernier, Guy Trifido, Jean Derome, Bernard Falaise, Normand Guilbeault, Alexander St-Onge

molto buono

x Alfredo Rastelli

Parte con un blues oscuro e stravolto questo disco d’esordio dei BOB, trio formato dal percussionista dei fantastici Klaxon Gueule, Michel F. Coté, insieme a Eric Bernier e Guy Trifico. Sono canadesi e questa dovrebbe essere la prima uscita dell’etichetta &Records. La musica che c’è dentro "Unstable Friends" è un cantautorato allucinato che ricorda per mood le ultime uscite di Gira o Steve Von Till. La differenza è che il gruppo esplora a fondo la forma e la tipologia della canzone, la intinge di 'soul' deviato, e soprattutto utilizza dosi abbondanti di suoni elettronici generati da computer e macchine, facendo della musica quasi la messa in scena di un possibile futuro prossimo venturo. Non abbiate fretta di giungere a conclusioni errate, però, perché non è un disco elettronico in senso stretto. Bisogna infatti fare i conti con gli interventi più propriamente 'musicali' effettuati degli ospiti di questo disco. Li voglio citare tutti perché il loro contributo mi sembra non di quelli da poco per la riuscita del disco: Jeran Derome ai fiati, Normand Guilbeault al contrabbasso, il grande Alexandre St-Onge agli electronics e Bernard Falaise alla chitarra elettrica, questi ultimi due già compagni di Coté nell’esperienza dei Klaxon Gueule. Ciò che ne esce fuori è dunque un riuscito districarsi con classe ed equilibrio invidiabile tra l’analogico e il digitale, tra l’elettro e l’acustico, un chiaroscuro di suoni e atmosfere, colonna sonora ideale per i film di David Lynch (ogni volta che sento il nome Bob mi torna sempre alla mente Twin Peaks; ormai sono segnato a vita) o i libri di Philip K. Dick. Non solo blues ritroviamo in queste undici tracce ma anche molto pop. Nelle strutture scheletriche dei pezzi si inseriscono deviati arrangiamenti calibrati alla perfezione. Se l’inizio, come abbiamo accennato, è alquanto cupo, oltre alla traccia d’apertura Love Is… menzione d’obbligo per il sound da Birthday Party del futuro di Be Aware, le cose si fanno più distese nel pop di Bank of Life e Landscape of Panic o in Puffy Face , un vero e proprio pezzo di trip-hop intimista. The Scratch ci riporta in ambientazioni metropolitane post-industriali, quasi la riattualizzazione di certa new wave (come dei Mark Stewart & Mafia più malleabili). Il canto, tesissimo, di Eric Bernier, tra il poetico e il teatrale, è funzionale ai suoni, rimane sempre sospeso e carica maggiormente di tensione una musica che già da sola non scherza affatto, e quando ti aspetti un’accelerazione o un’impennata vocale, vieni ricambiato con un’inquietante e poco rassicurante confidenzialità. Bravissimi.


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Data Recensione: 1/5/2004

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