`A Constant Migration [between reality and fiction]´ // `Nostalgia´ // `Fave Quotidiane´

Autore disco:

Punck // Ernesto Rodrigues & Hans W. Koch // Roberto Fega

Etichetta:

Creative Sources (P) // CtrlAltCanc (I) // CtrlAltCanc (I)

Link:

www.creativesourcesrec.com
www.ctrlaltcanc.tk

Formato:

CD // mp3 // mp3

Anno di Pubblicazione:

2006

Titoli:

1) A Constant Migration 2) Passaggi, percorsi, aperture 3) 44°25’37.11” N 12°11’34.28” E 4) Soundtrack For A Tirp In My Heart 5) From Belleville To Ravenna 6) Hagakure [ll,105] // 1) Percezione del mondo 2) 1+1=1 3) Memorie di pietra 4) Acqua // 1) La tenerezza dell’amore e le sue crudeltà 2) Campagna 3) Graffi verdi nel blu 4) Intervallo metropolitano 5) Il sugo 6) Una rosa nel verde 7) Patate 8) Una serata in compagnia di Jack e Wendy (dedicato agli amici della Valdisieve 9) Il lato oscuro della quotidianità

Durata:

53:35 // 37:46 // 24:56

Con:

Adriano Zanni // Ernesto Rodrigues, Hans W. Koch // Roberto Fega, Ludovica Valori, Matteo Bennici, Valentina Pettinelli

il colosso di ravenna

x e. g. (no ©)

Cosa rappresenta il nostro top? Inutile fasciarsi il capo con idee strampalate sul miglior disco della decade, chi può sapere qual è e in quale decade è realmente uscito, o su valori che hanno comunque la pretesa di essere assoluti. Di assoluto, per chi ci crede, c’è una cosa sola, e per gli altri neppure quella. Il nostro top vuol essere soltanto una piccola promozione - o un piccolo premio - per dischi, musicisti e/o etichette discografiche che, per svariati motivi, ci appaiono come particolarmente meritori. E, quanto a meriti, non è più il caso di ignorare, dopo esserci girati intorno forse troppo a lungo, l’impegno riversato nella produzione e nella promozione delle musiche sperimentali da parte del ravennate Adriano Zanni, in arte Punck. Probabilmente “A Constant Migration [between reality and fiction]” è il suo disco migliore, ma non è questo il punto, e anche se così non fosse il suo autore si è conquistato questa segnalazione per una serie di circostanze che vado ora ad elencare. Innanzi tutto Punck è un musicista che ha una storia, e in questo mondo dominato da personaggi che sono sempre più privi di storia questo è già un coefficiente in grado di fare la differenza. La sua è la storia di un uomo che ha trovato la sua strada, e s'è costruito il suo mondo, con meticolosità, umiltà e discrezione, attraverso il duro lavoro e l’applicazione quotidiana, proseguendo caparbiamente nella propria strada anche quando le circostanze potevano sembrare avverse. Tassello dopo tassello… mattone dopo mattone… passo dopo passo… questo lavoro meticoloso lo ha finalmente portato a quello che oggi sembra essere il traguardo principale per ogni musicista che si muove in ambito sperimentale-indipendente, cioè alla pubblicazione di un disco per una casa discografica di riconosciuta caratura internazionale, nella fattispecie la portoghese Creative Sources. Punck, dal punto di vista musicale, sembra ormai aver raggiunto un proprio equilibrio, un mood che rende i suoi dischi, pur simili ad altri del cosiddetto panorama elettroacustico, affatto riconoscibili. Mi sembra che nella sua musica vadano a concentrarsi due scuole: l’ambient inglese di derivazione industrial e la scuola concreta francese, con un particolare occhio sempre rivolto a quelle che sono le voci e le tecniche del cinematografo (…between reality and fiction). Un connubio che porta direttamente verso quella che viene anche definita come ‘musica da ascoltare con gli occhi’, ma fareste bene a rovesciare l’assioma e pensare a questi suoni come ad una serie di ‘immagini da gustare con le orecchie’. Sembra che Punck avverta, come molti altri musicisti contemporanei, il richiamo della natura, seppure il rapporto sembri nel suo caso più conflittuale, oscuro e carico di tensione (basti pensare al riferimento allo tsunami presente nel precedente “Nowhere Campfire Tapes”). La natura di Punck è però più marina che rurale, e anche quando l’ambientazione appare fortemente terrigna è come se fosse intravista attraverso il filtro delle brume che si sprigionano dalle acque. Chissà se i suoi antenati del neolitico sono stati fra gli ultimi ad abbandonare le palafitte?
In attesa di una risposta è possibile già notare come Punck apprezzi comunque gli ambienti di confine, una particolarità che lo ha portato a dare vita alla casa discografica ‘en ligne’ CtrlAltCanc. Questo è un altro aspetto, altrettanto importante, della sua attività: l’impegno diretto e finalizzato alla diffusione dell’opera di altri musicisti. Fra gli ormai numerosi lavori pubblicati su CtrlAltCanc, di alcuni ne abbiamo già parlato e di altri sicuramente ne parleremo, voglio mettere l’accento su “Nostalgia” del duo formato dal violista Ernesto Rodrigues e dal musicista elettronico Hans W. Koch, sia perché è molto interessante sia perché Rodrigues è uno dei responsabili della Creative Sources e, quindi, almeno un cerchio viene così a quadrare in questa recensione. Questo qua, rispetto al disco di Punck, è figlio di un altro mare. Le tessiture sono più frantumate, sfilacciate e scorbutiche, e pure emanano un fascino altrettanto intrigante. Gli intrecci fra il suono della viola e le elaborazioni elettroniche centrano anche l’obiettivo di una sufficiente originalità in un ambito, quello dell’improvvisazione elettro-elettronica, dove a volte si avverte la sensazione che tutto sia già stato detto.
Come discografico, e in precedenza con la gloriosa web-zine “Spectrum”, lo Zanni si è sempre distinto anche per la lungimiranza, la caparbietà e la sensibilità dedicate alla promozione della musica sperimentale italiana, essendo ben consapevole che una effettiva affermazione internazionale non può prescindere dalla edificazione di un solido retroterra. L’ultima realizzazione della CtrlAltCanc, fresca di ‘stampa’, è un nuovo gioiellino partorito dalla scoppiettante creatività del romano Roberto Fega. Dopo la ‘seriosità’ dei due dischi trattati sopra le atmosfere si spostano su un terreno di dichiarata ironia, che erompe fin dal titolo. Nei nove quadretti che il Fega ha elaborato appaiono ben evidenti dei retroterra jazz (e della tradizione afro-americana in generale) e bandistici, ma il tutto è scomposto e ricomposto secondo una logica che, nuovamente, è possibile definire come cinematografica. E il cinema, come in Punck, appare un’influenza concreta che va ben oltre alla intelaiatura di tale logica. Ecco allora che, se pure ben nascoste dietro alla verniciatura offerta dalle atmosfere spiritate, appaiono quelle periferie romane tanto care al primo Pasolini (quello de “La ricotta”, tanto per intendersi). Ed ecco che l’ironia si tinge di un’amarezza infinita…. Girano le scatole, e notevolmente, nel constatare che un musicista di questo livello è ancora così poco apprezzato, ma sono convinto che anche per Fega (con l’aiuto di un ulteriore piccolo sforzo da parte sua) l’affermazione su più ampia scala è ormai alle porte. Nel frattempo godiamoci questa nuova sorprendente dimostrazione di vitalità.
L’invito finale è di fare vostri questi dischi, anche perché pagate uno e prendete tre. Vi sembra una cosa da poco?


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Data Recensione: 25/1/2007

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