`Dying Sun´ // `Slugabeld´

Autore disco:

Looper // Nikos Veliotis & Klaus Filip

Etichetta:

Another Timbre / Cathnor Recordings (GB) // Hibari Music (J)

Link:

www.anothertimbre.com
www.cathnor.com
www.loopersite.com/
hibarimusic.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2010 // 2011

Titoli:

1) Grand Redshift 2) Hazy Dawn 3) Near Eternity // 1) -

Durata:

43:55 // 59:34

Con:

Nikos Veliotis, Martin Küchen, Ingar Zach // Klaus Filip, Nikos Veliotis

the voice of the wolves // L’impercettibile piacere delle micro-variazioni

x e. g. (no ©) // x Sergio Eletto

I Looper sono uno dei gruppi più estremi e oscuri che siano mai esistiti. E, dopo un assunto iniziale di tale precisa risolutezza, ho l’impressione che molti lettori volteranno pagina. Peccato, perché ogni nuovo disco di questo trio paneuropeo rappresenta un’autentica rivelazione. E “Dying Sun” non fa eccezione. Ancora una volta audiofrequenze basse da paura. M’è capitato di ascoltare il disco chiuso in auto, e vi assicuro che le lamiere vibravano come se fossi stato al centro di una tempesta elettromagnetica o, almeno, a quella che è la mia idea dell’esserci, in una tempesta elettromagnetica, ché non ci sono mai stato. Le atmosfere sono sempre minimali, oscure e maligne ma, rispetto ai dischi precedenti, il suono di violoncello, sax e batteria è più intelligibile e comprensibile come tale. Sono sempre stato abbastanza stronzo, nel senso autoreferenziale del termine, e di ascolti ‘strong’ ne ho fatti a sufficienza ma questo li supera tutti, almeno tutti quelli che ho sperimentato. Non so neppure se questa si può definire musica, e non so neppure che tipo di musica può essere, ma se il compito della musica è quello di creare sensazioni forti, di creare una percezione alterata della realtà, e se questo è psichedelia, o noise, o industrial, o quello che cazzo vi pare, ma se comunque sono sensazioni ‘extra-strong’ quelle che cercate in un disco, allora in “Dying Sun” troverete ciò che fa per voi.

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“Slugabeld” è un lavoro impostato secondo le leggi della drone music più spartana e austera. Le sinewave di Klaus Filip e il violoncello di Nikos Veliotis si sono incontrati in un’ora imprecisata ad Atene, di Domenica, per avviare una registrazione seguendo gli schemi dell’improvvisazione tout cour. Ad uscirne fuori è un lunghissimo sentiero (si tocca il confine dei 60 minuti) di lenta opulenza sonora basato quasi per intero su impercettibili variazioni di tono operate da entrambi, i quali dimostrano di stare sempre molto attenti a non pestarsi i piedi l’uno con l’altro. In effetti, l’ascolto di questa suite colpisce proprio per il rigoroso bilanciamento operato dai due: un flusso di micro-emozioni schiuso dal dominio acustico di un Veliotis particolarmente incline ad estirpare dal proprio strumento, mediante l’uso dell’archetto, soffici mantelli di suono grezzo che, durante il cammino, saranno gradualmente affossati nel silenzio dalla crescente materia sinusoidale cagionata dall’elettronica asciutta dell’austriaco. È una musica difficile da buttare giù tutta d’un sorso, questo è vero, ma di sicuro è un’opera che nei propri interstizi nasconde qualcosa di profondamente celestiale e mistico. A tal proposito mi sento di consigliare vivamente anche “Imaoto” in cui è documentato l’incontro tra Filip e quel mostro sacro dell’improvvisata che risponde al nome di Radu Malfatti. Licenziato nel 2010 dai tipi della Erstwhile, a differenza della camminata quasi mantrica di “Slugabeld” mostra di possedere un interesse maggiore per il suono discontinuo, elaborato attraverso continui sali e scendi del volume, e senza mai varcare la soglia iconoclasta della materia noise. Incantevole e assolutamente da riscoprire!!!


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Data Recensione: 25/5/2012
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