`Ochre Land, Blue Blue Skies´ // `Misenlian´ // `Cloud´

Autore disco:

Crawling With Tarts // Julien Ottavi & Dion Workman // 4g

Etichetta:

Pogus (USA) // Erstwhile (USA) // Erstwhile (USA)

Link:

www.pogus.com
www.erstwhilerecords.com

Formato:

CD // CD // 2CD

Anno di Pubblicazione:

2006 // 2005 // 2005

Titoli:

1) Ochre Land, Blue Blue Skies 2) Grand Surface Noise Opera Nr.7: The Decadent Opera (Rococo) // 1) Misenlian // 1) Perfect Grass 2) Deformed Veil 3) Yellow Cloud

Durata:

69:06 // 55:01 // 124:27

Con:

Michael Gendreau, Suzanne Dycus-Gendreau // Julien Ottavi, Dion Workman // Keith Rowe, Oren Ambarchi, Christian Fennesz, Toshimaru Nakamura

Racconti di atmosfere

x Ciro Fioratti

Dei Crawling With Tarts conoscevo pochissimo, giusto un paio di estratti mp3 trovati chissà dove e per giunta compressi male. Grazie alla Pogus mi sono trovato per le mani questo ricco CD contenente due lunghe tracce composte rispettivamente dieci e dodici anni fa. Non so se i Gendreau abbiano ri-editato o meno i brani in epoca recente, resta il fatto che la qualità sonora è veramente a livelli ottimi: un’elettroacustica pulita, ricca di sfumature, panoramica, da gustare con un bel paio di cuffie.
In Ochre Land… si assiste ad una sorta di racconto nel quale il protagonista è seduto su una vecchia sedia a dondolo, sotto il porticato di qualche vecchia casa di legno nella prateria e contempla la sconfinata pianura di fronte a lui, con folate di vento e silenzi inclusi. Un brano che potrebbe essere spacciato per un live del duo Rowe/Nakamura (?).
Nella seconda Opera, invece, la storia si fa più complicata: un breve quadretto di carillon, supportato da una simpatica cornacchia ci introduce a uno stormo di voci prima motorizzate, quindi multiple, insistite e stranianti per arrivare ad una serie di trasmissioni radio alternate a martellamenti piuttosto fastidiosi; gran finale a suon di organetti scordati (come un aborto di Philip Jeck) e ritorno al carillon.
In sostanza il primo brano è fantastico, il secondo è veramente snervante.
Sempre a proposito di storie, da qualche mese, sul sito della Erstwhile c’è un gustoso riassunto che racconta cos’è successo in quel di New York durante la seconda edizione del festival ErstQuake. Le parti più divertenti sono quelle relative alle performance del francese Julien Ottavi; in particolare quella in duo con Thomas Korber, durante la quale il nostro ha voluto animare il silenzioso e compassato pubblico con una 20 minuti di sferzate rumoriste, riuscendo perfino ad innervosire il povero compagno di improvvisazione; morale della storia: più della metà dell’audience ha preferito farsi un giretto all’aria aperta per appurare il corretto funzionamento delle amate orecchie.
Ma che di rumore, e che rumore, viveva il nostro, chi ha ascoltato il suo “Nervure Magnetique” su Sigma lo aveva già capito; di più il francese ci mette solitamente l’imprevedibilità: non sai mai quando l’inferno si scatenerà, perciò vivi nel terrore e nella curiosità, un po’ come nei film horror. Ottavi pretende un pizzico di masochismo, niente da fare per il popolo del quieto vivere. Questa volta un minimo di arrotondamento nelle forme estreme ce lo mette Workman, con cui Ottavi ha creato questo monumentale drone intitolato Misenlian, unica traccia fatta di ghiaccio, cemento, lame affilate, silenzio e white noise. In pratica sembra che su esortazione dei nostri l’impianto stereo prenda la strada giusta per esplodere (quindi occhio ai volumi di ascolto!). La registrazione è praticamente un edit da qualcosa come 50 ore di registrazione di un flusso autocreatosi dall’interazione fra computer dotati di sistema operativo GNU/Linux più altri software audio liberi da copyright; i due si sono anche sognati di farne un concerto live di impressionante durata.
4g è l’abbreviazione di “Four Gentlemen of the Guitar”, ossia Rowe (la non-chitarra per antonomasia), Ambarchi (la non-chitarra più gentile), Fennesz (la non-chitarra del computer) e Nakamura (la non-chitarra sul serio).
“Cloud” è un doppio CD dai toni apocalittici, con tre tracce imponenti e in continua (ma lenta) trasformazione, sempre su volumi medio alti e praticamente orfano di momenti di stanca; come per “Misenlian” il sentimento che prevale è l’inquietudine: sai che da un momento all’altro qualcosa di grandioso e potente potrebbe spazzarti via se solo lo volesse, e il tutto suona veramente come un mònito degli dèi.
A differenza di “Misenlian” qui c’è una buona varietà di situazioni e di mondi creati, e tra una nube e l’altra si colgono cori angelici, lontani richiami ambient, qualche richiamo melodico made in Ambarchi e Fennesz, ma il vento se li porta via quasi subito e si ricomincia da capo. C’è il tuono, la tempesta, la grandine, ma anche la poesia delle nuvole.
In qualche modo avevo già provato questa sensazione di minaccia imminente in un paio di occasioni; la prima volta in “Afternoon Tea” (su Ritornell) che vedeva protagonisti tre quarti dei nomi di questo “Cloud”, la seconda quando vidi 4g in opera dal vivo a Berlino in occasione dell’Amplify 2004.
In un panorama (quello della impro elettro-acustica) da qualche tempo piuttosto statico e autoreferenziale, assistiamo forse alle prime implosioni che speriamo portino in qualche altro luogo inospitale...


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Data Recensione: 7/7/2006
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