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Due dischi per saggiare lo stato dell’arte micro-digitale.
Ritorna il glaciale giapponese e tornano anche i suoi hard-bit a frequenza estreme.
Sotto la rigorosa lente teorica stavolta è il flusso frenetico dei dati che vengono organizzati ritmicamente in strutture sempre più complesse e iperveloci man mano che i brani si accavallano l’uno sull’altro, come una composizione unica divisa in variazioni.
In realtà mi sembra ci siano alcuni riferimenti precisi: microhelix, vertex e syntax ripropongono l’Alva.Noto rispettivamente di “Prototypes” e “Transform”, flex e reflex rievocano la digi-lounge degli SND di “Stdio”; quindi niente di nuovo, ma neanche nulla di spiacevole da ritrovare.
Il bello, secondo il sottoscritto, arriva con le ultime due tracce (in realtà la ventesima è praticamente solo un test per lettori cd: il mio va male, purtroppo niente errori come promesso dall’avvertenza in copertina…); in vortex e matrix Ikeda riesce finalmente a far dialogare in modo potente le tre anime del progetto: il computer, il microscopio e l’uomo.
Un disco complesso e potente, ma poche nuove per l’orecchio.
Strana uscita invece per l’inedito duo tedesco/olandese; entrambi quasi dei classici del genere, s’intende, ma la mezz’ora di “Fflux” suona inedita al sottoscritto, non tanto per il solito raffinatissimo pulsare micro-funk di Bretschneider (da tempo capace di costruire loop perfetti), quanto per l’apparente bassa qualità della registrazione.
Mi spiego meglio azzardando un’interpretazione: Duimelinks, che da qualche tempo ha perso la testa per i field recordings, registra Bretschneider con una strumentazione vintage o attraverso qualche microfono a contatto posizionato chissà dove…
Il suono che ne risulta è appunto una versione abbastanza lo-fi rispetto agli standard Komet, ma ad un ascolto ripetuto ed attento si può notare come il risultato emani un calore e una corposità quasi da vinile, soprattutto nei toni più bassi.
Il termine di paragone più azzeccato penso si debba trovare nel mondo Rhythm&Sound e Chain Reaction (Prax sembra uscita direttamente da “Decay Product”); ci tengo comunque a precisare che i brani sono tutti ottimi.
La scelta è vostra: meglio la polvere al microscopio o un microscopio ricoperto di polvere?
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