chinoise (con intervista a Yan Jun)    
di Matteo Uggeri





Musiche estreme dal paese delle orecchie a mandorla

Scrivere uno speciale sulla Cina di questi tempi è cosa inflazionata. Se ne vedono su ogni rivista, dai settimanali allegati al “Corriere della Sera” e alla “Repubblica” fino a riviste specialistiche in ogni campo. Forse in musica non ci si è ancora arrivati, o perlomeno si è solo all’inizio di quella ‘febbre gialla’ che sembra stia invadendo il mondo.
2pi_festivalQui cercheremo di tenerci alla larga dai discorsi non strettamente musicali, ma vedrete, non sarà facile. Il discorso sull’arte finisce spesso per intrecciarsi a quelli su economia, sociologia e politica; dato che di questi ce ne intendiamo molto poco, abbiamo cercato di restringere il campo il più possibile, anche per evitare di scrivere un testo immenso quanto la Cina. Passeremo in rassegna il discorso sulla musica cinese in generale, per poi addentrarci in quello che (forse) con un neologismo abbiamo battezzato ‘Chinoise’, ossia la corrente più estrema ed – è proprio il caso di dirlo: ribelle – delle musiche dagli occhi a mandorla, facendo accenno a tre festival e cinque dischi. Questo materiale è stato preso a buon esempio per una panoramica che necessita senza dubbio un approfondimento visto con gli occhi di chi sembra a tutti gli effetti esserne il protagonista: Yan Jun. Una sua intervista segue appunto questo articolo.

La musica da fuori: la Saw Gash Generation
Una delle cose che ci si chiede rispetto ad un paese sotto stretta censura (vedremo poi nell’intervista che non è così vero) è come la musica ‘da fuori’, ossia quella occidentale, quella delle donnine sculettanti del moderno r&b, oppure dei gruppi simil-punk à la Green Day, riesca ad oltrepassare muraglie fisiche e culturali. La risposta è: con difficoltà. Per anni in Cina i CD sono arrivati tramite un perverso meccanismo che ha fatto sì che si creasse un termine specifico per indicare i dischi importati con una sorta di contrabbando: ‘da kou’. Si traduce in inglese ‘cut-out CD’ o ‘gash CD’, e si tratta di quei dischi (ne capitano anche nei negozi di usato in Italia) che riportano un preciso taglio sulla costa, fatto a macchina, che trancia via un paio di millimetri di plastica e copertina. Questo trattamento è riservato ai dischi che, soprattutto negli USA, restano in larga parte invenduti e finiscono per occupare enorme spazio nei magazzini. Quando si decide di mandarli ‘al macero’, per evitarne la rivendita, vengono distrutti in senso legale, cioè danneggiati. La musica però resta ascoltabile e qualche furbo, anziché mandarli al macero, decide di venderli in paesi dalle leggi sul copyright più lasche e fumose, come la Repubblica Popolare Cinese (ma quello che vedete qui in foto è un disco di Daniel Ash che ho bellamente comprato in Italia).
saw_gashIl fenomeno in Cina ha avuto proporzioni tali (tanto per cambiare) da far coniare il termine ‘Saw-Gash Generation’, ossia quei giovani che tra gli anni ’80 ed i ’90 hanno potuto deliziare le proprie orecchie ribelli con la musica dell’ovest venduta al prezzo di quello che poteva essere l’equivalente di un euro a disco. Ovvio che le possibilità di scelta nel negozietto del vicolo di Pechino non erano le stesse del Virgin Megastore di Trafalgar Square, e dunque si è avuta una bizzarra selezione di musiche pop-rock vietate, dipendente solo da ciò che poteva arrivare tramite questi canali di contrabbando.
Ora le cose stanno cambiando, ma la conseguenza di questo fenomeno è che il background musicale di chi oggi ascolta e suona musica in Cina è frammentato, bizzarro, incompleto ma allo stesso tempo potenzialmente ricco e variegato.
Ben poco di veramente alternativo/out è giunto alle orecchie dei milioni di Cinesi, che quindi hanno fruito poco di punk ed industrial o di qualsivoglia musica estrema.
Qiheban Pare dunque che la prima vera e propria rock band cinese abbia suonato nel 1980. Si trattava dei Wan Li Ma Wang (non chiedeteci cosa significhi). Si era formata nella sede dell’università di lingue di Pechino (unica vera porta verso l’esterno di tutto il paese) e suonava principalmente classici del rock occidentale.
Come da questo si sia arrivati ventisette anni dopo ai Tortouring Nurse, il cui leader dichiara «odio qualunque forma di melodia e di ritmo, ed odio perfino la musica», è un buon esempio di quello che si può chiamare a ragione ‘saltare agli estremi’.
Se volete approfondire questo punto vi invitiamo a visitare il sito (uno dei pochi in inglese sull’argomento) rockinchina.com, dove viene anche tracciata una frammentaria ma significativa storia dell’argomento.
Noi saltiamo direttamente all’estremo.

I pionieri, le star e i saggi: Wang Fan, Torturing Nurse, Fm3 e Yan Jun
Oltre ai mitici (chissà se poi in Cina qualcuno ancora li conosce) Wan Li Ma Wang, che hanno finito per strimpellare con successo nei bar per stranieri della capitale, pare che nella storia della musica ‘altra’ cinese vi sia un’ulteriore pietra miliare, di tutt’altro spessore: Wang Fan. Wang_FanA detta dei colleghi e di alcuni giornalisti occidentali, Fan, ancora attivo, è un pioniere della musica sperimentale in Cina. La sua attività va dal sound design all’esplorazione sonora, passando come di dovere per il noise estremo e per il canto (quella dell’uso della voce in contesti e modi del tutto inusuali è una caratteristica che ritroveremo spesso nei dischi di cui ci occupiamo sotto). Wang è nato a Lanzhou nel 1970 e si è spostato a Pechino nel 1996. Sul sito Chinese New Ear (una fonte molto più ricca di questo nostro articolo) rivelano che «nello stesso anno ha creato il primo controverso lavoro di musica sperimentale cinese, un misterioso pezzo lo-fi di 40 minuti».
Il mistero avvolge molta della musica di cui parliamo, con l’esclusione forse di un unico gruppo, di cui anche in occidente si sa di più: i Torturing Nurse.Torturing_Nurse Di formazione recente (2004) e con vari avvicendamenti alla line up che vede ora il leader Junky Cao con tali Youki, Misizi e Miriam, si propongono non tanto come gruppo musicale quanto come ensemble artistico. Dotati di ironia e furia devastante, costruiscono muri di feedback in uno stile non lontano dal più conosciuto ‘japanoise’, ma con una varietà non indifferente. Nella loro incasinatissima pagina su MySpace svetta il motto «no noise no life!», e visitandola potrete scorrere oltre cento titoli di una sconfinata discografia che farebbe invidia ai Whitehouse. Per quel che riguarda i live, sono a volte performance non lontane da quelle dei malatissimi Coum Transmission dei cari P-Orrige e Cosey Fanni-Tutti: non abbiamo mai avuto occasione di assistervi, ma a giudicare dalle immagini che vedete a fianco devono essere indimenticabili (e grotteschi).
Torturing_NurseMolto diversi dall'infermiera torturatrice sono invece l’olandese Cristiaan Virant ed il cinese Zhang Jijan, in arte Fm3, dei cui dischi ci occuperemo più approfonditamente fra qualche riga. Nati nel ’99 e diventati di recente piuttosto celebri, anche grazie ad alcune esibizioni dal vivo in compagnia del buon vecchio Blixa Bargeld (hanno suonato perfino al Louvre, li abbiamo visti anche in Italia, a Dissonanze, ed incidono per la Mousikelab), sono senza dubbio l’espressione più famosa in occidente della musica sperimentale cinese. La loro è un’arte pacata, estremamente minimale, giusto connubio delle radici culturali dei due individui che la compongono, ricca di vuoti e dinamiche da brivido, meditativa e a suo modo estremamente razionale. Sicuramente in futuro sentiremo parlare ancora molto di loro.
Se Torturing Nurse e Fm3 rappresentano la punta dell’iceberg, pare che a spingerlo o traghettarlo in giro vi sia invece la figura del già citato Yan Jun, personaggio sobrio e mite, non a caso definito scherzosamente ‘il padrino’ della scena sperimentale cinese in un recente articolo sulla webzine americana Dusted. Yan_JunNato nel 1973, piuttosto giovane per essere considerato un vecchio saggio ma già testimone di molti cambiamenti dell’acceleratissima Cina, incarna appieno la figura dell’agitatore culturale che agisce su tutti i piani. È animato da uno spirito estremamente aperto e positivo e lotta a suo modo per diffondere le espressioni più deviate della cultura cinese; la sua musica è spesso molto meditativa, quasi statica, in accordo con le discipline orientali in cui affondano le sue radici. Usa spesso la voce, il laptop e ogni tipo di effetti a pedale, ma ha una particolare predilezione per diapason e feedback ( a breve un disco a tema), con cui crea strutture che vanno dai droni a delicate sequenze di composizioni mimali.
Yan Jun e gli altri due artisti citati sono comunque parte di una scena più vasta difficile da esplorare, quindi cerchiamo di approfondirla tramite il resoconto di cinque dischi ai quali demandiamo il compito di aprire i nostri occhi famelici sui rumori del paese dagli occhi a mandorla.

Sugar_Jar_Shop
Cinque dischi più uno
Nota: i dischi sono stati selezionati non (solo) da me ma da Yang Zao, titolare dell’etichetta e distributore Sugar Jar, da cui potete acquistarli su sugarjar.cn o nel suo negozio di Pechino, che vedete qui a fianco.

Emotions: from Somewhere to Nowhere
Vari artisti
CD-R, Doufu Records 2005
Di norma odio le compilation ma nell’occasione partiamo con questo curioso sampler dalla bella copertina cartonata.
Non a caso è il suono di una porta che si apre cigolando quello che ci introduce al disco, per una traccia di 26’’ a cura di OO, sigla dietro la quale si cela anche Miriam dei soliti Torturing Nurse, del cui stile riconosciamo i rantoli vocali. Segue poi un altro ‘grande’ del noise cinese, Li Jianhong, che ci spacca le orecchie con un brano per sola TV e distorsioni, qualcosa certo non distante da Merzbow o dal più crudo rumorismo newyorkese. Dopo di lui Yan Jun, infinitamente più pacato, con campane, kalimba ed altri non identificati oggetti: a tutto ciò aggiunge come già detto la propria voce, che si amalgama egregiamente con gli altri suoni del brano, in una sorta di delicato mantra dagli echi tibetani calati nei vuoti che caratterizzano la sua musica. Shi Zi è invece il primo ‘laptopparo’ della serie, forse non particolarmente originale nei suoi rumori sintetici un po’ ingenui che, alle nostre orecchie, paiono anche un po’ demodé; tra un sibilo e l’altro non mancano comunque sprazzi di rumore denso e cupo. Ecco poi l’ensemble dal nome più pazzesco (quantomeno per noi italiani), ossia D!O!D!OD!OD!, del quale fa parte anche il già citato Li Jianhong. La loro è una musica estrema ma molto jazzata, che rimanda a Boredoms e primi Naked City, anche se gli elementi sono solo batteria e chitarra; musica meno difficile delle altre del lotto, e sicuramente rispetto all’improvvisazione per sax alto di oltre otto minuti di Li Tieqiao (cinese ora trapiantato in Norvegia), allucinante session che spazia tra i silenzi nei quali l’autore gioca con le ance, fino ad esplosioni free in frequenze altissime.
D!O!D!OD!OD!Dopo di lui si torna al rumore grezzo che ha reso famosi gruppi del giro power electronics: è Ronez, che con solo mixer, microfono e pedali vari ci dà dentro con urla un po’ alla William Bennet (non conosciamo la lingua ma a differenza di quelli dell’inglese questi sembrano essere gorgheggi privi sia di significato sia dei richiami sessuali tipici della ‘scena’ occidentale). Nell’eterogenea compilation finiscono anche autori non cinesi come Hetleveiker ed il suo breve e raffinato brano per percussioni. Duole dirlo, ma sembra uno dei momenti migliori del disco, spazzato via dalla furia dei Torturing Nurse e dalle loro urla distorte sopra un tappeto di rumori bassi e striscianti. I fan di Wolf Eyes e compagnia bella farebbero bene a procurarsi almeno un disco di questi noiser asiatici, meritano veramente. Ancora un ‘occidentale’ nella figura dell’americano Stimbox, in questo caso in pura scuola drone noise alla Yellow Swans, precede Bie Feng che, come molti altri musicisti della raccolta, gravita su Lanzhou (assieme a Pechino le città dove si concentra il maggior numero di musicisti estremi), il quale produce una musica fortemente ritmica che, malgrado i suoni saturi, generati da campionatori e tastiere, lascia trasparire qua e là una certa ‘pulizia’ acustica. La sua musica, per la ritmica marziale e gli echi, si avvicina molto alla scuola Cold Meat Industry, soprattutto ai Brighter Death Now.
Jedung Kying (con di nuovo Junky dei TN) ci danno dentro con la sola voce trattata elettronicamente: impossibile non pensare a Yamatsuka Eye frullato in una fila di plug-in saturanti. Grazie a Dio Zhou Jin e Marqido (quest’ultimo giapponese) con laptop e chitarra ci regalano un po’ di (cacofonica) pace: una ritmica da videogioco impazzito e accompagnata dalle note distorte di una chitarra che pare registrata con un walkman dell’82. Bizzarro ma efficace.
Senza nessuna ragione precisa chiude il francese Go Gooo (è da poco uscito un suo nuovo bellissimo disco su Baskaru) con un dolcissimo brano molto à la F.S. Blumm, pacato e melodico.
Il fatto che l’unica traccia di questo genere sia di un non-cinese ci fa sorridere e notare che le melodie i cinesi preferiscono lasciarle agli altri.

Viva la Vaches (hail to Fm3)
Tie Guan Yin Duo (Wu Quan + Yan Jun)
CD-R, Kwanyin Records (scritto Rrcords sulla copertina!) 2006 – subjam.org
Curiosa la genesi di questo lavoro, a mio avviso il migliore dei cinque qui recensiti, che non solo per il titolo richiama alla mente la serie “Mort au Vaches” di Staalplaat. Molto amici del duo Fm3, Wu Quan e Yan Jun hanno deciso di pubblicare questo disco (ancora una volta del tutto improvvisato) subito dopo che Fm3 aveva realizzato la proria uscita sulla celebre serie della label olandese (ora di stanza a Berlino). Lasciando da parte le ispirazioni astrologiche del disco (pare che i due autori siano entrambi nati proprio nell’anno cinese della vacca), basti qui dire che l’improvvisazione segue un ‘metodo circolare’. E in effetti i suoni dell’unico lungo brano (32 minuti) si susseguono secondo dei loop ininterrotti, che crescono e decrescono, trattati con delay e altri effetti. Vista la forte disparità di suoni tra canale destro e sinistro, sarei propenso a pensare che i due autori si siano spartiti le relative tracce sul mixer. Bizzarro e riuscitissimo, come del resto la copertina con i dinosauri di gomma. Consigliatissimo.
Da notare come il disco sia stampato industrialmente e serigrafato, pur essendo un CD-R, cosa che da noi solo Afe ha mai osato fare; in Cina sembra essere una pratica diffusa.

Pisces Iscariot (live at 2pi Festival 2004)
Dajuin Yao + Li Jianhong + Yan Jun
CD, Kwanyin Records 2006
Ancora un brano solo (43:45), ancora improvvisazione, ancora Yan Jun, ancora strani elementi esoterici (i tre sono tutti nati nel mese di marzo). Come premesso i personaggi sono spesso ricorrenti e così anche alcuni elementi, in particolare improvvisazione e performance live, quasi fosse una via per mettere in evidenza l’estrema fugacità e mutabilità di una musica sempre in divenire, afferrabile attraverso la registrazioni qui ed ora. Grandissima importanza hanno infatti i momenti di incontro, ossia i festival organizzati sempre dai nostri. È appunto presso uno di questi, il 2pi Festival (in questi giorni in corso l’edizione 2007) che è stato registrato Pisces Iscariot.
Vario, a tratti molto rarefatto, meno lo-fi di altri, vede i tre alle prese con nastri, computer ed effetti varii, ma sono i gorgheggi del Nostro ed una sorta di field-recording in francese a farci sollevare le orecchie come a cani del deserto, mentre il suono di un didgeridoo (strumento certo non molto cinese a quanto ne sapppiamo) fa a botte con glitch brutali. Suoni poco amalgamati tra loro, che sembrano fluttuare in ambienti differenti: una bestemmia per molti autori di musica sperimentale ‘nostra’, ma che qui hanno un loro bizzarro perché, sebbene forse assistere alla relativa performance avrebbe certo più senso.

Live at Waterland Kwanyin
Zbigniew Karkowski, Li Chin Sung, Wang Fan, Fannullone
CD, Kwanyin Records 2006
Autori non solo orientali per questa sorta di split dove compare anche colui che come abbiamo visto è indicato quale iniziatore del tutto, ossia Wang Fan. Sua l’apertura, quasi ambient all’inizio per poi evolversi in un ronzio brutale e modulato che si perde in suoni lo-fi depitchati all’infinito e sporchi come può esserlo l’aria di una metropoli cinese di questo secolo. Anche qui esplode il noise in forma di loop, e si chiude in un sibilo lieve e modulato. Capisco perché lo chiamino maestro. Di una cattiveria digitale inaudita invece il polacco Karkowski, rumore bianco, rosa, marrone e nero per dieci interminabili minuti, ma ci pensa Li Chin Sung a fornirci una tregua che si evolve da suoni quasi puliti, digitali ma graffianti (molto vicini a quelli delle produzioni della portoghese Grain of Sound), anch’essi destinati a strabordare in un magma di rumore al decimo minuto. Molto bella la coda pulsante del brano. Assieme ancora a Karkowski ecco una traccia che passa dai rantoli degni di Explendor Geometrico a sibili e infrasuoni da Panasonic.
Fannullone ha un nome ridicolissimo in italiano, ma essendo tedesco forse non lo sa; sembra un po’ noiosa la sua traccia, molto statica e pigra nel suo evolversi (evitiamo per buonismo giochi di parole).
Chiude l’accoppiata devastante Karkowski/Wang Fan, con una traccia dalle dinamiche estreme tra il power electronics ed il silenzio.
Anche questo CD riporta esibizioni di un live, del quale parleremo sotto, che temo abbia messo a dura prova le orecchie dei presenti.

Fm3zhang
Breathing Song
CD, Kwanyin Records 2005
Dopo tanto rumore, un po’ di pace: ce la regalano gli Fm3 con questo giardino zen di suoni calibrati e minimali, dalle dinamiche sì estreme ma mai disturbanti. È ancora un live, ma non ci si crede, con il suo inizio meno che minimale, una frequenza acuta che pian piano evolve tra bassi e rumori concreti che si snodano tra fruscii e note di (forse) corde di basso fatte oscillare con grazia. Un disco delicatissimo, leggero e come sempre improvvisato, degno di essere paragonato a certe cose di Charlemagne Palestine nel suo minimalismo perfetto. Da ascoltare in cuffia e lasciarsi trasportare.

Buddha Machine
Fm3
Oggetto (?), Staalplaat, 2005
Già oggetto di culto a pochi anni dalla sua uscita, la Buddha Machine di Fm3 è un piccolo capolavoro di inventiva non solo musicale. Per chi ancora non la conoscesse, è ispirata a delle macchinette piuttosto diffuse in oriente, di dimensioni ridotte, da tenere nel palmo della mano. Di norma contengono brevissimi loop di canti religiosi: Virant e Jian ne hanno invece fatta una di ambient loop, soffusi e rilassanti molto più delle preghiere che di norma vi trovano posto. In plastica e dotata di attacco per cuffie e piccolo altoparlante, è disponibile in diversi colori. Basta accenderla (è venduta con pile incluse), regolarne il volume e premere un tastino per passare da un loop all’altro (nove in tutto). Una ‘cineseria’ adorabile e bellissima. ’Fanculo l’iPod.
2pi_festival


Festivals:

La dimensione live pare essere quella più congeniale a questa genìa di musicisti, dato che praticamente tutti i dischi riguardano esibizioni live, la maggior parte delle quali proveniente da eventi organizzati dai soliti sparuti pionieri: parliamo dei festival 2pi e Sounding Beijing e della rassegna settimanale Waterland Kwanyin.
«Il 2pi Festival è oggi il più importante festival sperimentale su larga scala della Cina, e rappresenta l’unica opportunità di ascoltare tutti i maggiori musicisti e sound artist sperimentali in una sola volta. Grazie al duro lavoro del curatore/artista Li Jianhong, il festival si è sviluppato da un piccolo evento locale ad un report annuale della musica sperimentale cinese», leggiamo sul sito Rock in China.
Sounding_Beijing A differenza dell’amico Alessandro Bosetti, che vi ha pure suonato per due anni consecutivi, non ho mai avuto la fortuna di assistervi, ma si capisce che per festival non dobbiamo immaginarci capannoni da centinatia di metri quadri o stadi: la forma in cui si sviluppa è invece domestica, intima, raccolta, e forse per questo ancora più di valore. Giunto ormai alla quinta edizione, sponsorizzata dal colosso della rete Last.fm, questa creatura di Li Jianhong si allarga di anno in anno, e presto ne sentiremo parlare molto anche qui.
L’indicazione «earplugs included with ticket», serissima, riportata sulla locandina dell’edizione 2003, non lascia molti dubbi riguardo al tenore della musica che si ascolta al Sounding Beijing - International electronic music festival, evento più ricco (finanziariamente, visti anche gli sponsor locali) che si svolge in uno splendido ed immenso loft dall’aria molto occidentale e al quale partecipano musicisti di ogni dove. Purtroppo non ne sappiamo molto di più, tantomeno se le edizioni sono ancora in corso.
No-profit e legato all’etichetta che ne porta il nome, Kwanyin (un popolare buddha cinese, il cui nome unisce le parole “kwan”, vista, e “yin”, dai molteplici significati tra cui anche musica e informazione), il Waterland si svolge anch’esso in una location molto piccola, ossia il Bar 2Kolegas di Pechino, Bar_2Kolegasdove settimanalmente Yan Jun invita musicisti (non necessariamente cinesi) a performance d’improvvisazione. The Wire ne ha scritto: «...è probabilmente il più coraggioso e di maggior successo show di libera improvvisazione nel mondo [...] a volte in estate ci sono happening simultanei all’interno ed all’esterno, accompagnati dallo sfrigolare di un barbecue. Se anche la folla raggiunge le 300 persone, lo show prosegue; che sia il ‘noise hero’ locale Feng Jiangzhou o Blixa Bargeld, oppure la leggenda cinese Cui Jian che suona in stile free o Melvin Gibbs, tutto va avanti senza bisogno di pagare alcun biglietto d’ingresso».
In un paese dove ogni forma di espressione vorrebbe essere controllata, sedata, censurata, questi festival rappresentano delle nicchie incredibili di evasione e ribellione. Cui_Jian_Tienanmen_Square Come dice Yan Jun, «i cinesi sono anarchici naturali», ma a guardare le numerose foto contenute nel sito Chinese New Ear dell’edizione 2004 del 2pi, la cosa che più balza agli occhi è la grande aria divertita che hanno le persone immortalate. Non ci sono dubbi: la scena sperimentale cinese è destinata a crescere rapidamente ed a farsi sentire, contaminandoci a fondo.


Links:
Nota: spesso i siti cinesi sono di una lentezza esasperante, e per ragioni che non indagheremo, cambiano indirizzo piuttosto spesso. Armatevi di pazienza e visitateli prima che cambino.

Artisti:
Fm3: fm3.com.cn
Torturing Nurse: myspace.com/torturingnurse
Yan Jun: yanjun.org
Wang Fan: chinesenewear.com/ear/artists/wangfan
Li Tieqiao: myspace.com/litieqiao
Ronez: chinesenewear.com/ear/artists/zhoupei

Etichette e distributori
2pi Records: 2pi-records.com
Doufu Records: noisetoys.yculblog.com
Little Sound: blog.somehere.net/tmdbbc/about-littlesound
Noise Asia: www.noiseasia.com
Post-Concrete (da vedere, è spettacolare il sito stesso): www.post-concrete.com
Reconfiguration Records: reconfiguration-records.com
Sugar Jar: sugarjar.cn
Kwanyin Records: subjam.org

Articoli in italiano e inglese:
“Saw-Gash Generation” su Alternative Archive: alternativearchive.com
Radio di musica cinese: odeo.com
Rock in China (contiene una pagina sulla storia della cina e un serio elenco di musicisti con foto e altre informazioni): rockinchina.com
La scena di Pechino: beijingscene.com
Sull’arte alternativa in Cina in generale: alternativearchive.com
Bizzarra intervista ai Torturing Nurse: rockinchina.com
Articolo USA sulla scena di pechino su Dusted: dustedmagazine.com

Negozi:
Sugar Jar: sugarjar.cn




ANGOLI MUSICALI 2016  

marino josé malagnino (intervista)  

tre giorni con maria monti  

gianni mimmo  

claudio parodi (intervista)  

i gufi  

figli di un dio minore: hugo largo  

figli di un dio minore: san agustin  

tempi moderni (IIª tranche)  

figli di un dio minore: ヒカシュー (hikashu)  

Bourbonese Qualk (intervista a Simon Crab)  

Andrea Belfi & Stefano Pilia (intervista)  

corvo records  

infrantumi: vent’anni dopo  

Rock Over Beethoven – Il Rock Neoclassico  

lili refrain  

vittore baroni  

christoph gallio  

jacopo andreini  

musica moderna  

ladies of the canyon  

tempi moderni  

hyaena reading (intervista con francesco petetta)  

Baxamaxam  

Xabier Iriondo  

Osvaldo Coluccino  

Osvaldo Arioldi Schwartz (Officine Schwartz)  

Zero Centigrade  

i cantautori  

(la famosa etichetta) Trovarobato  

die schachtel: della maggiore età  

4 donne  

violoncello  

Chaos Tape(S)  

compilation  

D.S. al Coda (the record label)  

Osaka Kyoto Sounds
(con intervista a Go Tsushima dei Psychedelic Desert)
 

(etre) / Wondrous Horse / Harps Of Fuchsia Kalmia  

tamia  

drum, bass... and carmel  

L’Enfance Rouge (articolo e intervista a François R. Cambuzat)  

chinoise (con intervista a Yan Jun)  

figli di un dio minore: ghigo  

figli di un dio minore: fifty foot hose  

figli di un dio minore: ich schwitze nie  

figli di un dio minore: rites of spring / happy go licky  

figli di un dio minore: crust  

figli di un dio minore: antelope  

figli di un dio minore: kletka red  

figli di un dio minore: the blocking shoes  

figli di un dio minore: debora iyall / romeo void  

figli di un dio minore: stretchheads  

figli di un dio minore: bobby jameson  

figli di un dio minore: distorted pony  

figli di un dio minore: dark side of the moon  

figli di un dio minore: los saicos  

figli di un dio minore: the centimeters  

figli di un dio minore: chetro & co.  

figli di un dio minore: songs in the key of z  

figli di un dio minore: mondii  

figli di un dio minore: TCH (this crepuscular hour)  

figli di un dio minore: bridget st. john  

figli di un dio minore: thule