figli di un dio minore: stretchheads    
di mario biserni (no ©)






La risposta inglese, ma sarebbe meglio dire scozzese, al punk noise americano vide il suo cuore pulsare intorno a una piccola scena formata da Dog Faced Herman, Badgewearer, Dawson, Archbishop Kebab, Stretchheads, e quant'altri. Gli ultimi si formarono a Glasgow intorno al 1987 e bruciarono la loro carriera in circa 4 anni di frenetica attività: concerti, partecipazione a varie compilation e 7 realizzazioni a proprio nome.
Il gruppo era composto da Andy (Andy MacDonald) alla chitarra, Mac (Steven MacDougall) alla chitarra basso e P6 (Phil Eaglesham) alla voce, mentre alla batteria sedevano Richie Dempsey (nel periodo Moksha) e Jason Boyce (nel periodo Blast First). Portavoce di una estetica del brutto, musicalmente cercarono di mettere assieme la quadratura dei Big Black con il cazzeggiamento alla Butthole Surfers.
A fronteggiare una struttura musicale neppure troppo approssimativa, relativamente a quelli che erano i precetti del genere, si lagnava un cantante che in più d’un momento faceva pensare al rantolo inacidito di Darby Crash dei Germs.
Fra le compilation alle quali diedero il loro contributo è indispensabile avere la “Pathological Compilation”, dal momento che rappresenta uno spaccato più che attendibile di quello che era il terrore in musica nella Gran Bretagna di quegli anni (ci sono, tra gli altri, Carcass, Godflesh, Terminal Cheesecake, God, Coil …).
Per chi volesse comunque approfondire ci sono “A Pox Upon The Poll Tax”, i flexi “Present Free With The Catalogue” e un senza titolo della Stuffed Cat U.K. (con Manic Depression di Hendrix), “If 6 Was 9 – A tribute to Jimi Hendrix” con Spanish Castle Magic, e il significativo “Death To Trad Rock”. Nella prima, condivisa con Thatcher On Acid, Chumbawamba, Shamen, Llwybr Llaethog, … , palesano un’attitudine prettamente politica che li distingue da una buona parte dei gruppi noise americani. Nel secondo flexi e in “If 6 Was 9” svelano invece una passione per la musica di Hendrix, passione condivisa sicuramente con i Butthole Surfers.
“Three Steps To Heaven” è una cassetta, incisa su un solo lato e tirata in 50 copie, con 9 canzoni che verranno riproposte in toto nel loro primo LP e, ma solo in parte, anche nel primo sette pollici. Più che di una pubblicazione su cassetta si tratta comunque di una realizzazione demo autoprodotta. Da notare il titolo che cita una canzone di Eddie Cochran, mentre nella copertina è ritratto il politico americano repubblicano Budd Dwyer che, all’inizio del 1987, si era fatto saltare le cervella durante una diretta televisiva.
Il primo 7” pollici, pubblicato su Moksha in sole 500 copie, è una piccola opera d’arte: graffito su un lato e contenuto su una semplice busta di carta color avana. Fra i cinque brani di “Bros Are Pish”, considerato comunque come pubblicazione promozionale, spicca una cover di I Should Be So Lucky (scritta dai noti produttori Stock, Aitken & Waterman per Kylie Minogue), la cui efferatezza fa il paio con la Tintarella di luna dei Melt Banana. Due titoli (Headache e Confront) sono ripresi dalla cassetta e altri due (Everythings Going To Break In A Minute e Worry) sono inediti. Tutti, ad esclusione di Worry, verranno riproposti nel primo LP “Five Fingers, Four Thingers, A Thumb, A Facelift, And A New Identity” (che conteneva comunque 10 brani inediti).
In questo primo periodo il riferimento principale sembrano essere i Big Black, con i brani che hanno la forma di sampietrini scalfiti sporadicamente dal sax di Wilf Plum (in Shape & Cleanse), dai polli di una fattoria (in Chicken Fish), o da qualche nastro manipolato (in Semtex). La stessa copertina, che mostra un’anziana vittima di autocombustione, non lascia adito a dubbi sulla brutalità dei contenuti.
Cambiato batterista, Richie Dempsey passò ai vicini di casa Dawson, e cambiata soprattutto scuderia, dalla locale Moksha alla potente Blast First (a fianco di Sonic Youth, Band Of Susans, Ut, Big Black, Dinosaur Jr., …), gli Stretchheads si ripresentarono nel 1990 con il 7” "Eyeball Origami Aftermath Wit Vegetarian Leg" dove, sia a livello d’immagine sia a livello di suoni, si assisteva a un rafforzamento di tipo tribale. Nell’occasione veniva anche sperimentata la formula del successivo LP, le 4 canzoni dichiarate in copertina erano infatti frantumate da continui stop & go e intervallate con sketch informali.
Anche "23 Skinner", un 12” con due brani nei quali vengono remixati in forma libera alcuni loro materiali, finisce con l’essere un veicolo di incontrollata follia piuttosto che una sterzata in direzione disco mix. S'era trattato semplicemente di dilatare reiterare decomprimere i loro materiali. Diciamo che l’approdo era inequivocabilmente in direzione di una psichedelia buttholesurfersiana.
Giungiamo così a quello che è il loro piccolo capolavoro. "Pish In Your Sleazebag" è uno dei più riusciti manifesti dada realizzati in musica. Il supporto non viene utilizzato tanto come contenitore in grado di raccogliere un tot di canzoni quanto come crogiuolo al cui interno miscelare i materiali più eterogenei. Il risultato sono frammenti di canzoni che, come gocce di olio extravergine, emergono da un mare di petrolio greggio. Scusate se, per descrivere questo disco, non trovo nulla di meglio che auto citarmi: « … i quindici brani sono come altrettante piccole scatole ricche di sorprese, piacevoli, inattese e anche sconcertanti. I continui stop and go - quasi a volersi scrollare di dosso la polvere dell'abitudine prima ancora che si sia posata, l'anomalia delle strutture - genuinamente no-form, una tromba che a volte appare dal nulla - fantasma di vecchi sogni, le voci dissolute - manifestazione di incipiente follia, gli attacchi epici - forse intesi a rassicurare sulla loro assoluta serietà, la passione isterica che domina ogni spigolo, ogni curva, ogni accelerazione, ogni break, ogni sofisma di questa incredibile avventura… e poi una spastica metastasi zappiana come A Freakout, il presunto tribalismo selvaggio di Trippy Deadzone (reso ancor meno credibile dai bongos di Ognob)… e titoli come Incontinent Of Sex, Housewife Up Yer Fuckin Arse Music, Machine In Deli (Gary Newman's Round The World Trip), Mao Tse Tungs Meat Challenge… Oddio, c'è da perdere il lume della ragione, e la via di casa, a seguire questo miraggio di libertà … Oppure si tratta di una chimera nata e morta nei vortici di Acid Sweeney?».
Allo scioglimento lasciarono un pugno di canzoni che la Blast First pubblicò nel 10” postumo "Barbed Anal Exciter". I sei brani sembrano recuperare un certo classicismo noise e, pur di splendida fattura, poco aggiungono alla definizione della loro storia. Fa eccezione il cazzeggio in free form Theme From The Movie – ‘I Had An Extra Intestine’, che poteva benissimo far parte del disco precedente.

DISCOGRAFIA CONSIGLIATA E RAGIONATA:
Strechheads:
• "Bros Are Pish" (7”) – Moksha Recordings 1988
• "Five Fingers, Four Thingers, A Thumb, A Facelift, And A New Identity" (LP) – Moksha Recordings 1988
• "Eyeball Origami Aftermath Wit Vegetarian Leg" (7”) – Blast First 1990
• "23 Skinner" (EP) – Blast First 1990
• "Pish In Your Sleazebag" (LP) – Blast First 1991
• "Barbed Anal Exciter" (10”) – Blast First 1991
Autori Vari:
• "Pathological Compilation" (LP + 7”) – Pathological Records 1989

(Quattro dei cinque brani del 7” "Bros Are Pish" sono poi contenuti in "Five Fingers, Four Thingers, A Thumb, A Facelift, And A New Identity"; la versione in CD di "Pish In Your Sleazebag" contiene anche "Eyeball Origami Aftermath Wit Vegetarian Leg" e "23 Skinner"; della "Pathological Compilation" è consigliabile cercare la versione che contiene in allegato il 7” con One Silver Dollar dei Silverfish, oppure la versione in CD che contiene comunque quel brano in scaletta).



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