figli di un dio minore: judy dyble    
di mario biserni (no ©)





[È già da un po’ di tempo che ho approntato questo articolo, e quando mi sono finalmente deciso a pubblicarlo ho letto la notizia che il 12 Luglio 2020, all’età di 71 anni, Judy Dyble è morta. Nonostante ciò ho preferito lasciare l’articolo così com’era, evitando di farne un necrologio, pur nell’amara consapevolezza che forse con la sua morte quest’artista sopraffina potrà godere di un po’ di quella gloria che gli è stata negata in vita].

Ci sono degli artisti, e degli esseri umani in generale, che fin dalla loro nascita hanno litigato con il successo. Judy Dyble fa parte di questa schiatta e il titolo della recente autobiografia scritta in collaborazione con il giornalista inglese Dave Thompson, “An Accidental Musician”, è più significativo di un lungo e cervellotico trattato scientifico. Al 1964, all’età di soli 15 anni, risalgono i primi nastri registrati in casa e rimasti in buona parte inediti. Naturalmente si tratta del rifacimento di canzoni della tradizione folk registrate in modo alquanto povero e grezzo.
Nel 1966 inizia un sodalizio con Richard Thompson, con nuove registrazioni che contemplano anche materiali improvvisati.
L’anno successivo, insieme a Thompson, è fra i membri fondatori dei Fairport Convention e partecipa alle prime registrazione del gruppo comprese, firmando anche un brano, quelle del primo disco eponimo. La sua voce viene comunque sottoutilizzata e brani come One Sure Thing e Both Sides Now (di Joni Mitchell) verranno pubblicati molti anni più tardi. Nel 1969, anno in cui il gruppo pubblicò i dischi che ne decretarono il successo, lei non ne faceva più parte e il suo posto era occupato da Sandy Denny. Sempre insieme a Thompson è ai cori in The Minotaur’s Song della Incredible String Band (su “The Hangman’s Beautiful Daughter” uscito all’inizio del 1968).
Intanto la Dyble aveva raggiunto Giles, Giles And Fripp con i quali, un quintetto per l’arrivo congiunto di Ian McDonald, effettuò alcune registrazioni nel 1968. Nonostante la loro pubblicazione sia avvenuta solo dopo il 2000, nel noto “The Brondesbury Tapes”, Fripp mostrerà di avere a cuore quelle registrazioni, e in particolare i brani cantati dalla Dyble, tanto che al momento di compilare la raccolta “The Young Persons’ Guide To King Crimson” sceglierà di inserire la versione di I Talk To The Wind cantata da lei, preferendola sia a quella cantata da McDonald sia a quella cantata da Greg Lake e inserita nel primo album dei King Crimson.
Quando si formarono questi ultimi, dalle ceneri di Giles, Giles & Fripp, la nostra inquieta damigella aveva già voltato pagina e, insieme a Jackie McAuley (ex Them e Belfast Gypsies), aveva dato vita ai Trader Horne, un solo LP e due singoli nel biennio con 1969 – 70. Il momento è buono e il folk-progressive sta riscuotendo un ottimo successo di pubblico, ma invece di battere il ferro, fattisi ormai incandescente, anche i Trader Horn chiudono bottega, McAuley prosegue come solista mentre della Dyble si perdono le tracce. Per così dire, perché in realtà resta nell’ambito della musica partecipando a nuovi progetti, quasi sempre abortiti fin dalla nascita, e a rimpatriate varie. Risale a questo periodo, al 1980 per l’esattezza, la registrazione di una splendida versione della barrettiana See Emily Play in collaborazione con Adrian Wagner. Questo brano, insieme ad altre registrazioni inedite fra cui quelle citate, troverà sistemazione nella raccolta “Gathering The Threads” (2015).
La storia sembrerebbe finita ma in realtà non è così. Nell’anno 2004 Judy Dyble torna sorprendente in scena con un album a suo nome, il primo della sua carriera, e a partire da quella data pubblica dischi con una certa costanza, muovendosi con destrezza nell’ambito del folk-progressive e sconfinando pure in quello dell’elettronica da club (“Summer Dancing” del 2017, insieme a Andy Lewis). “Enchanted Garden”, il disco del ritorno, è solo in parte compromesso da una produzione tecnologicamente spinta, tipica del dopo “Dark Side”, e contiene alcune canzoni di notevole livello, nelle quali fa capolino l’epos favolistico che fu dei primi King Crimson. Il disco è accolto molto bene dalla critica, che è però un po’ più fredda nei confronti dei due che gli faranno seguito, i gemelli “Spindle” e “The Whorl” che, a parer mio, rappresentano invece le sue realizzazioni migliori (al loro interno ci sono nuove versioni dei classici I Talk To The Wind e See Emily Play). Fanno seguito altri dischi di buon livello (“Talking With Strangers”, “Flow And Change” e “Earth Is Sleeping”), più varie raccolte, edizioni limitate e altri giochetti destinati a far cassa, e la presenza di validi musicisti della vecchia e nuova guardia (Simon House, Robert Fripp, Simon Nicol, Ian McDonald, Celia Humphris, Jacqui McShee, Julianne Regan, Pat Mastelotto …) mostra della considerazione e dell’affetto di cui gode nell’ambiente del folk-progressive. Un ritorno nelle scene di tutto rispetto, quindi, seppure non potrà certo restituirgli quel successo che si lasciò sfuggire quando era il momento buono. Purtroppo per lei i tempi sono irreversibilmente cambiati.

DISCOGRAFIA CONSIGLIATA:
Fairport Convention:
• "If I Had A Ribbon Bow" (7”) – Track Record 1968
• "Fairport Convention" (LP) – Polydor 1968
Giles, Giles & Fripp:
• "The Brundesbury Tapes" (LP) – Voiceprint 2001
Trader Horn:
• "Sheena" (7”) – Pye Records 1969
• " Morning Way " (LP) – Dawn 1970
• "Here Comes The Rain" (7”) – Dawn 1970
Judy Dyble:
• "Enchanted Garden" (CD) – Talking Elephant 2004
• "Spindle" (CD) – Talking Elephant 2006
• "The Whorl" (CD) – Talking Elephant 2006
• "Talking With Strangers" (LP) – Tonefloat 2009
• "Flow And Change" (LP) – Plane Groovy 2013
• "Earth Is Sleeping" (CD) – Acid Jazz 2018
Judy Dyble & Andy Lewis:
• "Summer Dancing" (LP) – Acid Jazz 2017

21/02/2020


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