hyaena reading (intervista con francesco petetta)    
di e. g. (no ©)

[La prima immagine che trovate, utilizzata per l'EP "Des-illusions" pubblicato all'inizio del 2013, è stata scattata ad Atene nel 2010 da Desma Abijawa, mentre l'ultima, uno scatto di Fabio Pasquarella, è stata utilizzata come immagine di copertina per "Europa"... un percorso, quello di Hyaena Reading, che non fa una piega]



Neanche a dirlo, “Europa” di Hyaena Reading è uno dei dischi usciti nel 2013 che più m’hanno entusiasmato. Come una foglia autunnale che vola annunciando la fine di una stagione. Come una lama che cade tagliando vecchie parrucche. Come una voce che canta fuori dal coro. Come il coraggio di chi alza la testa.
Ma essendo io un tipo insicuro e coscienzioso, e memore delle numerose cantonate prese in passato, ho deciso di fare ascoltare il disco ad una cerchia di amici piuttosto eterogenea (non eterogenia), e devo dire che chi più e chi meno l’hanno tutti apprezzato. Non convinto, e cercando di evitare la possibile fregatura ad una folla di lettori che avrebbe potuto rincorrermi per strada, ho deciso di far suonare il disco in presenza di un pubblico misto e ‘al buio’, cioè senza dire né di cosa si trattava né chi erano gli autori, e dopo un po’ alcuni hanno iniziato a chiedermi cos’era e a trovarlo molto interessante. Così ho finito per realizzare che “Europa” non solo piace, ma pretende addirittura l’attenzione. Di conseguenza ho deciso di recensirlo come ‘top one’ e di contattare il gruppo per un’intervista, magari con la speranza segreta che avrebbero detto «chi se ne frega dell’intervista, fatti i cazzi tua e lasciaci in pace». Mi sarei in tal modo risparmiato un po’ di ‘lavoro’, e mi sarei risparmiato anche lo stress di che cavolo chiedere a tipi che non conosco, che non ho mai visto e ai quali non ho mai parlato [per la prossima intervista che faccio manderò una e-mail ai lettori e metterò un avviso in bacheca in modo che chiunque vuole può inviare le domande da fare…. mi sembra proprio una buona idea!!!!!]. Tornando a noi, manco a pensarci... ad un diniego… tutt’altro, Francesco Petetta è stato gentilissimo e disponibilissimo. Per cui eccoci qua.
Chi ne vuol sapere di più vada però a leggersi anche la recensione e, soprattutto, compri il disco.
Che cazzo!!!!!!!!


Se non ho preso un abbaglio al tempo del vostro disco precedente facevate base a Roma, mentre adesso una buona metà di voi si trova in Francia. Quanto influisce questo nel vostro fare musica?
Più che un luogo o un altro, è la possibilità di avere molteplici punti di vista che ci aiuta ad affrontare il nostro presente. Io vivo in Francia da due anni, Estelle che fa parte di Hyaena Reading da quasi tre anni è francese a tutti gli effetti. In più, alla realizzazione di "Europa" hanno collaborato musicisti provenienti dal Libano fino alla Spagna: Giovanni Romano - che oltre ad essere un caro amico fa parte di un altro collettivo internazionale, Chewing Magnetic Tape - ci ha raggiunti appositamente da Valencia per partecipare alle registrazioni dell'album. Pare che Chewing Magnetic Tape sia al momento un progetto in stand by; noi speriamo sia solo una pausa temporanea, visto che si tratta di uno dei pochi gruppi del nostro tempo capaci di emozionarci.

Più che altro pensavo alle difficoltà che ci possono essere nel trovarvi per suonare insieme o per dare concerti… e supponevo che i tre anni trascorsi dal disco precedente fossero imputabili a questo frazionamento?
Questi tre anni sono dovuti a tante ragioni. La distanza - benché sia più uno stimolo che un ostacolo - ha avuto una sua importanza, ma non è l'unico fattore: ad esempio, ad un certo punto ci sono stati cambi di formazione che ci hanno fatto rischiare di interrompere il nostro percorso. Inoltre, non dipendere da nessuno è un'arma a doppio taglio in quanto non è sempre facile imporsi una certa disciplina. E riguardo alle difficoltà di suonare in concerto, bisognerebbe chiedere agli addetti ai lavori.
C'è però un aspetto positivo, in quanto abbiamo avuto il tempo di elaborare il lutto per la morte del nostro continente.

Un intero continente alla deriva! Lo scrittore greco Petros Markaris, nel suo ultimo libro ambientato nel 2014, immagina un’Europa con Italia, Grecia e Spagna fuori dall’Euro, tu cosa prevedi per il futuro?
Mi auguro che sia una visione un po' limitata del futuro, ma oltre a milioni di persone sempre più confuse, impoverite nelle tasche e nello spirito, incattivite e quotidianamente in lotta le une contro le altre, non riesco a vedere. In fin dei conti, cosa importa se chi ridurrà i nostri figli allo stato di larve si chiamerà A o B? Non è una visione propriamente ottimista, ma con questo non intendo dire che lottare non serve, o che bisogna accettare la presenza di neonazisti, banchieri e altre categorie ben rappresentate nel nostro continente. Piuttosto, è proprio quando ci si rende conto di non avere più niente che ci si lascia morire o si alza la testa.

La vicenda mi ricorda un po’ quella della storia d’Italia, con un Sud impoverito e brutalizzato per favorire gli interessi del Nord… Ma forse non è solo una questione europea se è vero che l’economia degli Stati Uniti è totalmente in mano ai cinesi… è tutto il modello economico / politico occidentale che sta andando verso il baratro, non trovi?
Come negarlo? È da anni che il dubbio è diventato certezza agli occhi di tanti. In questa parte di mondo, al disastro di stampo medievale (ma che falsità, chiamare Medio Evo quel determinato periodo storico) aggiungiamo la farsa di uno schiacciasassi culturale chiamato Unione Europea.
Curiosità: chi ha preso il posto dei Savoia?

Ho l’impressione che sotto le ceneri, come sempre accade quando ci sono queste crisi epocali, covi una nuova guerra, non la terza mondiale ma la prima, e alle stesso tempo ultima, globale. Se ho ben capito l’iter del vostro disco anche da parte vostra c’è la stessa preoccupazione?
È uno scenario plausibile, bisognerebbe chiedere alle lobbies quando questo accadrà. Solo loro e pochi altri sanno. Riguardo al nostro album, è solo una volta composta la maggior parte dei pezzi che ci siamo resi conto del peso che era sulle nostre teste. Niente infatti era stato deciso a tavolino, nessun tema o idea era già sul piatto prima della fase di scrittura. L'album è stato composto lungo un arco di tempo piuttosto dilatato, ma in effetti sono principalmente gli ultimi pezzi ad essere più legati al nostro presente, e non parlo solo dei testi: anche la musica si è fatta molto più opprimente. In questo senso, dobbiamo ringraziare Fabio Magistrali se l'insieme risulta alla fine piuttosto organico.

A proposito, come si è verificata la collaborazione col ‘Magister’?
C'erano solo due o tre persone a cui avremmo voluto affidare questo album. Una di queste era Fabio Magistrali, che fortunatamente ha accettato con grande entusiasmo. Lo abbiamo cercato soltanto una volta portate a termine le registrazioni con Gianluca Bernardo, il quale oltre ad essere un carissimo amico ci conosce da sempre. Non conoscevamo Fabio di persona ma solo attraverso molti dei suoi lavori e a metterci in contatto è stato François R. Cambuzat. Arrivando a lavori già in corso e tralasciando per un attimo ogni aspetto umano - imprescindibile quando si lavora con lui - il suo maggior contributo dal punto di vista tecnico è stato quello di riuscire a rendere organica la gran quantità di colori che abbiamo riversato in "Europa".

Sono d’accordo con voi quasi su tutto, l’unica mia perplessità riguarda l’eccessiva fiducia nella rete… Non pensate che la rete è in mano ai soliti figuri che controllano il mondo e che se non cambiano i rapporti e l’organizzazione sociali può diventare, ammesso che non lo sia già, lo strumento di controllo più potente che il potere politico-economico ha mai avuto in mano?
Come si può avere fiducia o sfiducia in un freddo mezzo di comunicazione? È l'uomo, opulenta divinità al contrario, che lo gestisce. In questo senso, per quel che riguarda me, non c'è nessuna fiducia verso la rete. Sono d'accordo con te, se ho capito bene, sul fatto che chi di dovere abbia già accentrato la maggior parte del traffico web su pochi, semplici canali. Tuttavia resta il solo ‘luogo’ di comunicazione in cui c'è ancora qualche briciola di spazio, in cui ancora possiamo avere qualche raro frammento di verità. Se poi noi umani - o la maggior parte di noi - non siamo mai pronti a gestire, ma neanche a capire le nostre creature, che ci possiamo fare? L'età della speranza riguardo internet è già tramontata, ma da qui a dire che sia diventato un potentissimo strumento di controllo credo che fortunatamente ce ne corra, e che sia nostro dovere prendere quel poco di buono che ancora resta.

Ecco adesso una domanda alla quale in piccola parte hai già riposto sopra… Recensendo il vostro disco vi ho paragonato ad un mix fra Starfuckers, L’Enfance Rouge e Fugazi, e facendolo poi ascoltare in giro ho sentito fare i nomi di Antelope, Bachi da Pietra, CSI, Faust’o, Massimo Volume, Noir Désir… conoscete tutta questa gente e vi sentite davvero influenzati da qualcuno di loro?
Sei stato tu a farci scoprire gli Antelope, ai tempi del nostro EP “In movimento”: all'epoca facesti un paragone con questo bel gruppo che non conoscevamo affatto. Riguardo tutti gli altri nomi citati invece, sicuramente ognuno di questi gruppi o artisti è tra gli ascolti di almeno uno di noi, ma credo che nessuno di essi ci metta tutti e quattro completamente d'accordo. Abbiamo ascolti molto diversificati, con qualche sporadico ma importante punto d'incontro. Per quel che riguarda me, tra gli ascolti che più mi intrigano nell'ultimo periodo, oltre a Chewing Magnetic Tape di cui ho già accennato, Starfuckers e L'Enfance Rouge, potrei citarti - tra i primi che mi vengono in mente - Father Murphy, One Lick Less, Wire, Iosonouncane, Syd Barrett e un recente, semisconosciuto gruppo romano di nome Aktion. Oltre al colpevolmente sottovalutato album “(Neve) ridens” di Marco Parente.

Nel nuovo disco mi sembra di sentire un incremento di suoni generati da sorgenti elettroniche o comunque da sorgenti non rapportabili a una strumentazione musicale tradizionalmente intesa?
Rispetto a “In movimento” c'è qualche drum machine qua e là, successivamente trattata in fase di missaggio, più qualche sporadico utilizzo di loops e programmazioni ritmiche fatte in casa. Per il resto, molte percussioni e suoni ricavati da oggetti di tutti i giorni. Cucchiaini, asciugacapelli, scatoloni, accendini e così via, in parte suonati in diretta, in parte campionati, in parte registrati e poi riprodotti a diverse velocità. È vero che il suono nell'insieme è più freddo, tranne che per alcuni pezzi, ma anche quando abbiamo suonato strumenti non convenzionali abbiamo cercato di farlo con un approccio molto artigianale.

L'aspetto più indisponente di “Europa” per me è stato la voce, mi sono serviti davvero alcuni ascolti prima di poterla digerire, ma devo dire che dopo averci preso confidenza è una delle cose che apprezzo maggiormente... comunque mi resta ancora difficile descriverla, mi suona quasi metallica, robotica, impersonale.... Si tratta di timbri ottenuti naturalmente o avete utilizzato qualche trucco particolare?
Partiamo da un importantissimo presupposto: io non sono un grande cantante. Anzi, non sono un cantante. Quindi già all'inizio delle registrazioni sapevo bene quel che non volevo fare e quel che non potevo fare. A questo punto, una tonalità piuttosto fredda e impersonale è in parte una necessità, in parte una scelta, soprattutto riguardo alcuni testi che così possono fare ancora più male, se all'ascolto si riesce a vincere l'impatto iniziale. Ed è qui che entra in scena il lavoro al mixer di Fabio Magistrali, che mette ancora più in evidenza questa particolarità. Una delle grandi lezioni di Fabio è che non solo non si deve avere paura di essere la caricatura di se stessi, ma anzi in qualche modo bisogna esserlo, spingere ogni particolare alle sue estreme conseguenze.
E poi tanto, in ogni caso, qualsiasi sia l'intenzione che avevi in partenza, il risultato finale vivrà di vita propria.
Non so se il legame a livello di modus operandi appare evidente, ma mi sento di citarti i primi quattro dei 21 punti che sono posti alla fine del testo della pièce teatrale “I fisici”, di Friedrich Dürrenmatt:
«1. Io non parto da una tesi, bensì da una storia.
«2. Se si parte da una storia, bisogna pensarla fino alla sua estrema conclusione.
«3. Una storia è pensata fino alla sua estrema conclusione quando ha preso il peggiore sviluppo possibile.
«4. Il peggiore sviluppo possibile non si può prevedere. Avviene per caso.»

Avete già sperimentato i materiali in concerto? Vi crea difficoltà riprodurre tutti questi accorgimenti utilizzati in studio di registrazione?
In parte ci riusciamo, trattandosi di materiale piuttosto artigianale e di synth Microkorg; è più complicato per dei loops e alcuni effetti più da studio. In quel caso, i pezzi dal vivo prendono una piega decisamente più diretta e aggressiva, e meno stratificata.

I testi, se non sbaglio, sono tutti farina del tuo sacco?
Sono tutti miei, compresi quelli in francese per i quali Estelle mi aiuta in fase di revisione o addirittura di traduzione, nel caso vengano inizialmente scritti in italiano.

Vengono prima le parole e poi le musiche, prima le musiche e poi le parole o sono due aspetti che si sviluppano in contemporanea?
Tutte e tre le cose, dipende dalle canzoni. Soprattutto all'inizio, quindi per quanto riguarda i pezzi più vecchi (Preghiera per il mio deserto, Uccidine uno, Atto d'amore ad esempio) erano spesso i testi a vedere la luce per primi, mentre col passare del tempo sono più le altre due modalità di lavoro a prevalere.

Spesso i tuoi testi sono delle piccole storie (Vendetta, Vapore...) mentre altre assemblano situazioni affatto diverse (Atto d'amore), però sembra di sentirci sempre dentro qualcosa di realmente vissuto o, comunque, conosciuto... cosa ti ispira realmente nello scrivere?
Non è facile rispondere. Sapendo che in un altro momento potrei darti un altro tipo di risposta, direi qualsiasi regolamento di conti non portato alle sue estreme conseguenze, che sia riguardo la sfera pubblica o privata. Non mi interessa la deriva velatamente reazionaria e d'intrattenimento di buona parte del rock. In linea di massima non trovo per niente imbarazzante il silenzio, anzi mi affascina molto, per cui scrivo molto poco e cerco di farlo esclusivamente quando credo di avere qualcosa da dire.

State già lavorando al dopo “Europa”?
Ancora no, anche se ci piacerebbe. Viviamo con relativa gioia le costrizioni date dalla distanza tra di noi e dal fatto di non venire da famiglie agiate, che ci lasciano un'enorme insicurezza di fondo riguardo il futuro: non sappiamo se ci sarà mai un seguito ad “Europa”, o se avremo invece ancora energie per tanti lavori a nome Hyaena Reading. Per fortuna, non dipendiamo da nessuno.

In ogni caso, se Hyaena Reading non interromperà il suo percorso, il sodalizio con SubTerra è chiaramente destinato a continuare?
Al momento, niente fa pensare che il nostro percorso comune debba interrompersi. Carlo Sanetti, deus ex machina di Sub Terra, è molto più di un semplice collaboratore, si tratta di uno dei pochi fratelli che ci hanno sempre dato sostegno incondizionato. Inoltre la sua filosofia do it yourself è molto vicina alla nostra e sui rari punti di non totale accordo, lo scambio e il dialogo sono sempre qualcosa di profondo e che credo ci arricchiscano a vicenda.

Credo di poter chiudere, se però vuoi aggiungere qualcosa per coloro che leggeranno questa intervista hai piena libertà di farlo….
Da parte mia chiudo semplicemente ringraziandoti per la tua curiosità e attenzione. Pochi hanno ormai la fortuna di ricevere un'intervista di questo livello.

Grazie a te, da parte mia e da parte di tutti i lettori di sands-zine.



ANGOLI MUSICALI 2016  

marino josé malagnino (intervista)  

tre giorni con maria monti  

gianni mimmo  

claudio parodi (intervista)  

i gufi  

figli di un dio minore: hugo largo  

figli di un dio minore: san agustin  

tempi moderni (IIª tranche)  

figli di un dio minore: ヒカシュー (hikashu)  

Bourbonese Qualk (intervista a Simon Crab)  

Andrea Belfi & Stefano Pilia (intervista)  

corvo records  

infrantumi: vent’anni dopo  

Rock Over Beethoven – Il Rock Neoclassico  

lili refrain  

vittore baroni  

christoph gallio  

jacopo andreini  

musica moderna  

ladies of the canyon  

tempi moderni  

hyaena reading (intervista con francesco petetta)  

Baxamaxam  

Xabier Iriondo  

Osvaldo Coluccino  

Osvaldo Arioldi Schwartz (Officine Schwartz)  

Zero Centigrade  

i cantautori  

(la famosa etichetta) Trovarobato  

die schachtel: della maggiore età  

4 donne  

violoncello  

Chaos Tape(S)  

compilation  

D.S. al Coda (the record label)  

Osaka Kyoto Sounds
(con intervista a Go Tsushima dei Psychedelic Desert)
 

(etre) / Wondrous Horse / Harps Of Fuchsia Kalmia  

tamia  

drum, bass... and carmel  

L’Enfance Rouge (articolo e intervista a François R. Cambuzat)  

chinoise (con intervista a Yan Jun)  

figli di un dio minore: ghigo  

figli di un dio minore: fifty foot hose  

figli di un dio minore: ich schwitze nie  

figli di un dio minore: rites of spring / happy go licky  

figli di un dio minore: crust  

figli di un dio minore: antelope  

figli di un dio minore: kletka red  

figli di un dio minore: the blocking shoes  

figli di un dio minore: debora iyall / romeo void  

figli di un dio minore: stretchheads  

figli di un dio minore: bobby jameson  

figli di un dio minore: distorted pony  

figli di un dio minore: dark side of the moon  

figli di un dio minore: los saicos  

figli di un dio minore: the centimeters  

figli di un dio minore: chetro & co.  

figli di un dio minore: songs in the key of z  

figli di un dio minore: mondii  

figli di un dio minore: TCH (this crepuscular hour)  

figli di un dio minore: bridget st. john  

figli di un dio minore: thule