corvo records    
di e. g. (no ©)





Vi ricordate della Absinth Records e dell’articolo che le dedicai (lo trovate qui)?
Iniziava con queste parole: «Non molto tempo addietro Bruno Dorella mi spiegava che Berlino sta cambiando, lentamente ma inesorabilmente, e fra qualche anno sarà né più né meno una delle tante città europee. L’alcova delle grandi possibilità che negli anni passati ha dato rifugio a così tanti artisti, permettendo quelle mescolanze uniche in grado di accendere le scintille della creatività si sta bacando. La città che ci ha fatto sognare si sta normalizzando…».
Nonostante le funeree previsioni rimasi basito quando mi resi conto che la Absinth aveva chiuso i battenti e, recensendo l’ultimo disco prodotto dalla piccola etichetta, scrissi: «Non so se questo pre-pensionamento è dovuto a una normalizzazione della scena berlinese, alla crisi generale che ha colpito la cultura del disco o a problemi specifici dell’etichetta… comunque sia, un vero peccato».
Nel frattempo avevo recensito le prime due uscite della Corvo Records scrivendo: «Sarebbe buon costume, quando si trattano dei musicisti per la prima volta, riuscire a dare delle coordinate ben precise. Ma se il re è nudo anche il sottoscritto in questa circostanza lo è. In parole povere non ne so una fottuta minchia». In realtà ero convinto che si trattasse di un marchio destinato esclusivamente a produrre i materiali di Alessandra Eramo e Wendelin Büchler, e sono rimasto nuovamente stupito quando mi sono accorto che il catalogo si stava allargando a musicisti che facevano comunque riferimento all’area berlinese. Così, in breve tempo, la defunta Absinth è stata sostituita nel mio cuore dalla Corvo Records.
Non che l’attività delle due case discografiche sia sovrapponibile, a partire dal fatto che Berlino non rappresenta più un centro di coesione così magnetico come qualche anno fa e che la cosiddetta scena berlinese appare oggi disgregata e dispersa nel territorio limitrofo (individuabile nella vecchia Mitteleuropa). La situazione che il buon Alfredo Rastelli descriveva così: «Quando sono stato a Berlino la cosa che più mi ha colpito è stata la facilità con cui musicisti, anche di diversa estrazione, si riunivano in serate di libere session, in luoghi aventi funzione di catalizzatori di eventi, con una frequenza così assidua che ha di fatto costituito negli anni il mito di Berlino come centro della musica d’avanguardia» non è più la stessa, lo dimostrano i tanti musicisti che si sono allontanati dalla città, seppure Andrea Belfi in una recente intervista puntualizzi che «Come sempre Berlino non è mai uguale a se stessa. Sicuramente qualcosa in peggio è cambiato. Perdona la generalizzazione dovuta alla brevità della risposta, ma è il tipo di società in cui viviamo che ha trasformato e continua a trasformare le città di questo tipo in luoghi sempre più inospitali. Molto, molto lentamente (Berlino ha una sua speciale lentezza) sta diventando come Parigi o Londra, una città sempre più costosa e al cui interno la creazione spontanea diventa sempre più difficile (ne parlavo proprio la scorsa settimana con Alex Pierotti, che lavorava in rai fino a qualche anno fa... soggetto: "la morte delle capitali europee"...). Le possibilità non sono comunque infinite, soprattutto se uno è intenzionato a fare molti soldi. Forse la mancanza di una forte industria la salverà dallo tsunami del capitalismo...in fondo poi la verità è che in questo momento la trovo meravigliosa. In giro c'è sempre più quantità e una qualità incredibile di proposte musicali e un giro pazzesco di grandi musicisti e addetti ai lavori...».
In secondo luogo, seguendo l’impostazione più recente della piccola produzione indipendente, la Corvo Records si è concentrata nella produzione di vinili, laddove la produzione della Absinth verteva su CD e DVD. Quello che accomuna le due etichette è l’intenzione di produrre non solo dei supporti musicali ma dei veri e propri oggetti d’arte personalizzati e, quindi, visivamente diversi per ogni singola pubblicazione (responsabile del design è quasi sempre Büchler). Il compito della Ansinth era molto più arduo, in quanto il CD offre minori possibilità di personalizzare il supporto rispetto al vinile. I formati si riducono al 3 e 5 pollici, e quindi restano soltanto le possibilità offerte dalla confezione. Le varianti offerte dal vinile sono molto più numerose, a partire dal formato che può variare anche rispetto ai canonici 7, 10 e 12 pollici. Poi si può lavorare sui giri – soprattutto 33 e 45, ma anche un lato a 33 e uno a 45 – sui colori del vinile e sulla possibilità di registrare solo un lato, e infine ci sono i picture disc. Considerando poi le confezioni si può dire che le possibilità di personalizzare un vinile sono infinite.

Prendete ad esempio “Grün Wie Milch / Alamut“, terzo titolo del catalogo (poi tornerò sui dischi che vedono impegnati la Eramo e Büchler), un picture disc diviso fra Thorsten Soltau e Preslav Literary School (il primo utilizza soprattutto giradischi e vinili mentre il secondo – al secolo Adam Thomas – si sbizzarrisce con nastri e manipolazioni elettroniche). Il lato di Soltau presenta un’immagine alla “Guernica”, un caos di frammenti geometrici – forse a rappresentare un vinile in pezzi? – che ben definisce il contenuto sonoro spigoloso e sminuzzato di Grün Wie Milch.
Alamut è un brano più evocativo e si riflette alla perfezione nel minor caos dell’immagine, una specie di stilizzazione della pianta di una città o comunque un mosaico che racconta un’ambientazione, comunque una cosa molto più sinuosa.

Trick17” è su un vinile rosa dalla sfumature rossastre inciso su un solo lato, mentre se guardato con particolari incidenze della luce l’altro riporta scritti i dati del disco. Il cartoncino esterno riporta stilizzati e scritti in rilievo e a specchio il nome dell’autore e il titolo del disco. Si tratta di un lavoro firmato da Dieb13, pseudonimo dell’austriaco Dieter Kovacic, un musicista molto attivo nell’ambito della musica improvvisata e/o elettroacustica. Si tratta di uno dei colpi gobbi piazzati dalla Corvo Records, dal momento che Dieb13 è un artista piuttosto conosciuto che ha pubblicato in alcune delle più note etichette attive nel settore della musica sperimentale contemporanea (Charhizma, Erstwhile, For 4 Ears, d’Oc Recordings, Mego …) ed ha suonato con molti dei musicisti più noti in tale ambito. “Trick17” è composto da una specie di notturno urbano, dai tratti oscuri e inquietanti, ottimo nel suo genere.

Nicolas Wiese è, al momento, uno degli artisti multimediali più attivi nell’area berlinese, e questo a dispetto delle rare pubblicazioni discografiche a suo nome (ricordo, proprio nel marchio Absinth di cui s’è detto sopra, una sua collaborazione con i Jealousy Party). “Living Theory Without Anecdodes” è quindi uno dei pochi canali a disposizione di chi vuole approcciarsi all’artista tedesco (per la precisione è nato a Itzehoe). La confezione è costituita da un cartoncino grezzo 30x60 cm ripiegato in due con una finestra quadrata ritagliata su un lato. Un secondo cartoncino, più fine e giallo, costituisce la busta del disco e una volta inserito nel primo lascia apparire, inquadrato nella finestrella, una specie di grata con dei fiori e con in basso il nome dell’autore e il titolo del disco oppure, se inserito nell'altro verso, il titolo del disco scritto più grande. Musicalmente Wiese manipola attraverso il computer materiali preesistenti (nell’occasione appartenenti anche all’Ensemle Adapter e a Thorsten Soltau) e altri suoni, per un risultato di arte drammatica che fa pensare all’espressionismo musicale contemporaneo.

Passo ad alcuni dischi realizzati con strumenti musicali più tradizionali, seppure suonati in modo poco ortodosso, e metto in prima fila il meraviglioso “карлицы сюита” della pianista austriaca Ingrid Schmoliner. Si tratta di una suite in sei parti dedicata all’Archetipo della Grande Madre attraverso figure mitologiche come la dea Percht o la strega Baba Yaga (a proposito di quest’ultima nella quarta parte della suite viene ripreso anche il famoso quadro di Musorgskij). Il piano, opportunamente preparato, viene approcciato con varie tecniche e l’effetto è talmente straniante da indurre l’artista stessa a specificare che è «performed without electronic devices, except E-Bows in "Teadin” [la quarta parte della suite, nda] - recorded without overdubbing». Uno dei dischi di musica per pianoforte più interessanti degli ultimi anni, e potete ben iniziare da qui la scoperta del catalogo Corvo Records.

Waterkil” è un ulteriore colpo gobbo piazzato dall’etichetta, si tratta infatti di una collaborazione che vede coinvolti il trombettista Axel Dörner e il purista elettroacustico franco-libanese Jassem Hindi. Colpo gobbo perché Dörner è indubbiamente uno degli improvvisatori tedeschi più importanti e più influenti degli ultimi 20-30 anni. Il disco, un 12 pollici trasparente che va suonato a 45 giri, ripropone le classiche macro-afonie dörneriane messe in rilievo dall’armamentario da tavolo del prestigiatore Hindi (lo riporto: diverted machines, amplified broken objects, contact microphones, magnetic tapes, no-fi field recordings, no imput mixing board, feedback).
Entrambi i dischi vengono serviti in cartoncini 30x60 e 30x90 cm, ripiegati rispettivamente in due e tre, con tratteggiati sopra dei bei disegni astratti (come di un Pollock che ha agito di lapis invece che di colore).

Esox Lucius” è opera di un collettivo internazionale d’improvvisazione composto dall’austriaco Franz Hautzinger (tromba), dall’austro-sloveno Matija Schellander (synth), dal ceco Petr Vrba (tromba e vibrating speakers) e dalla francese Isabelle Duthoit (clarinetto e voce). Ancora una volta si tratta di un ottimo disco in grado di soddisfare chi segue la musica improvvisata post-free mentre la confezione, con le sue geometrie e i suoi ritagli, non mancherà di mandare in sollucheri tutti i collezionisti di vinili in confezione artistica. La testa di luccio spolpata e sezionata, in particolare, sa richiamare sia il titolo del disco sia l'operazione decostruttiva che i quattro fanno nel corpo degli strumenti e della musica.

“Esox Lucius”, essendo l’ultimo disco pubblicato su Corvo Records, chiude idealmente un circuito che era stato aperto proprio da un ensemble internazionale con “PopeWAFFEN”, dove accanto ai titolari dell’etichetta Alessandra Eramo (riportata come Ezramo) e Wendelin Büchler apparivano il francese David Fenech e gli americani Gino Robair e, ospite occasionale, Argo Ulva (la trombettista Liz Allbee). La presenza di Gino Robair è una circostanza che mi fa pensare al caso di un’altra etichetta il cui disco d’esordio era firmato da un ensemble caratterizzato dalla presenza del batterista californiano (mi riferisco alla Fringes Recordings). Il disco, manco a dirlo, miscelava tradizioni jazz, elettroacustiche ed elettroniche, e conteneva premesse e indicazioni ben precise su come si sarebbe orientato il catalogo dell'etichetta.

All'interno di questo circuito stanno racchiusi anche i dischi di Alessandra Eramo, la cui breve trattazione ho lasciato volutamente per ultima.
Come ho imparato a volare” è un LP firmato Ezramo nel quale l'artista, di chiare origini italiane, utilizza la voce, un pianoforte, alcuni piccoli strumenti e registrazioni d'ambiente. In particolare, ma è tutto il disco che si fa apprezzare, voglio orientare l'attenzione verso i diurni pianistici Un pianoforte solitario e Last canone before flying, oltreché sullo splendore di Singing In The Night Of The Resurrection. Quest'ultimo brano si basa su registrazioni d'ambiente effettuate a Castellaneta, Taranto, durante la processione che si tiene nella notte di Pasqua. Un sentito omaggio a quelle origini che, probabilmente, rivestono una certa importanza nella sua formazione artistica.

Roars Bangs Booms” è un sette pollici nel quale Alessandra Eramo firma, questa volta senza pseudonimi, quelli che rapprsentano l'interpretazione vocale di otto onomatopeie tratte dal manifesto futurista di Luigi Russolo "L'arte dei rumori" (scoppi, gorgoglii, scricchiolii, ronzii, crepitii, stridori, borbottii e fruscii).

In realtà l'ultima produzione targata Corvo Records è un libro, “Se Dio vuole / God Willing”, nel quale la Eramo si racconta attraverso una conversazione con il giornalista musicale olandese Tobias Fischer. Il libro, con testo in doppia lingua inglese e italiano, prende spunto da un'installazione presentata a Taranto nel 2014 all'interno del progetto collettivo "Correnti Seduttive". La narrazione, pur addentrandosi nel tema e nella realizzazione della mostra, travalica dall'argomento specifico fino a diventare una breve biografia dell'artista. La parte sonora relativa all'installazione può essere ascoltata in rete.

La Corvo Records sta costruendo, e in parte ha già costruito, un catalogo di inestimabile valore musicale e collezionistico, fatto di vinili multipli limitati a 300 copie numerate (150 per il 7 pollici).
Nove piccoli gioielli di pop-art applicata.
C'è però dell'altro, dal momento che la Corvo Records ha un sottomarchio curato da Holger Lund, Global Pop First Wave, che si occupa di ristampare materiali psichedelici e/o rituali provenienti soprattutto dal mediterraneo centro-orintale o dal cosiddetto Hippie Trail (il percorso che dal mediterraneo porta all'Himalaya).
La Corvo Records, come molte altre piccole etichette indipendenti contemporanee, si occupa anche di organizzare eventi durente i quali fa vendita diretta dei propri materiali. Una buona alternativa è l'acquisto in rete oppure ... se per caso capitate a Berlino ....



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