vonneumann    
intervista di m. b.





“Senza parole” era una serie di vignette nelle quali, essendo prive di dialoghi e nuvolette, i personaggi si esprimevano unicamente attraverso i loro atteggiamenti e le loro espressioni. “Senza parole” può anche essere definita la musica di vonneumann, sia perché è tendenzialmente strumentale sia perché non esistono parole sufficienti a descriverla.
È questa cosa ma, allo stesso tempo, non è questa cosa.
In egual misura mi è difficile trovare le frasi appropriate per introdurre questa intervista, portata formalmente a termine circa un anno fa (la risposta all’ultima domanda risale al 26 Settembre 2017), e di conseguenza incredibilmente datata. Nel frattempo si sono inoltre verificati vari eventi, a cominciare da una serata con il gruppo in una pizzeria romana, quali l’uscita del nuovo disco (qui: recensione "NorN"), un loro concerto nel mio paese natale, un loro post nel quale i tre si soffermano su vari ascolti da consigliare ai lettori (*) e una raccolta di materiali già editi intitolata “the procrastination loops”, e pubblicata in digitale, quale regalo estivo agli iscritti alla loro mailing-list.
La decisione ultima è di inserire proprio la loro e-mail, nella quale danno comunicazione di quest’ultima raccolta, come vera e propria introduzione all’intervista, e-mail che dice più cose sui vulcanici vonneumann di quanto possono dire dieci intere interviste e dieci articoli messi assieme. A tale e-mail fanno seguito l’intervista vera e propria, nella quale si parla anche delle scelte distributive che hanno caratterizzato la loro attività più recente, e in ultimo il post sugli ascolti consigliati e altre interessanti news.
Buona lettura.

(*) il corpo di vonneumann è assottigliato causa la perdita di un quarto del peso iniziale)

cari tutti!
ebbene, nell’ultima méil - fra le tante cose - avevamo promesso anche un regalo per chi è in lista. eh, sì, dico proprio a te: oggi per vonneumann è il tuo compleanno! e quale miglior regalo di compleanno che un bel disco aggratisse? e soprattutto un disco che nessuno voleva, di cui nessuno sentiva veramente il bisogno?! ma tant’è, noi siamo fatti così, quindi mo ve lo beccate.
seguendo la gloriosa tradizione che dagli Anthrax porta agli Anthrax, passando dai Public Enemy, abbiamo ripreso tutti quei pezzi che nel corso degli anni sono stati elargiti in compilation varie, dischi di amici, dischi di nemici, dischi di. le famose B-sides (che poi nell’era della musica liquida, B-side de che?)
e con ‘sti pezzi, ci abbiamo fatto una bella riunione di famiglia. guarda un po’ lo zio che abitava a Nogarole Rocca che bei baffi neri che porta ora. e quella chi è? ah, la cugina di Bordighera (la "straniera"), ma sei sicuro? ma non era morta? non erano tutti morti? ah, no. peccato.
ovviamente in tutte le riunioni di famiglia c’è sempre qualcuno che arriva con il nuovo fidanzato che è carino ma è un po’ strano, non ti sembra?, o con un cane, che s’era detto vediamoci al ristorante buono e il cane non se lo aspettava nessuno, speriamo solo non la faccia sul tappeto. o forse il cane è il fidanzato? insomma, c’è sempre confusione in queste cazzo di riunioni di famiglia.
eqquindi anche in questo disco c’è un pezzo nuovo, un pezzo inedito fatt’apposta per celebrare la nostra decima uscita e creare un po' di confusione gratuita. è un po’ il pezzo-cane, o pezzo-fidanzato. ovviamente: traccia numero uno. un funk alla noi: anti-funk.
in realtà c’è anche un altro inedito… il remix ripudiato. la storia vuole che questo remix non piacque agli autori del pezzo originale – gli Slope. bravi ragazzi, eh. va anche detto che non è che ce l’avessero chiesto di farlo 'sto remix, eh. è stata tutta una nostra iniziativa: gli abbiamo detto, noi vi facciamo un remix. fine. ma loro niente, senza cuore (o senza orecchie). noi però non ce la prendemmo a male, eh; solo che il remix alla fine non uscì mai. a risentirlo oggi, che sono passati solo 15 anni (eh sì, era giusto ieri), oh, non è invecchiato per niente male il cugino di Serravalle Pistoiese. tira delle belle skiaffe.
insomma, ecco. questa era una cosa che volevamo fare da tempo. e tutto sommato, in quest’operazione di riciclaggio ci sono alcuni dei nostri pezzi più fighi (cit. vonneumann).
ma basta inutili digressioni!
utile digressione: il titolo... eh, il titolo. ma certo, è proprio un riferimento a quel disco lì, quel disco che a qualcuno non gli pare vero e a qualcun altro gli fa dire “ma che, davero?”, e comunque poi càpita una cosa imprevista: capita che sei in vacanza in campagna. e inizi a pensare alla pennichella dopo pranzo. e che magari un ciddì non ci sta male. e allora metti su proprio quel disco lì. e ti fai dolcemente cullare sul divano da quei loop malinconici che piano piano perdono ferrite e si disintegrano, un po’ come la tua attenzione che si disintegra nell’afa di campagna dopo pranzo d’estate, anche se non è che sia proprio del tutto appropriato questo disco post-ferritico, ma insomma dai, ci sta. e poi il ciddì finisce. o meglio, sta per finire. ma non finisce. no, il ciddì stesso va in loop, come se avesse un solco chiuso digitale alla fine. alla faccia de Billy.
ovviamente non se ne accorge nessuno. se non dopo tre orette buone. e infatti non è che si stessero poi disintegrando granché quei loop… una disintegrazione che sopravvive grazie allo skipping disc. una disintegrazione redenta da un errore. una disintegrazione procrastinata all'infinito.
e noi, come sempre, omaggiamo la poesia che si cela dietro a ogni glitch.
buoni ascolti e occhio che poi scatta l’immancabile sondaggio simpatia/idiozia (perché come insegnano Deleuze e Guattari, il feedback è sinonimo di controllo, ma è anche sinonimo di effetto Larsen, quindi daje).
e buon estate a tutti!
nn


Gli ultimi dischi che avete realizzato (nda: "sitcom koan" e "il de' blues") contengono tutti delle registrazioni vecchie di qualche anno …. Questo vuol forse dire che i Vonneumann hanno chiuso bottega?
tutto il contrario! senza dubbio abbiamo attraversato un periodo lungo e complesso, in cui ci sono successe tante cose diverse dal gruppo (i figli, per dirne una), e che hanno tolto un po' di tempo alla musica, ma vonneumann attualmente è più vivo che mai.
i motivi dell'uso di vecchie registrazioni sono tanti. il principale probabilmente è che abbiamo gli archivi pieni di musica di cui siamo innamorati e non ce la sentiamo di abbandonarla lì. vogliamo comunque farla uscire, anche se magari è materiale di 5 o 10 anni fa. quando scriviamo musica tentiamo di eludere il tempo, per quanto possibile. non ci interessa fare un pezzo o un disco "nel momento", anzi tutt'altro. cerchiamo di produrre dischi che se ascoltati fra 10 o 20 anni (per l'appunto) conservino la loro forza e la loro coerenza intatte. se poi ci riusciamo, non spetta a noi dirlo. quindi utilizzare materiale, a volte anche parecchio datato, non ci crea alcun problema. anzi, se resiste così a lungo vuol dire che per noi è valido.
inoltre abbiamo sempre visto i dischi di vonneumann come delle opere complete e non tanto come semplice collezioni di pezzi, quindi cose anche molto valide e pronte possono non essere giuste per il tanto amato concetto che sta dietro a quel disco in particolare. e quindi restano nel cassetto, in attesa del momento giusto. da un certo punto di vista si potrebbe dire che è proprio perché non abbiamo mai chiuso bottega che ci ritroviamo ad usare ancora cose vecchie. se vonneumann chiudesse, tutta quella musica non vedrebbe mai la luce.
il resto dei ritardi fra composizioni e data di uscita sono quasi sempre ascrivibili a mere beghe relative a etichette, distribuzioni, eccetera. e quest'aspetto dell'attesa è senza dubbio quello che detestiamo di più. perché, se da un lato è vero che proviamo a fregare il tempo, dall'altro quando un disco per noi è pronto, poi c'è l'urgenza di farlo ascoltare, di condividerlo con chi ci segue da tanto tempo, con gli amici. e quando un'etichetta ti dà buca o salta un accordo e passano 3-4 anni di nulla, ecco quello è l'aspetto che meno ci piace del fare dischi.
e infatti ci siamo talmente rotti di queste storie, che abbiamo creato la nostra linea di release esclusive per chi è nella nostra méiling list mod n. lì siamo noi a decidere tutto: tempi, modalità, comunicazioni. il tutto in accordo con chi fa parte del progetto.
per entrare nello specifico dei due dischi ai quali ti riferisci: la composizione e registrazione de "il de' blues" sono stati processi molto intensi e molto faticosi, e quando è saltato l'accordo con l'etichetta americana che lo voleva far uscire (e che si dileguò nel nulla), ne abbiamo forse avuto una specie di rigetto. insomma, c'è voluto un po' per re-innamorarci di quel disco e per cedere alla richiesta di Ivan Antonio Rossi (che l'ha anche registrato) di pubblicarlo per la sua Retroazione Compagnie Fonografiche.
per "sitcom koan", la storia è diversa: la base di partenza era una semplice registrazione (fatta da Lucio Leoni) di un concerto a seguito dell'uscita de "il de' metallo". inizialmente non avevamo intenzione di pubblicarlo, ma la registrazione era così buona e le improvvisazioni così intense che a furia di risentirlo non abbiamo resistito alla tentazione di pubblicarlo. si tratta della fotografia migliore del nostro periodo impro-radicale più ispirato. tuttavia, in linea con una delle idee fondanti di vonneumann (ovvero l'editing come forma di composizione), abbiamo voluto rimetterci mano in studio aggiungendo cose, strumenti, scherzi (cfr clapping music) eccetera. far uscire "il de' blues" (2014) "sitcom koan" (2015) e la creazione di mod n (2014) sono tutti segnali precisi siamo di nuovo in ballo, sul serio.
a riprova di ciò il 2016 è stato un anno estremamente proficuo e ti preannunciamo che abbiamo ben tre dischi pronti. il primo ad uscire sarà "tl;dl", che è un disco ipercollaborativo fatto con i fan di vonneumann iscritti a mod n, e disponibile solo per loro (bada ben, ci si può iscrivere aggratis mandandoci una semplice méil o anche cliccando qui: eepurl.com/bqCtRz). poi stiamo ultimando le registrazioni adesso di quello che è il nostro disco funky (pedditte, una specie di il de' funk, ma non si chiamerà così) che uscirà entro fine anno. e l'ultimo dei tre dischi è una collaborazione con Matteo Uggeri, e sarà accompagnato da un fumetto (à la Skin Graft, grossomodo) che è in corso di realizzazione. intorno a tutto questo i nostri archivi continuano a riempirsi di improvvisazioni, riff registrati male ma che ci piacciono comunque, field recordings, idee buffe da lavorare poi, eccetera. se continuiamo di questo passo nemmeno la morte ci farà chiudere bottega...

Charles Ives teneva ben distinta la propria attività lavorativa, era un assicuratore, dalla sua attività come musicista, che praticava alla stregua di hobby … É possibile considerarvi, in tal senso, come appartenenti alla categoria degli ivesiani?
al 100%! anche se considerare la musica un hobby per noi è forse un po' riduttivo... diremmo più un'ossessione. tuttavia ci sentiamo ancor più vicini a Marcel Duchamp, il quale riteneva che l'arte fosse il gioco più serio che ci sia. ai tempi di "jaser/lægo" eravamo all'università e discutemmo se spingere più sul gruppo o sugli studi. decidemmo per gli studi, che poi col tempo sono tramutati in lavori a tempo pieno. anche se Duchamp non lavorò mai (per il semplice fatto che non ne aveva bisogno) trattò sempre l'arte in quel modo leggero e giocoso con cui si trattano le cose preziose e belle. questo è ciò che tentiamo di fare anche noi con i nostri suoni. e forse, però, in qualche modo, i nostri lavori hanno anche a che fare con la musica: fra le varie cose ci occupiamo anche di informatica, stampa, otorinolaringoiatria. insomma, di un mondo che sta intorno alla musica.

Voi, dal momento che fate una musica strumentale e avete preso il nome da un matematico, siete stati subito inseriti nelle categorie post- e math-rock, vi ci riconoscete o pensate che la vostra musica si colloca in territori più ampi?
ammettiamolo, la storia dei generi musicali a noi non ha mai dato fastidio. quando si iniziò a parlare di post-rock tutti correvano a dire che loro non lo facevano, il post-rock. noi lo facevamo, e da tanti punti di vista lo facciamo ancora. l'origine è senza dubbio il buon vecchio rock'n'roll, gli strumenti di base sono quelli. poi sopra ci mettiamo di tutto, i fiati, gli archi, i synth, le batterie elettroniche, i field recordings, i glitch, ecc. e magari passiamo da una parte di improvvisazione a una parte in 15/8, da un pezzo di madrigale a una parte techno... ma insomma perché mai non lo dovremmo chiamare post-rock? di certo ciò che facciamo non è jazz, né folk, né metal, e via dicendo - almeno non in senso canonico.
il fatto è che di tutti i generi relativamente consolidati, il post-rock ci sembra quello più ampio, ti consente di passare dalla classica (vedi l'esempio dei Rachel's) a cose più vicine al math/prog di matrice KC, o finire in territori più jazz o ambient (pensa ai Bark Psychosis, o ai Labradford) o virare per lidi world-music, techno/idm, elettroacustici, ecc. dunque più o meno puoi fare tutto! e l'idea musicale fondante di vonneumann è proprio il poter far tutto, divertendosi. poi certo, ci sono cose che ci piacciono di più e cose che non ci piacciono affatto, ma la libertà resta il nocciolo della questione.
inoltre, se per post-rock intendiamo (filologicamente) quell'approccio alla composizione nato con "Spirit of Eden" dei Talk Talk, in cui i pezzi su disco vengono costruiti a partire da lunghe session di improvvisazioni, montate poi in fase di editing, ragionate e arrangiate a posteriori, ecc., beh è innegabile che molte canzoni dei nostri dischi (in particolare in "jaser/lægo" e "switch parmenide") siano state fatte esattamente così. ciò che è meno ovvio è quali parti siano "costruite" e quali no.
nel dittico "il de' metallo" / "il de' blues" invece abbiamo separato nettamente improvvisazione radicale da composizione. entrambi i dischi non hanno nulla dello "spirito" di "Spirit of Eden", ma restano sempre espressione di un rock "post".
(e comunque, a pensarci bene, anche noi da giovani snobbavamo l'etichetta post-rock: a inizio anni '00 scrivevamo "genere musicale: musica strumentale"...)

Mi togliete un peso dallo stomaco …. Erano anni che mi chiedevo cosa fosse questo post rock senza capirci niente.
In pratica, se ho ben capito, il post rock secondo voi non esiste? O, almeno, non esiste come genere musicale? Si tratterebbe più che altro di un’attitudine, un po’ come a suo tempo fu il progressive (nel cui calderone trovavano posto i Soft Machine e gli Yes, i Family e i Led Zeppelin)?

ah, ma bastava chiedere! altri dubbi? consulta vonneumann, forniamo consigli e pacche sulle spalle gratis!
a parte le facezie, non spetta certo a noi dire cosa sia il post-rock e cosa non lo sia. è una responsabilità troppo grande, non ce la sentiamo di risolvere il mistero. però la poni bene, nel senso di non-esistenza come genere, ma come attitudine.

La scelta del diy è una scelta di tipo ideologico o per i Vonneumann è l’unica scelta possibile?
sicuramente non è l'unica scelta possibile e infatti per "il de' blues" ci siamo affidati al nostro carissimo amico Ivan A. Rossi per le registrazioni e il mix, mentre il mastering è stato curato da Giovanni Versari. e ne siamo molto soddisfatti. però è vero che rappresenta un'eccezione al nostro solito modus operandi. per tutti gli altri dischi abbiamo sempre fatto da soli, a partire dal posizionamento dei microfoni fino alle grafiche. talvolta siamo addirittura arrivati a seguire i processi di stampa fin dentro le tipografie.
non è nemmeno una scelta ideologica perché vonneumann non ha nessuna ideologia, eccetto forse il non precludersi nessuna strada a priori. probabilmente il DIY per noi è nata come esigenza di comprensione. a noi sono sempre piaciuti i dischi, ma... come si fa un disco? alcuni musicisti non si pongono questa domanda, concentrandosi (saggiamente) sugli aspetti compositivi ed escutivi della loro musica. e delegano ad altri la produzione. noi invece volevamo capire tutto di questo mondo che ci affascinava. e quale maniera migliore di capirlo se non direttamente studiandolo sulla nostra musica? learning by doing, si dice. pro e contro. abbiamo sbagliato tantissimo e, parimenti, abbiamo imparato altrettanto.
la parte subdola e al contempo ironica della questione è che la risposta alla domanda: come si fa un disco? cambia col tempo. trovare risposte adeguate ai tempi e alle tecnologie contemporanee richiede un continuo aggiornamento. è un rinnovarsi costante.
eppoi inevitabilmente è andata a finire che ci siamo innamorati di tutti questi processi: ci divertiamo a fare le copertine e impaginare i libretti, adoriamo scegliere i microfoni giusti, definire la grana dei singoli suoni, fare l'editing, arrangiare, missare, studiare tutto l'hardware che ci serve, ecc. ogni dettaglio per noi è importante, anche se magari lo notiamo solo noi. siamo dei control freak. dunque il DIY è anche una maniera per ridurre o azzerare gli intermediari. siccome non facciamo della musica il nostro lavoro, siamo anche meno inclini ad accettare gli inevitabili compromessi che derivano dal delegare a terzi.

(Voglio essere provocatorio) Nella scelta delle pubblicazioni esclusive per chi è nella vostra maling list non c’è una chiusura un po’ trumpiana che finisce con il portarvi più svantaggi che vantaggi?
non è esattamente la stessa cosa.
innanzitutto l'iscrizione alla nostra mailing list avviene senza filtri o preclusioni di nessun genere. quindi non è una chiusura, non è orientata ad escludere. infatti partecipare è facile: basta mandarci una mail, o iscriversi a questo link eepurl.com/bqCtRz. in sostanza l'idea è che tu ci dici che un minimo ci tieni a noi e in cambio noi facciamo dei dischi con te e solo per te.
più prosaicamente, è un modo per coltivare la nostra nicchia. non abbiamo ambizioni e possibilità di raggiungere grandi numeri e questo è il nucleo di persone che noi sappiamo essere più interessato alla nostra musica e che quindi per noi è più importante. non siamo un gruppo da ascolto casuale, da hit estiva. e dobbiamo fare i conti con il momento storico, in cui le cose durano poco e si perdono nel mucchio. quindi invece di spargere indiscriminatamente contenuto che verrà notato con difficoltà, noi lavoriamo specificamente, ostinatamente e con dedizione su questa nicchia, contando sul fatto che se continuiamo a fare cose pregevoli, questo gruppo di persone ci aiuterà a diffondere la nostra musica. sta succedendo, quindi per ora non vediamo svantaggi in questo tipo di approccio.
inoltre l'avere una linea di pubblicazioni esclusiva non preclude la possibilità di fare dischi in altre modalità. non abbiamo (ancora) abbandonato del tutto la piazza aperta. ed infatti a fine anno esce un nostro disco che non fa parte della linea mod n, che verrà mandato alle riviste, sarà disponibile nei negozi, in streaming, ecc. insomma con tutta l'inutile fanfara che accompagna l'uscita di un disco oggidì. tuttavia per noi la lista rimane la priorità, per cui anche in occasione di release aperte gli iscritti ricevono sempre qualcosa in più, che sia il download digitale in omaggio, qualche outtake dal disco, o altro (nda: era il 2017, il disco in questione è "NorN" e il regalo agli iscritti di mod n è il corrispettivo disco di remix intitolato "DorD" e scaricabile gratuitamente).

Sì, come principio sono d’accordo, ma in pratica poi non va a finire che predicate ai convertiti rinunciando a raggiungere un nuovo pubblico. Mi sta bene che chiunque è libero di iscriversi ma al povero cristo che vive in culo al mondo chi gliela racconta questa cosa della mailing list? Avete presente che casino c’è su internet?
molto ben presente.
per questo abbiamo deciso di affrontarlo con un approccio che ad alcuni potrebbe sembrare, come dire, controintuitivo.
l'ipotesi che al giorno d'oggi, con la tecnologia e tutto il resto, un gruppo può raggiungere chiunque ed allargare la propria fan-base si è dimostrata alla luce dei fatti fallace. il cosiddetto povero cristo a cui ti riferisci non può percepirci in modo diverso dai molteplici miserabili DIY richiedenti attenzione che annaspano nella coda lunga, troppo lunga per il suo tempo e le sue capacità di concentrarsi, concediamoglielo. in potenza là fuori ci sono decine di migliaia di ascoltatori di vonneumann, ma in pratica la cosa non funziona.
ti ricordi "il de' blues"? ufficio stampa, foto promozionali, recensioni su riviste e webzine, post su facebook, passaggi in radio.... risultato? beh, lo dici tu meglio di chiunque altro: "passato quasi inosservato, per l'appunto". ad oggi resta il nostro disco meno conosciuto.
questa storia ci ha fatto riflettere: come può, una band che ha un'attività live limitata e il cui interesse principale risiede nel comporre e forgiare dischi memorabili (almeno ci si prova) in completa autonomia (leggasi: senza etichetta), ecco come può una band del genere, in questo momento storico, avere senso? come può emergere? lo sai meglio di noi: chi scrive di musica oggi giorno raramente fa un'attività di ricerca; l'offerta musicale è già così vasta e invasiva che si riesce a malapena a gestire la marea di invii promo. dall'altra parte però è veramente svilente: invii il promo, ottieni una recensione micragnosa, vieni ignorato. oblio.
a fare un disco ci puoi mettere anni, ad essere ignorato, secondi. questa è la partita che ti giochi, se giochi con le regole imposte. ma chi ha detto che sono le uniche regole possibili?
i dischi hanno valore solo se ascoltati, sennò sono utili giusto come sotto bicchieri. ma se noi sappiamo che là fuori c'è un gruppo di persone che desidera i nostri dischi, che li ascolta, che li ama, beh, allora ha ancora molto senso per noi farli. ma bisogna anche farglieli arrivare. a loro, non ad altri. perché perdere tempo, energie, risorse con l'obsolescenza istantanea?
invece di cozzare in maniera irragionevole contro un sistema discografico che livella e appiattisce, che ignora tutto ciò che non è spinto fino all'inverosimile, tutto ciò che non ha mercato, noi prendiamo una strada parallela: preferiamo un dialogo privilegiato con chi è interessato al nostro intransigente percorso di ricerca sonora. chi vorrà interessarsi, potrà sempre farlo, noi avremo per tutti lo stesso riguardo, le stesse attenzioni.
"NorN", il prossimo disco in uscita a novembre (e non esclusivo per chi è in lista), a differenza de "il de' blues" avrà come base l'attività fatta in questi anni che ci permetterà di arrivare anche al povero cristo con una storia diversa e, speriamo, più interessante. e se neanche questo funzionerà avremo sempre il nostro gruppo di fan con cui continuare a dialogare e sviluppare il nostro laboratorio sonoro condiviso.

Non sarebbe allora meglio fare del crowdfunding, che al momento è particolarmente di moda (lo stanno utilizzando grandi e piccini)?
il principio del crowdfunding è totalmente diverso e, se ci permetti, anche un po' venale. ha senso se si ha bisogno di molti fondi o se si vuole tentare di finanziare un progetto inedito. i rischi si abbassano ed è possibile dare alla luce bizzarrie di varia natura senza stipulare mutui. al contempo è un buon modo di sondare il terreno riguardo all'interesse collettivo per un determinato progetto, tant'è che se poi non raggiungi il target economico, restituisci i soldi ai donatori e pace così, la tua follia non vede la luce.
il che ci porta al primo problema: ma se noi vogliamo fare un disco, mettiamo su un crowdfunding eppoi non raggiungiamo il target... che succede? non facciamo il nostro disco? ma non esiste proprio! fare un disco oggi giorno non è un costo proibitivo, noi i dischi ce li autofinanziamo da quasi 20 anni e continueremo a farlo finché potremo. per noi è prioritario poter fare i nostri dischi, a prescindere.
il secondo problema legato a quest'idea è che di dischi oggi giorno ce ne sono pure troppi. perché mai uno dovrebbe finanziarne la produzione, quando può semplicemente attendere qualche minuto che ne sono già usciti un migliaio nuovi? gli unici moventi seri che possono avere i fan sono che, da un lato è intrigante l'idea di diventare produttori dei loro beniamini, e dall'altro possono aspirare a edizioni speciali o gifts vari come "una settimana in studio con Tizio" e roba simile. ma ci vogliono orde di fan innamorati per tirare su una cosa del genere. francamente, per un gruppo come il nostro, non vediamo come questo possa funzionare. (fra l'altro venire in studio da noi è gratis, chiunque è il benvenuto.)
il punto è che il crowdfunding, per quanto possa includere anche un certo grado di interazione umana, è un sistema che ruota esclusivamente intorno ai soldi.
mod n invece ruota tutto intorno all'interazione. tant'è che le opere che ne emergono sono composte collettivamente. oltre ad essere un laboratorio artistico meraviglioso, mod n è anche un modo per ridurre la distanza fra artista e fruitore, per spersonalizzare vonneumann e tentare di renderlo una sorta di meta-gruppo perdendo il controllo (almeno, quello assoluto) del processo creativo. è estremamente più stimolante che ricevere una donazione per il tuo prossimo progetto.
con questo non vogliamo dire che ci tagliamo al di fuori del mercato, per carità. vendere i nostri dischi per noi è fondamentale. ma ci sembra un modo migliore quello di coinvolgere i fan nella creazione artistica, piuttosto che nella creazione del capitale iniziale.

Quindi, suppongo, non siete interessati alle produzioni in vinile o a quel tipo di produzioni dirette più ai collezionisti che agli ascoltatori?
noi siamo interessati a fare dischi che la gente ascolta, e una confezione bella, un oggetto bello come il vinile sicuramente invoglia l'acquisto (e speriamo anche l'ascolto), oltre che essere, ehm, bello. ma il punto per noi non è il supporto di per sé quanto la libertà di fare come ci pare. siamo molto legati all'idea del disco fisico, ma il formato che scegliamo deve permetterci la giusta flessibilità, indipendentemente da fattori esterni (che sia un crowdfunding o altro). quando abbiamo iniziato a pubblicare, nel 2000, il vinile aveva costi proibitivi per noi e tutto sommato il CD rappresentava ancora un formato molto amato (pensa alla serie "20' to 2000" o a etichette come la 12k, la raster-noton, ecc.). nel giro di circa 10-15 anni la cosa si è invertita completamente: si vendono molto più i vinili, almeno nella piccola fetta di mercato in cui siamo noi, e i costi si sono ridotti sensibilmente. è vero che finora non abbiamo mai pubblicato vinili, ma il prossimo disco ("NorN") uscirà sia in CD che in vinile. è tutta la vita che vogliamo farlo, anche molti degli iscritti alla mailing list ce lo chiedono, e stavolta se ne è presentata finalmente l'occasione. uscirà a novembre e anche in questo caso però non sarà "solo" un vinile, sarà decisamente anche un bell'oggetto, che auspichiamo invogli gli acquisti... ci sono alcune sorprese, ma non anticipiamo troppo! ora, è vero che noi non facciamo dischi per vivere, ma tutto sommato venderli non ci dispiace e ci permette di finanziare altri progetti, quindi vediamo come va a questo giro col vinile.

Sto ascoltando e recensendo "tl;dl", e mi sembra di trovarci molto più classicismo (il termine è chiaramente in riferimento al rock e musiche limitrofe) di quanto ce n’era nella vostra produzione precedente …. Si tratta di un esperimento isolato o è questa la strada che intendete seguire nel futuro?
sì, è vero. o meglio, boh. non abbiamo mai prestato molta attenzione a cose del genere, anzi abbiamo sempre cercato di essere il più possibile fuori dal tempo e il meno possibile alla moda. anche per questo nei nostri dischi coesistono contemporaneamente musiche estremamente diverse: in alcuni pezzi ci sono addirittura parti che suonano come fughe o canoni, madrigali, musica concreta, ma anche techno, rock, eccetera.
spesso le intenzioni che abbiamo nel comporre inizialmente sono diverse dal risultato, magari partiamo con l'idea di fare una cosa ambientale leggera leggera e poi ci scappa la mano e viene una suite barocca alla Emerson Lake & Palmer (vabbe', adesso stiamo esagerando). un'idea tira l'altra...
nello specifico, parlando di "tl;dl", c'è un aspetto fondamentale da tenere a mente: solo la prima suite è 100% nostra. le altre 3 le abbiamo composte e arrangiate partendo dai molti contributi che ci hanno inviato. in un certo senso le abbiamo composte a posteriori scrivendo le nostre parti in maniera funzionale attorno a ciò che ci era arrivato, dopo un lavoro di catalogazione molto preciso; quindi di fatto ne siamo responsabili solo in parte (leggasi: abbiamo solo una parte del merito). e questo fa proprio parte dello spirito del progetto modulo n.
in futuro non sappiamo che succederà, in particolare per le altre release mod n, dove tutto dipende dal livello di interazione con i partecipanti, le idee che si sviluppano collaborando, ecc... se però parliamo di nostri dischi standard, il prossimo - "NorN" - è sicuramente più "classico" di "tl;dl". Abbiamo tentato un esperimento funk. poi come sempre, ci siamo fatti prendere dall'entusiasmo e siamo finiti in tanti lidi diversi...


eddunque è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ci siamo scritti. scusaci. effettivamente siamo stati un po’ travolti dall’uscita di "NorN", che è andato veramente oltre le nostre più rosee aspettative. non ci saremmo mai aspettati un riscontro così positivo.
ci avevi chiesto di chiudere l’intervista con dei nostri consigli musicali... ecco qui sotto alcuni dei dischi che consiglieremmo abbastanza spassionatamente a chiunque. anche se formulati individualmente, diciamo che siamo tutti più o meno d'accordo su queste proposte.

Toni -
Bell Witch - "Mirror Reaper"
Bombino – "Azel"
Chelsea Wolfe - "Hiss Spun"
Depeche Mode - "Delta Machine"

Filippo -
Maurizio Abate - "Standing Waters"
Ossatura - "Maps and Mazes"
San Agustin - "The Expanding Seabr"
Radian - "On Dark Silent Off"
Boxhead Ensemble - "Dutch Harbor: Where The Sea Breaks Its Back"
Neil Young - "Dead Man OST"
Do Make Say Think - "Other Truths"

Fabio -
Animal Collective - "Merriweather Post Pavillon"
Elza Soares - "A Mulher Do Fim Do Mondo"
Nicolas Jaar - "Sirens Sirens Sirens"
Leonard Cohen - "You Want It Darker"
Tomaga - "Memory In Vivo Exposure"
Autechre - "NTS Sessions"
Colin Stetson - "New History Warfare Vol. 2: Judges"
Xenia Rubinos - "Magic Trix"
Jon Mueller - "Death Blues"
Rashad Becker - "Traditional Music of Notional Species Vol. II"
Jon Hassell - "Listening to Pictures (Pentimento Volume One)"

e questi rappresentano i nomi grossi. ma poi ovviamente c’è tutto un sottobosco di amici musicisti che stimiamo, molti dei quali hanno suonato in NorN o hanno fatto dei remix del disco, gente come Lucio Leoni, Ivan A. Rossi, Andrea Cerrato, Marco Tabellini, Sonia Scialanca, Ennio Mazzon, Simone Lalli, Matteo Uggeri, Simon Balestrazzi, Fabio Perletta, Fabio Stirner, Marco Caizzi, Franz Rosati, e via dicendo. tutti con progetti eccezionali, senza dubbio da scoprire o riscoprire ogni giorno. un network di musicisti e persone validissime che sono uno dei motivi principali per cui facciamo musica: per poter interagire con personaggi di questo calibro.
fra questi, ci teniamo a sottolineare due ragazzi speciali, Isobel Blank e Simone Lanari - che, coincidenza vuole, ci hai fatto conoscere proprio tu, Mario. oltre a suonare in un gruppo niente male (gli Ant Lion), i fanciulli hanno un progetto tutto loro chiamato Ask The White. quando ci hanno fatto sentire il loro disco in preview siamo rimasti così stupiti dalla forza e dalla bellezza delle canzoni che abbiamo deciso, per la prima volta in quasi 20 anni di vita, di produrre mediante la nostra (auto)etichetta Ammiratore Omonimo Records un disco che non fosse di vonneumann: il loro.
il disco di Ask The White, "Sum and Subtraction", uscirà dunque per Ammiratore Omonimo Records in autunno 2018 e speriamo che piacerà quanto è piaciuto a noi, cioè tantissimo. pur essendo questa un’eccezione alla regola, non è detto che vonneumann non decida di pubblicare in futuro anche altri dischi non propri. ma non corriamo troppo, intanto vediamo come va questo primo esperimento... noi ci crediamo un sacco!



ANGOLI MUSICALI 2016  

vonneumann  

figli di un dio minore: ut  

marino josé malagnino (intervista)  

tre giorni con maria monti  

gianni mimmo  

claudio parodi (intervista)  

i gufi  

figli di un dio minore: hugo largo  

figli di un dio minore: san agustin  

tempi moderni (IIª tranche)  

figli di un dio minore: ヒカシュー (hikashu)  

Bourbonese Qualk (intervista a Simon Crab)  

Andrea Belfi & Stefano Pilia (intervista)  

corvo records  

infrantumi: vent’anni dopo  

Rock Over Beethoven – Il Rock Neoclassico  

lili refrain  

vittore baroni  

christoph gallio  

jacopo andreini  

musica moderna  

ladies of the canyon  

tempi moderni  

hyaena reading (intervista con francesco petetta)  

Baxamaxam  

Xabier Iriondo  

Osvaldo Coluccino  

Osvaldo Arioldi Schwartz (Officine Schwartz)  

Zero Centigrade  

i cantautori  

(la famosa etichetta) Trovarobato  

die schachtel: della maggiore età  

4 donne  

violoncello  

Chaos Tape(S)  

compilation  

D.S. al Coda (the record label)  

Osaka Kyoto Sounds
(con intervista a Go Tsushima dei Psychedelic Desert)
 

(etre) / Wondrous Horse / Harps Of Fuchsia Kalmia  

tamia  

drum, bass... and carmel  

L’Enfance Rouge (articolo e intervista a François R. Cambuzat)  

chinoise (con intervista a Yan Jun)  

figli di un dio minore: ghigo  

figli di un dio minore: fifty foot hose  

figli di un dio minore: ich schwitze nie  

figli di un dio minore: rites of spring / happy go licky  

figli di un dio minore: crust  

figli di un dio minore: antelope  

figli di un dio minore: kletka red  

figli di un dio minore: the blocking shoes  

figli di un dio minore: debora iyall / romeo void  

figli di un dio minore: stretchheads  

figli di un dio minore: bobby jameson  

figli di un dio minore: distorted pony  

figli di un dio minore: dark side of the moon  

figli di un dio minore: los saicos  

figli di un dio minore: the centimeters  

figli di un dio minore: chetro & co.  

figli di un dio minore: songs in the key of z  

figli di un dio minore: mondii  

figli di un dio minore: TCH (this crepuscular hour)  

figli di un dio minore: bridget st. john  

figli di un dio minore: thule