figli di un dio minore: TCH (this crepuscular hour)    
di mario biserni (no ©)




This Crepuscular Hour è uno dei nomi più azzeccati fra quelli che mi sono balenati davanti agli occhi in oltre quarant’anni di ascolti musicali, e questo per almeno due motivi. In primo luogo perché si è trattato di un progetto, a dispetto dei due CD pubblicati fra il 1994 e il 1997, inevitabilmente destinato all’oblio. In seconda battuta perché la musica contenuta in quei due CD era inequivocabilmente una derivazione di quella che possiamo definire come dark wave.
Si trattava di un progetto, come ho scritto, e non di un gruppo o di un autore solitario. Lo stava a indicare la mancanza di (in)formazioni nelle note che accompagnavano “Abutilon EP”, un CD della durata di circa 26 minuti pubblicato nel 1994, dove le uniche indicazioni sui componenti erano un «All tracks written by Breuer», dove Breuer stava ad indicare l’australiano Peter Breuer, con la precisazione che Eryn Tooey suonava il violino nei primi tre brani, caratterizzandoli splendidamente, e Dean Walliss i sintetizzatori nel terzo.
I sei brani contenuti avevano origini disparate ed erano stati diretti da ben quattro produttori diversi: Claire’s Dream, Fallow e Fleshnet VA 210230494 dallo stesso Breuer, Bombland (The Naked Ambience Edit) da Ian Flowers, Sacre Morbus da un non meglio specificato Frame e (A View) From Babel Over Babylon [God In Her Heaven PT. 1] da François Tétaz. Due di essi erano stati scritti per la Bootleg Theatre Company.
Seppure si trattasse di brani strumentali - le voci, quando presenti, avevano l’aspetto di ritagli da dialoghi cinematografici o mediatici - i suoni e le atmosfere funeree e a tratti solenni richiamavano alla mente le canzoni di gruppi come Joy Division e Clock DVA.
Ricchezza di soluzioni e alta qualità timbrica erano gli elementi salienti di pezzi musicali che, senza essere sfacciatamente sovraccarichi e pur conservando un carattere minimale nella loro strutturazione, riuscivano ad essere allo stesso tempo accattivanti, inquietanti e coinvolgenti.
Quello che veniva evocato era un mondo liquido e fluttuante, popolato da ombre inconsistenti, oppure dalle creature di sabbia evocate attraverso le influenze arabe che costellavano Bombland (The Naked Ambience Edit).
L’etichetta discografica era la Dorobo di Darrin Verhagen, un marchio destinato non solo alla pubblicazione dei suoi materiali ma anche a dare rifugio a sperimentatori elettroacustici post-industrial australiani, e non solo, come Philip Samartzis, Alan Lamb, François Tétaz e MNortham. Il principale progetto musicale di Verhagen era invece rappresentato dagli Shinnjuku Thief, con i quali collaboravano sia Tooey sia Breuer, un collettivo aperto dedito a una musica gotica dalle caratteristiche molto orchestrali la cui principale realizzazione è stata una trilogia dedicata alla caccia alle streghe.
Dopo tre anni uscì il secondo disco del progetto This Crepuscular Hour, della durata di quasi un’ora e dal contenuto più organico, cioè assemblato con materiali scritti appositamente per quel CD, e nell'occasione la sigla TCH venne umanizzata intorno a un duo composto da Eryn Tooey (Violino) e Peter B (macchine). Era ampliato anche il collegio dei collaboratori con Will Kuiper (sampler in Substantia Nigra), Greg Gates (stampante in Chemycal) e Ian Flowers (batteria elettronica in Chemycal). Il disco uscì sempre per Dorobo - in realtà per la sussidiaria Iridium in associazione con la chicagoana Darkwave - ma l’evasione dalla ristretta realtà australiana non portò comunque a un aumento in termini di popolarità. Peccato, perché “Sinflower” era e rimane un gioiello di musica post-industrial che gli amanti del genere dovrebbero assolutamente conoscere. I riferimenti cambiavano dalla dark wave del precedente “Abutilon EP” in direzione di un cyberpunk nello stile dei Clock DVA del dopo “Advantage” o degli Skinny Puppy, e ancora una volta il superbo violino della Tooey era in grado di fare la differenza.
Si notavano anche più marcate influenze di tipo etnico, soprattutto in trascinanti strutture ritmiche dalle caratteristiche tribali, ma anche nella nenia vocale che invadeva la seconda parte di Chemycal, influenze che si amalgamavano con aperture gotico-romantiche, e restava inalterata una predisposizione tendelzialmente cinematografica a un cut up di tipo concreto.
Veramente un gran disco, e gli anni trascorsi non ne scalfiscono affatto la superba bellezza.

DISCOGRAFIA:
• "Abutilon EP" (CD) – Dorobo Records 1994
• "Sinflower" (CD) – Iridium / Darkwave 1997


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