Xabier Iriondo    (www.xabieririondo.com)
intervista di e. g. (no ©)





È difficile scrivere un 'cappello' a questa intervista, vuoi perché la mole di produzioni e collaborazioni collezionata dall’intervistato è così complessa che richiederebbe un lavoro immenso solo a trattarla di sfuggita, vuoi perché tale entità viene affrontata quasi totalmente nell'intervista stessa, quindi mi sembra inutile precorrere con una mia opinione quanto leggerete di seguito, e vuoi perché si tratta di vicende e materiali in buona parte già noti a molti di voi.
Voglio però raccontare una storia, un fatto vero accadutomi, anche se vi sembrerà che abbia poco a che fare con Xabier Iriondo.
Per me, invece, c’incastra molto….
Ci trovavamo in Bolivia, più di vent'anni fa, esattamente a La Paz...
Il primo giorno entrammo nella chiesa di San Francesco, situata nell'omonima piazza e dipendenza del monastero francescano adiacente, dove c'era una messa in corso. L'officiante era un frate di media età, capelli lunghi legati con una bandana, barba lunga, saio con jeans, che fuoriuscivano in basso, piedi scalzi e sandali. Se non fosse stato per l'abito, e per la situazione, l'avrei scambiato per un anarchico russo dell’Ottocento.
Non sono avvezzo alle cerimonie religiose, eravamo entrati semplicemente per vedere la chiesa da un punto di vista architettonico, ma rimasi colpito dal fervore che animava quella funzione, sia da parte dell'officiante sia da parte dei fedeli, che davano l'impressione di essere lì non tanto per il rito quanto per l'uomo che lo stava celebrando.
Un indio, seduto su una sedia, interagiva con il frate arpeggiando sulle corde di una chitarra. Fui colpito soprattutto dalla cerimonia della comunione, che nella mia memoria era ben diversa… mentre il frate reggeva un cesto di vimini contenente le ostie, i fedeli passavano intingendo con le mani nel cesto e autoservendosi delle eucaristie.
Il giorno successivo avevamo appuntamento con il priore del convento, al quale dovevamo consegnare una lettera affidataci nel sud del paese da un frate italiano di nostra conoscenza.
La curiosità mi spinse a chiedergli chi era quel singolare frate che avevo visto celebrare messa il giorno precedente, e l’abate mi rispose pressappoco così: «Forse stai parlando di padre Javier… è un frate spagnolo…. anzi... noooo!... guai a dirgli che è spagnolo... s'arrabbia!... lui è basco…».
Ma passiamo tosto a Iriondo e alla nostra intervista….



Inizia con il parlarci delle tue radici basche alle quali, se ho ben capito, tieni in modo particolare?
Mio padre, Karmel Iriondo Etxaburu, nacque ad Ondarroa (un piccolo villaggio sulla costa atlantica basca) nel 1921, da lui e da quel luogo vengono le mie origini basche.
Io sono nato a Milano ma sin dal mio primo anno di vita i miei genitori mi hanno sempre portato in Euskadi … soprattutto d’estate … l’autunno, l’inverno e parte della primavera vivevo nella città italiana nella quale sono nato e tutt’ora vivo … l’estate la passavo in un villaggio immerso in una vallata circondata da colline stracolme di conifere (pini, eucaliptus), a 5 km. da Ondarroa … affacciata sull’Oceano Atlantico.
Lì ho conosciuto il mondo bucolico della vita di campagna e i golfi e le spiagge di sabbia e roccia che si avvicendano lungo la costa basca per 120 km.
A metà anni ottanta ho seguito il ‘rock-radikal basco’ (una scena fatta di bands hard-core, punk-rock, new wave, etc) vedendo decine e decine di concerti di gruppi che per la prima volta, dopo gli anni della dittatura franchista, potevano esprimersi liberamente, utilizzando la lingua basca con musiche varie ed articolate.
Una rivelazione per me, che da li a pochi anni avrei iniziato a suonare.
La storia, cultura, usanze e lingua del popolo basco sono uniche, oggettivamente. Un popolo altro in un'area geografica speciale.

Che importanza ha e che ruolo riveste la musica presso la comunità basca?
Il popolo basco è molto legato alla sua ‘unicità ed originalità’ … un popolo che parla una lingua ‘diversa’ da tutte le altre … un popolo di cui non si conoscono le origini … che con orgoglio mantiene e diffonde nelle nuove generazioni i ‘temi’ ed i ‘frutti’ della sua originalità. La musica riveste un ruolo importante nella storia e nel presente dei baschi … molti degli strumenti musicali tradizionali autoctoni (la txalaparta, il txistu, l’alboka, il tum-tumm) sono ancora suonati, anche da giovani.
La tradizione vocale legata all’improvvisazione, cioè i versi che cantano i Bertsolari sfidandosi nelle piazze, è oggi viva più che mai … con un nutrito numero di interpreti ed improvvisatori veramente giovani (sotto i trent’anni). Lo statuto autonomo basco investe parecchio nella cultura e nella musica, svariati festival (jazz, rock, pop, musica basca, etc) vengono organizzati nelle città ed in alcuni centri minori di Euskadi, soprattutto in Estate.
Il più importante festival di musica ‘impro, avant, etc’ è Ertz e si svolge a Bera (non lontano da Pamplona), un festival dove ho suonato nel 2005 con ZU e Damo Suzuki (ci suonarono anche gli Strafuckers nel 2003). In quasi tutti i paesi del territorio c’è un Gaztetxe (letteralmente ‘casa dei giovani’, una sorta di centro sociale, talvolta occupato, talvolta no) dove numerosi gruppi musicali nascono ed hanno la possibilità di suonare. Negli anni del franchismo (1939-1975) l’utilizzo della lingua basca fu vietato e dunque i musicisti baschi non poterono più utilizzare la loro lingua (se non illegalmente), in quegli anni nacquero molti cantautori di protesta, alcuni davvero straordinari, … il più importante è sicuramente Mikel Laboa.

Nel tuo disco c’è un brano molto commovente nel quale tuo padre racconta dei bombardamenti su Guernica (Gernika Eta Bermeo), una città che considero un po’ come la prima Hiroshima… Pensi sia un caso il fatto che quei bombardamenti, nonostante l’odio che divideva franchisti e repubblicani, non si riversarono su una qualsiasi altra città ‘spagnola’ tenuta dai repubblicani ma su una città basca?
Nulla nelle guerre (soprattutto nelle guerre civili) viene fatto a caso. Gernika è da secoli il cuore dei Paesi Baschi, è li che, da sempre, i rappresentanti delle singole province e dei paesi si giurano fedeltà e rispetto reciproco l’un l’altro … davanti ad una quercia secolare.
Durante la primavera del 1937 i Gudaris (partigiani baschi) davano gran filo da torcere all’esercito franchista, … che aveva assolutamente bisogno di occupare quell’area ricca (le industrie siderurgiche e metallurgiche di Bilbao) e prosperosa prima di passare all’attacco di Madrid.
L’esercito tedesco voleva usare un nuovo metodo per bombardare (il bombardamento a tappeto) ed aveva bisogno di un obiettivo, Franco scelse di sperimentare tale tecnica di guerra su Gernika … addossando la colpa ai rossi separatisti … ed infliggendo un colpo tremendo ai baschi.
Questa è la storia di uno degli atti più cruenti della guerra civile spagnola, mio padre ne è stato testimone, … aveva 16 anni.

Tu sei un musicista difficile da inquadrare in un genere specifico, come ti consideri e come ti descriveresti?
Sono una persona curiosa, questo si riflette anche nella mia passione per la musica, sono attratto dalla tradizione quanto dalle avanguardie. Amo cibarmi di suoni, ritmi e melodie provenienti da ogni luogo della terra e da tempi lontani da quello in cui viviamo. Mi considero un chitarrista primitivo ed essenziale, che ha colmato l’handicap di non saper suonar ‘bene’ tecnicamente il proprio strumento con l’affinamento di tecniche ‘altre’, non convenzionali. Non amo essere inquadrato in un genere perché non amo le etichette.

È per questi motivi che il tuo disco è così schizofrenico e, riguardo alle varie correnti della musica popolare contemporanea, non prende posizione?
Sinceramente non mi interessa prendere posizione sui dibattiti esistenti tra le varie correnti della musica popolare contemporanea, e non amo occuparmi troppo di quello che i musicisti, gli addetti ai lavori e la gente comune pensa di quello che faccio. Io suono e creo la musica che piace a me … punto.
Considero questa la missione che l’artista deve compiere, esprimersi ed emozionarsi.
Non lascio che valutazioni esterne, oggettive o meno, possano influenzare il mio percorso artistico creativo.Iriondo_&_Mimmo Se riesco a toccare qualche corda nell’animo delle persone che ascoltano i miei dischi e/o ascoltano/vedono le mie performances/concerti bene … ma non è così fondamentale.
Mi sento libero e considero “Irrintzi” una sorta di manifesto che racchiude alcune mie visioni sul suono (nella sua eccezione più generale) e le sue applicazioni … ancorando il tutto al mio vissuto personale e familiare.

Comunque appartieni a una generazione (quella del punk) che aveva fatto un po’ tabula rasa di tutto ciò che c’era stato in precedenza (anche se ho l’impressione che quel rifiuto veniva, più che dai musicisti, da qualche giornalista smanioso di farsi notare), e che sembrava soprattutto rifiutare gli approcci tecnici in favore dell’azione…
In alcuni dei tuoi dischi che preferisco collabori con Gianni Mimmo, un jazzista d’impostazione abbastanza tecnica e classica, e in “Irrintzi” c’è la presenza di Paolo Tofani degli Area…. Capisco che sei un musicista curioso e che non ami le etichette ma, forse, c’è dell’altro; cos’è che ti coinvolge, ad esempio, in musiche aliene alla tua formazione e alla tua genesi quali possono essere il jazz, il progressive o la tradizione cantautorale italiana?

Io amo il suono, tutto … ed in ogni sua natura. Le modalità espressive, che i musicisti appartenenti ai generi da te indicati hanno, sono talmente vive e multicolori che la loro fascinazione mi ha sempre intrigato.
Quando ero adolescente ascoltavo soprattutto musica punk, h/c, etc … ma allo stesso tempo non disdegnavo aprirmi ad altre forme musicali quali il metal, il jazz, l’ambient, il folk, la psichedelia, la musica classica contemporanea …
Quello che amo del punk è l’urgenza e la primitività … il ‘no future’ o la cancellazione del passato sono merce propagandistica.
Del jazz amo la spontanea ed intelligente fusione di primitivo e colto, e il gusto compositivo e la ricerca timbrica di Gianni Mimmo mi hanno rapito sin dalla prima volta che l’ho ascoltato dal vivo.
Del progressive amo le contaminazioni … e la velocità di esecuzione di certi passaggi rende questa musica sorprendente, quasi al limite dell’umano … di Paolo Tofani ho scritto in un articolo apparso su Blow Up, sarebbe riduttivo parlare in poche righe di quanto mi abbia influenzato in qualità di ricercatore sulla chitarra elettrica, per me è un punto di riferimento ed il suo disco solista “Indicazioni” (uscito nel 1977 per la DIVerso-Cramps) è tutt’ora un disco innovativo, che racchiude splendidamente le esperienze di ricerca compiute sulla sei corde negli anni settanta.

A proposito di cantautori, in “Irrintzi” c’è quel medley pazzesco nel quale misceli Lucio Battisti e Francesco Currà… il primo è stato certamente il cantautore più popolare mentre il secondo è da inserire fra i più sfigati… in un momento in cui quelle cose funzionavano abbastanza non se lo filò nessuno! Tu sei stato fra i primi ad aver riscoperto il suo “Rapsodia Meccanica”, com’è successo?
“Rapsodia Meccanica” è un album davvero interessante, … in questo LP, uscito nel 1977, si fondono poesia erotico-politica con sonorità ed arrangiamenti davvero bizzarri (musica industriale e concreta, piccole partiture classiche cameristiche e singulti primordiali elettronici).
Un lavoro curioso, dai toni fortemente provocatori (tipici di quel momento storico), i testi ‘contro’ del poeta metalmeccanico Currà furono sapientemente arrangiati da Roberto Colombo, tastierista e produttore dei Matia Bazar.
Una fotografia di quello che si faceva nel nostro paese in termini musical artistici più di 35 anni fa.
Ho conosciuto Francesco Currà e il suo “Rapsodia Meccanica” grazie a Roberto Bertacchini, compagno di svariate avventure musicali (The Shipwreck Bag Show, Oleo Strut, etc) oltre che batterista di Starfuckers/Sinistri.
La nostra è una grande amicizia che va al di là del suonare insieme … ricordo che un giorno Roberto mi disse «credo che questo potrà proprio piacerti» e mi porse il vinile ed un cd con il vinile digitalizzato.
Lo ascoltammo insieme e scoprii l’universo di “Rapsodia Meccanica”, … nell’arco di poco tempo lo feci ascoltare a parecchie persone, … tutti quelli che pensavo avrebbe apprezzato quella musica e quei testi così sconclusionati eppure maledettamente efficaci.
Il medley tra Battisti e Currà è nato per caso … all’inizio volevo solo fare una versione di Gente per bene, gente per male di Lucio Battisti, … ma la prima parte del pezzo non mi convinceva, non riuscivo a trovare una strada ‘mia’ nel coverizzare il brano … allora proposi a Bertacchini (al quale avevo affidato le parti vocali del brano di Battisti, la batteria invece è di Cristiano Calcagnile) di recitare/cantare il brano Preferirei piuttosto di Currà al quale successivamente avrei aggiunto field recordings industriali da me registrati ed altre sonorità.
Il risultato mi entusiasmò al punto di immaginare una sorta di mash-up tra due cantautori italiani agli antipodi (stilisticamente e non solo), … quello che ne venne fuori, a mio avviso, è una delle migliori cose di “Irrintzi”.

Tu, a quanto ne so, sei anche un raccoglitore di vinili (e di dischi in generale)… Pensi che il valore di un disco sia legato alla qualità della sua musica, oppure pensi che un disco debba essere salvaguardato comunque in qualità di documento storico?
[Ps: non utilizzo la parola collezionista in quanto trovo che lo spirito del collezionista è diverso dal mio, e probabilmente dal tuo, ed è rivolto più all’oggetto e alla sua rarità, indipendentemente dal suo contenuto]

Ho una grande passione per i vinili (produzione, ricerca, acquisto, etc) e penso che il valore di un disco sia essenzialmente legato alla qualità della musica che contiene. Allo stesso tempo però trovo una grande fascinazione per questo supporto audio, in tutti i suoi formati (sette, dieci e dodici pollici) … a partire dagli albori (primi del novecento) e quindi dalla nascita di quello che è definibile come il fenomeno di entertainment più diffuso da 120 anni a questa parte e cioè la ricerca, raccolta ed ascolto della musica in forma privata.
La rivoluzione compiuta da Edison con la nascita del Fonografo nel 1878 è stata incredibile, infatti fino ad allora la musica poteva essere ‘vissuta’ solo dal vivo, … l’idea di poter ascoltare (1, 10, 100, 1000 e più volte) la stessa registrazione ha posto tutta una serie di nuove questioni riguardo il rapporto tra l’artista (il musicista) ed il fruitore.
Thomas_Edison_e_il_suo_fonografo Possiedo un Fonografo Edison del 1902 e talvolta inserisco un cilindro ed ascolto la musica che Edison proponeva all’epoca ai suoi potenziali acquirenti; cerco di mettermi nei panni di chi fino ad allora aveva ascoltato delle musiche prodotte dall’uomo attraverso diversi strumenti musicali, in una sala da teatro o all’aperto … e comprendo quale rivoluzione egli abbia compiuto attraverso la diffusione di un sistema meccanico che permetteva di ascoltare musica in qualsiasi ambiente (il proprio salotto, l’aperta campagna, etc).
La qualità delle proposte musicali di Edison non era un granché (essenzialmente proponeva ciò che a lui piaceva, non era sicuramente un discografico e/o talent scout) … il passo successivo avvenne con la nascita dei grammofoni (e relativi dischi a 78 giri) e delle prime etichette discografiche che diedero voce a migliaia di artisti in tutto il mondo.
Possiedo numerosi 78 giri (dal 1910 al 1950) di ogni genere musicale e provenienza geografica e spessissimo trovo stimoli per le musiche che realizzo in questi antichi e meravigliosi oggetti sonori.

Quindi sei interessato anche alle varie attrezzature utilizzate per la lettura delle registrazioni audio? Ti occupi anche della registrazione, missaggio e masterizzazione dei tuoi dischi o preferisci lasciare totalmente questi aspetti della tua musica in altre mani?
I riproduttori audio mi hanno sempre affascinato, ne possiedo svariati, di epoche diverse (dai fonografi Edison ai grammofoni, dai mangiadischi colorati anni sessanta ai moderni giradischi, etc).
Mi occupo da circa 15 anni della registrazione e missaggio di buona parte dei progetti musicali che mi vedono coinvolto … fatte alcune eccezioni (Afterhours e pochi altri progetti) cerco di avere il controllo sul processo di produzione artistica della musica che realizzo, in solitaria o accompagnato.
Negli anni mi sono creato un piccolo studio casalingo dove realizzo la maggior parte dei miei lavori (recentemente nel mio Metak Zulo sono stati registrati il mio solista, il duo con ?alos, il duo con Bertacchini, etc) … talvolta registro in altri luoghi, in spazi che abbiano un loro particolare suono (ne è un esempio il duo con Gianni Mimmo “Your very eyes”, registrato in una chiesa paleocristiana in tufo, sita a Matera) e poi edito e miscelo il tutto nel mio studio. Per la masterizzazione mi affido a Maurizio Giannotti, del New Mastering studio, con il quale lavoro da circa 10 anni.

So che sei anche un appassionato di strumenti musicali, dei quali fai raccolta, e so che ne hai costruito di originali (almeno uno). Gestisci anche un laboratorio che si occupa di queste attività, puoi parlarcene?
Compro e vendo strumenti musicali da quando avevo 17 anni, da quando iniziai a suonare.
Dal 2005 al 2010 ho aperto un negozio/laboratorio a Milano, Sound Metak, … un'idea, un sogno, un altro modo per poter concretizzare quello che da sempre è il mio sentire la musica.
Racchiudere/conservare gli albori delle forme e tecniche musicali, per raggiungere le odierne espressioni d'avanguardia e le sperimentazioni artistiche contemporanee.
Sound Metak è stato un negozio con un'attitudine artigianale nel proporre oggetti/articoli/strumenti ed iniziative. La filosofia a cui mi sono ispirato è proprio quella dell'Arti-Giano nel cui termine è intrinseca la doppia valenza delle due facce del dio ‘giano’ (davanti/dietro).
Un luogo, uno spazio dove poter custodire, tenere insieme (metak significa covone di paglia nella lingua basca) oggetti, articoli, strumenti al fine di condividerli con persone che intendono/sentono allo stesso modo la mia passione per la musica e l'arte in genere.
Questo spazio/contenitore Sound Metak è stato anche propulsore di idee a carattere artistico/culturale: installazioni, performance, concerti, seminari ......
Il negozio fisico ora non esiste più, il mio era un ‘piano quinquennale’, non volevo rimanere schiavo di questa esperienza, bellissima ma anche molto impegnativa … ora continuo a vendere strumenti musicali attraverso il sito www.soundmetak.com.Mahai_Metak
Da Sound Metak è nata anche la ‘branca’ discografica Phonometak con la quale ho prodotto alcuni lavori su vinile o cd di artisti italiani e stranieri.
Per quanto riguarda il discorso della creazione di strumenti musicali originali e/o non … io modifico personalmente, o avvalendomi di collaboratori esterni, strumenti musicali (principalmente chitarre elettriche, amplificatori ed effetti a pedale) da quando ho vent’anni, è una delle mie grandi passioni.
Nel 2005, in contemporanea alla nascita di SM, decisi di ideare un cordofono da tavolo (una sorta di ‘chitarra preparata’) … dopo alcuni prototipi nacque il primo Mahai Metak, una tavola di ulivo scolpita con una macchina a controllo numerico, lavorata poi a mano.
Dieci corde (la cui accordatura è completamente modificabile e variabile a seconda dei progetti musicali nei quali la utilizzo), due magneti, un oscillatore ed un saturatore montati on-board.
In collaborazione con T-Pedals ho poi ideato il Metak Fuzztron, un pedale in edizione limitata, costruito interamente a mano con numerose funzioni ed un look personalissimo ed accattivante.
L’idea di creare gli utensili con i quali poi creare musica mi affascina molto, è divertente poter fare arte con qualcosa di completamente tuo, … che nessuno ha mai ideato e/o costruito prima di te, inventando nuove tecniche (o non tecniche).

Chiaramente conosci Paolo Angeli – lo hai incluso nella serie di 10 pollici usciti per Phonometak, cosa pensi della sua chitarra sarda preparata?
E, a proposito di tecnica o non tecnica, non pensi che l’approccio tecnico a uno strumento (visto come mezzo e non come fine) possa essere comunque utile?

Vidi per la prima volta dal vivo Paolo Angeli nel 2000 e mi colpì immediatamente il suo strumento, una chitarra sarda ‘preparata’ polifunzionale concepita e realizzata in maniera molto personale. La cosa che però mi sorprese di più fu la capacità di Paolo di riuscire a lavorare su più aspetti (ritmici, melodici, noise, etc) con un gusto molto raffinato ed originale.
Quando Mirko Spino ed io decidemmo di realizzare la Phonometak 10’ split series il nome di Paolo fu tra i primi a balzarci in mente, chiedemmo a lui e Mats Gustaffson di compartire uno split con due soli e, devo dire con tutta sincerità, che a distanza di 7/8 anni dall’usicta del PM2 continuo a pensare che quello sia un gran bel disco. L’approccio tecnico allo strumento è determinante, che sia convenzionale o non. È il mezzo per raggiungere il fine artistico, la bellezza.
Io non possiedo un grande controllo degli strumenti che suono, l’aspetto tecnico convenzionale mi interessa ma non ne faccio una malattia, mi interessare piuttosto cercare un mio ‘modo’ di approccio agli strumenti, che siano una normale chitarra elettrica, uno strumento etnico, uno strumento auto costruito, etc.

Ieri m’è arrivato l’ultimo CD degli Aidoru, quello in cui rifanno “Tierkreis” di Stockhausen, e fra le varie annotazioni campeggiano queste due domande: Ha ancora senso parlare di generi musicali? Qual è il livello di contaminazione tra la musica “colta” e l’altra musica?
Tu come risponderesti?

Probabilmente non ha mai avuto senso parlare di generi musicali, le definizioni di forma riguardano più che altro il bisogno che ha l’uomo di dare dei paletti, delle cornici alle forme artistiche che egli stesso usa per esprimersi. La ‘musica’ è senza genere e confine perché è un metodo di comunicazione universale che trascende il linguaggio, le tecniche, etc.
La musica colta e l’altra musica si mescolano sempre più … i metalinguaggi musicali (sempre più vari e complessi) che si vanno creando da circa un ventennio di anni sono il frutto della dimensione culturale globalizzata che stiamo vivendo.Polvere_in_Giappone
Penso che il futuro sarà sempre più indirizzato verso una diversificazione e specializzazione di questi ‘nuovi’ linguaggi musicali.

Mi piacerebbe sapere qual è la tua posizione a proposito di copyright e diritto d’autore, non tanto a livello di principio ma affrontando implicazioni pratiche - quali il download gratuito e selvaggio o una legislazione obsoleta che delega la tutela del diritto d’autore a un’istituzione arraffona come la SIAE - che influenzano in modo decisivo sia la distribuzione della musica sia l’organizzazione dei concerti?
Ogni artista dovrebbe poter scegliere liberamente se tutelare l’idea creativa e lo sfruttamento commerciale di una propria opera artistica originale.
Le istituzioni che tutelano tali opere dovrebbero essere serie ed eque e la SIAE non lo è stata (prova ne sono i numerosi ‘commissariamenti’ che ha avuto), svariati artisti italiani, ed intendo non solo i musicisti, considerano la SIAE un istituzione antiquata e non pulita, l’ulteriore riprova che l’arte e la musica in questo paese non vengono prese con serietà e dignità come altre professioni.
Non amo l’idea del downoad gratuito e selvaggio, distrugge la possibilità che l’artista possa vivere della sua arte attraverso la diffusione e lo sfruttamento delle sue idee.
Trovo comunque interessante la possibilità di scelta che ora il musicista ha, attraverso la rete, di diffondere idee e brani musicali e decidere se tutelarli o meno.
Io sono iscritto alla SIAE dal 1994 ed ho tutelato numerosi brani musicali ma allo stesso tempo ho realizzato musiche (in alcuni progetti) senza tutelarle … so che di SIAE non posso vivere (né sulla vendita di supporti né di concerti live) e non me ne faccio un grosso problema esistenziale … è davvero un peccato e spero che negli anni a venire tale situazione possa cambiare attraverso una legislazione più giusta e più moderna.

Una delle tue caratteristiche è quella di aver collaborato con un gran numero di musicisti italiani, alcuni dei quali compaiono anche su “Irrintzi”, se ti faccio il nome di alcuni di loro puoi tracciarne un ritratto, e magari parlare anche dell’interazione che c’è stata….
Certamente…. Spara.

Inizio con Roberto Bertacchini, sul quale ti sei già soffermato brevemente….
Roberto Bertacchini è un musicista personalissimo, dotato di una sensibilità fuori dal comune, è riuscito a consolidare negli anni uno stile molto personale nell’utilizzo della batteria. Il suo lavoro con gli Starfuckers (band che stimo molto, tra le più originali ed interessanti che l’Italia abbia mai sfornato) è a dir poco unico e sorprendente, una sorta di destrutturazione/implosione dell’idea ‘comune’ del ritmo (plasmato in uno stile ‘non metrico’), che per un musicista nato musicalmente con il punk credo sia un traguardo davvero strabiliante, tanto vicino a certe avanguardie ed alla ricerca contemporanea.
Roberto ed io abbiamo iniziato a frequentarci musicalmente nel 2005, suonando insieme per divertirci e stimolarci a vicenda … da questo incontro è nato il progetto The Shipwreck Bag Show cha ha dato alla luce un mini-CD, 2 CD, un 7".
Siamo partiti dalla destrutturazione, sia timbrica (batteria e chitarra) che formale … avventurandoci poi, grazie soprattutto al personalissimo uso della voce e dei testi di Roberto, in territori sempre più legati alla forma canzone. Parlo di canzoni ‘atipiche’, nelle quali utilizziamo dei timbri, delle strutture e dei codici fuori dal comune senso del rock … che è un po’ la nostra matrice di appartenenza. Siamo approdati ad una sorta di garage/blues primitivo ed apocalittico, fatto di piccoli elementi, di ‘sassolini’ pesanti come una montagna. In definitiva penso di poter dire con certezza che con Roberto sto sviluppando un percorso compositivo e timbrico che davvero mi appaga e continua a sorprendermi, molto probabilmente grazie all’alchimia speciale che tra noi si è creata. Tale alchimia è nata probabilmente dall’approfondimento e scambio di tutta una serie di interessi artistici (dal cinema alla letteratura, alla musica) che entrambi abbiamo e dalla stima e dal rispetto reciproco.
Con Bertacchini è nata anche una collaborazione con l’artista visiva Valentina Chiappini (autrice delle copertine del cd “KC” e del nostro 7’ … ed autrice di un testo cantato da Roberto, sempre nel 7’), oltre che la comune esperienza nel collettivo musicale italo-francese Oleo Strut, di cui tra poche settimane uscirà il terzo lavoro discografico “Non vogliamo un Paradiso”.Iriondo_&_Agnelli
A breve vedrà la luce anche un disco registrato da Bertacchini, me e Stefano Pilia, un nuovo progetto che si chiama Cagna Schiumante.

…Manuel Agnelli…
Ho ascoltato dal vivo gli Afterhours per la prima volta nel 1987, ai giardini di piazza Vetra, a Milano.
Andai ad una rassegna di musica dal vivo dopo averne visto il manifesto fuori dal negozio di dischi Zabriskie Point, … rimasi incuriosito dal nome di un gruppo che era indicato nella rassegna: Ritmo Tribale.
… pensavo ingenuamente fossero un gruppo di musica africana …
Rimasi profondamente colpito dall’energia di entrambi i gruppi e, senza ombra di dubbio, dal carisma e dall’attitudine del cantante/chitarrista e del chitarrista degli Afterhours: Manuel Agnelli e Paolo Cantù.
Nel 1990, o forse 1989, ad un concerto dei Beasts of Bourbon al Bloom di Mezzago, venni presentato a Manuel da Paolo, che avevo conosciuto precedentemente attraverso Massimo Marini (poi nei Six Minute War Madness) con il quale al tempo suonavo insieme negli I Meet I.
Con questa formazione aprimmo un concerto degli Afterhours all’Helter Skelter, un locale sotterraneo nel quale si tenevano concerti, all’interno del vecchio Leoncavallo.
Gli Afterhours che vidi a quel concerto, per come li conoscevo io, non esistevano più, della formazione che avevo visto dal vivo più volte rimaneva solo Manuel, gli altri se ne erano andati. I concerti che seguirono all’uscita dell’album “During Christine’s Sleep” vedevano Giorgio Prette alla batteria in pianta stabile, Paolo Mauri al basso e Cesare Malfatti alla chitarra (entrambi rimasero solo per un breve periodo).
Nell’autunno del 1991 venni a sapere che Manuel cercava un chitarrista e feci una prova con loro. Il primo concerto insieme fu al Sicurcaiv, un locale fuori Firenze.
Da quel momento suonai per dieci anni insieme a Manuel, Giorgio ed altri componenti che si avvicendarono nel gruppo (realizzando quattro CD e facendo centinaia di concerti) portando con energia il mio contributo a quello che tutt’ora considero una delle esperienze musicali più importanti della mia vita.
Nel 2001 uscii dal gruppo, iniziavano ad esserci degli attriti tra di noi … decisi che era giusto cercare altre cose (nella musica e altrove), suonare con altra gente, vivere altre esperienze.
Rividi solo sporadicamente Manuel e gli altri membri del gruppo, fino al 2010, … quando mi venne chiesto da Agnelli di partecipare come ospite al tour teatrale degli Afterhours (che vedeva la partecipazione di numerosi ospiti … Antonio Rezza, Gnu Quartet, Emidio Clementi, Vasco Brondi, etc).
Prima di tornare a suonare insieme decidemmo di incontrarci, … e ci siamo così ‘ritrovati’.
Incuriosito dagli strumenti auto costruiti, che suonavo e suono, Manuel mi chiese di iniziare gli spettacoli del tour teatrale in duo … con dei readings accompagnati da mie improvvisazioni … ho pensato fosse davvero un bel modo per tornare a fare musica con lui.
L’avventura è rincominciata, da allora un disco nuovo insieme (con la migliore formazione che gli Afterhours abbiano mai avuto) e svariati tour in Italia e all’Estero.
Oltre a questo abbiamo realizzato due tour ed un cd dal vivo insieme a Damo Suzuki, … ed alcuni concerti in duo fondendo canzoni, readings ed improvvisazioni chitarristiche.
Manuel è senza ombra di dubbio una persona ricca di talento e con un gusto musicale vario ed articolato, ha trovato con la lingua italiana un modo personale ed unico di cantare, segnando un paio di generazioni di ascoltatori e di cantanti, … e soprattutto lo ha fatto suonando rock (per quello che questo generico termine oggi possa valere) e non musica pop.
Come autore di testi e come chitarrista è personale e deciso, la sua creatività è ricca di notevoli sfumature perché non ha paura di approcciarsi al ‘pop-olare’ o alla ricerca (sempre che non sia fine a se stessa). È altresì un ottimo organizzatore/agitatore (sin dai tempi dell’etichetta discografica VoxPop fino all’ideazione del festival Tora Tora e oltre).

…Paolo Cantù…
Paolo ed io abbiamo suonato insieme per 20 anni.
Abbiamo fatto musiche che, quando ero adolescente, non avrei neanche immaginato di poter sentire.
Egli è stato per me ‘il chitarrista’ di riferimento … per inventiva e personalità.
Il nostro rapporto musicale si era talmente affinato e consolidato che non avevamo più bisogno di parlare prima di decidere cosa suonare … accadeva e basta.
Paolo Cantù fino ad ora ha attraversato più di 30 anni di musica indipendente italiana, … dai Tasaday agli Afterhours, dai Six Minute War Madness ad A Short Apnea, da Uncode Duello alla sua nuova veste solista Makhno, un chitarrista e musicista unico che penso, con fortuna ed orgoglio, di aver approfondito come nessun altro.
Ho iniziato a suonare con Paolo nel 1992 con i Six Minute War Madness, una vera e propria band dove non c’era un leader … discutevamo molto oltre a suonare, cercavamo un percorso comune da intraprendere, abbiamo realizzato due singoli (uno per la Main’s Ruin di Frank Kozik), partecipato ad alcune compilations (suonando anche ad Arezzo Wave nel 1994) e soprattutto abbiamo registrato 3 cd, che hanno racchiuso un sound e una vena creativa a mio parere unica per una band italiana degli anni novanta.
Dopo i SMWM è venuto il momento per me e Paolo di intraprendere un percorso più avant … amanti del rock (ma non solo) cercavamo una ‘via’ diversa, sperimentavamo spesso a casa nostra con registratori a 4 piste ma mancava qualcosa, un collante … dall’incontro con il musicista/fonico/produttore Fabio Magistrali (che aveva già registrato e mixato tutti i dischi dei SMWM) è nata la creatura A Short Apnea.
Un trio libero, nel vero senso del termine, una sorta di laboratorio … nel quale i timbri, le ritmiche, le melodie vennero centrifugate per dar vita a dei dischi e degli eventi dal vivo.
Due cd in studio, due cd dal vivo, più un cd condiviso con la band americana Gorge Trio (due batterie e quattro chitarre) sono ciò che ASA ha lasciato … in realtà il solco che ha scavato in me è molto più profondo … è il gruppo con il progetto artistico più libero ed interessante nel quale io abbia mai suonato, il nostro secondo disco “Illu Ogod Ellat Rhagedia” è in assoluto il disco che io preferisco della mia intera discografia (comprendente 40 dischi + mini, singoli e compilations varie). Racchiude musiche fuori dal tempo e dallo spazio ed a 13 anni di distanza dalla sua uscita lo trovo ancora sorprendentemente fresco e contemporaneo.
Paolo ed io in questo progetto musicale abbiamo iniziato a suonare le chitarre in un altro modo, non per forza complementari l’uno all’altro, … abbiamo forzato alcune modalità che avevamo ormai consolidato, ci siamo messi in discussione per rompere i nostri cliché e per esplorare altri territori, per abbandonare la corazza rock che da tempo ci faceva scudo.
Implosa la creatura dalla breve apnea ci siamo guardati in faccia ed abbiamo deciso di dar vita al nostro duo definitivo, Uncode Duello, un duello senza codici nel quale liberarci completamente e metterci a nudo.
L’idea di una materia musicale plasmata attraverso l’utilizzo di strumenti e non strumenti, field recordings, citazioni letterarie e/o cinematografiche è divenuta la natura di un duo (allargato nei primi due lavori discografici ad alcuni altri musicisti) che in tre dischi ha maturato un sound ombroso e caotico, feroce e poetico al tempo stesso … la parola usata solo in talune occasioni, per rimarcare con decisione la natura strumentale del progetto. Oltre ai sopracitati gruppi musicali abbiamo anche avuto occasione di incrociare le nostre chitarre con la voce di Damo Suzuki (più volte) e di dar vita ad altri progetti con altri musicisti appartenenti a mondi più o meno vicini al nostro.
In definitiva le numerose avventure artistiche e umane affrontate con Paolo Cantù in questi ultimi 20 anni sono state e una sorgente stimolante, che ci accompagnerà per i lustri a venire.

…Fabio Magistrali…
‘Magister’ è stato per tanti anni una figura di riferimento, come fonico (fu lui a registrare e mixare nel 1990 il demo che feci con gli I Meet I) ha registrato 8 dischi in studio con Afterhours, Six Minute War Madness, A Short Apnea … ed abbiamo anche condiviso alcune passioni musicali e cinematografiche.
Entusiasta per natura è una persona molto stimolante e divertente, riesce sempre a tirar fuori il meglio dalle persone con le quali lavora.
Abbiamo passato molti momenti creativi insieme e vissuto alcune esperienze uniche ed irripetibili. Più di dieci anni fa ha rotto i ponti con me (e con altre persone), da allora non abbiamo più avuto rapporti professionali o di amicizia e quindi non me la sento di dilungarmi nel raccontare i dettagli del nostro rapporto, posso solo dire che a lui devo molto della mia crescita musicale.

…Mattia Coletti…
Le prime cose musicali che sentii di Mattia mi colpirono molto. Si trattava di un cd-r che Fabio Magistrali mi diede, al suo interno c’erano essenzialmente delle sequenze elettriche interrotte, per intenderci come se il cavo che va dalla chitarra all’amplificatore non sia attaccato alla chitarra e quindi se toccato con la mano o altri oggetti genera degli effetti elettrici interrotti.
Magistrali mi disse che il ragazzo che glielo aveva dato era giovane e viveva nelle Marche.
Contattai Mattia e gli proposi di fare delle improvvisazioni guidate. Da quelle sessions nacque il nostro primo mini-cd come Polvere, nel 2003. Da li in poi abbiamo creato un nostro mondo sonoro fatto di strumenti acustici ed elettroacustici, field recordings ed elettronica.
Abbiamo realizzato in 10 anni quattro lavori su supporti differenti (mini-cd, cd, vinile 10’ e l’ultimo arrivato, uscito in queste settimane … una cassetta) e suonato in Giappone, Israele, Francia, Danimarca e Italia, … ci siamo divertiti davvero tanto, soprattutto nei tour realizzati in Giappone ed Israele. Negli anni Mattia ha sviluppato sempre più un interesse per gli strumenti acustici (chitarra, ukulele, banjo) registrando brani costruiti attraverso textures articolate e reiterate … tutto ciò è andato a discapito del lato elettrico noise (ha fatto parte di un trio che si chiamava Sedia) che contraddistingueva i suoi esordi come chitarrista. Coletti suona anche la batteria e le percussioni, è un buon fonico ed un ottimo cuoco.
Nonostante sia giovane, Mattia ha accumulato un sacco di esperienza come musicista, attraverso i dischi solisti che ha registrato ed i tour italiani ed esteri che lo hanno portato a suonare in tanti luoghi … e come fonico (numerose le registrazioni per altri gruppi che ha già fatto).
Amo molto il sound che con Polvere abbiamo costruito negli anni, è ricercato e contemporaneo, è concettuale e materico al tempo stesso, riesce ad essere fruibile (grazie agli intrecci chitarristici ed ai field recordings) e mai banale.

…Cristiano Calcagnile…
Ho suonato con svariati batteristi nel mio percorso musicale ed ogni volta che lo faccio con Cristiano mi emoziono come se fosse la prima volta!
La sua preparazione tecnica, il gusto musicale e la ricerca timbrica lo rendono uno dei batteristi/percussionisti più vivi ed interessanti che oggi giorno ci siano in giro (ed intendo non solo in Italia).
Può suonare free-rock o standard jazz, pop-rock o improvvisazione radicale con la stessa energia, precisione ed estro creativo.
Cristiano è una splendida persona, ci conosciamo e siamo amici da diversi anni, ho suonato con lui dal vivo ed in studio in svariati progetti: Uncode Duello, Damo Suzuki, Mistaking Monks, … abbiamo fatto anche serate impro con altri musicisti (sconosciuti o acclamati quali Brotzmann, etc).
La sua ricerca timbrica è davvero sorprendente, legata sia al mondo etnico che a quello industrial, … modifica e trasforma la materia riciclando oggetti e creando nuovi utensili per suonare il suo strumento principale, la batteria.
Sono molto fiero del fatto che sarò il produttore musicale del suo primo disco solista che abbiamo recentemente registrato (grazie all’ausilio tecnico di Marco Posocco in fase di registrazione).
Mistaking Monks, il trio che abbiamo insieme al sax soprano di Gianni Mimmo, è il terreno di gioco nel quale Cristiano gioca sia carte da attaccante fuoriclasse quanto da difensore … con una personalità e leggerezza davvero invidiabili. Ogni volta che iniziamo un nuovo concerto mi rendo conto di quanto mi trovo a mio agio nel suonare con lui.
Con Cristiano e con Gianni ho imparato molto ad ascoltare (gli altri e me stesso), cosa che nell’improvvisazione è davvero molto importante.

…Gianni Mimmo…
Ho conosciuto Gianni nel 2003 perché necessitavo dell’aiuto di un riparatore di strumenti a fiato (la tromba Selmer avuta in eredità dal mio bisnonno Alfredo Canafoglia aveva bisogno di una bella ripulita dopo essere rimasta ferma 30 anni). Un amico mi portò nel suo studio/laboratorio a Pavia e rimasi subito molto colpito dal suo modo di fare, professionale ma alla mano.
Un paio di settimane dopo andai a ritirare lo strumento, tornato in vita grazie alle cure di Gianni, e gli lasciai qualche mio cd … pochi giorni dopo ricevetti una lunga email nella quale Gianni raccontava di quanto alcune cose sentite nei lavori che gli avevo lasciato (in particolare il duo con Alberto Morelli: EAReNOW) lo avessero colpito, e mi invitava ad un concerto che di li a pochi giorni avrebbe tenuto a Milano (in duo con il trombonista Angelo Contini).
Da quella sera abbiamo stretto rapporti in vari sensi, l’amicizia, la musica, il lavoro (siamo anche andati qualche volta insieme al Frankfurt Music Messe, … io per il mio SoundMetak, lui per il suo laboratorio di riparazione). Da allora Gianni ha aperto una label discografica incentrata sul jazz di estrazione improvvisativa ma non solo (Amirani Records) ed io ho aperto la mia label PhonoMetak improntata sulle musiche avant/rock.
Abbiamo suonato in molte occasioni insieme … in duo, in trio, in quartetto, in sestetto.
Tra le cose più salienti la realizzazione di un cd intitolato “Your Very Eyes” (registrato in una chiesa paleocristiana nei sassi di Matera) nel quale Gianni suona il sax soprano ed io i miei cordofoni preparati, un lavoro molto poetico, una sorta di salmo laico, … il DVD “Kursk”, nel quale Gianni al soprano, Angelo Contini al trombone, io all’elettronica ed Agua Mimmo alle immagini raccontiamo la tragedia del sommergibile nucleare russo omonimo scomparso negli abissi … le varie partecipazioni di Gianni ad alcuni miei progetti (EAReNOW, il mio solista, etc) ed infine il cd “Mantic” di Mistaking Monks … il trio che Gianni, Cristiano Calcagnile e io abbiamo iniziato a sviluppare circa 4 anni fa (già recensito su Sandszine).
Suonare con Gianni è un’esperienza fantastica, dotato di una preparazione tecnica notevole ha una passionalità e freschezza fuori dal comune.
Ho suonato con lui in vari contesti e situazioni, da Clusone Jazz ai centri sociali più scalcagnati, da club jazz a negozi, la sua apertura mentale e libertà improvvisativa lo rende un musicista davvero fuori dal comune. A lui, come a Cristiano, devo molto, entrambi sono due giganti della musica (scritta e live), oltre che dei grandi amici.
Ho imparato cosa significa ascoltare gli altri, cosa significa improvvisare.

…Stefania Pedretti…
?alos vive artisticamente di luce propria, il suo immaginario è talmente personale ed originale da non avere eguali.?Alos_&_Iriondo
Conosco Stefania artisticamente dai tempi delle Allun, l’ho poi seguita con OvO e con il suo progetto in solo ?alos.
Lei riesce sempre a reinventarsi interpretando con voce propria i meandri oscuri ed ancestrali dell’essere ‘artista’. Che stia cucinando (con piezoelettrici sopra ai coltelli ed i taglieri) o stia usando una macchina da cucire mentre si esibisce … o suoni i suoi lunghi capelli con l’archetto o reciti dei mantra atonali surreali o imbracci la chitarra elettrica Stefania è sempre se stessa … non mima né copia nessuno.
Ha l’attitudine vera del do-it-yourself (disegna le copertine di molti dei suoi lavori e del suo merchandising) ma non ha paura di confrontarsi con ambienti lontani dal suo.
Abbiamo sempre avuto una simpatia e stima reciproca e la invitai ad esibirsi nel mio negozio/laboratorio SoundMetak in un paio di occasioni nel 2006 e nel 2007.
Nel 2011 è venuta ad entrambi l’idea di provare a costruire un duo, nel quale lei cantasse e basta. Prima un 7” e poi un 12”, intitolato “Endimione”, quest’ultimo ispirato dai ‘madrigali’ di A. Artaud, 7 poesie che Stefania recita (per la prima volta usando la lingua italiana) accompagnata dai miei strumenti. Niente batteria, niente ritmo al quale potersi agganciare, solo ‘musica’ primitiva, urgente e feroce. La copertina del primo lavoro è stata realizzata da Stefania e dalla pittrice Valentina Chiappini, la copertina di “Endimione” è stata creata da quest’ultima.
Sento che c’è una grande forza nel nostro duo, che suscita reazioni contrarie nel pubblico … dal vivo entrambi abbiamo una presenza originale, forte e complementare e questo è importante, non ci sono gregari ma solo attori protagonisti.

Potremmo andare ancora avanti per molto, visto le numerosi collaborazioni che hai collezionato, ma siamo già ben oltre i termini di legge e quindi chiuderei così…. Se comunque vuoi aggiungere qualcosa….
Chiuderei questa intervista accennando al fatto che ora sto lavorando al mio prossimo album solista, un disco che suonerà diverso da “Irrintzi”. Soltanto io e nessun altro, il suono sarà più omogeneo e ci saranno svariati brani cantati. Prevedo di darlo alla luce nel 2014.



ANGOLI MUSICALI 2016  

marino josé malagnino (intervista)  

tre giorni con maria monti  

gianni mimmo  

claudio parodi (intervista)  

i gufi  

figli di un dio minore: hugo largo  

figli di un dio minore: san agustin  

tempi moderni (IIª tranche)  

figli di un dio minore: ヒカシュー (hikashu)  

Bourbonese Qualk (intervista a Simon Crab)  

Andrea Belfi & Stefano Pilia (intervista)  

corvo records  

infrantumi: vent’anni dopo  

Rock Over Beethoven – Il Rock Neoclassico  

lili refrain  

vittore baroni  

christoph gallio  

jacopo andreini  

musica moderna  

ladies of the canyon  

tempi moderni  

hyaena reading (intervista con francesco petetta)  

Baxamaxam  

Xabier Iriondo  

Osvaldo Coluccino  

Osvaldo Arioldi Schwartz (Officine Schwartz)  

Zero Centigrade  

i cantautori  

(la famosa etichetta) Trovarobato  

die schachtel: della maggiore età  

4 donne  

violoncello  

Chaos Tape(S)  

compilation  

D.S. al Coda (the record label)  

Osaka Kyoto Sounds
(con intervista a Go Tsushima dei Psychedelic Desert)
 

(etre) / Wondrous Horse / Harps Of Fuchsia Kalmia  

tamia  

drum, bass... and carmel  

L’Enfance Rouge (articolo e intervista a François R. Cambuzat)  

chinoise (con intervista a Yan Jun)  

figli di un dio minore: ghigo  

figli di un dio minore: fifty foot hose  

figli di un dio minore: ich schwitze nie  

figli di un dio minore: rites of spring / happy go licky  

figli di un dio minore: crust  

figli di un dio minore: antelope  

figli di un dio minore: kletka red  

figli di un dio minore: the blocking shoes  

figli di un dio minore: debora iyall / romeo void  

figli di un dio minore: stretchheads  

figli di un dio minore: bobby jameson  

figli di un dio minore: distorted pony  

figli di un dio minore: dark side of the moon  

figli di un dio minore: los saicos  

figli di un dio minore: the centimeters  

figli di un dio minore: chetro & co.  

figli di un dio minore: songs in the key of z  

figli di un dio minore: mondii  

figli di un dio minore: TCH (this crepuscular hour)  

figli di un dio minore: bridget st. john  

figli di un dio minore: thule