marino josé malagnino (intervista)    
di matteo uggeri





«Il punto è che devo fare i conti con la mia megalomania: non mi si incula nessuno. Fine dei giochi. […] Mi è andato tutto in culo, ma è una storia divertente da raccontare e parla di un tizio che vanverava di voler fare il giro del mondo mentre non capiva nemmeno il paesino in cui era nato.»


Nella recensione di quello che è l’unico documento fonografico (per qualche ragione chiamarlo disco mi riesce difficile) che Marino José Malagnino ha lasciato del suo progetto Psss Psss Pssss, citavo il libro “La follia di Banvard” ( di Paul Collins, Adelphi, 2006), un libro che si propone di raccontare i grandi fallimenti della storia.
Io Psss Psss Pssss non lo considero un progetto fallito. Ed al di là del fatto che ho una grande stima per chi fallisce (e tra questi non ho l’ardire di escludere il sottoscritto), trovo più fallimentari gli infinti progetti musicali che si sono trascinati nella storia fino a ingannare la memoria dei “primi leggendari dischi”, o di quando “ai concerti spaccavano il culo”.
Quindi avevo voluto intervistarlo, questo ardimentoso giovanotto, ed ho cominciato a farlo nell’ottobre 2009. Ho concluso l’intervista ora, a ottobre 2017. Otto anni esatti. Non mi intendo di giornalismo musicale al punto da poter dire se questa è l’intervista più lunga, o meglio, più dilatata nel tempo, ma senza dubbio può competere. E può farlo anche sul piano della stranezza, visto il soggetto coinvolto, il quale è, come potete immaginare, scomparso dai radar in più riprese, viaggiando per l’Europa e oltre.
Prima di partire, fornisco un minimo di nota biografica ai molti di voi che non sanno chi sia l’intervistato. L’idea di Malagnino era quella di raccogliere «diversi musicisti in ogni città e comporre suggerendo direttamente nelle loro orecchie una frase musicale da ripetere ciclicamente sul proprio strumento». Era un’idea geniale, e chi come me ha avuto la fortuna di assistere o partecipare agli show credo non li dimenticherà facilmente. Sono centinaia le persone coinvolte, tra cui anche molti musicisti ‘nobili’ del panorama italiano. Cito a caso: Jacopo Andreini, Bruno Dorella, Daniele Brusaschetto, Cristiano Lupo, Alberto Carozzi, Gianmaria Aprile, Andrea Tirone, David Solis, Sergio Tanake,con_mr_brace Luca Sigurtà, Patrizia Oliva, Stefano Giust, IOIOI, Paolo Cruciani, Diego Accorsi, Emanuele Sagripanti, Massimo Ciucci, Giacomo Galloppa, Luca Miti, Paolo Di Cioccio, Mr Brace, Zagor Camillas… la lista quasi completa la trovate nella suddetta recensione. Ma ora seguiamo la cronistoria di questa avventura ai limiti dell’incredibile, e torniamo indietro ad otto anni fa.



Inizio intervista: 13 ottobre 2009

Partiamo da una domanda semplice e scontata: come ti è venuta l'idea Psss Psss Pssss?
A casa di Stefano Giust, durante il viaggio con L'Amorth Duo, mi scontrai con l'album "Concept 1" di Thomas Brinkmann: mi spaccò la testa in due.
Quei possenti loop, ottenuti per la maggiore graffiando dischi, giravano senza sosta nella mia mente.
Volevo provare anche io l'ebrezza di vedere neri vinili girare continuamente ma mi si era rotta la cinghia del giradischi... allora andai da alcuni miei amici di Bari (Lepers prima e ex-Bz Bz Ueu poi) e dissi che gli avrei cantato nell'orecchia il motivetto che volevo loopare, e loro l'avrebbero suonato sul proprio strumento. Volevo soltanto fare il dj ma non avevo il giradischi... questo fu l'inizio.

Se non mi sbaglio la prima performance è stata al TagoFest del 2007... raccontaci com'è andata.
Al Tago fu una bomba. Mi era stato proposto di suonare al festival, ma non sapevo con cosa... Chiamai una mia cara amica per chieder delucidazioni e mi fa «Perché non ci vai con Psss Psss Pssss?».
«Ah dì, son dei miei amici di Bari, non li trascinerei fino a Massa per una data».
«Beh, il Tago è pieno di musicisti, vuoi che non ne trovi qualcuno lì che si faccia spifferare?».
Detto fatto, mi presentai al Tago senza nulla in tasca, e parlando con la gente e amici misi in piedi la prima orchestra. Nessuno aveva idea di cosa sarebbe successo, ma il risultato fu una bomba. Nella mia mente, all'epoca, ancora continuavo a vedere dischi che giravano, e non facevo altro che sentirmi un DJ. Ho visto più di qualcuno muovere il piedino quel giorno. Il locale danzava. Un ragazzo salì il palchetto con su una striscia con scritto "space is the place" e lo appiccicò sul pavimento perché io lo potessi vedere.

Immagino che tu abbia iniziato dai festival, coinvolgendo i musicisti a tu per tu, girando tra tavoli e backstage... Che difficoltà incontri quando proponi a qualcuno di suonare?
Quando suono nei festival sono molto tranquillo. Non so mai con che strumentazione suonerò.
Raccatto persone in modo quasi coatto, scegliendo fra i tanti visi che incontro, quelli che mi stanno più simpatici o quelli che vedo muniti di strumenti più ammaglianti. Il problema è organizzare delle spifferate in locali, dove bisogna gettare l'amo e vedere chi abbocca. Li contatto prima via e-mail o attraverso passaggi di passaparola oppure li trova tutti qualcuno del posto.

Che difficoltà incontri con i musicisti coinvolti?
A volte incomprensioni, a volte spifferi e ti senti dire «eehh?!!» oppure «no questo non lo so fare», allora si negozia seduta stante su come fare «ti sentiresti più a tuo agio con cose ritmiche?» ... «eh sì» ... «ah ok allora uhmmm fai psss psss pssss».

Racconta di episodi accaduti con i musicisti coinvolti... Immagino succeda di tutto, no?
Mi ha scritto un musicista bosniaco per dirmi quanto fosse indignato per il mio progetto, asserendo che la musica non è proprietà del singolo (mia) ma di tutti e chiedendo con sarcasmo se io fossi un dio della melodia per poter fare quel che faccio.
A questo attimo di tristezza - poiché io non mi sento poi tanto dittatore - ti aggiungo un altro episodio successomi giusto poco tempo fa a Cosenza…
Una persona si è presentata dicendomi «posso abbracciarti?» e poi ha voluto partecipare alle performance.
Costui non era un musicista, voleva stare alle percussioni ma per buona parte del tempo facendo un po’ quel che cazzo gli pareva (in realtà sempre lo stesso turuturuturuturu poiché non sapeva far altro), tutto a-ritmico. Da segnalare che costui fumava una sigaretta mentre suonava e perfino ad un certo punto si assentò per andare a prendersi una birra ( ! ) ...era persuaso dal fatto che io «suonassi le persone» (mi ha detto) così sosteneva fosse del tutto irrilevante saper suonare, perché tanto ci avrei pensato io a sistemarlo.
Come vedi, siamo all'antitesi...


Ecco che però l’intervista ha un primo break, solo un paio di mesi, ma riusciamo a ripartire senza eccessivi problemi. So che Malagnino sta cercando di organizzare un tour addirittura mondiale, ed immagino che non risponda alle mail per tale motivo. A quanto mi dicono voci indiscrete, è partito dai Balcani, terra di grandi tradizioni musicali. Ma anche nota per la bellicosità dei suoi abitanti, e tendenzialmente non famosa per la cura organizzativa. Il trittico Ljubljana-Zagreb-Beograd di Laibachiana memoria pare si stia rivelando ostico.


Riprendiamo il 23 febbraio 2010

Che difficoltà stai incontrando per l'organizzazione del tuo tour per l'Italia e il mondo?
Ti scrivo da Sarajevo dove son fermo da due settimane.
Da quando ho lasciato l'Italia tutto è andato a rotoli.
A Ljubljana nessuno aveva organizzato niente (problemi linguistici causati dal mio onnipresente inglese inventato) e data saltata. E non è stato allettante, in un locale freddo aspettare le 22:00 alla finestra sperando venisse qualcuno...
A Zagreb nessuno se ne è interessato. Ho parlato con una manciata di musicisti, pochi lo ammetto, ma quelle facce di «ma che caaaaazzo vai facendo?» mi hanno iniziato a buttar giù.
Invio mail, nessuna risposta. Invio mail e ricevo silenzio.con_jacopo_andreini
Allora arrivo a Beograd dove l'organizzazione è degli ultimi due minuti, e qui è anche colpa mia, manca il fonico e non si suona più. Riesco a suonare solo in provincia a Pancevo, ma senza che la performance aggiunga nulla di nuovo a quanto di già fatto. La formazione con la triade maledetta chitarra basso batteria mi distrugge il già pessimo umore, e nulla che non si possa non realizzare in Italia o da qualsiasi altra parte del mondo viene fuori. Entusiasmo variante dal sottozero a qualche linea più su.
Inoltre il mio umore calante derivava anche da quella data a Sarajevo confermatami e poi annullatami subito dopo. MALEDETTO INGLESE INVENTATO! Prima tanto entusiasmo, poi mi vengono fatte domande che mi fanno capire che non hanno capito nulla del progetto e quando mi trovo a spiegarlo di nuovo, ricevo solo mail di musicisti che mi accusano di essere un dittatore.
Forse dovevo ricordarmi del bosniaco che mi aveva scritto «ma chi ti credi di essere? un dio della musica?».
A questo si sono uniti problemi di natura fisica, post-stress.
L'unico modo per creare empatia fra i vari musicisti spifferati per me era trasmettergli il mio umore e cercare di fargli sentire la gioia di star partecipando a questo evento, ma le critiche mossemi in quest'ultima settimana mi hanno portato a riflettere a lungo, fino a non scartare nemmeno la possibile chiusura del progetto.
Insomma del progetto mondiale non mi va di parlarne più, è troppo una questione di "spero iddio me la mandi buona".


Di qui in avanti (primavera 2010) la “conversazione” prosegue essenzialmente con mail che mi arrivano dal nulla, di cui tengo traccia, e che continuo a riportare come parti di questa intervista, ormai una sorta di reportage di viaggio. O non viaggio.


Domani [27 marzo 2010] salgo su un bus, direzione Subotica (Serbia), ci arrivo la mattina presto, scendo in stazione e cerco il treno per Szeged (Ungheria). Vado, ci resto due giorni, muovendomi poi per Budapest, sostando altri due notti in una città vicina. Poi Budapest, cinque notti, cinque case differenti. Poi Bratislava, poi Trencin, poi la Polonia per arrivare a Bialystok intorno alla metà di Aprile.

Non devo suonare, sto soltanto andando. Lì è nato Zamenhof e vorrei veder la sua casa natale. Vado perché ho bisogno di andare, di muovermi, dopo un mese fermo qui a Banja Luka.
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Poi se tornerò in Italia dipende da una certa conferma o meno di lavoro.

Sono partito a cazzo, senza preoccuparmi, ho portato una logica Italiana all'estero, senza preoccuparmi, ho scoperto che qui non esiste nemmeno una scena definibile sperimentale (almeno in Bosnia)! Insomma, ho commesso una leggerezza. Ho detto “vado”, senza saper dove. Almeno adesso un dove lo so.
Certo non suono, non ho cercato da suonare.
Ho bisogno solo di andare, raccogliere nuove idee e stimoli.

Poi non so, se torno in Italia sarà per un lavoro. Per quanto non lo so.
Che il progetto sia in pausa è certo, son già tre mesi. Le ultime performance italiane con circa o oltre venti musicisti per serata, erano frutto di un continuo lavorio perpetrato negli anni. All'estero non sono nessuno, e ormai mi cade la faccia a dire si suona gratis ma io prendo un compenso per gli spostamenti (in Italia si fa così lo so, molti guest star americane vengono a supportare un gruppo italiano e il gruppo italiano non prende una minchia e raccoglie i soldi per ripagar l'aereo dello straniero, lo so)... ma oramai si è rotto un vaso, è una di quelle domande che una volta fatte ti ronzano nella testa.
pss_psss_pssss_a_pistoia
Sto perfino pensando di fare un disco che sia summa dell'ascesa e discesa del progetto (ho qualcosa come 24ore di materiale registrato, in 22 città diverse e con la partecipazione di oltre 100 musicisti!)


NOTA: Il disco è stato poi fatto, eccome, ed è appunto stato recensito da noi di SandS-Zine a luglio 2011.


Solo di una cosa mi pento: aver fatto promesse. Mi sembrava tutto così facile. Domani però vedrò quanto si può durare con 1000 Euro in giro.
Poco.
Va così. Ho perfino mandato richiesta in Danimarca per raccoglier piselli, ma non mi hanno risposto.


Mail del 5 aprile 2010
Sto passando un periodo del cazzo qua a Budapest; per impedimenti fisici ho dovuto lasciare la mia strong bag a Szeged e oggi sto tornando a prenderla. Peraltro piove e non c'ho l'ombrello.

Immagina le mie giornate incasinate; ecco ora immagina che ieri mi hanno lasciato una referenza negativa sul sito di ospitalitá di Couchsurfing, senti che dice:
«Marino is living a too caotic life for me and his experimental music project is weird for me especially that he's not playing on any instrument just being there to tell what to do (I watched youtube). I had the feeling that he wanted only to use me as a host, therefore I didn't host him».
Ho riso tutta la notte... mi ha donato un sorriso.

Mail del 13 aprile 2010
Avevo trovato dei musicisti a Wroclaw: avrei realizzato una registrazione qui, tre giorni fa.
Ma mentre ero in treno è successo che il Presidente e tutti i Ministri polacchi in carica sono morti. Quando sono arrivato alla stazione di Wroclaw il paese era in lutto.


NOTA: la notizia fu riportata da tutti i giornali, ed ancora non è stata fatta luce in modo definitivo sull’evento, ricordato come “Incidente del Tu-154 Siły Powietrzne del 2010”: .


Altro che suonare. Ho visto la messa di stato, per me assai stomachevole, un mix fra cattolici che di mestiere fanno i dispiaciuti quando uno muore, politici e militari armati in chiesa (?).

L`altro giorno, quando ero sul treno per arrivare, dove sono ora, il treno si è fermato e le trombe da guerra hanno iniziato a strombazzare. Sirene dal suono violento. Malagnino se l`è quasi fatta addosso! Mi son detto: ecco il patratac è iniziato. Ora si azzuffano per dir chi comanda.
E più di qualche polacco dice che finirà così. Spero di no.
Quel giorno era solo un modo rigoroso dei militari per salutare.

E vai con un altro paese.
(Ah: a Giugno torno in Italia, o lavoro o trovo da suonar ancora, perché il mio credito sta precipitando pericolosamente giorno per giorno).


Mail del 17 aprile 2010
Il centro esperantista di Bialystok, città natale di Zamenhof, era il mio asso nella manica, network esperantista che promuove lo scambio interculturale nel mondo.
Al centro esperantista di Bialystok nessuno parla Esperanto e nessuno sa niente a riguardo dell`Esperanto.
Torno in Bosnia, ultima sosta prima di tornare in Italia.


Mail del 3 Maggio 2010
Avevo con me un libricino, un frasario polacco-italiano, dono fattomi dalla mia ex catechista che l'aveva trovato in un centro di riabilitazione a GO, lasciato a caso per terra. Durante il viaggio ho notato che dentro c'erano scritte solo frasi sfigate come "ho frantumato il parabrezza", "ho perso mio figlio", "sono rimasto chiuso fuori", "mi si è scucito il pantalone"... l'avrei buttato, se non considerassi il gesto sgarbato, dato che in fondo era un regalo, fattomi in buonafede (almeno spero). Ebbene, quando dentro ci ho trovato uno spillo fra le pagine ci ho visto chiaro una fattura, per così dire, e giusto l'altro ieri, durante il tragitto Banja Luka/Sarajevo, mi sono fermato fra le montagne e gli ho dato fuoco...
Questo episodio è' la conclusione, il vertice di un periodo sfigato assai.
Per il resto, per motivi lavorativi/famigliari, torno in Italia in estate.
Ergo, sto già pensando a come e quando ripartire. Sono disponibile per la prossima stagione, e sto già cercando di organizzarmi, cercando luoghi e situazioni in Settembre/Ottobre.


Ora mi pento di non aver chiesto lumi sulla faccenda della “ex catechista” di Marino Malagnino. Ma non credo ripartirò con l’intervista per farlo. Ad ogni modo, lui sparisce dai radar di nuovo per quasi un anno. Non avrò più contatti, fino ad una nuova mail ad inizio 2011…


Mail del 3 Gennaio 2011
Bene, sappi che il giorno 16 di questo mese ho un incontro a Taranto con Stefano Spataro (Soloquest/Hyms) che mi sta aiutando a fare le equalizzazioni dei vari pezzi.
Un sacco di scrematura, un lavoro fatto finora via mail, ma per la chiusura e collage finale ci incontriamo e pasticciamo.

Non lo dire in giro, perché finché non lo vedo non ci credo nemmeno io, ma pare proprio che questo fine mese uscirà finalmente online il disco\diario di Psss Psss Pssss.

Voglio allegarci una storia del progetto, e sono tentato di usare anche stralci di e-mail inviate nel tempo... vediamo come va.
Ti tengo aggiornato.

T'abbraccio.
E, ora che ho riletto tutta la nostra corrispondenza, mi viene da dirti grazie di cuore per essermi stato vicino in un periodo pesantissimo. Quelle mail, sapere che c'era da qualche parte qualcuno che non mi considerasse uno stronzo, erano ossigeno.

Non ti racconto per ora, cosa è stato di me negli ultimi due mesi, altrimenti ne avrei ancora un po’ da raccontartene... ma qualche giorno fa il 2010 si è chiuso, e spero Iddio che questo nuovo anno sia più facile e gajardo. E per me è proprio un nuovo anno, proprio sotto capodanno abbiamo traslocato in una nuova abitazione, sempre in Mesagne, ma pur sempre una nuova abitazione è, no? Mura bianche, suonano come un respiro che dovrò riempire.


In questo periodo in effetti esce il più volte citato disco, che a questo punto sembra restare l’ultima pietra su un percorso irto di ostacoli ma affascinante, concluso. Dopo la pubblicazione della recensione qui su Sands, ricevo una telefonata di Marino, che quasi commosso dalle mie parole mi ringrazia per quanto ho scritto e per come ho sostenuto il progetto. Io, che in quel momento ero per caso a Roma, sui colli, ne ho un ricordo stranamente preciso, gli rispondo «Non potevo fare altrimenti, per me Psss Psss Pssss resta una cosa straordinaria».
Ma invece non è finita qui.
Una nuova sorpresa arriva a settembre di quest’anno 2017, da nulla, un file WeTransfer, 111 Mb con un video.






Mi hai mandato un videomessaggio delirante, affettuoso e al tempo stesso ricco di senso. Non è poco in quest’epoca di volatilà multimediale. Io non scrivo più recensioni né interviste qui su Sands-Zine da anni. Tu sei letteralmente scomparso dalla scena musicale, fatte salve alcune riapparizioni fugaci (vedi “D’ora stella” di Aldo Becca, altro outsider della scena italiana ). Come mai io accetti di continuare questa intervista quasi 8 anni esatti dopo averla iniziata credo di averlo chiarito nell’introduzione. Ma tu vuoi spiegarlo a chi ci legge, a chi ti ha ascoltato e alle numerose persone che hanno suonato con te?
Parlavo con un amico di come una volta, ad un orario totalmente improbabile, mi telefonarono dal Brasile per farmi una intervista su una rivista, tale Epoca - me la sono sempre immaginata una di quelle riviste che si leggono nella sala d'attesa del dentista, ma ovviamente non ho idea cosa sia e non mi sono mai interessato di scoprirlo - non ci crederai, ho scoperto poi che un articolo su Pss Psss Pssss esiste davvero. Altre cose poi le ho trovate nelle emeroteche, ovviamente perché sono andato a cercarle con vanità e nostalgia non perché mi siano cadute addosso. Tuttavia quelle sparate sono lì, da qualche parte e credevo mi puntassero il dito. Perché sono qui? Perché è imbarazzante, almeno per un inetto come me che non è in grado di scindere fantasie e realtà. Ho un incubo ricorrente: non saper, o non poter, fare promesse. Ora: riporti forse le parole che ho scritto anni fa, non le rileggo, potrebbe esserci scritto di tutto, sicuro non dovrei riconoscermi troppo in quelle parole, o forse non le guardo troppo perché so di rischiare di specchiarmici dentro. Ecco, il tempo passa e cambia le persone: io sento di essere cambiato in peggio. Vivo con una pletora di fantasmi tanto più giganti quanto meno riesco a gestirli. Sai, a volte mi è capito di incontrare in strada per l'Italia qualche ex-spifferato, e mi è successo che non avevano idea di chi io fossi e non si ricordavano la serata. Certo non tutti, ma invece alcuni sono miei super-amici di penna. Ma il punto è che devo fare i conti con la mia megalomania: non mi si incula nessuno. Fine dei giochi.con_aldo_becca Quando ad aprile 2011 trasmisero il disco di Psss Psss Pssss su Battiti, la trasmissione di Rai Radio 3, pensavo fosse il massimo cui ambire, non avendo mai speso una lira per la pubblicità e vivendo come un accattone. Ci fu una impennata di trenta visite sul sito di nuova musica rurale, che adesso non esiste più, e un tizio di Brescia acquistò un disco. Cinque euro. Moltissime copie giacciono sparse in locali, speravo i musicisti si sarebbero accapigliati per prenderli (mia nonna mi aiutò a cucire le copertine) ma, non per lagnarsi, sono tutte a fare la muffa. Una volta, dopo qualche anno, passai a Bologna dove avevo spedito un plico, lo ritrovai quasi intonso e mi ripresi tutto quello che era rimasto. “Produzione pezzente” e tutti i progetti da lì emanati erano un mio sogno, uno stato onirico in cui mi sono per lungo tempo girato e rigirato come una cotoletta che sta per essere impanata, il problema è stato quando il sogno è finito ed io sono rimasto in quello stato onirico non riconoscendo ogni altra realtà che mi si presentava davanti gli occhi. Oggi vedo. Sono sereno, e ci sorrido su. Mi è andato tutto in culo, ma è una storia divertente da raccontare e parla di un tizio che vanverava di voler fare il giro del mondo mentre non capiva nemmeno il paesino in cui era nato.

E' una chiusura quasi perfetta, ma una domanda ce l'ho lo stesso, e me l'hai messa in testa tu con il video messaggio: che fai ora? Intendo musicalmente. Mi parli di qualcosa di grosso in uscita. Dobbiamo temere? O sperare?
Dovrei aver appreso che non bisogna vendere il pollo prima che sia cotto ma, come mi è stato detto, sarei in grado di perdermi anche dentro un cuscino (come non ne ho idea, ma ho questa singolare capacità). Fischietto e gorgheggio molto sotto la doccia, è tutto quello che posso dire con sicurezza e onestà. Il resto sono sogni. Sai cosa diceva Gaston Bachelard in proposito? Che il sogno notturno è un seccante promemoria che ti ricorda cosa non sei riuscito a completare nella giornata. L'unico vero sognatore è quello capace di farlo ad occhi aperti, di vivere nella rêverie, perché così si muta il reale e la notte non ci sono assilli. Ecco, sto reimparando a sognare prima di mettermi a letto e spegnere la luce.



ANGOLI MUSICALI 2016  

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marino josé malagnino (intervista)  

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(con intervista a Go Tsushima dei Psychedelic Desert)
 

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