Rock Over Beethoven – Il Rock Neoclassico    
di e. g. (no ©)






Organo_Hammond
Il Rock Neoclassico o Classic Rock, da non confondere con il rock classico inteso quale tipo di rock standardizzato, è il tentativo di fondere la musica giovanile derivata dal rock'n'roll e dal blues con alcuni elementi estrapolati da oltre 300 anni di Musica Classica Occidentale.
Molti tendono a identificare il Rock Neoclassico con il Rock Progressive e viceversa, confondendo l’uno con l’altro.
Anche libri che trattano l'argomento in modo piuttosto circostanziato quali “Rockin' the Classics and Classicizin' the Rock” di Janell R. Duxbury e “Rocking the Classics: English Progressive Rock and the Counterculture” di Edward L. Macan, pur ottimi, cadono nell'errore di tale identificazione oltreché in una certa approssimazione tipica della critica inglese: nel primo dei due, ad esempio, viene trattata come rock anche la musicista elettronica Wendy Carlos mentre a proposito di Rod Stewart, che nel 1993 utilizzava una musica pianistica di Debussy nell’introduzione a una sua versione di Ruby Tuesday, sta scritto: «This cover version of the Beatles’ song features a piano introduction which quotes the beginning of Debyssy’s piece». (tutto molto circostanziato, peccato che Ruby Tuesday sia una canzone dei Rolling Stones e non dei Beatles!!! ... non ho letto per intero il libro ma le premesse non mi sembrano delle migliori).
Keith_EmersonNiente di più sbagliato di questa identificazione, e l'equivoco nasce nel momento stesso in cui si considera il Progressive un genere musicale quando nella realtà si tratta di un'attitudine.
Il rapporto fra il Progressive e il Rock Neoclassico è lo stesso che c'è fra il Progressive e il Rock Psichedelico o il Jazz Rock. Questi – e anche il Folk Rock, il Blues Rock, e altre forme musicali ibride similari – erano tutti tentativi evolutivi effettuati dai musicisti Rock per superare quella fase adolescenziale identificabile con il rock'n'roll. Quale modo più sbrigativo ci poteva essere per conseguire la maggiore età se non il matrimonio con chi la maggiore età l'aveva già raggiunta da un pezzo? Un po' come fa il bambino quando, frequentando gli adulti e atteggiandosi ad adulto, crede di essere diventato adulto a sua volta.
Il Progressive era qualcosa di diverso, con esso l'idea dell'evoluzione non era più spontanea e fisiologica ma diventava consapevole. La differenza era la stessa che c’è fra l’arboricolo che scende a terra perché il cibo nelle piante è terminato e l’arboricolo che scende a terra perché capisce coscientemente che quello è l’unico modo per sopravvivere ed evolversi.Jon_Lord
Il Rock Progressive rappresentava la forma matura del Rock, una contraddizione dal momento che il Rock era un soggetto della cultura giovanile, tanto matura che ben presto raggiunse la sua fase senile e fu costretto a una totale rigenerazione, anche attraverso varie forme di revival. Il Rock Progressive, nelle sue forme più compiute, rappresentava il tentativo di unificare tutto ciò che l’aveva preceduto in un’unica forma di Musica Totale. Il Rock Progressive, in quanto non genere ma attitudine, può essere perciò già individuato all'interno di tutte le altre forme assunte dal rock nella fase della sua crescita. I Red Crayola, ad esempio, nel loro miscelare psichedelia, tradizioni folk, minimalismo, rumorismo e sperimentazioni di vario tipo sono un gruppo sostanzialmente Progressive.
Pertanto il Rock Neoclassico non è affatto il Rock Progressive, seppure in alcuni casi le due forme possano coincidere, ed è per esempio assolutamente fuori luogo considerare Progressive un gruppo di Rock Neoclassico come i Procol Harum che, in realtà, non lo sono più di quanto lo siano stati i Cream o i Santana.Vangelis_Papathanassiou
Allo stesso tempo ci sono gruppi Progressive come Family, Henry Cow, Third Ear Band, Area e High Tide nei quali non c’è nessuna forma di Neoclassicismo.
Quindi, nel percorso evolutivo, il Progressive non può essere rappresentato dalla riproposizione di vecchi stili quanto piuttosto dalla ricerca del nuovo, ricerca da fare magari utilizzando proprio quei vecchi stili, e in tale ottica sono da considerare tali i Wire, il Pop Group e i primi Pere Ubu, mentre non sono assolutamente progressive revivalisti come i Porcupine Tree e i Marillon.
Il concetto che intendo esprimere è che una musica Psichedelica, Neoclassica o Hard, se è tale nel 1970 sarà Psichedelica, Neoclassica o Hard qualora venga registrata nel 1980, nel 1990 … perfino nel 2020. Una musica che era progressive nel 1970 non lo sarà più qualora venga registrata 10, 20, 30 o 40 anni dopo. In pratica la stessa strada asfaltata, lastricata, sterrata o inghiaiata resterà sempre asfaltata, lastricata, sterrata o inghiaiata, mentre una strada che oggi si può definire come scorrevole non potrà essere definita allo stesso modo fra 10 o 20 anni, o almeno non lo si potrà fare senza tenere conto del progresso e dell’evoluzione che ci sono stati nel frattempo.Mellotron
Ma torniamo a noi per vedere un po' quali sono gli elementi che vanno a definire uno stile Neoclassico?
In primis ci sono la rilettura di composizioni del repertorio classico, che è senz’altro l’elemento più caratterizzante, e l'utilizzo di motivi ripresi dal repertorio classico per la creazione di nuove canzoni.
In secondo luogo la scrittura o l'arrangiamento di brani nuovi utilizzando modelli ripresi dalla musica classica.
In terzo luogo l'utilizzo di strumenti tipici delle musica classica quali organo, clavicembalo, violino e flauto.
In quarto luogo l'utilizzo di formazioni da camera o orchestrali d'impostazione classica.
Il Rock Neoclassico, infine, ha rappresentato l'espugnazione della fortezza rock da parte di musicisti dalla solida preparazione accademica.
Al suo interno convivono forme diverse catalogabili come Rock Romantico, Rock Sinfonico, Rock Barocco e altro ancora, ma questo non vuol dire che tutto il rock che presenta dei barocchismi debba essere catalogato come tale, e pur essendo un fenomeno tipico della seconda metà degli anni ’60 e dei primi ’70 si può individuarne l’influenza in alcune forme musicali degli anni successivi, fino ad oggi, sia in formazioni e/o in brani d'impostazione neoclassica sia in generi musicali quali il Metal e il Rock Gotico.sintetizzatore_moog
Qualunque sia il giudizio critico sul Rock Neoclassico è fuor di dubbio che quei precursori hanno comunque indicato nuovi orizzonti per la musica.
Va comunque puntualizzato che non sempre quello che sembra Rock Neoclassico lo è. Esemplare è il famoso Concerto per Patty di Patty Pravo, che da alcuni viene addirittura additato quale esempio primaticcio di Musica Progressive. In realtà si tratta di una semplice canzone di musica leggera orchestrale dilatata nei tempi della sua durata. Il fatto è che le orchestre di musica leggera e da film, entrambe in rapporti di buon vicinato con il rock, hanno mantenuto da sempre una linea di collegamento con la Musica Classica, non foss’altro perché i direttori di quelle orchestre avevano una preparazione di tipo classico accademico (vedi Ennio Morricone o Burt Bacharach).
Fatto sta che la musica classica più formale, che il Rock 'n' Roll aveva buttato fuori dalla porta a calci in culo, era immediatamente rientrata dalla finestra, tramite il cavallo di troia rappresentato dalla musica leggera, nell’edificio adibito alla confezione della musica giovanile. Quindi il Concerto per Patty non ha niente a che fare con il Rock, e di conseguenza con il Rock Neoclassico e/o con il Rock Progressive, nonostante la Patty abbia sempre flirtato con il pubblico del rock. In caso contrario anche Il Nostro Concerto di Umberto Bindi (1960), e magari anche altre canzoni simili, dovrebbe essere considerato un pezzo precursore del progressive.Procol_Harum
In egual misura non può essere considerato Neoclassico un musicista come Frank Zappa che faceva una sua musica sostanzialmente classica senza fare della musica formalmente tale, allo stesso modo in cui Jimi Hendrix faceva musica jazz senza fare formalmente del jazz. Azzarderei che Zappa, laddove i neoclassici riprendevano dalla Musica Classica idee e moduli per comporre della musica rock, componeva una sua musica (rock?) che poteva benissimo essere suonata da orchestre e/o ensemble classici.
Neanche gli Area, che in “Maledetti” compiono un'operazione sperimentale andando a destrutturare il Concerto Bradenburghese n. 3 di Bach, possono essere ammucchiati nel covone del Rock Neoclassico. Il Massacro Di Bradenburgo Numero Tre In Sol Maggiore è infatti un autentico massacro al quale sottintende una critica feroce alla musica classica, altroché neoclassicismo.
Gruppi come Genesis, Van Der Graft e (tranne qualche piccolo scivolone nel genere) King Crimson non possono essere considerati quali gruppi di Rock Neoclassico, dal momento che nella loro musica ci sono sicuramente il rock e influenze della musica classica, ma sono soltanto elementi di un impasto molto più complesso e, comunque, molto personalizzato che può realmente essere definito come Rock Progressive tout court.
Ma è bene, a questo punto, stendere una cronologia ragionata a proposito della nascita e dell’ascesa del Rock Neoclassico.
Bisogna arrivare al 1966 per poter parlare effettivamente di Classic Rock, e sono i Beatles a creare l'occasione con Eleanor Rigby, una canzone suonata interamente da un doppio quartetto d'archi e arrangiata in modo indubbiamente barocco. Certamente gli stessi Beatles, e altri, avevano già utilizzato sezioni d’archi in alcuni brani (nel caso specifico dei Beatles in Yesterday), ma si trattava di sovrastrutture d’accompagnamento che si rifacevano alla musica leggera orchestrale. In Eleanor Rigby gli archi rappresentano invece il motivo conduttore, con la presenza del gruppo limitata alle parti vocali, e con la musica che richiama apertamente quelle strutture svolazzanti tipiche dell’epoca vivaldiana.
La vera esplosione del Classic Rock risale però al 1967, anno in cui furono pubblicati almeno tre fra i capisaldi di un genere musicale che si manifestò soprattutto in Inghilterra, nonostante validi esempi americani, dove curiosamente molti dei gruppi che fecero del Neoclassico la loro bandiera provenivano da esperienze Rhythm And Blues.
A questo punto serve un inciso a proposito dell’Organo Hammond, uno strumento meno costoso dei tradizionali organi da chiesa e facilmente trasportabile nelle sale da concerto, che ebbe estrema importanza nello sbocciare del Rock Neoclassico. Inizialmente l’Organo Hammond ebbe una buona diffusione nel jazz, nel Rhythm & Blues e nel soul, attraverso organisti innovatori quali Jimmy Smith, Larry Young, Lou Bennett, Booker T. Jones e, di conseguenza, venne adottato da quei musicisti bianchi vicini al Rock che comunque si rifacevano ai generi musicali citati (Al Kooper, Brian Auger, Steve Winwood…). Ecco così spiegato l’arcano per cui molti dei musicisti che fecero il Rock Neoclassico provenivano da esperienze Rhythm & Blues.
I Moody Blues, ad esempio, erano attivi come gruppo Rhythm & Blues già dal 1964 e avevano ottenuto un successo mondiale con il singolo Go Now, incluso anche nel loro primo album “The Magnificient Moodies” del 1965. Gli elementi caratteristici del gruppo erano rappresentati dalle tastiere di Michael Pinder, dal flauto di Ray Thomas e dalle armonie vocali in stile beatlesiano. L'insuccesso dei singoli successivi e un rimaneggiamento nella formazione portarono il gruppo a elaborare un rock melodico dalle tinte morbido-psichedeliche. Nel 1967 ricevettero la proposta di reinterpretare in chiave rock la sinfonia Il nuovo mondo di Anthonin Dvořák. Il lavoro, eccessivamente laborioso da realizzare, non andò in porto ma al suo posto venne registrato e pubblicato uno degli album più influenti della musica rock (almeno presso quel settore di musicisti e pubblico meno legati alla sporcizia del rock più garage e stradaiolo e vicini invece alla melodia e alla raffinatezza). Il disco vanta il primato quale album per gruppo rock e orchestra sinfonica, oltre ad essere uno dei primi concept album, forse il primo in assoluto, nel suo narrare una giornata nella vita di un uomo qualunque e nel suo miscelare brani narrati, canzoni e intermezzi orchestrali. La London Festival Orchestra, diretta da Peter Knight, diede il suo essenziale contributo alla riuscita finale di questa pietra miliare che si rifà smaccatamente al post-romanticismo classico e che, sull’onda della popolarità raggiunta dal singolo Night In White Satin, ha venduto un tritio di copie.
Sempre al 1967 risale la pubblicazione del singolo A Wither Shade Of Pale che fu un successo planetario dei Procol Harum, entità nata dalle ceneri del gruppo R & B Paramounts. I Procol Harum si caratterizzavano per la presenza di due tastieristi (Gary Brooker al piano e Matthew Fisher all'organo), di un chitarrista hendrixiano (Robin Trower) e di un paroliere (Keith Reid) che faceva praticamente parte della line up alla maniera di quello che poi succederà con Pete Sinfield nei King Crimson.
Il brano, il cui attacco ricorda When A Man Loves A Woman di Percy Sledge, e di conseguenza ha un suo tiro soulful, si distingue per un'introduzione strumentale creata attraverso la sovrapposizione di due arie bachiane (la Suite per orchestra N° 3 e il corale Wachet auf, ruft uns die Stimme). In un altro brano, incluso nel primo LP eponimo del gruppo (lo strumentale Repent Walpurgis) il dialogo fra l'Hammond e la chitarra, chiaramente hendrixiana, è inframezzato dal pianoforte che cita sia il Preludio N. 1 in Do maggiore (ancora di JS Bach) sia l’apertura del Concerto per pianoforte N° 1 di Tchaikovsky. Curiosità vuole che Repent Walpurgis uscì in Italia su singolo con il titolo modificato in Fortuna e diventò un grande successo sia nei jukebox sia nelle sale da ballo, dove era richiestissimo a quei gruppi che proponevano dal vivo un repertorio fatto di successi del momento. In tempi più recenti è stata pubblicata una versione più lunga di questo brano dove un più ampio spazio viene riservato agli interventi del pianoforte (la trovate sulla raccolta in CD “Pandora’s Box” del 1999).
Sul modello di A Wither Shade Of Pale i Procol Harum scriveranno poi altre canzoni di successo come Homburg e A Salty Dog.
Il 1967 è anche l'anno in cui al di là dell'oceano venne pubblicato uno dei dischi più originali prodotti in ambito Neoclassico, quel “Forever Changes” dei Love che miscela psichedelia e musica barocca con elementi modernisti (esemplare la sezione ottoni) attraverso il sapiente incastro fra il gruppo rock e un'orchestra da camera con 5 violini, 1 viola, 1 violoncello, 1 contrabbasso, tre trombe e un trombone. Sono soprattutto l'amalgama fra i vari elementi (folk, rock e classica), l'equilibrio e la sobrietà, la finezza e la raffinatezza degli arrangiamenti, caratteristiche che “Forever Changes” possiede diversamente da altre operazioni simili, a fare di questo disco una delle opere più importanti, più influenti e più riuscite dell'intera musica rock.
Allo stesso anno risale l'esordio dei Nice, considerati come uno dei più importanti gruppi del Classic Rock che, però, travalicavano in direzione Progressive, ponendosi quali antesignani di questa attitudine. Quella prima formazione del gruppo è solo indicativa degli sviluppi successivi, dal momento che l'organista Keith Emerson era affiancato dal chitarrista David O'List, oltre che dal bassista Lee Jackson e dal batterista Brian Davison, a definire uno standard strumentale comunque più classicamente rock. Keith Emerson, che si era fatto le ossa in gruppi che suonavano musica jazz e musica per cinema, è sicuramente, al di la delle spacconate, uno degli strumentisti più importanti sia nel rock dell'epoca sia nello sviluppo di quella musica che in seguito sarà definita come Post Rock. Il disco d'esordio, “The Thoughts Of Emerlist Davjack”, conteneva una miscela di elementi che andavano dai richiami classici, a quelli jazz, al rock e al folk, e conteneva anche una Rondo che oltre al modello barocco si rifaceva alla Blue Rondo à la Turk di Dave Brubeck.
Quello successivo fu un anno di consolidazione per il Rock Neoclassico. È possibile trovarne esempi anche in angoli insospettabili, come ad esempio nel primo disco di Jeff Beck, dove c'era un bel Beck's Bolero. Comunque, considerando l'influenza di Beck nel Metal e considerando che il Metal stesso è uno dei generi più influenzati dalla musica classica, questa escursione del chitarrista inglese nei meandri del neoclassicismo è forse meno illogica di quanto può sembrare a prima vista. Anche il terzo disco dei Doors, “Waiting For The Sun”, conteneva un suo tributo al classicismo, ed era il motivo di Asturias, del compositore spagnolo Isac Albeniz, che veniva utilizzato all'interno di Spanish Caravan. Il tastierista Ray Manzarerk dimostrerà comunque il suo attaccamento alla tradizione classica incidendo, anni dopo, una sua versione dei “Carmina Burana” nell'arrangiamento di Orff, e così anche questo exursus dei Doors finisce per apparire meno illogico di quanto può sembrare.
Nello stesso 1968, con l'abbandono del chitarrista, i Nice si affermarono come uno dei primi gruppi rock privi di chitarra. È quello l'anno di Ars Longa Vita Brevis, che è la prima vera sinfonia per gruppo e orchestra. Sul primo lato del disco c'era l'arrangiamento per gruppo rock dell'Intermezzo dalla Karelia Suite di Sibelius. Il terzo movimento della suite Ars Longa Vita Brevis è invece un'estensione dell'Allegro tratto dal Concerto Brademburghese N° 3 di Johann Sebastian Bach. Musicalmente il gruppo si poneva in una posizione di rottura, la stessa tenuta dai Soft Machine in ambito Jazz-Rock, ma purtroppo mostrava carenze piuttosto marcate per quanto riguarda l'aspetto vocale, la qual cosa lo relegava parecchie leghe indietro rispetto al gruppo di Robert Wyatt (che allo scadere dell'anno, in “Volume Two”, si presentarono pure loro con una formazione a tre con organo, basso, batteria e senza chitarra).
Di carenze vocali non ne avevano invece gli Aphrodite's Child, gruppo basato sull'organo di Vangelis Papathanassiou e sulla splendida voce di Demis Roussos. Nel 1968 il trio di origini greche pubblicò un primo album contenente il grande successo Rain And Tears, canzone melodica costruita intorno a un Canone in re maggiore di Pachebel. Purtroppo quel grande successo stigmatizzò il gruppo e ottime canzoni come End Of The World e I Want To Live, dal tiro meno commerciale, non riuscirono in seguito né a ripetere il successo di vendite di quel primo singolo né a conquistarsi un posto nel cuore degli appassionati più esigenti.
Un'altra perla uscita in quell'anno è Anthem dei Deep Purple, dal loro secondo album “The Book Of Talyesin”, brano in cui l'organista del gruppo Jon Lord dava sfogo alla sua predisposizione per gli arrangiamenti orchestrali, dal momento che dopo una prima parte cantata e suonata dal gruppo il brano scivola in una seconda parte caratterizzata da un arrangiamento d'archi in perfetto stile neoclassico. Dopo il grande successo ottenuto con la versione in chiave soul-e-delica di Hush, una canzone scritta da Joe South, i cinque inglesi stavano cercando una propria strada fra hard rock e classicismi, decidendo in seguito per la prima opzione senza tuttavia abbandonare mai le influenze della musica classica presenti nel loro sound.
Con “In Search Of The Lost Chord” i Moody Blues adottarono il mellotron che, seppure quel disco ripiegasse verso una forma di psichedelia morbida e melodica, sarà in seguito uno strumento molto importante sia nel Classic Rock sia nel Progressive. Lo strumento - una tastiera proto-elettronica basata su nastri preregistrati che, azionati dai tasti, potevano riprodurre il suono di intere sezioni strumentali e/o orchestrali – era già stato utilizzato sporadicamente e sperimentalmente da Graham Bond, Beatles e altri, ma è proprio con i Moody Blues che iniziò ad essere usato in modo sistematico. Anche al di la dell'Oceano Atlantico in quell'anno accaddero cose degne di nota.
Ho avuto più di un ripensamento prima di decidermi a inserire il nome di Van Dyke Parks in questo articolo. Anche se non può essere considerato come un musicista di Rock Neoclassico, nondimeno nel suo primo disco “Song Cycle” utilizzava alcuni mezzi tipici del mondo classico e/o della musica leggera orchestrale per entrare dentro alle musiche popolari della tradizione americana creando un certo scompiglio, tanto che il disco venne male accolto sia dalla critica specializzata sia dal pubblico. Si tratta quindi di un musicista che si pone ai margini, perfino rispetto alla storiografia rock (figurarsi rispetto a quella del Rock Neoclassico), anche se il fatto di aver inserito Aquarium (dal “Carnaval Des Animaux” di Saint-Saëns) nel suo ultimo “Songs Cycled” del 2013 la dice lunga sui suoi interessi e sulle sue reali influenze.
I Vanilla Fudge, guidati dall’organista Mark Stein, pubblicarono in quell’anno “The Beat Goes On”, uno degli album più stravaganti della storia del rock, dove la canzone di Sonny Bono, ripresa in più versioni, faceva da collante alle varie parti in cui era diviso il disco. Sotto la supervisione del produttore Shadow Morton, vero ideatore dell'ellepì, il gruppo registrò infatti un insieme di sketch che condensavano secoli di musica e di storia, e fra i riferimenti classici c'era la breve ripresa del Mozartiano Divertimento No. 13 in F Major e una fantasia con Fur Elise e Moonlight Sonata di Beethoven. Quest’ultima venne pubblicata in Italia anche su singolo, riscuotendo un discreto successo. I Vanilla non rimasero soddisfatti dell’esperimento anche a causa della critica, abituata a confrontarsi con la classica raccolta di canzoni, che lo stroncò impietosamente. Se fosse stato realizzato da un concretista qualsiasi (Parmegiani, Ferrari, Henry …) sono certo che “The Beat Goes On” sarebbe stato valutato diversamente.
Ai newyorchesi Vanilla Fudge risposero dalla california i Fever Tree, gruppo psichedelico guidato dall'organista, clavincembalista e flautista Rob Landes, che si distingueva particolarmente per alcuni arrangiamenti neoclassici. Al loro primo disco eponimo collaborarono gli arrangiatori orchestrali Gene Page e David Angel. Al secondo di loro, che aveva già collaborato con i Love di “Forever Changes”, si deve un medley d'apertura che nella prima parte riprende laToccata e Fuga di Bach e nella seconda cita La sagra della primavera di Stravinskij.
Il 1969 rappresenta forse l'anno migliore per il Classic Rock, soprattutto per merito di due avvenimenti eccezionali. In primis gli Who pubblicarono “Tommy”. Il disco non si avvaleva di orchestre né di arrangiamenti eccessivamente classicheggianti, ma riprendeva comunque una delle forme più tipiche della cultura classica: l'Opera. Erano già state pubblicate opere rock, ma si trattava sostanzialmente di semplici raccolte di canzoni che avevano dei personaggi e, nel loro insieme, raccontavano una storia. “Tommy” era una cosa diversa, al suo interno ci sono una Overture e una Underture, alcuni temi ricorrono in tutta l’opera, i brani sono a volte impostati come veri e propri dialoghi, come corali o come semplici sketch. “Tommy” venne riproposta anche in un film e in una versione teatrale, con un cast di attori protagonisti e con accompagnamento orchestrale per le musiche. Così gli Who aprirono davvero la strada a un rock operistico che si concretizzò negli anni successivi in lavori famosi come “Jesus Christ Superstar”, “The Wall” e “Quadrophenia” (quest’ultimo ideato ancora una volta dal gruppo di Pete Townshend). Il rock operistico avrà comunque una sua influenza in tutta la musica rock, soprattutto nel Progressive, anche quando la rappresentazione non vorrà essere tale: pensate soltanto al Peter Gabriel che nei concerti dei Genesis cambiava continuamente personaggio e travestimento.
Il secondo avvenimento importante del 1969 è rappresentato dall’esordio discografico dei Renaissance, che nacquero dalle ceneri degli Yardbirds (ne facevano parte il chitarrista Keith Relf e il batterista Jim McCarty, oltre a Paul Samwell-Smith in veste di produttore, mentre gli altri componenti del gruppo erano Louis Cennano al basso elettrico, John Hawken al pianoforte e clavicembalo e Jane Relf, sorella di Keith, al canto e alla percussioni). Si tratta di uno dei gruppi più importanti del Rock Neoclassico, anche perché con quel primo disco ruppero con la tendenza ad utilizzare motivi di compositori famosi per presentare esclusivamente canzoni scritte interamente da loro stessi. La predilezione per coloriture tenui e delicatamente folksy li allontanava anche dal Neoclassico inglese più epico e pomposo facendo invece pensare all’opera dell’americano Van Dyke Parks. I Renaissance, più che alla musica barocca o romantica, sembravano rifarsi all’impressionismo di Debussy, Satie e Ravel.
I Nice, nel loro terzo disco eponimo, presentarono una straordinaria versione live di Rondo, anche se nell’insieme il disco conteneva meno neo-classicismi del solito.
I Moody Blues, che nel precedente “In Search Of The Lost Chord” avevano introdotto il mellotron alla loro strumentazione, con “On The Threshold Of A Dream” tornarono invece a miscelare armonie vocali soul, psichedelia e spunti classicheggianti.
I Jetrho tull, gruppo che miscelava spunti jazz, blues, folk e classici, pubblicarono un secondo disco che aveva molti arrangiamenti orchestrali, opera di David Palmer, e che conteneva anche una loro versione di Bourée (la Suite per liuto n° 1 BWV 996 di J.S. Bach).
I Vanilla Fudge realizzarono il loro capolavoro, una versione di Some Velvet Morning (di Lee Hazlewood) dove la parte cantata, proposta come fosse un soffuso inno da chiesa o un canto pastorale, veniva alternata ad epiche sferzate in crescendo dell'organo Hammond, a citare il quarto movimento (Rondies Printanières) della “Sagra della Primavera” di Stravinskij (per Some Velvet Morning è preferibile orientarsi sulla versione estesa contenuta nell’album “Near The Beginning” invece che su quella pesantemente tagliata del singolo).
I Deep Purple raggiunsero il traguardo del “Concerto For Group And Orchestra”, con la Royal Philharmonic Orhestra, nel quale esordì il nuovo cantante Ian Gillan, ma ancor più importante è una suite in tre parti intitolata April, che venne inclusa nel loro terzo disco eponimo registrato con la vecchia formazione, dove l'idea sembra quella di scomporre Anthem in più sezioni. La prima parte di April è un suggestivo strumentale, dal sapore western, per organo, chitarra acustica, chitarra elettrica e timpani, la seconda parte è suonata da un'orchestra da camera di 12 elementi e la terza parte è invece cantata e suonata dal gruppo.
È sempre un'organista, Rick Wright dei Pink Floyd, che in “Ummagumma” aggiunge un gioiellino alla saga del Rock Neoclassico. Sysyphus è un brano in quattro parti nel quale i neoclassicismi più tipici si miscelano con tendenze più moderne quali il minimalismo e la musica contemporanea. Wright si spinge ben oltre le logiche del neoclassicismo e, al pari di quanto farà in altri ambiti l'Hugh Hopper di “1984”, prefigura futuri scenari di ambient dark-industrial. Magistrale.
É dell'anno successivo una nuova prova per gruppo e orchestra, e questa volta furono i Nice che con Five Bridges realizzarono un'opera particolarmente interessante. La suite è divisa infatti in 5 parti così articolate: 1) Fantasia con l’orchestra e gli interludi del piano di Emerson, 2) Second Bridge con il solo gruppo, 3) Chorale con la voce di Jackson, l’orchestra e gli interludi del piano trio, 4) High Level Fugue con il piano trio in forma jazzata e 5) un Finale che riprende il Second Bridge con addizionata una sezione fiati formata da alcuni quotati strumentisti jazz (Joe Harriott, Peter King, Chris Pyne, Alan Skidmore, John Warren e Kenny Wheeler). L’orchestra che accompagna i Nice è la Sinfonia Of London diretta da Joseph Eger. Si tratta di un esperimento azzardato, forse non completamente riuscito, ma comunque molto importante anche perché ha caratteristiche indubbiamente proto-progressive.
Il secondo lato del disco è più tipicamente neoclassico con arrangiamenti da Sibelius (Intermezzo dalla “Karelia Suite”), Tchaikovsky (3° movimento dalla “Sinfonia N° 6 Patetica”) e Bach (“Concerto Brademburghese N° 6”).
I Pink Floyd, con la suite in 5 movimenti Atom Heart Mother, pubblicarono il loro capolavoro Neoclassico. Gli arrangiamenti orchestrali sono di Ron Geesin e a suonare è la Abbey Road Pops Orchestra. In realtà la suite è molto meno neo-classica di quanto può sembrare e forti sono al suo interno i richiami alla musica per il cinema.
I Renaissance pubblicarono il loro secondo disco, ma solo in Germania, che è l'ultimo prima dello scioglimento e della rinascita del gruppo con una line up totalmente diversa.
Sperimentazione rock, minimalista e barocca anche per gli esordienti Curved Air, caratterizzati dal violino elettrico di Darryl Way, oltreché dalle tastiere e chitarra del leader Francis Monkman e dalla voce di Sonja Kristina. “Airconditioning”, uno dei primi picture disc in assoluto, contiene i brani Vivaldi e Vivaldi With Cannons.
Anche i King Crimson, ben al di la del barocchismo di alcune composizioni, si accodarono sporadicamente al Classic Rock più verace, e nel secondo disco “In the Wake of Poseidon” utilizzarono un motivo dai Pianeti di Holst (esattamente Mars – The Bringer Of War su Merday Morn, la prima parte di The Devil's Triangle). Sulla suite Lizard, dal terzo disco eponimo, c'era poi un Bolero con una melodia ispirata alla Sonata per flauto e pianoforte op.94 di Sergej Prokof'ev.
Ma il 1970 fu soprattutto l'anno dello scioglimento dei Nice e della formazione degli Emerson, Lake & Palmer, che ne proseguirono il discorso in maniera meno innovativa ma qualitativamente superiore, visto il maggior talento di Lake e Palmer rispetto ai più mediocri componenti dei Nice. La vera novità era comunque rappresentata dall'introduzione del Moog, da parte del tastierista, che lo utilizzò a fianco dei classici pianoforte e organo Hammond. Il disco d'esordio del trio conteneva il rifacimento dell'Allegro Barbaro di Bartók (The Barbarian) e della Sinfonietta di Leóš Janáček (Knife Edge). Ma anche il primo brano del secondo lato, The Three Fates, aveva un'impostazione classicheggiante (organo da chiesa e pianoforte da tipica sonata).
Nel 1971, con i “Pictures At An Exhibition” di Mussorgsky rifatti da EL&P, avvenne la più mastodontica rilettura in chiave rock di un'opera classica. Elemento caratterizzante era proprio l'utilizzo del moog da parte di Keith Emerson. Dal punto di vista della trascrizione di brani classici per synth non si trattava comunque di una novità, dal momento che c'era già stato il musicista elettronico Walter Carlos che in “Switched-On Bach” (1968) aveva ‘sintetizzato’ il grande compositore tedesco.
In quell’anno pubblicò il suo primo LP anche la Electric Light Orchestra formata dagli ex Move Roy Wood e Jeff Lyne. Le strutture e le melodie erano dichiaratamente beatlesiane mentre gli arrangiamenti erano di tipo barocco … si trattava chiaramente dei figliocci di Eleanor Rigby.
Con il loro quarto album, “Fragile”, gli Yes accolsero in formazione il tastierista Rick Wakermann, musicista dalla solida preparazione classica. Fu proprio Wakerman che compose Cans And Brahms, un brano ispirato al terzo movimento della “Quarta Sinfonia” di Johannes Brahms. In Italia vide invece la luce il “Concerto grosso per i New Trolls”, opera d'impostazione barocca nella quale il gruppo genovese collaborava con il composoitore / direttore d'orchestra Luis Enriquez Bacalov.
Sempre nel 1972 John Cale, musicista di derivazione accademica, con “Academy In Peril” pubblicò il suo album d'impostazione più classica. Il disco, realizzato in parte con la collaborazione della Royal Philarmonic Orchestra, spostava l'ago della bilancia in direzione di un Neoclassicismo modernista. Cale, nel contesto dei Velvet Underground, era stato fra i primi a introdurre una preparazione di tipo classico in una formazione rcck. Con “Academy In Peril” riportava la sua esperienza di rocker, ma anche quella effettuata negli ambienti della sperimentazione minimalista, in ambito accademico, creando chiaramente scompiglio (da qui l'accademia in pericolo). In realtà di rock ce n'è poco ma, e questo è il fatto importante e dirompente, per la prima volta un disco d'impostazione classica era chiaramente diretto ad un pubblico rock. Il disco è suddiviso in brani per pianoforte (il significativo Brahms e The Academy In Peril), per orchestra (3 Orchestral Pieces), per pianoforte e orchestra (John Milton), più un appunto disegnato per la sua viola e la voce narrante di Larry Smith (Legs Larry At Television Centre) e alcune delizie zappiane contaminate da varie cifre stilistiche e dotate di una certa indole cabarettistica (The Philosopher, Days Of Steam e King Harry).
Nello stesso anno gli antesignani Procol Harum realizzarono il loro concerto per gruppo e orchestra con l'accompagnamento della Edmonton Symphony Orchestra, chiudendo così il periodo fondamentale nella nascita e nello sviluppo di un Rock Neoclassico che, a quel punto, aveva comunque conseguito i suoi risultati più importanti, quello di modificare l'atteggiamento del pubblico Rock nei confronti della Musica Classica e, soprattutto, quello di modificare l'atteggiamento nei confronti del Rock da parte di chi ascoltava la Musica Classica.






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Xabier Iriondo  

Osvaldo Coluccino  

Osvaldo Arioldi Schwartz (Officine Schwartz)  

Zero Centigrade  

i cantautori  

(la famosa etichetta) Trovarobato  

die schachtel: della maggiore età  

4 donne  

violoncello  

Chaos Tape(S)  

compilation  

D.S. al Coda (the record label)  

Osaka Kyoto Sounds
(con intervista a Go Tsushima dei Psychedelic Desert)
 

(etre) / Wondrous Horse / Harps Of Fuchsia Kalmia  

tamia  

drum, bass... and carmel  

L’Enfance Rouge (articolo e intervista a François R. Cambuzat)  

chinoise (con intervista a Yan Jun)  

figli di un dio minore: ghigo  

figli di un dio minore: fifty foot hose  

figli di un dio minore: ich schwitze nie  

figli di un dio minore: rites of spring / happy go licky  

figli di un dio minore: crust  

figli di un dio minore: antelope  

figli di un dio minore: kletka red  

figli di un dio minore: the blocking shoes  

figli di un dio minore: debora iyall / romeo void  

figli di un dio minore: stretchheads  

figli di un dio minore: bobby jameson  

figli di un dio minore: distorted pony  

figli di un dio minore: dark side of the moon  

figli di un dio minore: los saicos  

figli di un dio minore: the centimeters  

figli di un dio minore: chetro & co.  

figli di un dio minore: songs in the key of z  

figli di un dio minore: mondii  

figli di un dio minore: TCH (this crepuscular hour)  

figli di un dio minore: bridget st. john  

figli di un dio minore: thule