figli di un dio minore: bobby jameson    
di mario biserni (no ©)




Diceva Mao: «ci sono morti che pesano come una piuma, e altri che pesano come una montagna». Quello che Mao non diceva è che non sempre vengono usate né la stessa bilancia né la stessa unità di misura. Se così non fosse non si spiegherebbe perché della scomparsa di Robert Parker Jameson (20 Marzo 1945 – 12 Maggio 2015) non se n’è accorto quasi nessuno. Eppure ha avuto i suoi momenti di gloria e qualcuno aveva prefigurato per lui un futuro da grande rock-star.
Anche la storiografia ufficiale fa acqua, persa com’è fra realtà e leggenda, ma si può senz’altro stabilire che Jameson esordì discograficamente nel 1963 con un singolo in stile surf accreditato a Bobby James (alla chitarra c’era Elliot Ingber, poi con Zappa, Fraternity Of Man e Beefheart).
Nell’anno successivo incontrò Tony Alamo che divenne il suo manager e spergiurò che ne avrebbe fatto «the star of the century» e, con il nome mutato in Bobby Jameson, gli fece pubblicare due singoli, per la sua Talamo Records, nei quali era messo a punto uno stile che miscelava blue-eyed soul e white-blues con il nascente folk psichedelico.
Il buon successo ottenuto da I Wanna Love You / I’m So Lonely, unito alle credenziali offerte dal suo amico PJ Proby, suscitarono l’interesse di Andrew Loog Oldham, manager dei Rolling Stones, che lo volle a Londra dove gli fece registrare un singolo per la Decca. Sul lato A c’era All I Want Is My Baby, scritta dallo stesso Oldham con Keith Richards, e sul lato B Each And Every Day, firmata Jagger / Richards. Oldham era il produttore, Richards il direttore musicale e alle chitarre, quasi sicuramente, c’erano Jimmy Page e lo stesso Richards, mentre ai cori faceva la sua comparsa Mick Jagger. I due brani, che riflettevano chiaramente la vena beat consona si loro autori, non ottennero il successo sperato nonostante la loro ottima qualità.
Jameson rimase momentaneamente in Inghilterra dove pubblicò un altro singolo affidandosi al produttore Harry Robinson e all’etichetta da questi avviata insieme a Chris Peers e Chris Blackwell (la Brit Records).
Considerato il nuovo insuccesso Jameson tornò in America dove venne contattato dalla Mira Records che gli fece una proposta indecente da realizzare con la sussidiaria Surrey Records. Ne nacque una delle vicende più incredibili, intricate e assurde rintracciabili nella storia del rock. Copio e incollo dal sito psychedeliccentral.com: «Upon returning to Los Angeles Bobby befriended producer Marshall Lieb; who was in the process of producing a debut release under the Surrey Records label for an artist by the name of Chris Ducey; with the album covers already printed and ready for release. However, due to contractual issues the project went limbo. At which time, Lieb coerced Jameson into writing and recording a new batch of tunes based on Ducey's existing song titles; and “Songs of Protest and Anti-Protest” was finally released - now credited to Chris Lucey; upon release the album cover was altered from the origianl Chris Ducey cover to featuring a photo of Rolling Stones Brian Jones, instead of Chris Lucey aka Bobby Jameson for reasons unknown …».
Il disco venne stampato in Inghilterra dalla Joy Records con titolo “Too Many Mornings”, con accreditamento al suo vero autore Bobby Jameson e, tanto per aumentare la confusione, con il titolo di una canzone cambiato da With Pity, But It’s Too Late in Just One Of Those Days.
Chiaramente non ci fu alcuna promozione e "Songs of Protest and Anti-Protest" morì sul nascere, per essere recuperato in seguito portando a paragoni, tutt’altro che infondati, con “Forever Changes” dei Love, pubblicato comunque due anni dopo. Il giornalista americano Richie Unterberger ha scritto: «There aren't many albums of the time that bear an unmistakable Love similarity, but “Songs of Protest and Anti-Protest” is one of them. Both the vocals and songwriting bear strong recollections of early Arthur Lee, with the melodic but wistful folk-rock chord changes, occasional Latin jazz tempos, occasional gruff folk-blues downbeat atmosphere, probing yet vague lyrics, and oddball production»; e Dean McFarlane su AllMusic: «This sought after psychedelic pop gem... [is] often compared to Love's “Forever Changes”, in that it is an intricate exploration of sophisticated arrangements and bleak and twisted lyricism... [It] may have been a little too courageous for its time, tackling blues, exotic - almost lounge arrangements and pure pop psychedelia. Its beauty is in its absolute fracture and collage of a million and one ideas».
Sempre attraverso la Mira Records Jameson entrò in contatto con il gruppo garage The Leaves, che pubblicava per l’etichetta, e con l'accompagnamento del loro chitarrista Bill Rinehart e del batterista originario dei Love Don Conka registrò all’inizio del 1966 un singolo con Viet Nam e Metropolitan Man. La prima è un torrido rock-blues che può benissimo far concorrenza a Gloria dei Them, per quanto riguarda la musica, e a I Feel Like I'm Fixin' To Die di Country Joe, per quanto riguarda il testo, mentre la seconda è un'invettiva acida sospesa fra Bpb Dylan e la ballata punk. Jameson cantò i due brani anche nel cult-film “Mondo Hollywood”, al quale partecipò insieme alla sua ragazza Gail Sloatman (che in seguito diventerà la moglie di Frank Zappa).
Purtroppo nel disco con la colonna sonora del film è stata inclusa solo Viet Nam.
Da parte loro i Leaves avevano registrato una versione di Girl From The East, una delle canzoni di "Songs of Protest and Anti-Protest", per includerla nel loro disco d’esordio “Hey Joe”.
In quello stesso periodo sembra che Jameson venne preso in considerazione per ricoprire un ruolo nei Monkees, ma che rifiutò l’offerta partecipando invece alle proteste contro la guerra in Vietnam (anche alla famosa “Sunset Strip riots”).
Ancora nel 1966 ci fu una session di registrazione in collaborazione con Frank Zappa, in veste di arrangiatore e alla chitarra solista, alla quale parteciparono anche Carol Kaye al basso, John Guerin alla batteria, Larry Knechtel al piano, e altri. Uno dei brani registrati (Gotta Find My Roogalator) venne pubblicato su singolo dalla Penthouse, altra etichetta legata alla Mira, mentre resta inedita la nuova versione di Girl From The East. Molti dubbi ci sono invece rispetto al coinvolgimento di Zappa negli altri brani pubblicati su Penthouse (Reconsider Baby e Lowdown Funky Blues). L’orientamento sembra spostato sul blues, come pure avverrà per un singolo successivo pubblicato su Current (All Alone e Your Sweet Lovin), anche se restano ombre della vecchia miscela soul-rock.
Sembra essere quest’ultima la strada scelta nel 1967 per la registrazione di un secondo album pubblicato come Jameson. La relativa popolarità conseguita nell’anno precedente fece sì che a interessarsi alla sua musica fosse la Verve, e “Color Him In” vide impegnato in sala di registrazione un personaggio mitico come Val Valentin (responsabile delle riprese, tra l’altro, in vari dischi di Frank Zappa e dei Velvet Underground). A dividersi la produzione c'erano Cut Boettcher, Jim Bell e Steve Clark. Il disco sembra voler miscelare il soul-rock psichedelico di “Songs of Protest and Anti-Protest” con cori di provenienza doo-wop. Altre registrazioni non andarono in porto, a causa di un probabile nuovo insuccesso, e Jameson lasciò la Verve.
Fu così che ripiegò su una piccola etichetta, la GRT, per la quale pubblicò alcuni singoli e un ultimo album. “Working!”, pubblicato nel 1969, lo avvicina al mondo dell’outlaw country, ma è funestato da pesanti arrangiamenti d’archi e fiati. Il disco mostra chiaramente una crisi creativa – dovuta agli insuccessi, alle delusioni e agli eccessi – già dal fatto che solo 3 delle 10 canzoni sono sue, mentre per il resto si affida a ultranoti successi altrui (Norwegian Wood, I’ll Be Your Baby, The Weight, Don’t Think Twice It’s All Right, Gentle On My Mind, Singing The Blues e Ain’t That Lovin’ You Baby).
«Increasingly, Jameson became frustrated and disillusioned with the fact that he had never received any financial rewards from his music. He was hospitalized several times after drug overdoses and other suicide attempts, detailed in his later blog, and was pronounced dead on two occasions» (da “wikipedia”).
Negli anni successivi Bobby Jameson ha continuato a registrare dei brani, rimasti inediti, fino al ritiro completo dalle scene avvenuto nel 1985 (qualche traccia di questo periodo potete trovarla su "you tube").
E, soprattutto, ha cercato inutilmente di ricevere qualche compenso finanziario per le sue registrazioni passate. Nel 2003 ha invece scoperto, ultima beffa, che “Songs of Protest and Anti-Protest” era stato ristampato in CD a sua insaputa.


DISCOGRAFIA CONSIGLIATA:
• "Let’s Surf / Take This Lollipop" (7” – come Bobby James) – Jolum 1963
• "I Wanna Love You / I’m So Lonely" (7”) – Talamo 1964
• "Okey Fanokey Baby / Meadow Green" (7”) – Talamo 1964
• "All I Want Is My Baby / Each And Every Day" (7”) – Decca 1964
• "Rum Pum / Please Mr. Mailman" (7”) – Brit 1965
• "Songs Of Protest And Anti-Protest" (LP – come Chris Lucey) – Surrey 1965 (ristampato in Inghilterra dalla Joy con il titolo “Too Many Mornings” e attribuito a Bobby Jameson)
• "Vietnam / Metropolitan Man" (7”) – Mira 1966
(Vietnam è reperibile anche nella colonna sonora del film “Mondo Hollywood”)
• "Reconsider Baby / Lowdown Funky Blues" (7”) – Penthouse 1966
• "Gotta Find My Roogalator / Lowdown Funky Blues" (7”) – Penthouse 1966
• "All Alone / Your Sweet Lovin" (7”) – Current 1966
• "Color Him In" (LP – come Jameson) – Verve 1967




ANGOLI MUSICALI 2016  

marino josé malagnino (intervista)  

tre giorni con maria monti  

gianni mimmo  

claudio parodi (intervista)  

i gufi  

figli di un dio minore: hugo largo  

figli di un dio minore: san agustin  

tempi moderni (IIª tranche)  

figli di un dio minore: ヒカシュー (hikashu)  

Bourbonese Qualk (intervista a Simon Crab)  

Andrea Belfi & Stefano Pilia (intervista)  

corvo records  

infrantumi: vent’anni dopo  

Rock Over Beethoven – Il Rock Neoclassico  

lili refrain  

vittore baroni  

christoph gallio  

jacopo andreini  

musica moderna  

ladies of the canyon  

tempi moderni  

hyaena reading (intervista con francesco petetta)  

Baxamaxam  

Xabier Iriondo  

Osvaldo Coluccino  

Osvaldo Arioldi Schwartz (Officine Schwartz)  

Zero Centigrade  

i cantautori  

(la famosa etichetta) Trovarobato  

die schachtel: della maggiore età  

4 donne  

violoncello  

Chaos Tape(S)  

compilation  

D.S. al Coda (the record label)  

Osaka Kyoto Sounds
(con intervista a Go Tsushima dei Psychedelic Desert)
 

(etre) / Wondrous Horse / Harps Of Fuchsia Kalmia  

tamia  

drum, bass... and carmel  

L’Enfance Rouge (articolo e intervista a François R. Cambuzat)  

chinoise (con intervista a Yan Jun)  

figli di un dio minore: ghigo  

figli di un dio minore: fifty foot hose  

figli di un dio minore: ich schwitze nie  

figli di un dio minore: rites of spring / happy go licky  

figli di un dio minore: crust  

figli di un dio minore: antelope  

figli di un dio minore: kletka red  

figli di un dio minore: the blocking shoes  

figli di un dio minore: debora iyall / romeo void  

figli di un dio minore: stretchheads  

figli di un dio minore: bobby jameson  

figli di un dio minore: distorted pony  

figli di un dio minore: dark side of the moon  

figli di un dio minore: los saicos  

figli di un dio minore: the centimeters  

figli di un dio minore: chetro & co.  

figli di un dio minore: songs in the key of z  

figli di un dio minore: mondii  

figli di un dio minore: TCH (this crepuscular hour)  

figli di un dio minore: bridget st. john  

figli di un dio minore: thule