figli di un dio minore: antelope    
di mario biserni (no ©)




Non sarò certo io a scoprire che, a partire dai primi anni '80, Washington D.C. è stato un centro nevralgico per la musica punk, ma in pochi hanno detto che con il successo su larga scala dei Fugazi tutto quel fermento che ribolliva nella capitale statunitense iniziò a raffreddarsi. Succede sempre così, quando all'interno di una scena musicale un gruppo, o un singolo musicista, riesce a sfondare gli altri tendono a imitarlo e a porsi in una posizione piaciona nei confronti del pubblico, cessando così quel lavoro di ricerca che aveva portato all'affermazione di quel vivaio artistico. Questo vuole la logica. Gli Antelope, attivi dal 2001 al 2008, rappresentarono così il classico colpo di coda all'interno di una scena in netto declino.
Il promotore principale del progetto era il chitarrista Justin Moyer, già batterista / bassista con uno dei gruppi di washington D. C. più apprezzati del post Fugazi (gli El Guapo). A Moyer si unirono Bee Elvy e Mike Andre, in pratica i Vertebrates (un duo autore di un EP eponimo su Bug Records), a ruotare nei restanti ruoli di bassista e batterista.
La formula era in pratica un classico power trio alla Cream, ma l'alchimia che ne derivava aveva sapori e colori affatto diversi e inediti.
In realtà i primi due dischi, un EP e un singolo, pur mostrando un ottimo gruppo di post punk minimale non facevano certo gridare al miracolo. Con il CD "Reflector", pubblicato in fase di scioglimento e giunto dopo un lungo periodo di elaborazione, le cose cambiarono però nettamente, seppure nella realtà vi fossero pochi, ma significativi, aggiustamenti di tiro, quali una polarizzazione di alcune intuizioni e una migliore produzione e resa sonora.
Per avere un'idea del post punk minimale suonato a quel punto dal trio provate a immaginare, se vi riesce, i Fugazi che suonano la musica di Steve Reich, o viceversa. Nei brani più nervosi, e dove la voce era più sguaiata e inacidita, è possibile anche un paragone con i PIL, seppure il suono degli Antelope fosse ben più scarnificato, ma altrettanto teso e vibrante.
I suoni secchi e martellanti, insieme all’esasperato minimalismo, rappresentavano i loro segni distintivi, e sebbene i timbri e la fluidità della chitarra facessero talvolta pensare ai Televison, gli Antelope non sposarono mai il sovraccarico del gruppo guidato da Tom Verlaine.
I testi, fatti di frasi reiterate, rimandavano ancora ai PIL, quelli di canzoni come This Is Not A love Song, oppure ai misconosciti Kilkenny Cats di Athens.
Forse gli Antelope non hanno cambiato la storia della musica, ma l'ascolto di "Reflector" rappresenta comunque una bella e imprescindibile esperienza.


DISCOGRAFIA:
• "Antelope" (EP) – Dischord Records 2003
• "Crowns / The Flock" (CD / 7”) – Dischord Records 2004
• "Reflector" (LP / CD) – Dischord Records 2007




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