compilation    di e. g. (no ©)





Tempo addietro, al termine di un'operazione al bancomat, mi è apparso un messaggio nel quale la banca pubblicizzava un nuovo conto corrente rivolto ai ragazzi di età dai 14 ai 18 anni... quel conto si chiamava 'compilation'. La cosa m'ha fatto riflettere a lungo e alla fine m'è apparsa come un segnale piuttosto chiaro: una grossa banca non sceglie certo a caso le parole da utilizzare e se è stato selezionato proprio 'compilation' vuol dire che si tratta di un termine il cui grado di diffusione ed utilizzo ha ormai raggiunto livelli più che medio-alti. E tutto lascia presumere che, nel prossimo futuro, la 'compilation' sarà la formula più utilizzata nella diffusione e nell'ascolto della musica. E si aggiungono continuamente nuove idee per quanto riguarda il suo impiego: Alela Diane, per promuovere il nuovo CD "To Be Still" in Gran Bretagna, ha ben pensato di regalare ai primi che lo avessero pre-ordinato proprio una raccolta con quelle che sono le sue canzoni/cantanti preferite!?!!

La compilation (in italiano 'compilazione' o 'raccolta') nasce nella seconda metà del '900, in contemporanea con il vinile, essendo inconcepibile una sua configurazione nei vecchi 78 giri contenenti solo un brano per lato. In realtà il concetto di 'raccolta' si può applicare alla maggior parte degli LP usciti prima del 1967, dal momento che questi erano spesso delle raccolte di materiali già pubblicati su singolo o comunque raccolte di canzoni non omogenee. La raccolta con brani di autori vari, invece, spesso si limitava ai sampler più o meno eterogenei di materiale già edito, con i quali le varie case discografiche cercavano di promuovere gli artisti del loro catalogo (1), oppure poteva essere legata ad eventi festivalieri (vedi per l'Italia le raccolte pubblicate dopo i vari festival di Sanremo, cantagiro, festival per l'estate, zecchino d'oro...).
Con l'avvento della psichedelia e del progressive gli LP iniziarono ad assumere sempre più la caratteristica di opere organiche e quindi le raccolte furono sempre più confinate al ruolo di greatest hits o come colonna sonora per qualche film o documentario, laddove entrambi possono essere anche a carattere musicale (2).
Ma con l'esplosione del punk e della new wave, con gli innumerevoli gruppi che uscirono allo scoperto in quel periodo e con il sorgere di numerose etichette indipendenti prive di grosse disponibilità economiche la raccolta con brani di autori vari (quasi sempre inediti) venne ad assumere un ruolo sempre più importante e divenne sinonimo di 'Compilation' (3).
Comunque già dagli anni '50 erano usciti dei lavori con alcune caratteristiche tipiche dalla moderna compilation, roba come "Anthology Of American Folk Music" (1952), ad esempio, che pur non contenendo brani inediti li vedeva disposti con una certa logica e, soprattutto, veniva curata da un compilatore competente quel era Harry Smith.
Nel 1963 uscì "A Christmas Gift For You" che rappresentò un netto passo in avanti, dal momento che conteneva brani inediti e registrati appositamente per l'occasione.
Nel 1972 fu la volta di "Nuggets" che, muovendosi sulla falsariga dell'Anthology smithsoniana, ripescava oscuri successi dei gruppi garage americani attivi negli anni '60 e che venne curata da Jac Holzman (il fondatore della Elektra Records) e Lenny Kaye (in seguito chitarrista del Patty Smith Group).
Altri lavori che andavano un po’ controcorrente, presentavano materiale in parte inedito e avevano una certa omogeneità erano legati alle prime etichette indipendenti: “Electric Newspaper” della ESP (non solo con brani di gruppi legati all’etichetta, vedi la presenza di un brano inedito dei Velvet Underground), il doppio “Epitaph For A Legend” della International Artists Records e, in ambito jazz, "Newport Rebels" della Candid.
Ma fino ad oltre la metà degli anni '70 la raccolta di materiale inedito di artisti vari era soprattutto appannaggio della musica contemporanea e sperimentale, ambito nel quale i musicisti lavoravano sulla composizione e non sul disco e dove l'interprete spesso unificava in un unico lavoro le composizioni di più autori. I quattro volumi della serie "New American Music" pubblicati dalla folkways rappresentano un buon esempio al proposito.
Una forma di pubblicazione discografica che può essere considerata come una compilation ridotta ai minimi termini (in quanto ad artisti coinvolti) è lo split, disco che raccoglie il materiale di due artisti, solitamente dislocati uno per lato. In realtà anche lo split è andato a rappresentare un significato non proprio, in quanto split è un termine che vuol dire semplicemente divisione ma non necessariamente a metà o in due, quindi tutte quelle compilation che raccolgono materiale inedito di vari gruppi, ad esempio in rappresentanza di una scena, possono essere considerate (più propriamente) come degli split a più mani (4).

Lo split va a coprire esigenze diverse rispetto a quelle della compilation, tipo quella di promuovere artisti ancora poco conosciuti accoppiandoli ad artisti già in voga (esigenza che può essere patrocinata dall’etichetta discografica o dagli artisti stessi). Oppure quella di presentare più artisti alle prime armi con un investimento minore, cioè divisibile per il numero di artisti che fanno parte dello split. O, infine, quella di lanciare un segnale da parte di artisti che condividono un’estetica od una scena musicale. Lo split è stato utilizzato con una certa perseveranza all’interno della new thing (uno dei movimenti musicali più importanti di tutto il novecento): si ricordano due dischi storici come “Consequences” (1964) diviso fra il Bill Dixon 7-Tette e Archie Shepp And The New York Contemporary 5 e “New Thing At Newport” (1965) diviso fra John Coltrane e Archie Shepp. Un esempio storico di split nel rock è il “Live at Monterey” diviso fra Otis Redding e Jimi Hendrix. L’esplosione nell’utilizzo dello split è comunque contemporanea a quella della compilation, cioè corrisponde alla seconda metà degli anni Settanta e va a coprire le stesse esigenze. Che possono comunque restare quelle originarie (vedi il “Drunk On The Pope’s Blood / The Agony Is The Ecstacy” del 1982 diviso fra Birthday Party e Lydia Lunch od il singolo “Puss / Oh, The Guilt” diviso fra Jesus Lizard e Nirvana, è chiara in quest’ultimo l’intenzione di un Cobain ormai popolarissimo di fare promozione per uno dei suoi gruppi preferiti). Col tempo gli split, pur mantenendo le motivazioni originali, si tingono anche di proprie motivazioni tipicizzanti che li rendono maggiormente organici: Pussy Galore e Tad, ad esempio, in “Damaged I / Damaged II” interpretavano entrambi un brano dei Black Flag; Sonic Youth e Mudhoney, in “Touch Me I’m Sick / Halloween”, interpretavano entrambi un brano dell’altro. Comunque gli split meglio riusciti rimangono quelli fra gruppi che condividono un’estetica comune, vedi ad esempio quelli che vedono coinvolti i God Is My Co-Pilot (singoli a mezzo con Melt-Banana e Bz Bz Ueu) oppure la serie elettro-elettronica della Stichting Mixer. Curiosa, in tal senso, è invece una serie dell’etichetta canadese Ache, chiamata Div/orce proprio perché mette a confronto artisti esteticamente agli antipodi. Non vanno confusi con gli split quei dischi che vedono la partecipazione di due gruppi, però convergenti in un'unica formazione (ne è un esempio il recente caso de "Constitution de la République du Sauvage" realizzato da un gruppone misto comprendente L'Enfance Rouge e Les Hurlements d’Leo).

Quindi con la new wave viene rimesso in gioco anche il ruolo della compilation, e nuovi elementi tipicizzanti si aggiungono a quelli originari. Oltre che ad un’etichetta discografica le raccolte si possono caratterizzare per essere legate ad un locale (5), ad una rivista o ad una rassegna. Le motivazioni vanno sempre più diversificandosi e un ruolo importante viene assunto dalle raccolte pubblicate a scopo benefico (6). Soprattutto si afferma il concetto delle compilation a tema contenenti materiale inedito, e fra queste una particolare importanza viene assunta alla fine degli anni Ottanta dalle compilation tributo (7).

L'entrata in commercio del CD ha portato poi ad un considerevole aumento delle compilation allegate ai giornali, solitamente composte da materiale piuttosto dozzinale o semplici sampler pubblicitari assemblati da parte delle case discografiche. Comunque nel marasma è possibile trovare anche qualcosa di valido, come le serie uscite in allegato a "Bananafish", “Halana” e "Musikworks" (8). Assolutamente da bocciare mi sembrano invece le raccolte che a scadenza quasi mensile vengono allegate alla rivista inglese "The Wire". Con la commercializzazione del CD è iniziato anche il fenomeno della ristampa di materiali già editi raccolti in compilation utili, ma quasi mai completamente soddisfacenti, calcate sul modello di “Nuggets” (9). Ma è stata l'esplosione della musica elettronica in miriadi di generi e sottogeneri e il proliferare della piccola produzione indipendente a creare un ulteriore incremento delle raccolte di autori vari (10). Queste tendenze sono andate rafforzandosi con l’entrata in gioco dei file mp3 e con la distribuzione via rete (11). Più o meno all’inizio degli anni Ottanta prende avvio anche un fenomeno che poi andrà ad assumere una fondamentale importanza con l'utilizzo su larga scala dei campionatori e dei computer: il remix. Dapprima si manifesta in modo timido come materiale per Dj e discoteche, dove con remix si intende soprattutto una redistribuzione dei volumi, ma in seguito i lavori di remixaggio si fanno sempre più pesanti, con aggiunta e/o sottrazione di materiali, per giungere ad un punto in cui il brano remixato è una cosa del tutto diversa da quello che era l’originale, tanto da essere attribuibile in tutto e per tutto agli autori della manipolazione (12). È così che tutta una serie di dischi contenenti materiale remixato ed attribuiti ad un autore sono in realtà da intendere come raccolte di autori vari.

Ma il tipo di raccolta più diffusa da molti anni a questa parte, seguendo una tendenza che è andata ad ingigantirsi con il passaggio dal vecchio sistema di sdoppiatura costituito dalla musicassetta al CD e, infine, all'iPOD, è quello della compilation personalizzata, quella fatta per essere ascoltata in auto o al lavoro oppure destinata in regalo agli amici, al moroso o alla morosa. È nel suo assemblaggio e nella sua confezione, slegate da vincoli temporali e/o commerciali, che la creatività e la fantasia dei compilatori si possono sbizzarrire senza alcun limite (13).

1) “Epitaph For A Legend” della International Artists (1980)

2) Sicuramente grande successo ottennero “Easy Rider” e “Zabriskie Point” per il rock e "The harder they come" per la musica giamaicana. Qualche anno fa un grosso successo lo ha ottenuto la colonna sonora di "Pulp Fiction" di Quentin Tarantino. Per quanto riguarda i film a carattere documentario molto noti sono "Woodstock", dedicato al celebre festival, "The Last Waltz", dal film dedicato all'ultimo concerto della Band e dietto da Martin Scorzese, e "The Decline Of The Western Civilization" di Penelope Spheeris, dedicato alla scena punk californiana.

3) Negli anni '80 verranno pubblicati ancora numerosi lavori su quella falsariga: fondamentali "Dog Eat Dog" della Touch And Go, "Pathological Compilation" della Pathological, "State Of The Union" della Dischord… A proposito di “State Of The Union” (che ruba il titolo al messaggio annuale attraverso il quale il presidente degli Stati Uniti ragguaglia il congresso sullo ‘stato dell’unione’) esiste una seconda serie di compilation con materiali più sperimentali, e curate da Elliott Sharp, che porta lo stesso titolo.

4) Come tali possono essere considerati “No New York”, “There's A Dyke In The Pit” o la serie dedicata a Berlino dalla Absinth Records.

5) Molto nota, per il primo punk/new wave inglese, è “The Roxy London WC 2”

6) Fondamentali, durante la battaglia di Jello Biafra contro la censura, le raccolte per raccogliere fondi in sostegno al cantante dei Dead Kennedys.

7) Fra le etichette più attive nel settore c’è la Imaginary Records che pubblicò dischi tributo a Bob Dylan, Velvet Underground, Nick Drake, Syd Barrett, Captain Beefheart, Byrds… In ambito Major è invece piuttosto famoso il tributo a Kurt Weill pubblicato nel 1985 dalla A & M e intitolato “Lost In The Stars: The Music of Kurt Weill” (partecipavano, tra gli altri, Sting, Stan Ridgway, Marianne Faithfull, Van Dyke Parks, Richard Butler, John Zorn, Lou Reed, Carla Bley, Tom Waits, Dagmar Krause e Todd Rundgren) e lo spettacolare "Rubaiyat" (un cofanetto di 4 dischi pubblicato nel 1990 per festeggiare il 40° anniversario della Elektra con i gruppi dell'etichetta che si cimentavano con reinterpretazioni di brani non propri ma sempre tratti dagli innumerevoli dischi pubblicati negli anni dalla stessa Elektra).

8) Il numero 8 della serie in CD allegata all’annuale “Leonard Music Journal” contiene quell’autentico capolavoro, altrimenti irreperibile, che è Nothing Is Real (Strawberry Fields Forever) arrangiata da Alvin Lucier ed eseguita dalla pianista Margaret Leng Tan.

9) Fra le migliori ci sono “Ohm”, dedicata ai precursori della musica elettronica e pubblicata da Ellipsis Arts, “Antologia de Música Electrónica Portuguesa”, pubblicata da TomLab e curata da Rafael Toral, “The Complete 10-inch Series from Cold Blue”, la serie dedicata all'ambient dalla Virgin....

10) Alcuni titoli: “A Fault In The Nothing” della Ash International, “In Memoriam Gilles Deleuze” e la serie “Electric Ladyland” della Mille Plateaux, “EndID” della Digital Narcis Ltd, “Headz” della Mo’ Wax, la serie iniziale della LO Recordings, “New Forms” della Raster-Noton, “Invisible Pyramid: Elegy Box" della Last Visible Dog, “By the Fruits You Shall Know the Roots” della Time-Lag/Eclipse, la serie "Improvised Music From Japan" dell'etichetta eponima (la prima uscita del 2001 era composta da ben 10 CD racchiusi in un cofanetto di legno), la serie "Tokyo Flashback" della PSF, la serie "Land Of The Rising Noise" della Charnel House, "Women Take Back The Noise" della Ubuibi...

11) Fra le più importanti compilation diffuse on line ci sono quelle della Falsch, della Fällt, della Antiopic, della Autres Directions In Music e la TU M’P3 curata dai Tu m’.

12) Consigliatissimi sono i CD “Telegram” di Bjork, lo spettacolare “Tulpas” di RLW (ben 5 CD), “Scumtron” di Merzbow, “Rhythms, Resolutions & Clusters” dei Tortoise, “Reprovisers” dei Microstoria, il progetto “Consume” dei Ground-Zero, “Night Passage Demixed” di Alan Lamb, “Antiphony” di Disinformation, “The Kingdoms Of Elgaland~Vargaland 1992-2002” di CM von Hausswolff e Leif Elggren...

13) Le compilation e gli split segnalati, dei quali potete trovare una breve scheda cliccando nelle immagini, non sono stati scelti in base alla loro 'bellezza', pure se ne possiamo ben segnalare l'acquisto, ma in base alle loro 'caratteristiche' tecniche e ad un criterio di 'rappresentanza' delle varie tipologie di compilation che abbiamo trattato. In egual misura la mia compilation 'ideale' segue l'umore della giornata in cui è stata stilata... in realtà ci ho messo le mani a più riprese, togliendo e aggiungendo titoli, ma infine sono tornato a quella che era la prima stesura, ben conscio che se dovessi stilarla nuovamente fra qualche mese risulterebbe affatto diversa... infine, e soprattutto, ho cercato di limitarla a quei generi musicali che più si adattano allo spirito ed alla forma di un lavoro siffatto.




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