bernhard gál (aka Gal)    di e. g. (no ©)





È mia convinzione che l’elemento più interessante e innovativo nella musica di questi anni sta nell’utilizzo delle registrazioni d’ambiente, in primis, e poi nell’attenzione agli aspetti ingegneristici e architettonici del suono - cioè alla sua formazione, fissazione su supporto e/o diffusione. Non voglio spacciare tutto ciò per novità assoluta, ché sicuramente non lo è (*), ma oggi c’è qualcosa di diverso nella popolarità raggiunta da questi aspetti del produrre musica e nel fatto che vanno ad infiltrarsi in quasi tutti quelli che sono gli stilemi musicali dell’attualità: dal rock all’improvvisazione, dall’elettronica al rinvigorito movimento folk. Alla luce di questa convinzione assume una logica anche il mio dare uno spazio cospicuo, nei miei articoli, a quelli che mi sembrano i nomi più singolari e interessanti fra coloro che sperimentano in questo settore dell’arte sonora contemporanea. E così, dopo Steve Roden, Metamkine, Sawako, Tsunoda Toshiya…, ecco un altro nome che sottopongo all’attenzione dei nostri lettori sperando di far loro una cosa gradita.

La prima volta che ho avuto il piacere d’ascoltare Bernhard Gál (aka Gal) è stato come un fulmine a ciel sereno. Il suo disco d’esordio è infatti davvero sensazionale. E anche originale. Ma se Gal si fosse limitato a quel solo primo bagliore non starei certo qui a scriverne, ciò che mi spinge a ripercorrerne le tracce è la constatazione che l’autore austriaco ha pubblicato in seguito una serie di dischi altrettanto sensazionali e passati quasi sempre inosservati.
Bestimmung_new_york“Bestimmung New York” venne pubblicato nel 1999 su Durian, l’idea che vi è contenuta è piuttosto semplice e sta nell’indagare in quella giungla che costituisce oggi il linguaggio di una grande città. La città è quella di New York, dove l’autore ha vissuto e lavorato, e Gal individua all’interno delle sue conoscenze alcune persone di lingua diversa e ne registra la voce, ruotando attorno alla frase prestabilita ‘ti amo’. La manipolazione e rielaborazione digitale di ogni voce porta alla realizzazione di un brano, per un totale di 15, che insieme agli altri va a formare quella incredibile babele di idiomi che è il disco. Penso che potrebbe essere un’esperienza interessante la diffusione in contemporanea dei 15 brani attraverso 15 sistemi di lettura/diffusione collocati in uno spazio limitato (come un piazza), ma anche l’ascolto dei singoli brani nella forma sequenziale proposta dal CD, o in una nuova sequenza da decidere a vostra scelta, risulta essere un’esperienza ricca d’impatto e di pathos. I brani del disco sono stati utilizzati anche per un installazione (“Dissociated Voices”) e almeno una seconda installazione è stata preparata utilizzando lo stesso metodo (“Bestimmung Darmstadt”). La descrizione che ho fatto potrebbe far pensare ad un disco estremamente concettuale, ed estremamente arduo da ascoltare, e così mi trovo costretto a sfatare questa plausibile interpretazione, perché si tratta di costruzioni sonore intensamente ‘musicali’ e piacevoli da ascoltare.

defragmentation_blueIl passo successivo è del 2000 e viene pubblicato su Plate Lunch; in esso Gal va a definire un altro dei suoi interessi primari, e cioè il rapporto fra luce, suono e loro variazione nello spazio architettonico in cui avviene la loro diffusione. Questa indagine porterà ad una serie di installazioni, sostanzialmente tendenti al monocromatismo, ed alla duratura e fortunata collaborazione con l’architetto giapponese Yumi Kori. In “Defragmentation/blue”, proveniente logicamente da una di queste installazioni, è possibile ascoltare una musica fluida e statica allo stesso tempo, e in questo non c’è contraddizione, che fa pensare a gocce che cadono dentro ad uno stagno formando delle onde circolari. Esiste una fluidità determinata dagli eventi e dalla diversa consistenza delle gocce e delle onde, e contemporaneamente esiste l’immobilità del luogo in cui avviene l’azione e la ripetitività dell’azione stessa. La composizione, pur essendo suddivisa in 5 parti di circa 10 minuti l’una, mantiene lo stesso leit motiv in tutta il suo svolgimento, e questo esasperato minimalismo ne rende difficile l’ascolto, o meglio rende difficile una concentrazione continua sull’ascolto, laddove la massima concentrazione sarebbe necessaria per captare le piccole variazioni, le sovrapposizioni e gli incastri. Quindi, a differenza del precedente, si tratta di un lavoro che può essere apprezzato immediatamente per quanto riguarda i cromatismi e solo dopo numerosi ascolti per quanto riguarda i piccoli movimenti microstrutturali.

Relisten“Relisten”, il disco successivo, esce nel 2001 su Intransitive e cambia ancora direzione; si tratta infatti di un lavoro esclusivamente musicale, cioè avulso dall’attività installatoria, con sei composizioni ben distinte e separate. It’s Like..., il primo brano, è frutto di una collaborazione con Mandy Morrison (testo e voce) e ripropone le atmosfere di “Bestimmung New York”. Le altre cinque composizioni fotografano invece alcune situazioni attraverso l’utilizzo di registrazioni d’ambiente: il traffico urbano sul ponte di Brooklyn, i trasporti pubblici viennesi, soldi e slot-machine in un casinò di Las Vegas, un mercato notturno a Taiwan e una stazione della metropolitana a New York. Tutte le situazioni sono caratterizzate da una incredibile ricchezza di suoni, che magari ci sfugge al momento in cui viviamo personalmente tali situazioni a causa della nostra propensione a non ascoltare o a vivere distrattamente (ma anche quando ascoltiamo un disco quante cose essenziali ci sfuggono!!!!); in particolare voglio richiamare l’attenzione sulla superba musicalità di lv, nv, il brano registrato a Las Vegas che, nel suo ricordare suoni di armoniche in vetro, tastiere elettroniche e cimbali percossi o sfregati con l’archetto, dona una sua nobiltà al vil denaro. Bee Bee, basato sul traffico nel ponte di Brooklyn, ha invece l’aspetto di un continuum corale in maestoso crescendo. 57°, il suono dei e nei trasporti pubblici viennesi, ha un andamento ciclico, seppure gli eventi sonori non si ripetano con una regola metronomica. In_den_WaldTong-hua yie-shi, viaggio fra le bancarelle di un mercato, naviga invece dalle parti del montaggio casuale. 68th Street colpisce infine con la sua efferata cavalcata fra noise e industrial. "Relisten" rappresenta tutta la ricchezza del vivere quotidiano.

A questo punto, discograficamente parlando, ci sono stati tre anni di silenzio, tre anni dedicati in ogni caso al lavoro su numerose installazioni (spesso accompagnate da pubblicazioni in piccoli cataloghi e CD-R). Le musiche di queste istallazioni saranno poi raccolte nel CD trattato fra qualche riga. Da segnalare è anche la partecipazione ad alcune raccolte, fra le quali si distingue l’ottima “Because Tomorrow Comes #4” (2001). È un CD insignificante per quanto riguarda il nostro articolo, il brano di Gal non è infatti inedito essendo stato inserito anche su “Relisten”, ma interessantissima a causa di una scaletta stratosferica che comprende Lary 7, Carl Michael Von Hausswolff, Maria De Alvear, Miki Yui e Alvin Lucier.

Il rientro avviene nel 2004 con il superbo “Hinaus:: In den, Wald”, contenente la musica per un’altra installazione e diffuso in sole 500 copie da Klanggalerie. Si tratta del suo disco migliore e conferma la sua particolare predisposizione a lavorare con il suono delle voci. È un lavoro ispirato dall’opera di Adolf Wölfli e si basa su vari contrasti, ad iniziare da quello fra alcune voci fanciullesche ed una voce più morbosa. Come contorno c’è il suono di passi, di respiri affannosi ed altre registrazioni ancora; il lavoro ha un carattere ciclico, ma al suo interno vive numerose variazioni dovute al gioco di presenze-assenze, addizioni-sottrazioni, accelerazioni-decelerazioni, dissolvenze-intensificazioni. InstallationenÈ un disco oscuro e particolarmente malato che dovrebbe piacere a chi a suo tempo apprezzò “Crop Circles” di Steve Roden.

Risale invece al 2005 la pubblicazione del bellissimo libro “Installationen”, con allegato CD, da parte della Kehrer Verlag. Nel libro viene ripercorsa, con parole e immagini, la cronologia delle sue opere e nel CD stralci dalle varie installazioni sono montati a formare un’unica suite. Non sto ad entrare nel merito delle singole installazioni, onde evitare di essere eccessivamente prolisso, ma mi interessa comunque far notare come facciano spesso riferimento all’opera di altri artisti (I am sHitting in a room richiama volutamente Alvin Lucier, Enelten è basata sul testamento dello scrittore Thomas Bernhard…). Le varie opere spesso ripropongono, in varie forme, i temi del linguaggio e del rapporto fra suono e luce/colori.
Bestimmung Darmstadt, Dissociated Voices, Dreiband, Hinaus:: In den, Wald e I am sHitting in a room sono tutte opere in cui il linguaggio, come elemento primario o come elemento accessorio, svolge un ruolo fondamentale; nella stessa Enelten, se pure trasposto nel ticchettare di una stampante, il linguaggio rappresenta comunque il tema di fondo.
La dialettica suoni – luci/colori è invece ben espressa in Klangbojen, Night Pulses, RGB, Machina Temporis, Defragmentation/red, Defragmentation/blue e Green Voice.
Belit, una delle sue installazioni più intriganti, è basata su 8 strumentisti, le cui silhouette sono visibile dietro a delle pareti di tela, e 16 fonti luminose; eTrändi_Händi_yo ancor più singolare è Trändi Händi, yo!, una performance musico-teatrale a base di telefonini cellulari organizzata in due scuole viennesi, che lo ha visto collaborare con il pedagogo Xenia Hu e che ha coinvolto 25 ragazzi d'età compresa fra i sette e i dodici anni.
Per quanto riguarda il CD è importante notare il gusto nel montare i vari spezzoni, con inizio e finale tratti da una medesima installazione, tanto che questo assume l’aspetto di opera compiuta e non quello di raccolta. Alla fine del 2005 il CD è stato pubblicato, su Gromoga Records, anche in versione slegata dal libro. Personalmente consiglio comunque l’acquisto del libro che, oltre al catalogo d’immagini, alle note sulle singole installazioni ed al CD, contiene anche una biografia di Gal, un’intervista, un saggio introduttivo ed un sommario delle sue esposizioni e delle sue pubblicazioni.

Il recente “Going Round In Serpentines” (Charhizma) rappresenta la sua prima collaborazione musicale, una collaborazione a tutti gli effetti che lo vede affiancato dal giovane clarinettista Kai Fagaschinski (musicista molto interessante di cui ci siamo occupati alcune volte in sede di recensione). Il brano si divide in tre parti che rappresentano la scomposizione del titolo: Going, Round e In Serpentines. Gal, rispetto alla generazione dei Von Hausswolf, mostra un’attitudine molto più positiva e, almeno nella prima parte di questa composizione, si intuisce uno sfondo bucolico, con un angolino riservato alla innata passione per le voci, e con le registrazioni d’ambiente che fanno tutt’uno con le sonorità lignee del clarinetto. Going_Round_In_SerpentinesMa poi, quasi il percorso venisse preso all’incontro, tutto tende a dissolversi nelle atmosfere più astruse delle altre due sezioni. Nella seconda il frullare a vuoto dello strumento a fiato è sottolineato da battiti secchi e nebulose in grigio. Con il movimento circolare del finale c’è il ritorno ad una pastoralità più soffusa, quasi dolente, fino al lungo sciamare conclusivo.

Il consiglio finale è di prestare orecchio e attenzione a questo raffinato autore che ha già pubblicato alcune pagine musicali di valore assoluto e che sembra destinato ad ancor più brillanti affermazioni future.
Per acquistare i suoi dischi potete rivolgervi allo stesso Gal, all’indirizzo www.bernhardgal.com, che evade gli ordini con estrema lentezza ma pure con una precisione millimetrica.

(*) Per ogni cosa c’è stato comunque un prima, e gli anelli che formano le catene di collegamento, sia di tipo verticale sia di tipo orizzontale (cioè verso le forme del passato e verso quelle delle altre culture), sono inscindibili l’uno dall’altro.



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