Christian Rainer (intervista)    di Alez Frassanito







Christian Rainer, artista poliedrico e iper-produttivo, da sempre impegnato nelle varie forme espressive della contemporaneità. Al momento vive e lavora a Bologna, è impegnato in diverse attività e collaborazioni che lo tengono concentrato sulla sua arte “in progress” dalle molteplici facce, dai tratti raffinati e senza cedimenti alle routine del nostro tempo. Attualmente lavora sul nuovo disco “Turn love to hate” per il quale ha composto testi e musiche, che raccoglie una dozzina di brani e altrettanti video, realizzati da giovani videomaker europei.
In questa intervista, ci parla di un ventaglio di argomenti, da quello autobiografico a quelli più legati alla sua attività artistica e al suo pensiero.


I motivi più forti che ti hanno spinto a trasferirti dall'Austria in Italia....puoi raccontarci di questo cambiamento?
Non è dipeso da me. L’Austria per me rappresenta una componente atavica, un archetipo, non un luogo di esperienza.
Sono cresciuto in giro, e ancora adesso cresco e giro.

Ho notato che ti definisci cittadino della (UE), una bella affermazione ma, c'è qualcosa che nel bene o nel male ti lega alla tua terra, giusto?
Non è una definizione. Lo sono di fatto, sia tecnicamente che culturalmente. Sono comunque molto più avanti dei Paesi della comunità che hanno ancora statuti per cui l’unione è solo una parola insensata e senza nessuna applicazione che io ritengo fondamentale. Per me il concetto stesso di ‘essere di’ è sorpassato da un pezzo.
Quindi, io non ho una ‘mia terra’. Sono stato mitteleuropeo ed anche francese, belga e italiano. Ora sono tutto insieme, ma ho grandi mire per il futuro.

Come riesci a dividere il tuo tempo tra musica, fotografia, installazioni, video e scrittura? Fai tutto da solo?
Faccio tutto da solo. E anche di più di quello che hai elencato (aggiungi teatro, cinema, promoter, giornalista, curatore, cuoco e appassionato di botanica).
Quando sento qualcuno che è ‘stressato’ perché sta lavorando ad un (1) progetto, prima rido, poi mi rattristo per come le persone sono mediocri e si accaniscono sull’unica, piccolissima idea che hanno avuto.
Il mio problema delle troppe cose che porto avanti, l’ho risolto trovandomi degli pseudonimi che lavorino al posto mio. Ora siamo già in tre. Il quarto, Adriano Trauber, l’ho lasciato morire qualche anno fa.

Puoi descrivere l'immaginario che accomuna i tuoi progetti? Sono in qualche modo legati da un'ideale di base o possono essere considerati come fenomeni autonomi?
In quanto fonte di tutto, immagino di essere io stesso il filo conduttore di tutto il mio lavoro. I nessi si creano da sé. Immagino anche che siano un mucchio di esperienze intrappolate qui e là nella mia testa che ogni tanto si manifestano in qualche modo. Diciamo che negli ultimi anni ho imparato a fidarmi delle mie scelte e se una cosa mi piace in un modo piuttosto che in un altro, c’è qualcosa di più profondo che sto ancora cercando di capire, che però è più affidabile di me. Quindi lo lascio fare.

Il tuo nuovo CD "Turn Love To Hate" sarà presto pubblicato da Komart music, (agenzia di booking anche dei Negramaro, Marco Bellotti, Ania e altri). Ti senti in sintonia con musicisti del roster?
....Oppure Rainer è Rainer.....e……

Beh, io sono io, come vale per gli altri Rostiti. Io non ho nulla in comune con gli altri musicisti, ma il fatto stesso che non mi dispiacciano, forse vuol dire che qualcosa in comune c’è. Ad ogni modo la Komart ha semplicemente dimostrato di non fossilizzarsi su qualcosa di preciso. E conferma questa tendenza ad ‘osare’ con un nuovo progetto (www.4ventilive.com) in cui sono coinvolto anch’io e che, come dice la Komart stessa, è nato in contrasto con gli ultimi anni di musica in Italia, ‘vissuti poco pericolosamente’. Loro fanno spesso salti nel buio e li faccio spesso anch’io. Per questo per ora andiamo d’accordo.

Cosa penserà il Dorella del tuo distacco da Bar la Muerte? Siete rimasti comunque amici?
Con Bruno purtroppo ci sentiamo poco, ma credo ci sia un forte legame tra noi. Io gli devo molto. In quanto a cosa ne pensa lui del mio distacco, diciamo che è stata una separazione consensuale; o meglio è stato più lui a volerla, non ritenendosi in grado di farmi crescere ulteriormente a livello discografico. Poi ci sono comunque sempre di mezzo problemi di mancanza di fondi etc. Solite storie. Comunque mi ritengo ancora parte della famiglia Barlamuerte. Almeno sinché non mi disconoscono pubblicamente.

Come si svolgeranno i tuoi live futuri? Sempre da solo col tuo piano o chitarra, o sarai accompagnato da una band?
La scelta del solo è stata sin ora dettata soprattutto da problemi logistici.
I miei brani raramente sono pensati per il solo. Infatti, a partire da questo inverno, inizierò finalmente a girare con l’organico quasi al completo, ovvero in cinque.

L'ossessione per i video, (numerosi e molto elaborati), è nata in sintonia con la tua musica, oppure potrebbe avere un percorso autonomo, magari legato alla video art?
No… no!!! La domanda è posta al contrario. Io lavoro nel circuito dell’arte contemporanea da molto più che in quello musicale. I miei video sono sempre stati (e lo sono ancora) parte del mio percorso artistico visivo. In genere ho sempre detestato mischiare il video con il suono, soprattutto quando il suono è messo lì come riempimento solo per paura che il video da solo non funzioni (vedi odiosissimi e abusatissimi rumorini di elettronica). I miei video sono quasi tutti muti. Di recente sto lavorando ad un connubio di mia musica con artisti di video art, tra cui io stesso. Ma è un progetto a parte e nato espressamente per questo. Niente tappezzerie quindi.

Quanto è importante la collaborazione con musicisti e artisti affini? In quali ti senti particolarmente 'vicino'?
Ultimamente ho riscoperto il piacere (e valore) della collaborazione. Il collaborare l’ho sempre visto come un intralcio, invece recentemente lo trovo arricchente. E poi dimezza le responsabilità. Però bisogna sempre distinguere la collaborazione dall’ingaggio. Il risultato può sembrare simile, ma le dinamiche assolutamente no.

Christian si pone dei limiti, oppure preferisce sempre mettersi in gioco, sperimentare e rischiare?
Sono sempre stato dell’idea che i limiti rappresentino il rischio maggiore. Se vuoi saperlo, detesto i moderati. Trovo comprensibile esserlo quando c’è di mezzo qualcun altro, ma non per se stessi. Diffidate delle persone troppo attaccate a sé stesse.

La gente comprende sempre la tua arte? O è anche oggetto di ambiguità, fraintendimenti etc?
Sono arrivato ad una conclusione: qualunque operazione artistica (almeno mia) vive su due livelli. Sul senso e sulla sensazione. Non mi importa se a volte non si capisce cosa ‘esattamente’ un mio lavoro significhi (il senso), l’importante è che, come accade, si capisca la sua dimensione, il suo ‘mood’. Questo per me è fondamentale proprio perché lavoro su cose che riguardano ambiti non del tutto razionali e che quindi entrano in comunicazione con l’orizzonte più oscuro dello spettatore, scavalcando lo spettatore stesso.
Non sono comunque scevro da fraintendimenti e critiche gratuite.

Nella fase creativa, prevale in te la componente emotiva o l'autocontrollo e la riflessione?
Rifletto su tutto quello che faccio. Cerco di far quadrare i conti nella misura in cui ogni mio progetto deve funzionare in più sensi e cercare di non fare acqua da nessuna parte. Però alla base c’è un impulso innato, un’attitudine, dei quali come già detto ho imparato a fidarmi.

Nel periodo di permanenza in Italia, ovviamente avrai avuto modo di conoscere svariati artisti e musicisti. Quali consiglieresti ai tuoi lettori?
La mia conoscenza di artisti e musicisti in questi anni prescinde dal fatto di essere in Italia. Detto questo, ho trovato nel panorama neonato (ovvero sconosciuto) sia di arti visive che di musica, moltissime cose interessanti. Myspace per esempio è una fonte inesauribile di proposte di spessore e qualità.
Una lista in ordine sparso di nome e disciplina è la seguente e riguarda persone che stimo come artisti, come persone e alcuni per tutte e due le cose: Cosimo Terlizzi, Jonny B., Karin Andersen, Nark Bkb, Elena Rapa, Shoggoth, 01.org, Flavio Favelli…e la lista sarebbe lunghissima (per fortuna).
Il fatto è che sia la domanda che la risposta potrebbero risultare oziose.

Viceversa, potresti consigliare musicisti/artisti austriaci o europei?
Ce ne sono troppi, ora non saprei.

Ti incuriosiscono i concerti? Ne vedi spesso?
Vado poco ai concerti. I concerti in sé mi incuriosiscono, ma detesto quasi tutti i luoghi ad essi destinati. Non so come accade, ma regolarmente i concerti li fanno sempre nei posti che in assoluto si prestano di meno alla musica dal vivo. Quindi diventa più un fastidio che altro. L’ideale sarebbe fare in teatro qualunque tipo di concerto, dal noise alla classica. Perché l’acustica è buona e perché la gente va solo per quello e l’attenzione per l’evento è totale.
Rigorosamente vietate caramelle, pop corn, bibite e chewingum. Permesso invece fumare.

Conosci la coppia di artisti Giovanni Surace e Lia Pantani? Vedendo alcune loro opere, ho pensato istintivamente a una certa affinità.....
No, mai sentiti. Però grazie della dritta.

Ho avuto modo di guardare il tuo video Stranger, come mai questa forte presenza del periodo dark/new wave? Ti senti particolarmente legato?
Secondo me, come per tutte le epoche, mode e tendenze, esiste una predisposizione naturale ad avere certe inclinazioni.
Sono certo che quello spirito che tu chiami ‘dark’ e ‘new-wave’ è sempre esistito e solo di recente gli abbiamo dato quel nome. Il che è uguale per ogni altra attitudine e umore umani: sopravvivono alle epoche perché fanno parte dell’Uomo e l’Uomo non è una moda. Anche se sarebbe divertente.
Insomma voglio dire che per caso sono cresciuto in questi anni.
Probabilmente due secoli fa sarei stato un ‘nabis’ adepto di Mesmer e sarei morto di tisi.

Esistono dei miti intramontabili che hanno contribuito alla tua formazione artistica?
Certamente. Sulla mia pagina di Myspace, tutta la lista (www.myspace.com/christianrainer).

Chi o che cosa per te rappresenta la quintessenza dell'ingiustizia?
L’ingiustizia è la manifestazione più diretta della vigliaccheria.
Tutto ciò che è facile è ingiusto.
La pena di morte è la cosa più ingiusta e vigliacca.
Esercitare il potere su chi non lo ha, è vigliacco ed ingiusto. Perché è facile.

Lo sperimentalismo visivo di Rainer, potrebbe funzionare anche per un lungometraggio, oppure dovrebbero entrare in gioco altri aspetti?
Ho fatto cinema per alcuni anni. Ora sono solo in standby. L’idea del racconto per immagini la trovo molto prossima alla mia idea di creazione visiva. Infine non mi reputo uno sperimentatore. Anzi non li sopporto gli sperimentatori.
Nella musica non ne parliamo, ma nelle arti visive e nel cinema (così come nella scrittura) per me lo ‘sperimentale’, così come è inteso da chi pretende di praticarlo, è pura oziosità e mancanza di idee.
Tornando alla domanda: ho scritto per lungometraggi, ma non li ho mai realizzati.Solo dei corti, che più classici non si può.

Il continuo impegno artistico può distogliere in qualche modo dalla realtà o rappresenta invece un modo di leggere la realtà stessa?
Si può credere che l’immersione totale nell’arte ti dia una visione più ricca della realtà. Invece ne dà solo ‘un’altra’. Devo ammettere che fuori dal mio habitat naturale sono spacciato, e questo non è un arricchimento, ma un forte limite.

Segui attivamente le nuove ondate musicali? Sei 'onnivoro', oppure c'è uno o più generi che proprio non sopporti?
Cerco di seguire un po’ tutto, anche grazie alla rivista sentireascoltare.com con cui collaboro. Scarico un sacco di cose dal web, però se non c’è quella specie di amore al primo ascolto, passo avanti. Più passa il tempo e più le mie esigenze musicali – come ascoltatore – si orientano verso il pop. Comunque su tutto ciò che ha un impianto riconoscibile, è tonale, armonico. Ho persino riscoperto i Pulp di recente. Gran gruppo. Da un po’ di tempo la domanda che mi pongo sempre quando faccio musica è: «Quello che sto suonando me lo ascolterei anch’io se non fosse mio?». Tutti i musicisti dovrebbero chiederselo. Perché è facile fare del gran casino (detta improvvisazione) che poi tanto lo ascolta qualcun altro.
Del resto ascolto a parte il pop, nuovi cantautori francesi, anche le nuove tendenze di folk, indie (se vuol dire ancora qualcosa), electro clash, classici 50-60-70-80. E poi la classica e lo Jodel.

Trovi sia difficile potersi 'esprimere' in Italia? Parlo di possibilità di proporre la propria arte, musica etc etc. C'è sufficiente attenzione da parte del pubblico, oppure gli sforzi non sono mai ripagati adeguatamente?
In Italia ci sono troppe proposte. Non credo che altrove la situazione sia poi così più appetibile, anche se visto da fuori, tutto sembra più bello.
Il pubblico non manca e nemmeno i soldi. Manca forse un po’ la giusta mentalità. La situazione artistica italiana, è un po’ come quella sociale brasiliana: c’è chi ha troppo e chi nulla.

I tuoi 3 film di sempre...
“Martha” di Rainer Werner Fassbinder.
“L’argent” di Robert Bresson.
“Jeder fuer sich, und Gott gegen alle” di Werner Herzog.
Posso aggiungerne altri? È come la storia dei miei artisti preferiti…

Tre cose da evitare per poter vivere meglio...
La domenica. I sindacalisti. L’insalata.

L'isola deserta noooo!!! E invece sì!
Chi porteresti con te su un'isola deserta?

Ah, interessante…mi chiedi ‘chi’ e non ‘cosa’. Beh, l’intera squadra delle Vikings Cheerleaders del Minnesota, la reincarnazione di Cole Porter e due cuochi giapponesi discreti e molto vocati.

28/11/’06


DISCOGRAFIA
2002: Pubblicazione dell’album “Mein braunes Blut”, Barlamuerte.
2004: Pubblicazione con il gruppo *Ronin, dell’album omonimo, Ghost Records.
2004: Pubblicazione del singolo *Vegetable Man dall’inedito originale di Syd Barrett, Oggetti volanti.
2006: Pubblicazione dell’album “Turn Love To Hate” prodotto da Komart. (in uscita)

*Per altre informazioni inerenti all’attività artistica di Christian, ecco una serie di links:
www.christianrainer.com
www.myspace.com/christianrainer
www.madamebecassine.splinder.com
www.4ventilive.com
www.komartmusic.com



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