Liu Fang    
di e. g. (no ©)




Quando scrissi l'articolo "Corde d'oriente" non conoscevo la musica di Liu Fang. Solo recentemente ne ho infatti scoperto i dischi stimolato dal racconto che mi ha fatto Paolo Angeli a proposito della sua esibizione durante la rassegna "Isole che parlano" del 2006. A conti fatti, e a dischi ascoltati, credo comunque che non l'avrei affatto inserita in quell'articolo, essendo il suo approccio molto più tradizionale rispetto agli altri strumentisti che vi venivano trattati. Ma è comunque il caso di tracciarne un breve profilo, perché sulla sua figura si concentrano varie particolarità sicuramente interessanti per il nostro lettore.
Innanzi tutto Liu Fang oggi vive e pubblica i suoi dischi in Canada, e questo è fuor di dubbio un sintomo su quanto sia oggi vivo in Occidente l'interesse per le musiche non propriamente occidentali.
In secondo luogo Liu Fang suona entrambi gli strumenti a corda principi della tradizione cinese, il liuto 'pipa' e la cetra 'guzheng', permettendo così all'appassionato un avvicinamento alle loro sonorità attraverso i dischi di un'unica artista.
In terzo luogo Liu Fang è un'autentica virtuosa, ma questo non toglie al suo approccio quegli elementi poetici e passionali indispensabili ad elevare l'artista al di sopra della bolgia dei mestieranti.
In quarto luogo attinge sia al repertorio classico sia al repertorio popolare, dimostrando come questa distinzione non sia affatto ferrea oltre i confini della fortezza occidentale.
Liu Fang, che si è diplomata al conservatorio di Shangai, si è fatta conoscere giovanissima (è nata nel 1974) attraverso un CD pubblicato nel 1997 dalla Oliver Sudden Productions, una casa editrice canadese dedita alla diffusione delle musiche popolari. “Chinese Traditional Pipa Music”, questo il titolo, è a tutt'oggi uno dei suoi CD migliori. Il tema dei brani, nella maggior parte dei casi, riguarda la bellezza della natura e la sua contemplazione (date un po’ un occhio alle copertine dei dischi).
I 9 brani qui compresi verranno comunque quasi tutti reinclusi (in alcuni casi con il titolo tradotto in modo leggermente diverso) nei tre volumi intitolati "The Soul of Pipa" (2001, 2002 e 2006) e pubblicati sempre in Canada dalla PhilMultic: The Great Wave Washes The Beach diventa Great Waves Clean Out Sands ed è nel "Vol. 2"; Flying Snow Decorating The Green diventa Swirl Snow Decorating The Evergreen ed è nel "Vol 1"; Melody From A Bamboo House si accorcia in Bamboo House ed è nel "Vol. 3"; The Romance Of The Red River Valley diventa Night Scene Of Red River ed è nel "Vol. 3" (gli altri brani mantengono chiaramente il titolo inalterato). The Flower Festival è l'unico brano a non apparire in nessuno dei tre volumi, ma è incluso in “Pipa Music”, un disco a quattro mani con Ye Xu-Ran.
I tre dischi sono stati diversificati con grande cura: il primo volume è dedicato alla musica classica cinese più antica e i brani non hanno un autore; il secondo è dedicato alla musica classica più recente e quasi tutti i brani sono firmati da un autore; il terzo volume è dedicato al folklore delle varie regioni. Quest'ultimo è indubbiamente il mio preferito.
Molto interessante è anche l'altro disco in solo, e cioè “Chinese Traditional Guzheng Music”, pubblicato sempre dalla PhilMusic nel 2005.
Accanto a questi lavori come solista, l'artista cinese ha pubblicato anche dei dischi in collaborazione con altri musicisti. Particolare importanza riveste “Pipa Music” del 1999, realizzato in collaborazione con il suo maestro Ye Xu-Ran; importante sia perché in questo modo viene tributato al maestro il giusto riconoscimento (ben sapete il ruolo di primaria importanza rivestito dai vari maestri in tutte le discipline orientali) e sia perché permette al nome di Ye Xu-Ran di varcare le frontiere della Cina. Fra i brani potete trovare anche quella Flower Festival altrimenti reperibile solo nell'esordio del 1997. Per quanto sono riuscito a capire il disco è stato stampato privatamente dalla stessa Liu Fang.
Il meno convincente di questi CD è invece quello in duo con la flautista canadese Lise Daoust (uscito nel 2004 per ATMA Classique), in quanto l'attitudine accademica della canadese sembra prendere il sopravvento rispetto al 'soul' della cinese. Non convince pienamente neppure l'accostamento timbrico fra il flauto e il suono degli strumenti a corda orientali.
“Musique Arabe et Chinoise” (PhilMultic 2000) con l'oudista Farhan Sabbagh è invece un ottimo lavoro, e la scelta dei brani appare eccellente nell'alternarsi di motivi cinesi e arabeggianti (questi composti dallo stesso Farhan Sabbagh). Nell'insieme trova posto anche un motivo italiano del 14° secolo.
In questi tre dischi i brani in duo si alternano con le esecuzioni in solo dei singoli musicisti, e la cinese fa la spola fra pipa e guzheng.
Ma il migliore dei dischi in cui collabora con altri strumentisti è “Le Son de Soie” pubblicato nel 2006 dalla francese Accords Croises. 11 brani nei quali i suoi strumenti, oltre alle solite escursioni solitare, si incrociano con l'oud di Alla, con il kora di Ballaké Sissoko e con il flauto bansuri di Henri Tournier. Splendida la confezione cartonata con libretto di oltre 10 pagine.
Buona parte dei motivi più interessanti, come succede già nei primi quattro dischi presi in esame, si ripetono in versioni più o meno diverse: per esempio Hautes montagnes et eaux ruisselantes è su "Le Son de Soie" e “Chinese Traditional Guzheng Music” in versione per guzheng oltreché, con il titolo Cascades dans la haute montagne, su "The Soul of Pipa - 1" in versione per pipa; Le roi de Chu se défait de son armure è su "Le Son de Soie" e in "The Soul of Pipa - 1", in entrambi i casi in versione per pipa; Lune d'automne sur le palais de l'empereur des Han è su “Chinese Traditional Guzheng Music” per guzheng e su "Le Son de Soie" per pipa. Questa situazione è molto stimolante perché permette di fare un confronto diretto fra i due strumenti (stesso brano e stessa strumentista) e anche di tastare il polso alle libertà interpretative che Liu Fang si concede, che pur limitate sono comunque presenti. Il brano più bello del disco, e probabilmente dell’intera collezione, è comunque Une chanson d’amour de Kanding, uno splendido duetto fra pipa e kora.
Il nuovo CD della cinese è stato promosso all'ombra del cambiamento, e proprio "Changes" è il titolo del disco. In realtà il cambiamento concerne i materiali e non l'attitudine, dal momento che vengono interpretati alcuni brani della musica classica occidentale senza che venga posto alcun limite spazio temporale. Gli autori vanno da Vivaldi a Philip Glass, passando attraverso Piazzolla e Bela Bartok. Glass e Piazzolla non sono gli unici segni di un timido avvicinamento alla modernità, essendoci anche qualche composizione firmata dal giapponese Toshiyuki Hiraoka e dell'irlandese Ian Wilson (entrambi nati nel 1964). Il legame con i dischi precedenti è comunque mantenuto attraverso la presenza di due brani tradizionali cinesi (Yao Danse e Sai Shang Qu). Se siete in sintonia con il materiale e con gli autori proposti il disco è comunque molto bello (i brani che preferisco sono il trittico composto da Toshiyuki Hiraoka e le Danses Folkloriques Roumaines di Bela Bartok), anche se mi piacerebbe vedere le mani di Liu Fang impegnate con materiali meno accademici e più legati alla contemporaneità (sia pop sia sperimentale).



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